IX.

Come spiegare questo fenomeno quasi incredibile? Queste dispute

teologiche, che sono state parte così importante nella storia del

cristianesimo, sembrano a noi moderni, come a Costantino, quasi

un’inconcepibile pazzia! Ma qui si pone una grave questione. Come mai

tutta la forza e la saggezza dell’autorità imperiale furono impotenti

contro questo che è, o sembra a noi, un delirio? Come han potuto,

quegli uomini, odiarsi, perseguitarsi, massacrarsi per tanti secoli,

spingere alla rovina un grande impero per questioni così astruse

e sottili? Perchè a noi, che non vediamo più ciò che si nascondeva

dietro, quelle dispute sembran fatte soltanto di parole. Ma giudicar

così significa non capire uno dei più grandi drammi della storia umana.

Che vita anima quelle discussioni oscure, quando le ricollochiamo nel

disordine dell’immenso impero che crollava, perchè non possedeva più

un principio d’autorità solido e sicuro da sostenere l’ordine sociale:

nè l’antico principio greco latino, aristocratico e repubblicano,

consacrato dal politeismo, che era caduto definitivamente; nè il nuovo

principio asiatico e monarchico, che non riusciva ad abbarbicarsi con

radici resistenti. Le lotte teologiche di quest’epoca non sono che uno

sforzo titanico per costituire una disciplina intellettuale di ferro,

una dottrina della vita, indiscussa e indiscutibile, forte contro

tutti gli assalti degli interessi e delle passioni, in un momento in

cui l’autorità politica barcollava, l’autorità religiosa era ancora

divisa e debole, e tutte le tradizioni erano state scompaginate

dalle rivoluzioni, dalle guerre, dalle mescolanze delle classi e

delle popolazioni, dalle infiltrazioni dei barbari. Se ogni cosa, nel

mondo era instabile, le leggi, le tradizioni, le forze dello Stato,

le fortune e gl’interessi degli uomini e delle famiglie, stabile e

fermo fosse almeno il pensiero umano, nella dottrina che Dio aveva

rivelata agli uomini per mezzo del Messia e degli Apostoli, trasmessa

in un’edizione autentica e _in aeternum_, nei libri santi. Tale è il

pensiero profondo, che si trova in queste terribili e oscure lotte

teologiche. Molte, se non tutte le grandi lotte dell’ortodossia e

contro l’eresia, si spiegano e si comprendono, quando ci si rende conto

che dietro le questioni teologiche, sottili, in apparenza, e puramente

teoriche, era nascosta la questione, ben altrimenti grave, dell’unità

e della stabilità delle dottrine fondamentali del cristianesimo, e che

questa unità e questa stabilità era l’ultima base dell’ordine, in un

mondo che si decomponeva, perchè non aveva trovato un sicuro e solido

principio d’autorità. L’arianismo è un caso particolarmente chiaro e

istruttivo di questa verità. Separando Cristo da Dio come una delle sue

emanazioni ed esteriorizzazioni, l’arianismo ammetteva implicitamente

che altre emanazioni e esteriorizzazioni potevano seguire quelle di

Cristo. Come Dio aveva di sua volontà creato dal nulla e poi adottato

Gesù Cristo, così potrebbe di sua volontà creare dal nulla e adottare

altri redentori. Dunque il libro della rivelazione non era chiuso;

potrebbe continuare in volumi nuovi; potrebbero comparire ancora altri

Messia, e la dottrina del cristianesimo si muterebbe in un continuo

divenire come lo concepiscono certe sette del protestantesimo più

radicale, che in Ario hanno trovato veramente un precursore. Ma questo

continuo divenire della dottrina doveva spaventare, come una pazzia

criminale, in mezzo alla dissoluzione universale delle leggi, dei

costumi, degli Stati, gli spiriti illuminati e profondi che sentivano

quanto fosse necessario di dare agli uomini, disperati per l’universa

mobilità, qualcosa di solido, di fisso, d’incrollabile a cui potessero

abbrancarsi. Per questa ragione tanti grandi spiriti si opposero

all’eresia ariana, fino a sfidare, per questo, l’esilio e la morte, per

questa ragione le dispute sulla consubstanziazione poterono riscaldare

tanto gli animi, da provocare battaglie nelle strade e continue

effusioni di sangue. Se Cristo era figlio di Dio, consustanziale del

padre, vero Dio nato dal vero Dio senza romperne l’unità, il mistero

dell’Incarnazione era unico e definitivo in eterno; un altro Messia

non verrebbe più; il libro della Rivelazione era chiuso per sempre

e l’umanità aveva ormai trovato il fondamento indistruttibile della

perpetua verità, sul quale potrebbe costruire l’ordine morale e sociale

a condizione di interpretarli alla lettera, nei due Testamenti.

Non è difficile di spiegare l’ardore terribile delle grandi lotte

teologiche in mezzo a cui si è formato a poco a poco il dogma,

quando queste lotte si intendano in questa maniera. Che volevano i

grandi fondatori e difensori dell’ortodossia? Unificare e fissare

le credenze sulla base della rivelazione e dei libri santi, con la

forza del pensiero, e sopratutto con quello strumento particolare

dell’intelligenza che è la dialettica. Ma il pensiero è uno degli

elementi più mobili dell’universo; e la dialettica uno strumento

potente, ma poco sicuro perchè sa servire tutte le passioni, anche

quelle che seminano i torbidi e il disordine negli spiriti e nel mondo.

Se n’erano già serviti i filosofi greci, per distruggere più che per

sostenere le credenze e le tradizioni del mondo antico, sostituendo

loro l’eterna mobilità delle passioni e degli interessi, mascherati

con ingegnosi sofismi. Inoltre, se il pensiero dell’uomo ripugna

sempre a sottomettersi a una forte e seria disciplina, vi ripugna

di più in tempi d’anarchia politica e sociale. Voler ricostituire

l’ordine nell’anarchia di un immenso impero crollante incominciando

dal pensiero, era iniziar l’opera proprio dalla parte più difficile,

seguire la linea dello sforzo più grande, affrontare, con dei

ragionamenti, tutte quelle pericolose passioni scatenate dall’anarchia,

che cercano sempre di prolungarla, perchè vivono di lei!

La rovina della civiltà antica · 第 36 / 42 题