V.

Con questa vittoria, cadevano le ultime vestigia del sistema di

Diocleziano, e la monarchia ereditaria poteva finalmente governare

tutto l’Impero, ricomposto di nuovo nell’antica unità. La lunga

evoluzione della grande repubblica aristocratica, riordinata da

Augusto, stava per chiudersi. Costantino avrebbe dunque la gloria di

creare la dinastia, che governerebbe il vasto impero, come i Tolomei

avevano governato l’Egitto. Il frutto sembrava questa volta maturo;

poichè, morte ormai le ripugnanze dello spirito e della tradizione

greco-latina, non c’erano più istituzioni così forti da opporsi;

e la dinastia era pronta, Costantino avendo abbattuto tutti i capi

che nutrissero ambizioni rivali, mentre l’Impero aveva bisogno di

un’autorità unica e forte, solida e permanente.

Senonchè tolte di mezzo tutte le altre difficoltà, ne sorse una nuova,

quella a cui abbiamo già alluso, più formidabile che le precedenti: il

cristianesimo. Costantino, che nella sua lotta contro Licinio, s’era

appoggiato sui cristiani, non poteva più governare che d’accordo con

i cristiani, e rispettando le loro credenze gli apologisti cristiani

videro più giusto di molti storici moderni, quando hanno detto che

la vittoria di Costantino su Licinio fu la vittoria decisiva del

cristianesimo sul paganesimo. Dopo la vittoria, di fatto se non di

diritto, il cristianesimo è già la religione ufficiale dell’Impero;

e non tarderà molto a diventare tale anche di diritto. Costantino

poteva dunque introdurre nell’Impero le istituzioni e il cerimoniale

delle monarchie asiatiche, ma non la dottrina che il sovrano era un

Dio, perchè questa idolatria politica avrebbe fatto orrore a tutti i

cristiani. Se aveva potuto istituire un potere più forte che quello di

Diocleziano, evitando la divisione dell’autorità suprema tra quattro

sovrani, doveva rinunciare per riguardo ai cristiani, al principio

della divinità degli imperatori, e per questo lato, il suo governo

sarebbe stato più debole che quello di Diocleziano.

La monarchia assoluta ed ereditaria è un sistema politico molto

comodo, sopratutto perchè scioglie con molta semplicità i due problemi

maggiori, che stanno dinanzi a ogni governo: l’unità e la continuità.

Ma fra gli inconvenienti, ce n’è uno particolarmente grave: la

difficoltà di giustificare l’attribuzione di poteri così illimitati

a una sola famiglia, come un privilegio ereditario. Gli antichi,

i quali nelle loro concezioni politiche facevano spesso prova di

un’audacia ingenua che manca ai moderni, avevano trovata una soluzione

di questa difficoltà radicale, facendo del sovrano una divinità. Come

dei, i re potevano avere dei privilegi, che sarebbero stati assurdi

per uomini. Il cristianesimo ha distrutto questa giustificazione del

potere monarchico che appare un po’ grossolana, ma che è ottima per

gli spiriti semplici; e questo spiega come il governare gli stati sia

divenuto, dopo il trionfo della nuova religione, molto più difficile e

complesso di prima.

Costantino ne fece a sue spese la prima esperienza. Se ci fu mai un

imperatore, che compì tutti gli sforzi dopo la sua vittoria su Licinio,

per ricostituire l’unità dell’Impero, per dargli di nuovo un governo

coerente e potente, la sua cultura e le sue arti, le sue leggi, questi

fu certo Costantino. Quanto ricca, varia e tenace ci appare l’opera

sua! Rimaneggiò definitivamente il sistema politico e amministrativo

di Diocleziano, cercando di rinforzare lo Stato. Se il sovrano non è

più considerato ufficialmente come un Dio, la corte diventa totalmente

orientale; la pompa del cerimoniale, la complicazione dell’etichetta,

il lusso dei cortigiani, il mistero in cui si nasconde l’imperatore

sono accresciuti. I grandi dignitari hanno, sotto la loro dipendenza

un numeroso personale, minutamente gerarchizzato. Sono il _Questor

Sacri Palatii_ che accoglie le istanze e prepara e controfirma le leggi

discusse dal _Concistorium_; il _magister officiorum_, una specie di

ministro della casa reale, che dirige il personale della polizia, le

guardie del palazzo, gli impiegati dell’amministrazione centrale;

i due ministri delle finanze, il _comes sacrarum largitionum_ e il

_comes rerum privatarum_. Anche il nuovo Consiglio dell’Imperatore, il

_Concistorium_, diventa più regolare che ai tempi di Diocleziano.

Sotto il _Concistorium_ e i ministri della casa imperiale sta

la burocrazia, creata da Diocleziano e notevolmente ingrandita.

L’incremento della burocrazia è uno dei fenomeni, che accompagnano la

decadenza e la dislocazione dell’Impero.

Tutti gli alti funzionari dell’Impero hanno ai loro ordini, un ufficio

o _scrinium_; e ogni _scrinium_ ha un personale gerarchizzato, che

servirà di modello alle monarchie assolute della prima storia moderna.

L’organizzazione provinciale è sempre quella di Diocleziano.

Invece di quattro tetrarchi c’è un solo imperatore; ma la divisione

amministrativa, creata da Diocleziano, è ancora in vita. L’Impero è

diviso in due o tre, forse anche quattro sezioni; alla loro testa

stanno appunto i prefetti del pretorio che, dopo la scomparsa dei

pretoriani, son divenuti dei grandi funzionari, civili e militari. Da

costoro dipendono i vicari, dai vicari i _praesides_ o i _consulares_

o i _correctores_. Ma sembra che il numero delle provincie, in cui

l’Impero era diviso, sia stato ancora accresciuto; e per quelle

stesse ragioni, che avevano spinto Diocleziano alla sua riforma delle

provincie.

Che fanno durante questo tempo le vecchie magistrature e il Senato

romano? Roma conserva ancora il suo Senato, i suoi consoli, i

suoi pretori, i suoi editti, e i suoi tribuni. Ma queste gloriose

magistrature non sono quasi più che delle cariche municipali.

L’esercito resta quello di Diocleziano con alcune riforme, che in

parte, ne esagerano, in parte, ne alterano il carattere originale.

Gli effettivi di ogni legione continuano a esser ridotti; il comando

militare è distinto dal civile; anzi, quello della cavalleria è

separato da quello della fanteria; il servizio dei viveri e del soldo,

da quello del movimento degli eserciti. Tutto l’Esercito è diviso in

tre grandi sezioni. La prima è rappresentata dalla milizia palatina

(_domestici, protectores, scolares_) che può essere paragonata

all’antica guardia pretoriana, e comprende un quinto o un sesto di

tutti gli effettivi, formando come un esercito di riserva e seguendo

nelle spedizioni importanti, l’imperatore. La seconda sezione è

rappresentata dall’esercito di linea o _comitatenses_ composta di

cittadini e di barbari, sparsa in piccole guarnigioni nelle città

dell’interno. La terza sezione comprende le truppe delle frontiere

(_riparienses, castriciani, limitanei_) reclutata sopratutto tra

i barbari e nei bassifondi delle popolazioni. Valevano meno dei

_comitatenses_; il loro servizio, era più lungo, e più piccola la loro

retribuzione; dovevano restare in permanenza nelle zone determinate

della frontiera, o nei castelli, nelle fortezze, nei campi di

concentramento. Una parte di queste truppe erano coloni.

Si scopre subito il difetto di questo sistema; mentre il corpo scelto,

la milizia palatina, era più che altro una truppa di parata, il nerbo

dell’esercito (i _comitatenses_) è suddiviso in piccoli nuclei e sperso

in piccole città dell’interno, per mantener l’ordine pubblico; fa

dunque l’ufficio di una gendarmeria più che quello di un vero esercito.

Di più nelle tre sezioni dell’esercito, abbondano i barbari. Costantino

apre ai barbari persino le porte della milizia palatina; e in una sola

volta recluterà 40,000 Goti.

La rovina della civiltà antica · 第 32 / 42 题