Con questa vittoria, cadevano le ultime vestigia del sistema di
Diocleziano, e la monarchia ereditaria poteva finalmente governare
tutto l’Impero, ricomposto di nuovo nell’antica unità. La lunga
evoluzione della grande repubblica aristocratica, riordinata da
Augusto, stava per chiudersi. Costantino avrebbe dunque la gloria di
creare la dinastia, che governerebbe il vasto impero, come i Tolomei
avevano governato l’Egitto. Il frutto sembrava questa volta maturo;
poichè, morte ormai le ripugnanze dello spirito e della tradizione
greco-latina, non c’erano più istituzioni così forti da opporsi;
e la dinastia era pronta, Costantino avendo abbattuto tutti i capi
che nutrissero ambizioni rivali, mentre l’Impero aveva bisogno di
un’autorità unica e forte, solida e permanente.
Senonchè tolte di mezzo tutte le altre difficoltà, ne sorse una nuova,
quella a cui abbiamo già alluso, più formidabile che le precedenti: il
cristianesimo. Costantino, che nella sua lotta contro Licinio, s’era
appoggiato sui cristiani, non poteva più governare che d’accordo con
i cristiani, e rispettando le loro credenze gli apologisti cristiani
videro più giusto di molti storici moderni, quando hanno detto che
la vittoria di Costantino su Licinio fu la vittoria decisiva del
cristianesimo sul paganesimo. Dopo la vittoria, di fatto se non di
diritto, il cristianesimo è già la religione ufficiale dell’Impero;
e non tarderà molto a diventare tale anche di diritto. Costantino
poteva dunque introdurre nell’Impero le istituzioni e il cerimoniale
delle monarchie asiatiche, ma non la dottrina che il sovrano era un
Dio, perchè questa idolatria politica avrebbe fatto orrore a tutti i
cristiani. Se aveva potuto istituire un potere più forte che quello di
Diocleziano, evitando la divisione dell’autorità suprema tra quattro
sovrani, doveva rinunciare per riguardo ai cristiani, al principio
della divinità degli imperatori, e per questo lato, il suo governo
sarebbe stato più debole che quello di Diocleziano.
La monarchia assoluta ed ereditaria è un sistema politico molto
comodo, sopratutto perchè scioglie con molta semplicità i due problemi
maggiori, che stanno dinanzi a ogni governo: l’unità e la continuità.
Ma fra gli inconvenienti, ce n’è uno particolarmente grave: la
difficoltà di giustificare l’attribuzione di poteri così illimitati
a una sola famiglia, come un privilegio ereditario. Gli antichi,
i quali nelle loro concezioni politiche facevano spesso prova di
un’audacia ingenua che manca ai moderni, avevano trovata una soluzione
di questa difficoltà radicale, facendo del sovrano una divinità. Come
dei, i re potevano avere dei privilegi, che sarebbero stati assurdi
per uomini. Il cristianesimo ha distrutto questa giustificazione del
potere monarchico che appare un po’ grossolana, ma che è ottima per
gli spiriti semplici; e questo spiega come il governare gli stati sia
divenuto, dopo il trionfo della nuova religione, molto più difficile e
complesso di prima.
Costantino ne fece a sue spese la prima esperienza. Se ci fu mai un
imperatore, che compì tutti gli sforzi dopo la sua vittoria su Licinio,
per ricostituire l’unità dell’Impero, per dargli di nuovo un governo
coerente e potente, la sua cultura e le sue arti, le sue leggi, questi
fu certo Costantino. Quanto ricca, varia e tenace ci appare l’opera
sua! Rimaneggiò definitivamente il sistema politico e amministrativo
di Diocleziano, cercando di rinforzare lo Stato. Se il sovrano non è
più considerato ufficialmente come un Dio, la corte diventa totalmente
orientale; la pompa del cerimoniale, la complicazione dell’etichetta,
il lusso dei cortigiani, il mistero in cui si nasconde l’imperatore
sono accresciuti. I grandi dignitari hanno, sotto la loro dipendenza
un numeroso personale, minutamente gerarchizzato. Sono il _Questor
Sacri Palatii_ che accoglie le istanze e prepara e controfirma le leggi
discusse dal _Concistorium_; il _magister officiorum_, una specie di
ministro della casa reale, che dirige il personale della polizia, le
guardie del palazzo, gli impiegati dell’amministrazione centrale;
i due ministri delle finanze, il _comes sacrarum largitionum_ e il
_comes rerum privatarum_. Anche il nuovo Consiglio dell’Imperatore, il
_Concistorium_, diventa più regolare che ai tempi di Diocleziano.
Sotto il _Concistorium_ e i ministri della casa imperiale sta
la burocrazia, creata da Diocleziano e notevolmente ingrandita.
L’incremento della burocrazia è uno dei fenomeni, che accompagnano la
decadenza e la dislocazione dell’Impero.
Tutti gli alti funzionari dell’Impero hanno ai loro ordini, un ufficio
o _scrinium_; e ogni _scrinium_ ha un personale gerarchizzato, che
servirà di modello alle monarchie assolute della prima storia moderna.
L’organizzazione provinciale è sempre quella di Diocleziano.
Invece di quattro tetrarchi c’è un solo imperatore; ma la divisione
amministrativa, creata da Diocleziano, è ancora in vita. L’Impero è
diviso in due o tre, forse anche quattro sezioni; alla loro testa
stanno appunto i prefetti del pretorio che, dopo la scomparsa dei
pretoriani, son divenuti dei grandi funzionari, civili e militari. Da
costoro dipendono i vicari, dai vicari i _praesides_ o i _consulares_
o i _correctores_. Ma sembra che il numero delle provincie, in cui
l’Impero era diviso, sia stato ancora accresciuto; e per quelle
stesse ragioni, che avevano spinto Diocleziano alla sua riforma delle
provincie.
Che fanno durante questo tempo le vecchie magistrature e il Senato
romano? Roma conserva ancora il suo Senato, i suoi consoli, i
suoi pretori, i suoi editti, e i suoi tribuni. Ma queste gloriose
magistrature non sono quasi più che delle cariche municipali.
L’esercito resta quello di Diocleziano con alcune riforme, che in
parte, ne esagerano, in parte, ne alterano il carattere originale.
Gli effettivi di ogni legione continuano a esser ridotti; il comando
militare è distinto dal civile; anzi, quello della cavalleria è
separato da quello della fanteria; il servizio dei viveri e del soldo,
da quello del movimento degli eserciti. Tutto l’Esercito è diviso in
tre grandi sezioni. La prima è rappresentata dalla milizia palatina
(_domestici, protectores, scolares_) che può essere paragonata
all’antica guardia pretoriana, e comprende un quinto o un sesto di
tutti gli effettivi, formando come un esercito di riserva e seguendo
nelle spedizioni importanti, l’imperatore. La seconda sezione è
rappresentata dall’esercito di linea o _comitatenses_ composta di
cittadini e di barbari, sparsa in piccole guarnigioni nelle città
dell’interno. La terza sezione comprende le truppe delle frontiere
(_riparienses, castriciani, limitanei_) reclutata sopratutto tra
i barbari e nei bassifondi delle popolazioni. Valevano meno dei
_comitatenses_; il loro servizio, era più lungo, e più piccola la loro
retribuzione; dovevano restare in permanenza nelle zone determinate
della frontiera, o nei castelli, nelle fortezze, nei campi di
concentramento. Una parte di queste truppe erano coloni.
Si scopre subito il difetto di questo sistema; mentre il corpo scelto,
la milizia palatina, era più che altro una truppa di parata, il nerbo
dell’esercito (i _comitatenses_) è suddiviso in piccoli nuclei e sperso
in piccole città dell’interno, per mantener l’ordine pubblico; fa
dunque l’ufficio di una gendarmeria più che quello di un vero esercito.
Di più nelle tre sezioni dell’esercito, abbondano i barbari. Costantino
apre ai barbari persino le porte della milizia palatina; e in una sola
volta recluterà 40,000 Goti.