Anche la legislazione economica di Costantino è molto importante.
Pare che proprio Costantino abbia avviato l’impero all’organizzazione
coercitiva del lavoro e della produzione. La ragione principale che
ci induce a crederlo è che nel codice teodosiano (XIII-5) le leggi
più importanti che organizzano il servizio dei _navicularii_ sono di
Costantino, e che le leggi degli imperatori successivi, relativamente
a questo servizio, alludono spesso ad altre sue leggi, che non ci
sono arrivate. Queste leggi ci danno una idea abbastanza precisa
dell’organizzazione dei trasporti marittimi nel quarto secolo; e non
sarà inutile fermarci un momento su questo argomento, per capire in
che condizione si trovavano ridotti il lavoro e la produzione durante
l’agonia dell’Impero. I _navicularii_ erano gli armatori, che facevano
i trasporti marittimi per conto dello Stato (grano, marmi, soldati,
oggetti necessari agli eserciti); e formavano in tutte le provincie
una corporazione, i cui membri venivano indicati dal governo secondo
certe regole fissate dalla legge. Erano sempre scelti nelle classi
possidenti; e se, come membri della corporazione, godevano di molti
privilegi, non potevano nemmeno rifiutare di farne parte, quando voleva
il governo; era, anzi, per i cittadini scelti, un dovere com’è ai
giorni nostri, il servizio militare; e un dovere che si trasmetteva
con le proprietà. Chi comprava o ereditava i beni di un _navicularius_,
ne assumeva anche il compito. In che cosa consisteva, questo compito?
Il _navicularius_ doveva costruire un bastimento secondo il disegno
che gli forniva lo Stato, e tenerlo a disposizione dello Stato, per
ogni sua necessità. Riceveva dallo Stato, gratuitamente, il materiale
necessario per la costruzione e delle sovvenzioni (_subsidia_) per le
spese di navigazione; pare che lo Stato lo garantisse anche contro i
naufraghi e gli altri accidenti. Le spese di riparazione e l’eventuale
differenza tra il costo reale dei viaggi e i _subsidia_ allogati dallo
Stato erano a carico del _navicularius_.
Al principio del quarto secolo troviamo dunque nell’Impero una
organizzazione coercitiva di trasporti marittimi fatti per via di
requisizioni, che doveva essere una novità, poichè non se ne trova
traccia nei secoli precedenti. Tutto ci fa credere che, nel primo e
secondo secolo, i trasporti marittimi fossero liberi; gli imperatori,
allora, si limitavano tutt’al più a incoraggiare, con sovvenzioni e
favori, gli armatori che si dedicavano particolarmente al servizio
dello Stato. Questo sistema di requisizione, del resto, doveva essere
molto oneroso per i navicularii, com’è provato dagli sforzi che si
facevano per sfuggire a quel dovere, e dai molti inconvenienti ai quali
le leggi han cercato di rimediare. Anche questi inconvenienti sono
curiosi a studiarsi. Il maggiore era la lentezza _voluta_ dei viaggi.
Siccome i trasporti erano onerosi per i _navicularii_, costoro avevano
interesse di viaggiare, per conto dello Stato, il meno possibile.
La cosa era, a quei tempi, molto facile, perchè la navigazione non
poteva sfidare le tempeste e il cattivo tempo, come la navigazione
moderna, che dispone di navi di ferro e di macchine a vapore. Bisognava
aspettare il bel tempo, rifugiarsi quando si avvicinava la tempesta,
nei porti. Col pretesto di non esporre il bastimento, di cui lo Stato,
in qualche maniera, era comproprietario e garante, al pericolo del
naufragio, il _navicularius_ poteva fermarlo per strada fin che voleva,
cercar dei noli per conto di privati, tentare di ricavare un profitto
personale dal servizio oneroso, che gli imponeva lo Stato. Questo
inconveniente era così inerente al sistema, che, come ci insegna il
codice teodosiano, Costantino dovette concedere ai _navicularii_ due
anni di tempo per ogni viaggio di andata e ritorno nel Mediterraneo.
Se non riportava, nei due anni, all’autorità che gli aveva affidato
le merci, le _securitates_, o ricevute di quelle merci, consegnate
dall’autorità a cui eran dovute, il _navicularius_ viaggiava a suo
rischio e pericolo; lo Stato non garantiva più la perdita in caso di
naufragio del bastimento. Tanto era l’interesse del _navicularius_
a viaggiar lentamente, che lo Stato si accontentava di esigere, per
suo servizio, da ogni bastimento e durante due anni, un solo viaggio:
questo era il significato della legge. I trasporti marittimi erano
insomma paralizzati a mezzo, in un impero che aveva nel Mediterraneo la
grande via di comunicazione tra le provincie!
Ma il codice teodosiano ci fa sapere che anche questa generosità
dello Stato non bastò a impedire nuovi abusi. I due anni, conceduti
da Costantino per ogni viaggio, bastavano ampiamente ai _navicularii_
abili e senza scrupoli, per fare affari dannosi all’interesse pubblico.
Quelli che trasportavano del grano lo vendevano spesso nel primo porto
di scalo, sopratutto durante gli anni di carestia, per ricomprarlo a
miglior prezzo l’anno di poi. Ci volle una legge che, pur concedendo
per il viaggio due anni di tempo, obbligava il _navicularius_ a
consegnare il carico nel primo anno (Cod. Teod. XIII, 5, 26).
Costantino ha dovuto rassegnarsi a un sistema così imperfetto, così
oneroso, così pieno di abusi, solo perchè non poteva più servirsi,
come gli imperatori del primo e del secondo secolo, della navigazione
libera. Ma perchè non poteva più servirsi della navigazione libera?
Su questo punto non abbiamo nessuna informazione diretta. Ma abbiamo
un documento della maggiore importanza, che ci permette di attribuire
questa difficoltà straordinaria ai prezzi eccessivi a cui s’erano
alzati i trasporti marittimi, come ogni oggetto e ogni genere di
lavoro, al principio del quarto secolo. Questo documento è il famoso
editto di Diocleziano, _de pretio rerum venalium_, che tassa le merci
fissando i prezzi che commercianti e clienti non possono oltrepassare,
_sotto pena di morte_. Questo editto non ci ha soltanto trasmesso
informazioni preziose sulla carezza della vita al principio del quarto
secolo; ma lo precede una lunga prefazione dell’imperatore, nella
quale il fenomeno della vita cara è analizzato e deplorato con molti
particolari e molta forza, benchè in un latino oscuro e bizzarro. È
detto chiaramente, in quella prefazione che i prezzi esorbitanti di
tutte le cose _stremano le risorse dell’amministrazione militare_,
in modo che tutti i tesori raccolti in tutto l’Impero per mantenere
l’esercito, appaiono ogni giorno più insufficienti.
Senza dubbio Costantino ha dovuto ricorrere all’organizzazione
coercitiva dei trasporti marittimi per conto dello Stato, perchè i
trasporti liberi gli sarebbero costati somme enormi. Per giungere sino
alla causa profonda di questa crisi, resterebbe dunque da spiegare
perchè i prezzi avessero tanto aumento da disorganizzare tutta
l’Amministrazione.
Diocleziano, che deplora il male e vuol guarirlo col ferro, non fa
nessuno sforzo per ritrovarne le cause. Ma noi possiamo indovinarle
anche dopo tanti secoli; erano la distruzione degli uomini e delle
ricchezze, prodotta dalla guerra, le carestie, le epidemie, e la
svalutazione del denaro. L’Impero non aveva più nè gli uomini nè le
ricchezze necessarie, per mantenersi nella civiltà che aveva raggiunta;
siccome voleva conservare una amministrazione e una organizzazione
sociale troppo costose per la sua diminuita ricchezza, tutto rincarava
— lavoro e oggetti — come capita sempre quando si chiede a un mercato
più di quel che può dare. La svalutazione del denaro, di cui abbiamo
già visto le ragioni, doveva anche allora generare quegli effetti che
ha prodotto in tutte le epoche. Una volta falsificata l’unità di misura
dei valori economici, nessuno sapeva più precisamente quanto valevano
le cose; tutti i valori diventavano mobili; per mettersi al sicuro
dal fluttuare del denaro, la gente ricorreva al solo mezzo che sembra
esistere contro un male così capriccioso: guadagnare il più possibile,
vendendo tutte le cose ai prezzi più alti.
La guerra e l’anarchia decomponevano dunque l’agricoltura,
l’industria e il commercio, con cui si era sostenuta fino allora
la vita materiale della civiltà antica. Costantino cercò di fermare
questa decomposizione, con una organizzazione coercitiva. Siccome le
cause di questa decomposizione persisteranno, questa organizzazione
s’allargherà; a poco a poco, durante il quarto e il quinto secolo,
la vita economica dell’Impero si muterà in un sistema complicato di
requisizioni sempre più tiranniche, e che alla fine lo soffocheranno.