È bene, o lettore, prevenire un'osservazione che di leggieri potrebbe
cangiarsi in accusa.
L'accidente che guidò il Conte di Virtù a Campomorto è molto, è
troppo simile a quello che condusse Agnese Mantegazza al castello dei
Visconti.
Il primo, perduto in una foresta, fu raccolto semivivo da una mano
pietosa, che gli diede ospitalità, e lo richiamò alla vita. L'altra
in uno stato non meno grave, in un luogo non meno deserto, è messa in
salvo dal suo amante, e gli divien ospite nel suo castello. I due fatti
si rassomigliano non solo, ma l'uno tien dietro all'altro sulla stessa
carriera, come una linea prolungata col regolo. Il caso non si compiace
di architettate simmetrie. Le creazioni della natura hanno un'impronta
di varietà, che rifugge dalle linee combinate e regolari.
Tutto ciò è vero; e se l'autore della cronaca fosse poeta, o
romanziere, avrebbe dovuto evitare un avvicinamento di fatti simili che
tolgono al racconto la ingenua vaghezza della verità.
Non tacerò quindi che, in vista di tale inconveniente, fui tentato
di pigliarmi una licenza, sostituendo ima pagina di mia invenzione
al foglio sbiadito e polveroso della cronaca. Ma la tentazione non
escì dal novero dei peccati di pensiero. — Dopo aver accompagnato
il nostro vecchio narratore per un buon tratto di strada con una
docilità pedissequa, mi parve scortesia lo sciogliermi da lui, e
tentare un'altra via, per quanto mi potesse sembrare meno aspra.
Pensai oltracciò che il proposito di vestire la roba altrui di forme
più dilettevoli m'imponeva degli oblighi, che Dio sa se avrei saputo
mantenere. — Dubitando di poter far meglio colla scorta della fantasia,
ho dunque preferito di lasciare tutta la responsabilità della storia
all'obliato cronista, cui quattro secoli di silenzio devono aver
meritato un po' di rispetto. Nè ora nè poi, per essere dilettevole,
vorrò divenire meno veritiero. Posto ciò, il lettore, che forse ci
aveva preso entrambi in sospetto nel vederci condurre i due nostri
protagonisti sur una sola via di sventure, si riconcilierà con noi,
pensando che la natura, sempre varia e nuova nelle sue opere, si
compiace talora, in via di eccezione, di sembrar piccola, stentata,
simmetrica. Chiedete al pittore se non osservò mai il cielo posseduto
da due nubi foggiate e colorite ad un sol modo; dimandategli se,
gittando a caso un drappo sul suo modello di legno, non vide escirne
pieghe appajate e simiglianti?