Poco prima Diocleziano era morto a Salona, dopo aver assistito alla
rovina del suo sistema. La sua tetrarchia era ormai ridotta a una
diarchia, che si reggeva soltanto e per miracolo sull’equilibrio della
forza. Quanto tempo durerebbe questo equilibrio, che minacciavano di
continuo la diffidenza, l’ambizione, la rivalità, tutte le violenti
passioni dell’epoca semi barbara, in cui nessun principio sovrano
d’autorità dominava? Non tardò infatti a scoppiare una guerra tra i due
Augusti sopravissuti. Pare che Costantino ne abbia preso l’iniziativa,
con un qualunque pretesto; e Licinio fu battuto a Cibale, in Pannonia,
sulla Sava (oggi Vinteow) l’8 ottobre del 314, e poi di nuovo in
Tracia. Ma nè l’una nè l’altra furono battaglie decisive. Costantino
comprese che per vincere definitivamente il rivale, bisognava portar
la guerra nel cuore dell’Oriente, adoperando la maggior parte degli
eserciti e impoverendo la difesa delle frontiere, sempre minacciate.
Non avendo forze sufficienti per tale impresa, preferì un accordo. A
sua volta Licinio, che era stato vinto, consentì a trattare. Costantino
ebbe l’Illiria, la Grecia, una parte della Mesia, la Macedonia,
l’Epiro, la Dardania, la Dalmazia, la Pannonia, il Norico. Con questo
accordo, l’equilibrio delle forze tra i due imperatori, fu ricostituito
e si conservò per circa nove anni; durante i quali l’impero conservò la
forma equivoca di una diarchia, in cui la potenza degli imperatori era
limitata soltanto dalla diffidenza e dalla paura reciproca.
Ma non fu che una lunga tregua. Il sistema di Diocleziano era distrutto
mancando un Augusto che ne fosse, con la sua autorità, il dominatore;
e le ambizioni dei due imperatori e delle due corti concorrevano, con
le forze delle cose, a spingere l’impero verso la monarchia unitaria
ed ereditaria. In quei nove anni i due imperatori si prepararono alla
lotta risolutiva in tutti i modi, organizzando gli eserciti, cercando
alleati, e sfruttando sopratutto la lotta tra l’antica religione
moribonda e la nuova, che la sostituiva con tanta energia. Costantino
si sforzò, quanto potè, di assicurarsi l’elemento cristiano; Licinio,
per opposizione, mutò politica e cercò il favore dell’elemento pagano.
Quando scoppiò la guerra nel 323, Costantino non rappresentava soltanto
l’Occidente contro l’Oriente, aveva con sè anche i voti dei cristiani,
contro il rivale, a cui guardavano con fede e simpatia i pagani. E’
noto che la vittoria arrise al campione dei cristiani. Il 5 luglio
del 323, i due eserciti si incontrarono nella pianura di Adrianopoli;
Licinio fu vinto, e dopo avere combattuto con energia, si richiuse
in Bisanzio, che sbarrava la strada terrestre dell’Asia mentre la sua
flotta potente sbarrava quella del mare. Ma la flotta di Costantino era
comandata dal primogenito dell’imperatore, Crispo, che, ancora molto
giovane, s’era già distinto in precedenti operazioni contro i Franchi
e aveva ricevuto il titolo di Cesare. Crispo sconfisse l’armata di
Licinio allo sbocco dell’Ellesponto. Licinio abbandonò Bisanzio e cercò
di sbarrare a Costantino le vie dell’Asia Minore; ma circondato dal
nemico, dovette combattere vicino a Chrisopoli (Scutari), dove fu vinto
ancora (18 settembre del 324). Si rese allora al vincitore che, pur
avendogli promessa vita salva, lo fece uccidere l’anno seguente.