XVI.

--Piazza Beccaria, numero cinque--disse la Teresa al fiaccheraio,

mettendo il piede sul predellino. Ell'era bianca in viso come una

morta, ma risoluta.

Il cameriere dell'albergo, salutando, chiuse lo sportello; la vettura

partì.

Lungo la strada, la Teresa Valdengo pensò a ciò che avrebbe detto al

dottore, a ciò che il dottore le avrebbe chiesto. Il suo nome, nè il

vero nè il finto, ella non aveva bisogno di dirglielo; ma la natura

de' suoi disturbi, ma i suoi dubbi, quelli certo non poteva

nasconderglieli... se andava da lui appunto per questo. E c'erano

tanti particolari ch'egli avrebbe voluto sapere, ch'egli avrebbe avuto

il diritto di sapere. Ella non era obbligata a confessar ch'era

vedova, ma d'altra parte una donna che vive in condizioni normali non

s'avvolge nel mistero per chiarire un fatto così semplice, e se pur

crede di dover sentire l'opinione d'un medico, non va in persona a

casa di lui... lo chiama a casa sua, e se non è del paese, lo fa

venire all'albergo. Onde, senza ch'ella glielo dicesse, egli avrebbe

indovinato ch'ella aveva le sue ragioni per agire così... Pazienza!...

A ogni modo, egli l'avrebbe creduta una forestiera, una francese,

perch'ell'era deliberata di parlargli francese, e confidava che la sua

pronuncia perfetta l'avrebbe tratto in inganno. Ma com'era doloroso

per lei, per lei franca, schietta, leale, questa necessità di

ricorrere a continui sotterfugi!

Il _fiacre_ si fermò, il cocchiere saltò da cassetta.

--Piazza Beccaria?--chiese macchinalmente la Teresa.

--Sissignora, numero cinque--replicò il fiaccheraio. E l'aiutò a

scendere.--Aspetto qui?

Ella fece un segno affermativo col capo ed entrò in un portone che

aveva due grandi cariatidi ai lati.

Passando per la portineria ella domandò:

--Il dottor Boni?

--Seconda scala, a destra, primo piano--rispose dal fondo dei suo

bugigattolo una voce irrugginita.

La scala, in quella giornata buia, era illuminata da una lampada

elettrica. Un tappeto, alquanto logoro, ne copriva gli scalini. Dopo

la prima branca, sul pianerottolo, c'era un sedile di velluto cremisi.

Al sommo della seconda scala una porta s'aperse, forse per un segnale

dato dal basso, e un servitore in livrea accolse rispettosamente la

visitatrice e la introdusse in un'anticamera ove alcune donne

aspettavano sedute. Nessuna si alzò, ma tutte fissarono con curiosità

la nuova arrivata, dal vestito così elegante, dal portamento così

signorile. Anch'ella sedette nell'angolo d'un divano e guardò le sue

compagne di dolore. Erano quattro in tutte; due parevano popolane,

giovani ancora, ma d'una giovinezza sfiorita dalle fatiche e dalle

privazioni; d'una terza, incappucciata dalla testa ai piedi, non si

avrebbe potuto indovinare nè l'età, nè la condizione; la quarta,

all'aspetto, doveva appartenere alla piccola borghesia; mostrava una

trentina d'anni, aveva la fisonomia dolce e malinconica di persona

avvezza e rassegnata a soffrire; vestiva dimessa, ma non senza un

certo decoro.

Si udì, dal di fuori, un rintocco di campanello, e gli occhi di quelle

donne aspettanti si volsero tutti verso un uscio laterale, dissimulato

da una pesante portiera di stoffa.

Di lì a pochi secondi il cameriere in livrea sollevò la portiera, e

tenendosi immobile sulla soglia accennò alla Valdengo. Ella, ch'era

l'ultima arrivata, girò gli occhi intorno dubbiosa; le altre

mormorarono ostili. Ma il cameriere rinnovò il segno, ed ella si fece

innanzi.

--Avanti, avanti--disse l'uomo, senza curarsi delle proteste.

--Perch'è una signora--borbottò stizzosamente la femmina

incappucciata.

--S'intende... ungerà la ruota--soggiunsero le due popolane.

Solo la modesta borghese non aperse bocca, ma una lacrima silenziosa

le inumidì la pupilla.

La portiera si riabbassò; la Teresa, sempre preceduta dal servo,

percorse un andito breve, una delle cui pareti era fatta di cristalli

appannati; un altro uscio si aperse ed ella si trovò al cospetto del

dottor Boni in persona che la invitò cortesemente a sedere.

Ella lo aveva creduto vecchio e non era; poteva avere tutt'al più

cinquant'anni. Aveva statura giusta, fronte spaziosa, barba e capelli

appena brizzolati, occhi da miope, grigi, intelligentissimi... Ah

quegli occhi quante cose dovevano aver visto, quanti segreti dovevano

aver penetrato!

Ritto dinanzi alla sua cliente, egli la interrogava con lo sguardo.

Ella, turbatissima in quell'ora decisiva della sua vita, aveva come

paralizzata la lingua.

--Si ricomponga, signora--egli disse, sedendole accanto.--Desidera

prender qualche cosa? Dell'acqua? Del marsala?

Ella fece segno che non aveva bisogno di nulla. E gli chiese:

--_Vous parlez français_?

Il dottore rispose di sì, pur dubitando, nonostante il correttissimo

accento, ch'ella si servisse d'una lingua non sua.

La Teresa intanto, sempre in francese, cominciò a descrivere i

disturbi di cui soffriva da alcuni giorni.

Il dottor Boni l'ascoltava con attenzione benevola. Non lo imbarazzava

la diagnosi del male di cui gli si esponevano i sintomi. Più difficile

gli riusciva invece di farsi un'idea esatta della signora che

ricorreva al suo consiglio. Non un'avventuriera, egli sarebbe stato

pronto a giurarlo; anzi, secondo tutte le apparenze, una signora molto

per bene che aveva qualche forte ragione per nascondere il vero esser

suo; perch'ella non era francese, il dottor Boni avrebbe giurato anche

questo; era italiana come lui, sebbene non certo milanese, non

lombarda... Del resto, con un po' di furberia, gli sarebbe riuscito di

scavar terreno. Ma egli era troppo pratico dell'arte sua da non sapere

che la discrezione è uno dei requisiti più necessari del medico.

E le prime parole ch'egli le indirizzò quand'ella ebbe finito parvero

più ch'altro intese a schermirsi dall'obbligo di pronunziare un

responso assoluto.

--Niente di grave, niente che debba impensierirla... Fenomeni

transitorî... naturali... Ma, scusi, lei resta assente per un pezzo da

casa sua?

--Nossignore.

--Ebbene... quest'assenza io le consiglierei d'abbreviarla ancora...

La quiete sarebbe il migliore dei rimedi... La quiete ed il tempo...

Il suo medico, che certo la conosce a fondo...

--Mi perdoni--interruppe la Teresa Valdengo, e ormai la sua voce era

ferma--io sono venuta da lei per sapere positivamente la causa del

malessere che mi turba... Vorrei ch'ella me lo dicesse senza frasi

ambigue.

Il dottor Boni chinò il capo rassegnato.

--Allora, mi permetta qualche interrogazione.

--Sono a' suoi ordini.

Chiariti alcuni punti d'indole tecnica, il medico domandò:

--La signora ha già avuto bambini?

Ella ormai sentiva quale sarebbe stato il verdetto, sentiva che tutto

quanto era perduto; nondimeno, irrigiditasi in uno sforzo supremo,

rispose:

--No... ebbi uno sconcerto pochi mesi, dopo sposata... sedici o

diciassett'anni fa...

--Sposata da più di diciassett'anni!--esclamò Boni con sincera

meraviglia. Ma capì che il momento non era propizio alla galanteria, e

soggiunse:--E... da quel tempo in poi... nulla?

--Nulla.

--Dunque c'era un marito--pensò fra sè il dottore.--Sta a vedere se

c'è più.

Indi continuò a voce alta:--In ogni modo son casi che succedono...

anche con intervalli più lunghi.

--Sicch'ella è d'opinione?...--riprese la Teresa dopo un breve

silenzio.

--Per me non c'è il minimo dubbio--replicò il dottore--a meno ch'ella

non mi assicurasse che _non può essere_.

Ella ebbe un gesto che significava: _Può essere_.

--Non ha consultato nessuno prima di me?--chiese il dottor Boni

proseguendo il suo interrogatorio.

--Nessuno.

--Certo i sintomi l'hanno sorpresa durante il viaggio?

--Appunto.

--Ebbene, quand'ella sarà rimpatriata, il suo medico le ripeterà

quello che le ho detto io... Son mali che guariscono da sè... Non c'è

che da aspettare... E, almeno in principio, convien evitare ogni

movimento eccessivo, evitar le emozioni... Ella mi assicurò che la sua

assenza non durerà molto...

--No.

--Nè il ritorno sarà troppo lungo, troppo faticoso?

--No.

Egli non insistette. Disse solamente:

--Se vuole, le ordino un calmante.

--E per quelle insonnie, quelle insonnie terribili?

--Ci va soggetta, mi pare?--chiese il dottore tenendo la penna sospesa

fra le dita.

--Da un pezzo... Prendevo il cloralio.

--Posso ordinarle anche quello... in piccola dose... Io non ho

simpatia per questi veleni.

Completò la ricetta e gliela porse.

--Grazie--ella disse ripiegando la carta e riponendola in un elegante

portamonete. Nello stesso tempo tolse di tasca una busta già preparata

e la consegnò al dottor Boni.

Fece per rialzarsi, ma le forze la tradirono, e ricadde sulla sedia.

Era livida.

Il medico le fece aspirare una boccetta di sali, la indusse a bevere

alcune goccie d'un tonico.

--Non è niente--disse la Teresa passandosi la mano sulla fronte e

levandosi in piedi. Le gambe le tremavano; pur si reggeva da sè. E

soggiunse:--Sono disturbi inerenti al mio stato, non è vero?

Egli accennò di sì.

A lei errava un sorriso enigmatico sulle labbra esangui.

L'altro capiva che non erano soltanto disturbi fisici; che, a ogni

modo, i disturbi fisici erano inaspriti da una grande angoscia morale.

Capiva che la dichiarazione strappatagli da quella povera donna aveva

esercitato sopra di lei un'influenza sinistra, sentiva inevitabile un

dramma di cui forse egli non avrebbe conosciuto mai i particolari, ma

di cui credeva di poter indovinare a un dipresso i personaggi e la

tela: due coniugi separati di fatto; un marito pronto a valersi di

ogni arma contro la compagna infedele; una moglie impreparata all'onta

che le pendeva sul capo; un amante atterrito dalla nuova

responsabilità che lo minacciava e impaziente di scuotere un giogo che

diveniva troppo pesante; dei figli forse, dei figli legittimi che non

avrebbero mai perdonato il fallo materno... Povera, povera donna!...

Del resto, che colpa ne aveva lui, il medico? Un suo responso diverso

avrebbe mutato la condizione delle cose? Avrebbe impedito alla verità

di venire in luce? E, infine, non aveva quella signora voluto saper

tutto a ogni costo?

--Ha la carrozza?--egli chiese con sollecitudine.

--Sì, grazie.

--Perchè... posso farla accompagnare--soggiunse il dottore mentre

suonava il campanello.

--Oh no, no--disse pronta la Teresa, agganciandosi un guanto. Abbassò

la veletta e s'accommiatò con un inchino.

Tenendo sollevata la portiera, il dottor Boni fece un cenno al

domestico. Questi mostrò d'avere inteso e precedette la signora lungo

il corridoio e fin giù per le scale.

--Se non c'ero io--susurrò lo strisciante lacchè--la signora contessa

aspetterebbe ancora nell'anticamera.--Il titolo era buttato lì a caso,

in omaggio alla massima: _Melius abundare quam deficere_.

La Valdengo, turbata com'era, sulle prime non capiva.

L'altro si decise a mettere i punti sugl'_i_.

--Il dottore vuole che si rispetti il turno... La signora contessa era

l'ultima arrivata.

--È vero--balbettò la Teresa, e ormai parlava in italiano.--Non era

giusto ch'io passassi avanti.

E pensò a quelle donne che avevano diritto di esser ricevute prima di

lei e il cui tempo era più prezioso del suo; perchè la loro mancanza

dalla casa voleva dire il disordine nella famiglia, la loro mancanza

dall'officina voleva dire una giornata di salario perduta. Sempre,

sempre le disuguaglianze sociali; persino nella malattia, nella morte,

nella vergogna!

--Ma bisogna saper distinguere le persone--riprese il servo con

un'aria da cui traspariva la serena coscienza dei propri meriti.

E poich'erano sotto il portone che dava sulla strada, soggiunse:--La

signora contessa ha ordinato al suo cocchiere d'attenderla qui? Non

vedo nessun legno.

--Ma sì... Dev'essere quel _fiacre_, dall'altra parte.

--Ah... è un _fiacre_?--disse l'uomo alquanto sconcertato dalla

rivelazione. Egli s'aspettava di veder almeno una carrozza di rimessa.

Intanto il vetturino, ravvisata la Teresa, aveva scosso le briglie sul

collo al cavallo.

Fermo che fu davanti al portone, scese di cassetta con l'ombrello

aperto.

Il servo del dottore rinnovò i suoi salamelecchi, che divennero più

umili e più ossequiosi quando la Valdengo, senza nemmeno guardarlo in

faccia, gli ebbe messo in mano un biglietto da cinque lire.

--All'albergo?--domandò il fiaccheraio.

--No, prima al telegrafo.

Parlava come trasognata, con una voce che non le pareva la sua; agiva

come un automa serbando la chiara coscienza di due cose sole, avendo

chiare nella mente due sole idee: ch'ella era perduta e che doveva

morire col suo segreto.

L'ufficio telegrafico era pieno di gente, ed ella fu costretta ad

aspettar qualche minuto per scrivere e consegnare un dispaccio diretto

alla sua cameriera, con l'annuncio che domani sarebbe arrivata a

Venezia verso le sette pomeridiane e con l'ordine a lei e alla cuoca

di precederla in città e di farle trovare il desinare pronto e la

stufa accesa.

Risalì in vettura e ne discese ancora una volta, davanti a una

farmacia. Voleva consegnar ella stessa la ricetta del dottor Boni.

--Se ci dà il suo indirizzo?--le dissero.

--Ci sarebbe da attendere un pezzo?

--Oh no... ci si spiccia in un momento.

--Attendo.

Il garzone di farmacia le additò una sedia. Un medico giovine la fissò

con l'occhialino.

Entrarono tre o quattro persone: una donna con un bambino che soffriva

d'occhi, un servo gallonato con una chiamata d'urgenza per un dottore,

un artigiano che voleva un pezzo di cerotto per un taglio... Tutti

guardavano curiosamente quella signora velata.

--Ecco--disse il farmacista porgendole due boccette, involte in due

pezzi di carta. E soggiunse:--La ricetta desidera tenerla lei?

--Sì--ella rispose; intascò ogni cosa, pagò, uscì. L'esodo era finito.

Di lì a poco ella si trovava sola nella sua triste camera d'albergo. E

pioveva, pioveva sempre.

Il fallo d'una donna onesta · 第 26 / 48 题