Come spiegare questo fenomeno quasi incredibile? Queste dispute
teologiche, che sono state parte così importante nella storia del
cristianesimo, sembrano a noi moderni, come a Costantino, quasi
un’inconcepibile pazzia! Ma qui si pone una grave questione. Come mai
tutta la forza e la saggezza dell’autorità imperiale furono impotenti
contro questo che è, o sembra a noi, un delirio? Come han potuto,
quegli uomini, odiarsi, perseguitarsi, massacrarsi per tanti secoli,
spingere alla rovina un grande impero per questioni così astruse
e sottili? Perchè a noi, che non vediamo più ciò che si nascondeva
dietro, quelle dispute sembran fatte soltanto di parole. Ma giudicar
così significa non capire uno dei più grandi drammi della storia umana.
Che vita anima quelle discussioni oscure, quando le ricollochiamo nel
disordine dell’immenso impero che crollava, perchè non possedeva più
un principio d’autorità solido e sicuro da sostenere l’ordine sociale:
nè l’antico principio greco latino, aristocratico e repubblicano,
consacrato dal politeismo, che era caduto definitivamente; nè il nuovo
principio asiatico e monarchico, che non riusciva ad abbarbicarsi con
radici resistenti. Le lotte teologiche di quest’epoca non sono che uno
sforzo titanico per costituire una disciplina intellettuale di ferro,
una dottrina della vita, indiscussa e indiscutibile, forte contro
tutti gli assalti degli interessi e delle passioni, in un momento in
cui l’autorità politica barcollava, l’autorità religiosa era ancora
divisa e debole, e tutte le tradizioni erano state scompaginate
dalle rivoluzioni, dalle guerre, dalle mescolanze delle classi e
delle popolazioni, dalle infiltrazioni dei barbari. Se ogni cosa, nel
mondo era instabile, le leggi, le tradizioni, le forze dello Stato,
le fortune e gl’interessi degli uomini e delle famiglie, stabile e
fermo fosse almeno il pensiero umano, nella dottrina che Dio aveva
rivelata agli uomini per mezzo del Messia e degli Apostoli, trasmessa
in un’edizione autentica e _in aeternum_, nei libri santi. Tale è il
pensiero profondo, che si trova in queste terribili e oscure lotte
teologiche. Molte, se non tutte le grandi lotte dell’ortodossia e
contro l’eresia, si spiegano e si comprendono, quando ci si rende conto
che dietro le questioni teologiche, sottili, in apparenza, e puramente
teoriche, era nascosta la questione, ben altrimenti grave, dell’unità
e della stabilità delle dottrine fondamentali del cristianesimo, e che
questa unità e questa stabilità era l’ultima base dell’ordine, in un
mondo che si decomponeva, perchè non aveva trovato un sicuro e solido
principio d’autorità. L’arianismo è un caso particolarmente chiaro e
istruttivo di questa verità. Separando Cristo da Dio come una delle sue
emanazioni ed esteriorizzazioni, l’arianismo ammetteva implicitamente
che altre emanazioni e esteriorizzazioni potevano seguire quelle di
Cristo. Come Dio aveva di sua volontà creato dal nulla e poi adottato
Gesù Cristo, così potrebbe di sua volontà creare dal nulla e adottare
altri redentori. Dunque il libro della rivelazione non era chiuso;
potrebbe continuare in volumi nuovi; potrebbero comparire ancora altri
Messia, e la dottrina del cristianesimo si muterebbe in un continuo
divenire come lo concepiscono certe sette del protestantesimo più
radicale, che in Ario hanno trovato veramente un precursore. Ma questo
continuo divenire della dottrina doveva spaventare, come una pazzia
criminale, in mezzo alla dissoluzione universale delle leggi, dei
costumi, degli Stati, gli spiriti illuminati e profondi che sentivano
quanto fosse necessario di dare agli uomini, disperati per l’universa
mobilità, qualcosa di solido, di fisso, d’incrollabile a cui potessero
abbrancarsi. Per questa ragione tanti grandi spiriti si opposero
all’eresia ariana, fino a sfidare, per questo, l’esilio e la morte, per
questa ragione le dispute sulla consubstanziazione poterono riscaldare
tanto gli animi, da provocare battaglie nelle strade e continue
effusioni di sangue. Se Cristo era figlio di Dio, consustanziale del
padre, vero Dio nato dal vero Dio senza romperne l’unità, il mistero
dell’Incarnazione era unico e definitivo in eterno; un altro Messia
non verrebbe più; il libro della Rivelazione era chiuso per sempre
e l’umanità aveva ormai trovato il fondamento indistruttibile della
perpetua verità, sul quale potrebbe costruire l’ordine morale e sociale
a condizione di interpretarli alla lettera, nei due Testamenti.
Non è difficile di spiegare l’ardore terribile delle grandi lotte
teologiche in mezzo a cui si è formato a poco a poco il dogma,
quando queste lotte si intendano in questa maniera. Che volevano i
grandi fondatori e difensori dell’ortodossia? Unificare e fissare
le credenze sulla base della rivelazione e dei libri santi, con la
forza del pensiero, e sopratutto con quello strumento particolare
dell’intelligenza che è la dialettica. Ma il pensiero è uno degli
elementi più mobili dell’universo; e la dialettica uno strumento
potente, ma poco sicuro perchè sa servire tutte le passioni, anche
quelle che seminano i torbidi e il disordine negli spiriti e nel mondo.
Se n’erano già serviti i filosofi greci, per distruggere più che per
sostenere le credenze e le tradizioni del mondo antico, sostituendo
loro l’eterna mobilità delle passioni e degli interessi, mascherati
con ingegnosi sofismi. Inoltre, se il pensiero dell’uomo ripugna
sempre a sottomettersi a una forte e seria disciplina, vi ripugna
di più in tempi d’anarchia politica e sociale. Voler ricostituire
l’ordine nell’anarchia di un immenso impero crollante incominciando
dal pensiero, era iniziar l’opera proprio dalla parte più difficile,
seguire la linea dello sforzo più grande, affrontare, con dei
ragionamenti, tutte quelle pericolose passioni scatenate dall’anarchia,
che cercano sempre di prolungarla, perchè vivono di lei!