Se le piene di questo fiume anche oggidì, relativamente alla sua
importanza, sono gravi, a più forte ragione lo dovevano essere allora
che il necessario declivio dei campi, artificiosamente compiuto nelle
regioni medie della pianura, lasciava sussistere nelle inferiori un
ostacolo al libero deflusso delle acque. E, infatti, più volte la
storia ci parla di disastri cagionati da questo modesto fiume. Nel
1285, a modo d'esempio, un'inondazione straordinaria di esso arrestò le
vittorie dei milanesi reduci da Castel Seprio ed avviati a Fagnano[22].
La città nostra, appena sorta dalle sue ruine, si circondava di
ubertose campagne; ma, nel chiamare a sè la maggior copia d'acqua,
pensava a trarne profitto, non a moderarne il corso mano mano che essa
si scostava dal centro della sua influenza fecondatrice. Ond'è, che
quando le terre di Milano ne provavano sazietà, i campi sottoposti
ne subivano una perniciosa esuberanza. Ciascuno dei terrieri faceva
schermo coi mezzi suoi proprj a quelle irruzioni; e, nel difendere
momentaneamente i margini dei suoi possessi, invece di disarmare il
nemico, lo allontanava, spingendolo più terribile sul fondo altrui.
Il nostro Farinello, per la posizione del suo mulino, era appunto
uno di coloro che raccoglievano il troppo degli altri, e che ne
sopportavano le terribili conseguenze. Pratico della malignità del suo
torbido vicino, egli sapeva mandarne a vuoto le piccole vendette. — Ma
poco poteva contro le gravi; quando egli cominciava a temere, ne aveva
di solito più d'una ragione.
Durante la notte che precedette il terzo giorno, non spiovve mai.
L'Olona, quel piccolo e placido fiume, che d'ordinario era la dovizia
di chi ne abitava le rive, correva gonfia, vorticosa, spaventevole;
ormai non v'erano margini a contenerne i furori. Superiormente al
mulino, le sponde in tutto il loro sviluppo erano già soverchiate.
Le tracce serpeggianti dell'antico letto venivano distinte dagli
alberi piantati sulle rive; i teneri arbusti s'incurvavano sotto il
flagello della fiumana; e i tronchi, dissimulando l'urto, non si
piegavano che una volta sola quando il torrente li schiantava. Il
filone della riviera, segnato da un corso più rapido, ora vorticoso,
or piano, trascinava seco grosse bolle di schiuma, che a quando a
quando sparivano nei gorghi, per venire a gala poco dopo ingrossate.
Dove l'alveo era più largo e le sponde più espanse, aprivansi immensi
guadi, in cui l'elemento devastatore sembrava calmarsi alcun poco.
Ivi, infatti, aveva sfogo sulle circostanti campagne; entrava pei
fossatelli, rompeva i ciglioni, e scorreva libero e padrone fin dove
trovava un argine maestro. Povere campagne!
“Van giù le messi e illusi piange i voti
“L'egro cultor.[23]„
Colle recenti seminagioni andavano perdute non soltanto le fatiche di
una stagione, e l'anticipato tributo delle sementi, ma il lavoro di
anni; poichè quei solchi, poco prima ben governati e saturi di sostanze
produttive, rimanevano poscia insteriliti da uno strato di arena
silicea.
L'acqua, ritornando al suo letto pregna di argilla e di fimo, più
impura del biondo Tevere d'Orazio, diveniva densa, torbida, quasi
del color di rame; ma l'aumentata densità non scemava l'impeto e la
violenza del suo corso. Dove i margini più ristretti e meglio muniti
opponevano nuova resistenza, incalzava sempre con crescente furore.
A tratto a tratto, ampie zone di terra accerchiate da rigagnoli si
tramutavano in isole, che a poco a poco erano corrose e di colpo
inghiottite. Alberi robusti, che avevano scampato alle inondazioni di
un secolo, venivano scossi dalle radici, sbarbicati e travolti con
orribile rovinío. — A ridosso di quei tronchi, s'arrestavano minori
piante, virgulti e felci; e tra gli uni e gli altri si stipavano rami
fronzuti, manipoli d'erbe, e bruscoli, prodotto delle devastazioni
superiori. Tali imbarazzi, crescevano sempre più il ribollimento delle
acque, e ne raddoppiavano il furore e la vendetta sui terreni vicini.
Il disastro, nel suo procedere, assumeva proporzioni ancora più
imponenti. Ormai le campagne sommerse s'erano spogliate di quanto
possedevano di più prezioso. Tremavano i poveri abitatori dei casolari
costrutti sulla riva; perchè quasi tutti indifesi o mal protetti da
piccoli argini. Già in qualcuno di essi l'acqua si era fatta strada
per le porte, per le finestre, o filtrava attraverso le fessure
delle muraglie. Dove era facile il varco, soleva fare minor danno;
dove incontrava resistenza, irrumpeva: e, dopo aver tramestato ogni
cosa, esciva vincitrice dalle porte scassinate, trasportando seco,
come trofei, le masserizie, gli attrezzi rurali, i cenci dei miseri
contadini.
Alla vista delle tavole, dei panconi, degli staggi, che correvano giù
pel fiume, Farinello apprendeva la dolorosa storia dei suoi vicini.
— Quei rottami non erano abbastanza guasti per nascondere la loro
origine. Talora erano intere suppellettili, che dalla nota forma
accusavano donde venissero, ed a chi dianzi appartenessero. Più tardi
si videro degli animali domestici; alcuni ancora vivi si sforzavano di
vincere la corrente; altri, esinaniti o fatti cadaveri, scendevano in
balía di essa.
Se il ribollimento delle acque e lo scroscio della pioggia avessero
sospeso un momento il rombo assordante, si sarebbero udite da lontano
le grida degli inondati, che accorrevano ad ajutarsi scambievolmente,
o per mettere in salvo la roba ancora intatta, o per tentare di
riprendere quella che era già stata rapita. Il lavoro era incessante;
ma dove non si trattasse di apprestamenti alla fuga, ogni fatica
tornava presso che infruttuosa.
Dapertutto era una scena di desolazione: dapertutto gemiti e
misericordie che n'andavano a cielo. Intere famiglie attendevano a
spogliare la loro abitazione coll'ansia e col sospetto dei ladri,
che mettono a ruba la casa altrui; e raccolto il meglio, pensavano a
metterlo in salvo colla vita. I vecchi spingevano avanti la piccola
mandra, o l'unica giovenca; gli uomini robusti reggevano sulle spalle
involti, fastelli, o suppellettili. Le donne portavano in braccio i
loro bimbi, le cui strida erano una ben mesta aggiunta alla somma
delle comuni querimonie. I fanciulli, secondo l'età, fatti dalla
comune disgrazia solerti e giudiziosi, prestavano mano alle domestiche
bisogne. Alcune famiglie avevano scampo percorrendo la cima degli
argini ancora rispettati; altre uscivano per le finestre, spingendosi
sui batelli, o navigando nelle tinozze, fino a trovar terra soda.
In mezzo però a sì gravi mali, fra tanti gemiti, non si udiva un
accento disperato od una bestemmia. Tutti erano invasi da un religioso
terrore dell'ira celeste, cui meglio era placare coll'opera e colla
pazienza, anzi che provocare colle insulse imprecazioni. Pure, il
comune sgomento non era rappresentato meno al vivo da quel silenzio.
Tutti avevano scritto sul volto l'ansia, il terrore; a tutti balenava
al pensiero il terribile sospetto: — “chi sa se torneremo al nostro
povero casolare.„
Farinello, uomo d'ottimo cuore, sarebbe stato il primo ad accorrere
in ajuto dei suoi vicini, se non avesse pensato che l'opera sua era
indispensabile a sè ed a' suoi ospiti. — Egli non si allontanò quindi
dal suo abituro, se non quanto bastasse a sottrarre qualche arredo,
che pensava rendere al suo padrone. Fuor di ciò, simile al pilota, che
non abbandona il governale del suo vascello anche quando la burrasca lo
rende inutile, dopo aver meditato e messo in pratica tutte le misure di
prudenza, non cessava dall'operare, dal dirigere, dal sorvegliare.
Non così la Nena: non così Canziana. — La prima gemeva, e avvicendava
coi lunghi sospiri una filastrocca di preghiere infervorate dalla
paura. L'altra non sapeva staccarsi dalla sua padrona, cui di quando in
quando susurrava all'orecchio il consiglio di cercar scampo altrove,
rafforzando l'avviso coi proverbi e colle istanze. Ma Agnesina non
aveva nulla che le importasse di mettere in salvo; nemmeno la vita.
Era vicina la notte del terzo dì, quando finalmente cessò di piovere.
Una brezza fresca e sincera spirante da maestro faceva presagire buon
tempo pel giorno venturo. — S'accorse di questo mutamento la stessa
Canziana, badando alle foglie spiccate dai rami, che pigliavano il
volo verso la parte opposta alla consueta. Farinello accorreva a
confermare la buona nuova; e, pigliando per mano Agnesina con cordiale
domestichezza, la conduceva al finestrino rivolto a ponente, per farle
osservare una striscia di cielo spazzato, entro cui imporporavano gli
ultimi raggi del tramonto.
Tornarono gli spiriti alla Nena e a Canziana, così pronte alla
confidenza, come lo erano state al terrore. — Anche Agnesina si
rallegrò; e rese alle sue compagne un sorriso di buon augurio, il primo
che ella sprigionasse dalle sue labra dopo la partenza da Campomorto.
— Farinello però era ancor l'uomo pensoso di prima; e volontieri
avrebbe rampognata la sua donna troppo presto imbaldanzita; ma non
lo fece, per non intorbidare l'angelico sorriso dell'ospite. Lasciò
che le donne godessero di quelle apparenze; egli non se ne fidava
punto. Scese quindi di bel nuovo nella sua barchetta, percorse ancora
una volta le rive del fiume, e visitò i luoghi dove credeva esservi
il maggior pericolo. Quel cambiamento d'aria, quella promessa di un
migliore dimani, non rendevano meno grave il presente. Il livello
dell'acqua non decresceva, nè era stazionario; andava ancora lentamente
aumentando. Simile sempre al nocchiero che dall'alto mare scopre il
porto, si consolava nel vedersi vicino al luogo di salvamento, sperava
d'arrivarvi sano e salvo, ma non osava cantar vittoria.
Il cielo era ancora coperto di nubi; ma queste non erano più sì
compatte come prima. Dove esse apparivano un po' slegate e quasi
trasparenti, brillava qualche stella, e, verso ponente, alla luce del
crepuscolo s'associava il pallido splendore di un lievissimo segmento
lunare.
“Quattro ore così, ed ogni pericolo sarà passato„ — diceva tra sè
Farinello, godendo al pensiero d'aver vicino il termine delle sue
apprensioni — ma in queste poche ore, soggiungeva, non bisognerà
dormire sulla cavezza. La fiera rugge ancora„ — e vogava intanto verso
la parte settentrionale dell'isola, divenuta uno stagno.
Dall'alto di un piccolo promontorio formato da un gruppo di pedali
d'alberi intrecciati, e ricolmi di terra, spiava l'accorto mugnajo i
procedimenti del fiume. E nella calma del far guardia, numerava i suoi
danni, e già studiava il modo di porvi rimedio. All'orto ed alla vigna
prometteva qualche settimana d'indefesso lavoro ed, oltre alle sue, un
pajo di buone braccia prese ad opera. Ai sacchi di grano confidatigli
dai suoi avventori consacrava le sue condoglianze, caritatevoli sì,
ma diverse di quelle che teneva in serbo per sè. — A chi era stato
sempre largo con lui, proponevasi di far sentir meno la perdita; pei
frustamattoni teneva in pronto il — _res perit domino_ — che aveva
appreso a suo danno in casi consimili. Pensava infine alla condizione
del suo mulino, al miracolo di vederlo ancora in piedi, e faceva
voto di proveder sùbito ai ristauri, se il cielo glielo faceva escire
intatto da quella prova.
Così passò un'ora: intanto erasi abbujato del tutto. La luna, scesa
sull'orizonte, non mandava più alcun splendore dal suo disco fatto più
grande e più rosseggiante.
Allora Farinello trasse fuoco dalla selce, ed accese un lampione
per riconoscere l'altezza dell'acqua. La trovò stazionaria: sperava
di vederla tra poco decrescere. Poichè l'aria favoriva il corso dei
fiumi inferiori, era lecito sperare, che il decremento dell'Olona si
renderebbe tosto sensibile.