Questa rivolta segna l’inizio di un interminabile seguito di calamità,
guerre civili, guerre esterne, pesti e carestie che per cinquant’anni,
spopolarono e impoverirono l’Impero, distruggendo le _élites_ che
l’avevano governato, pacificato, e incivilito durante il primo e il
secondo secolo; e con queste _élites_, le arti della pace e la parte
migliore della cultura greca e latina.
Si cercano da secoli le ragioni per cui la civiltà antica è scomparsa:
e si capisce che l’argomento abbia tentato e tenti gli spiriti,
perchè poche civiltà sono state, nel loro fiore, più gloriose, e
hanno, nello stesso tempo, subito un destino più fatale. Quando noi
consideriamo quale fu la sorte della civiltà che, dall’anno mille,
cominciò a rifiorire in Europa sulle rovine della antica, non possiamo
non domandarci perchè l’Europa goda da 9 secoli di uno sviluppo quasi
ininterrotto, in cui le conquiste e i profitti accennati sorpassano
sempre le perdite; e perchè, invece, la civiltà antica, vigorosa e
creatrice, è stata vittima di una terribile catastrofe, in cui doveva
essere, quasi interamente, sommersa. Si accusano da molti, le invasioni
dei barbari; e si dimentica che è necessario, allora, spiegare
come un sì grande Impero, che possedeva tutta la scienza militare
dell’epoca, non sia stato capace di difendere le sue frontiere,
contro quei popoli che da lui avevano imparato i primi rudimenti
dell’arte della guerra e del governo. Altri storici attribuiscono
questa rovina al cristianesimo; altri ancora alla preponderanza che
presero, nell’Impero, le classi inferiori e le popolazioni più barbare;
altri al fiscalismo spoliatore e all’assolutismo. Ma tutte queste
spiegazioni, in parte giuste, non spiegano _nulla_; se non si spiega
nello stesso tempo perchè il cristianesimo potè, _in certo momento_,
imporre all’Impero dottrine e istituzioni, che dovevano annientare il
suo vigore politico e militare; se non si spiega per quali ragioni le
razze, che popolavano l’Impero, si mescolarono insieme, diventando
barbare; e come e perchè lo Stato finì per strangolare l’Impero con
il suo assolutismo e la sua finanza insensata. Tutti questi fenomeni
di decomposizione dovevano avere una causa prima, che bisogna
chiarificare.
Questa causa prima è un grande disordine politico: proprio quel
disordine politico, che fu generato dalle guerre civili seguite alla
morte di Alessandro Severo e che continuò per mezzo secolo. Ma quale
fu a sua volta la causa di questo disordine politico? L’annientamento
assoluto dell’autorità del Senato, che tanti storici considerano come
ingombro inutile nella struttura dell’Impero. Il Senato fu distrutto
dalle legioni barbare che, a un certo momento, non s’inchinarono più
alla sua autorità secolare; dalla paura che lo paralizzò dinanzi alla
forza scatenata delle legioni, quando s’accorse che il suo prestigio,
tutto morale, non esisteva più; dalla distruzione delle famiglie più
illustri e più rispettate; dagli elementi nuovi, incolti e grossolani,
che riempirono i vuoti della vecchia aristocrazia, decimata dalle
guerre civili. Ma quando il Senato fu spogliato della sua autorità,
non ci fu più in tutto l’Impero un’autorità capace di legittimare
l’imperatore; venne cioè a mancare ogni principio di legittimità,
in nome del quale si riconoscessero tutti obbligati a obbedire
all’Imperatore; e con questo principio sparì ogni traccia di procedura
legale per l’elezione dei capi dell’Impero. Le legioni scelsero gli
imperatori, e il loro favore divenne unica fonte dell’autorità suprema;
ma le legioni eran molte, stazionavano in paesi lontani, di rado si
trovavano d’accordo, e spesso cambiavano idea.
Come si sarebbe potuto, se non con la guerra e la spada, fare una
scelta, fra imperatori che tutti si riconoscevano lo stesso diritto,
poichè tutti erano egualmente eletti da legioni, il cui voto
conclamatorio aveva il medesimo valore? Onde l’interminabile seguito
delle guerre civili; perchè non c’è verdetto della forza contro il
quale non si possa ricorrere alla forza. Non era la prima volta che,
nel mondo antico, un popolo restava come sospeso in aria, dopochè erano
cadute quelle istituzioni con cui s’era, per secoli, governato.
Ma quelle crisi, benchè spesso rovinose, erano state circoscritte,
trovandosi quei popoli attorniati di Stati, in cui l’ordine legale
non era turbato, e in cui il potere si basava su un principio di
legittimità ancora solido. Il popolo in rivoluzione poteva sempre
prendere in prestito ai paesi confinanti questo principio di
legittimità e il modello delle istituzioni, che su quello posavano, per
ristabilire, presto o tardi, un governo. Quando in un popolo l’anarchia
durava tanto tempo da inquietare i vicini, si trovava sempre tra questi
vicini, uno Stato, pronto a imporre con la forza quell’ordine, che non
sapeva darsi da sè. Per questo, nell’antichità, le guerre sono tanto
spesso legate alle rivoluzioni interne degli Stati.
Invece, per la prima volta nella storia del mondo antico, nel terzo
secolo nella nostra era, un immenso Impero si trovò senza un principio
con cui distinguere l’autorità legittima dall’usurpazione violenta,
senza nessuna istituzione politica abbastanza forte per imporre
tale principio. Ma questo immenso Impero, che comprendeva una parte
dell’Europa, dell’Asia e dell’Africa, era, per la sua stessa grandezza,
al sicuro di un intervento, che vi avrebbe ristabilito l’ordine,
imponendo altri principii e altre istituzioni; e non poteva d’altra
parte attingere in nessun paese un nuovo principio di legittimità,
perchè a settentrione, a occidente, a mezzogiorno, confinava con una
turbolenta barbarie; a oriente con un Stato non barbaro, l’Impero
persiano, ma di recente fondazione, uscito appena da una guerra civile,
ostile e quanto diverso per storia ed aspirazioni! L’Impero Romano
fu dunque abbandonato a sè stesso e costretto a risolvere il tremendo
problema di trovare, con le sue forze, un nuovo principio d’autorità
e di legittimità. Donde la formidabile esplosione di violenza, che
distrusse a poco a poco la più grande e miglior parte della civiltà
antica.