Tra le riforme più famose di Costantino, è necessario annoverare anche
uno degli atti più audaci che potesse immaginare un capo di Stato. Egli
riprese il disegno di Antonio; tolse a Roma la sua corona; e trasportò
in Oriente la capitale dell’Impero.
La sua azione è larga, forte, profonda, ricca di idee generali; è la
manifestazione di un genio politico e amministrativo di prim’ordine; ma
è anche la prova luminosa che la monarchia pura era ancora più debole
che con il sistema di Diocleziano. Si potrebbe definire la politica di
Costantino dicendo che, per conquistare e esercitare da solo il potere
assoluto, ne aveva indebolito, appoggiandosi sul Cristianesimo, le basi
che Aureliano e Diocleziano avevano cercato di consolidare coi culti
orientali.
Per che ragione Costantino avrebbe complicato ancor più il cerimoniale
e moltiplicato la burocrazia, se il suo governo non si fosse sentito
più debole del precedente, nonostante la concentrazione di tutti
i poteri in una sola mano? Allo stesso modo, non si può spiegare
che un soldato e un uomo di Stato di tanto genio abbia frazionato
e immobilizzato l’esercito in un sì gran numero di guarnigioni,
nell’interno e lontano dalle frontiere, se non si ammette che
l’esercito doveva ormai servire a conservare con la forza l’ordine
interno, minacciato da tante cause di dissoluzione, più ancora che a
difendere l’Impero, dai nemici esterni. Non si può nemmeno spiegare
come Costantino abbia così facilmente aperto ai barbari i ranghi
delle legioni, senza ammettere che si sentiva impotente a lottare
contro la ripugnanza della nuova società cristiana verso la vita
militare. E’ finalmente impossibile di spiegare, se non come segno di
indebolimento dell’Impero, la fondazione di Costantinopoli. Se molte
furono le cause di questo avvenimento, la prima dev’essere cercata
nella decadenza delle provincie occidentali, devastate dai barbari,
impoverite, spopolate. Come lo sviluppo delle provincie occidentali, e
sopratutto della Gallia, avevano fissata in Italia la sede dell’Impero,
allo stesso modo l’Impero si spostava verso l’Oriente, cioè verso le
provincie più ricche, più popolate, meno tocche dalla perturbazione dei
tempi, ora che l’Occidente cadeva in rovina. Costantino scelse il posto
con intelligenza straordinaria, perchè Costantinopoli si trova nella
situazione ideale per essere capitale di un Impero che è metà in Asia e
metà in Europa. Ma trasportare sul Bosforo la capitale dell’Impero era
come dichiarare che il compito di Roma in Occidente, l’ultima grande
opera della civiltà antica, era finito, e che la storia aveva voltato
pagina.
Nè Costantino riesci a ricostituire, col principio dinastico, l’unità
e la continuità del potere supremo. La dinastia, che vuol fondare, è
subito minata dalle discordie, dai sospetti, dalle gelosie; ai mali che
avevano afflitto sino a quel tempo l’Impero si aggiungono le sanguinose
e oscure tragedie dinastiche. Nella famiglia stessa del fondatore
comincia una lunga storia di rivoluzioni di palazzo, della quale, per
molti secoli, sarà teatro Costantinopoli.
Già nel 326, per ragioni ignote, Costantino fece uccidere il figlio
Crispo, vincitore dei Franchi e di Licinio, e poco dopo Fausta, la
sua seconda moglie e la figlia di Massimiano. Nel 333, compì un atto
meno tragico, ma ancor più significativo, come prova della debolezza
dell’edificio politico che egli aveva costruito. Divise l’Impero tra i
suoi tre figli e uno dei suoi nipoti. Assegnò a Costantino la Spagna,
la Gallia, la Britannia; a Costanzo l’Asia, la Siria, l’Egitto; a
Costante, l’Italia, l’Illirico, l’Africa; e il titolo di Augusto a
tutti e tre; al nipote Dalmazio, col titolo di Cesare, la Tracia, la
Macedonia, l’Acaia. Finalmente, a un fratello di costui, Annibaliano,
erano assegnati, col titolo di re dei re, il trono allora vacante
dell’Armenia, e le regioni limitrofe del Ponto. A che dunque aver
tanto lottato e sparso tanto sangue, per rovesciare la tetrarchia
di Diocleziano, se poi la ricostituiva più debole e in forma più
pericolosa? Ma nemmeno Costantino aveva la forza di risolvere la
terribile questione del principio legale della suprema autorità. Anche
il principio dinastico, spoglio del carattere divino, era debole,
incerto, oscillante, come tutti gli altri principii che l’Impero aveva
provati. Costantino comprese che non aveva nè la forza, nè l’autorità
necessaria per imporsi alle ambizioni di tutti i membri della sua
famiglia e trasmettere il suo potere a uno solo dei suoi figli; preferì
di rompere l’Impero, coll’illusione di assicurargli più facilmente
la pace, soddisfacendo a tutte le ambizioni rivali che non poteva
sopprimere.