VII.

Tra le riforme più famose di Costantino, è necessario annoverare anche

uno degli atti più audaci che potesse immaginare un capo di Stato. Egli

riprese il disegno di Antonio; tolse a Roma la sua corona; e trasportò

in Oriente la capitale dell’Impero.

La sua azione è larga, forte, profonda, ricca di idee generali; è la

manifestazione di un genio politico e amministrativo di prim’ordine; ma

è anche la prova luminosa che la monarchia pura era ancora più debole

che con il sistema di Diocleziano. Si potrebbe definire la politica di

Costantino dicendo che, per conquistare e esercitare da solo il potere

assoluto, ne aveva indebolito, appoggiandosi sul Cristianesimo, le basi

che Aureliano e Diocleziano avevano cercato di consolidare coi culti

orientali.

Per che ragione Costantino avrebbe complicato ancor più il cerimoniale

e moltiplicato la burocrazia, se il suo governo non si fosse sentito

più debole del precedente, nonostante la concentrazione di tutti

i poteri in una sola mano? Allo stesso modo, non si può spiegare

che un soldato e un uomo di Stato di tanto genio abbia frazionato

e immobilizzato l’esercito in un sì gran numero di guarnigioni,

nell’interno e lontano dalle frontiere, se non si ammette che

l’esercito doveva ormai servire a conservare con la forza l’ordine

interno, minacciato da tante cause di dissoluzione, più ancora che a

difendere l’Impero, dai nemici esterni. Non si può nemmeno spiegare

come Costantino abbia così facilmente aperto ai barbari i ranghi

delle legioni, senza ammettere che si sentiva impotente a lottare

contro la ripugnanza della nuova società cristiana verso la vita

militare. E’ finalmente impossibile di spiegare, se non come segno di

indebolimento dell’Impero, la fondazione di Costantinopoli. Se molte

furono le cause di questo avvenimento, la prima dev’essere cercata

nella decadenza delle provincie occidentali, devastate dai barbari,

impoverite, spopolate. Come lo sviluppo delle provincie occidentali, e

sopratutto della Gallia, avevano fissata in Italia la sede dell’Impero,

allo stesso modo l’Impero si spostava verso l’Oriente, cioè verso le

provincie più ricche, più popolate, meno tocche dalla perturbazione dei

tempi, ora che l’Occidente cadeva in rovina. Costantino scelse il posto

con intelligenza straordinaria, perchè Costantinopoli si trova nella

situazione ideale per essere capitale di un Impero che è metà in Asia e

metà in Europa. Ma trasportare sul Bosforo la capitale dell’Impero era

come dichiarare che il compito di Roma in Occidente, l’ultima grande

opera della civiltà antica, era finito, e che la storia aveva voltato

pagina.

Nè Costantino riesci a ricostituire, col principio dinastico, l’unità

e la continuità del potere supremo. La dinastia, che vuol fondare, è

subito minata dalle discordie, dai sospetti, dalle gelosie; ai mali che

avevano afflitto sino a quel tempo l’Impero si aggiungono le sanguinose

e oscure tragedie dinastiche. Nella famiglia stessa del fondatore

comincia una lunga storia di rivoluzioni di palazzo, della quale, per

molti secoli, sarà teatro Costantinopoli.

Già nel 326, per ragioni ignote, Costantino fece uccidere il figlio

Crispo, vincitore dei Franchi e di Licinio, e poco dopo Fausta, la

sua seconda moglie e la figlia di Massimiano. Nel 333, compì un atto

meno tragico, ma ancor più significativo, come prova della debolezza

dell’edificio politico che egli aveva costruito. Divise l’Impero tra i

suoi tre figli e uno dei suoi nipoti. Assegnò a Costantino la Spagna,

la Gallia, la Britannia; a Costanzo l’Asia, la Siria, l’Egitto; a

Costante, l’Italia, l’Illirico, l’Africa; e il titolo di Augusto a

tutti e tre; al nipote Dalmazio, col titolo di Cesare, la Tracia, la

Macedonia, l’Acaia. Finalmente, a un fratello di costui, Annibaliano,

erano assegnati, col titolo di re dei re, il trono allora vacante

dell’Armenia, e le regioni limitrofe del Ponto. A che dunque aver

tanto lottato e sparso tanto sangue, per rovesciare la tetrarchia

di Diocleziano, se poi la ricostituiva più debole e in forma più

pericolosa? Ma nemmeno Costantino aveva la forza di risolvere la

terribile questione del principio legale della suprema autorità. Anche

il principio dinastico, spoglio del carattere divino, era debole,

incerto, oscillante, come tutti gli altri principii che l’Impero aveva

provati. Costantino comprese che non aveva nè la forza, nè l’autorità

necessaria per imporsi alle ambizioni di tutti i membri della sua

famiglia e trasmettere il suo potere a uno solo dei suoi figli; preferì

di rompere l’Impero, coll’illusione di assicurargli più facilmente

la pace, soddisfacendo a tutte le ambizioni rivali che non poteva

sopprimere.

La rovina della civiltà antica · 第 34 / 42 题