Se quell’opera era necessaria per salvare una parte del mondo da una
catastrofe totale, che avrebbe annientato tutta la civiltà antica; era
certo la più difficile che si offrisse allo spirito umano. Non bisogna
dunque meravigliarsi se in quella gigantesca difesa dell’ortodossia,
apparvero tanti uomini straordinari per grandezza intellettuale e
morale, che la Chiesa ha santificati. La grandezza della natura e del
genio umano non si vedono che in tempi di calamità, di fronte alle
imprese difficili e quasi impossibili.
Ma che cosa rappresentavano, a paragone di questo sforzo ultra
umano, per unificare la verità con la dialettica e l’eloquenza, e per
adoperare i più potenti strumenti della cultura antica in vista di un
fine così nuovo, gli sforzi di Costantino per salvare i resti della
cultura antica? Anche in questa direzione Costantino aveva saggiamente
continuata l’opera di Diocleziano.
Nella nuova capitale dell’Impero aveva fondato quella che noi
chiameremmo una università, ove professori pagati dallo Stato
insegnavano la lingua e la letteratura greca e latina, la retorica, la
filosofia, la giurisprudenza, per preparare all’Impero dei funzionari.
Ci restano ancor molte leggi di Costantino che concedono privilegi
e vantaggi, o che assicurano la vita ai medici, ai grammatici, ai
professori di belle lettere in tutte le città dell’Impero. Ma quegli
sforzi restavano sterili. Burocratizzate in un insegnamento ufficiale,
non avendo più nell’agonia del paganesimo da compiere un’opera viva
e vitale, le letterature e le filosofie antiche si disseccavano
nella mediocrità dei professori di mestiere, che volevano vivere
e farsi una posizione a spese dei geni del passato, mentre i nuovi
geni, gli spiriti di grande forza, voltavan la schiena al presente,
sprezzavano la protezione ufficiale, si davano tutti alla grande opera
vivificatrice dei loro tempi....
Uno dei più grandi libri dell’antichità, le _Confessioni_ di S.
Agostino, ci fa vedere sul vivo questa crisi spirituale della cultura
antica.
S. Agostino aveva ricevuto dalla natura tutti i doni necessari per
diventare un grande scrittore; l’immaginazione, il sentimento, lo
stile, la lingua, lo spirito sintetico e filosofico. La forza della
dialettica era in lui pari alla potenza delle immagini; lo slancio
della fantasia e del sentimento alla profondità del pensiero. E pure
era diventato uno di quei professori ufficiali di letteratura, che
l’Impero pagava e onorava perchè conservassero viva la tradizione
della letteratura antica. Una volta tanto, l’insegnamento ufficiale
aveva messo la mano sopra un vero genio... Ma l’Uomo di genio ci ha
lasciato un’indimenticata descrizione della misera esistenza, che
egli condusse facendo il professore a Cartagine, a Roma, a Milano;
l’inquieto scontento che lo rodeva in quegli anni, il furioso agitarsi
del suo grand’ingegno nel vuoto di quella cultura ormai esaurita e
schematizzata nel quadro convenzionale di un insegnamento ufficiale.
Quando un giorno, in un villaggio vicino a Milano, si fece la luce
in quella grande anima, disgustata dal vile mestiere, a cui voleva
condannarlo una civiltà moribonda. Il professore di letteratura
abbandonò la cattedra, gettò i vecchi libri morti e come un ardito
palombaro si cala nel mare, scese negli abissi teologici della grazia,
della predestinazione, del libero arbitrio, per gettare laggiù i piloni
del gran ponte sul quale l’Europa doveva fare il lungo e difficile
passaggio dalla civiltà antica a quella moderna.
Costantino insomma non fallì, ma riuscì solo a mezzo; e contribuì a
evitare per il momento la catastrofe, prolungando l’agonia. Dopo di
lui, l’Impero visse ancora, ma tra scosse continue, e indebolendosi
ogni giorno di più. Aumenta la povertà; lo Stato si disorganizza e si
fa insieme più violento, oppressivo e rapace, il fiscalismo imperiale
imperversa, si rinnovano le atroci tragedie dinastiche; l’esercito
si decompone; vacilla la difesa delle frontiere, le campagne si
spopolano affollando le città; le piccole città, a vantaggio delle
grandi, rovinano; i barbari s’infiltrano dappertutto; la cultura,
dalle arti alla filosofia, si deteriora; s’inaspriscono le lotte
religiose; si spezza l’unità dell’Impero; si separano l’Oriente e
l’Occidente. L’Oriente si difende meglio che l’Occidente, contro
la decadenza, perchè la monarchia assoluta, ritornando come nel suo
paese di origine, vi si stabilisce con maggior facilità e solidità, e
può arginare la dissoluzione generale con più forza e più lungamente
che in Occidente. Così che la forza dell’Impero si ritira, a poco a
poco, verso l’Asia, fino al giorno in cui l’Occidente cade sotto i
colpi rinnovati dei barbari. La civiltà antica è allora, in Occidente,
distrutta quasi del tutto. Per secoli, non ne resteranno più, in quelle
immense regioni ridiventate barbare e deserte, molte delle quali son
colonizzate dagli invasori germanici, che dei vaghi ricordi e poche
vestigia frammentarie, tra cui, unico elemento vitale, la teologia
creata negli ultimi secoli dell’Impero per unificare la dottrina
della nuova religione. La teologia è stata, per lunghi secoli, in
Occidente, l’ultima forma di alta cultura sopravissuta in mezzo alla
rovina di tutte l’altre, quella che ha salvato l’Impero dalla barbarie
piena e definitiva. Da questa ultima forma sopravissuta infatti,
sono a poco a poco uscite, per svilupparsi di nuovo, la filosofia, la
letteratura, il diritto, tutto il grande movimento intellettuale, che
culminò nella Rinascenza. Nella disciplina intellettuale, conservata
dal dogma attraverso il gran caos del medioevo, l’Europa a poco a
poco ha ritrovato e sviluppato i principii d’autorità, che l’Impero
aveva cercati invano, e che gli hanno permesso di ricostituire dei
governi solidi e forti. Ma a mano a mano che ricostituiva l’autorità
dei governi e si sottometteva a una vigorosa disciplina politica,
l’Europa è diventata più intollerante di quella unità e disciplina
intellettuale che, dall’epoca di Costantino alla Riforma, gli erano
parse necessità vitali, più dell’organizzazione degli Stati e degli
eserciti. Incominciano nello stesso tempo a formarsi i grandi Stati
e il pensiero umano si rivolta contro tutte le autorità, alle quali
s’era sottomesso nel medioevo; doppio movimento parallelo e inverso che
doveva svilupparsi per tre secoli e sbocciare nella situazione attuale:
Stati di una potenza formidabile, come non se n’erano mai visti, che
s’appoggiano sopra una delle più grandi anarchie intellettuali e morali
della storia, ossia sul vuoto. Schizzeremo rapidamente, nell’ultimo
capitolo, l’ultima fase, quella più importante, di questa straordinaria
trasformazione del mondo.