Dopo una procella straordinaria per violenza e per durata, era
lecito sperare che il cielo avesse esaurite le sue ire, e tornasse
all'ordinaria mitezza della stagione. Il buon pronostico andò fallito.
Al vento impetuoso e vario, seguì un greco tiepido, foriero di
nuova intemperie: al diluvio una pioggia queta, ma fitta e costante.
L'uragano era stato un eccesso di collera della natura; quel sèguito
sembrava esserne la vendetta.
Farinello, per tutto il giorno seguente, conservò il suo perfetto
buon umore, occupandosi di colei che egli con tenerezza chiamava un
occhio di sole, e superbo di potere ospitare sotto il proprio tetto
la figlia del suo benefattore. Di mezzi onde far fronte alle ingiurie
del suo vicino ne aveva, o gli sembrava averne più del bisogno. Il
vento alla fine calmerebbe, — pensava tra sè, — più e più volte v'erano
stati indizii di ciò, e si racconsolava. Ma verso sera, guardando in
alto, mise, senza volerlo, un gran sospiro. — Grosse nubi correvano
verso Ticino, cacciate dal vento ancora più gagliardo; e le oche,
sparnazzando, mettevano incessantemente uno strido di pessimo augurio.
— Visitò la riva del fiume su varii punti; tutto gli parve in regola.
Le gore del mulino erano vuote; gli scaricatoj ricolmi, ma saldi.
E pioveva ancora, e dirottamente; nè v'era alcun sintomo di miglior
tempo.
“Benedetto rigagnolo — diceva tra sè, temperando coll'epiteto l'insulto
dell'appellativo — soli due mesi fa non bastavi a far umido il becco
di dieci passere, e la tua miseria aveva posto la ruggine al pernio del
mulino. Ora hai tanto ruzzo!„
Quel rigagnolo era il nobile acquedotto, come lo chiama il Giulini, e
la regale Olona, come la battezza un poeta del nostro secolo,[20] che
bagna le mura di Milano. — Non famosa come l'Arno ed il Tevere, essa ha
la virtù modesta di rendersi utile fino all'ultima goccia. I forastieri
non la conoscono; e molti pretti ambrosiani vivono e muojono senz'altro
saperne che il nome.
Chi esce da Milano, per la porta che guarda a ponente, la trova sulla
strada a pochi passi dalle mura: e se vuol seguirne il corso per breve
tratto, vede che essa, rinunciando fino al nome di fiume, mette in
comune le sue sorti con quelle dei rivi artificiali; e che non torna a
riaver nome e vita, se non quando le sue acque diventano un di più, e
il suo letto un provido canale per portarle al loro destino.
L'Olona, anticamente Oleunda, geme in vicinanza di Varese dalle
propaggini occidentali delle prealpi camonie, che dalla riva sinistra
del Verbano si stendono fino alla destra del Benaco, chiudendo
entro una bastita speciale la grande convalle lombarda, conterminata
agli altri lati dal Ticino, dal Mincio e dal Po. — L'Olona, il più
piccolo dei fiumi che segnano la longitudine della nostra pianura,
è comparativamente il più utile di tutti; perocchè il suo alveo,
serpeggiando a fior di terra non defrauda neppure una stilla del suo
tiepido umore ai campi che la fiancheggiano. — Non parliamo dei nostri
tempi, in cui l'arte di rendere produttivo queste elemento fecondatore,
è la più ovvia applicazione delle scienze esatte. — Fin prima del
mille, secondo lo storico Galvano Fiamma, l'Olona era per opera degli
agricoltori milanesi, uno dei più utili ordigni della gran macchina
agricola; onde il suolo lombardo, da sterile e paludoso che ora,
divenne un modello di feracità.
In vicinanza di Milano, l'Olona pigliava il nome di Vepra (Vedra)
ed introdotta in città presso la pusterla Fabrica (ponte dei Fabri)
ingrossata dalle acque del Nirone e del Seveso, costituiva quel canale
detto Vitabile (Vecchiabbia) che è tutto dì il più sucoso alimento dei
nostri campi suburbani; e che a quei tempi (se crediamo allo storico
Landolfo) era un corpo di acqua tanto considerevole, da essere atto
alla navigazione.
Poco più di un secolo prima dell'epoca, di cui favelliamo, l'acqua
dell'Olona fu partita in due rami, uno dei quali si lasciò come prima
venire in Milano, l'altro fu condotto a scaricarsi pel naviglio grande
nel Tesinello. — Fu allora che il podestà Beno dei Gozadini, promotore
di quest'opera grandiosa, subì per mano dei milanesi, irritati dalle
conseguenti gravezze, uno di quei giudizj, che ci insegnano ad essere
cauti nell'accettare come voce di Dio il grido d'ogni turba. Il
Gozadini venne crudelmente massacrato dalla plebe, che egli aveva
beneficato; e fu ignominiosamente sepolto in quel rivo, che doveva
essere la sua gloria.
Quasi tre secoli dopo questo fatto, quando don Ferrante Gonzaga cinse
Milano delle mura che oggi esistono, l'Olona fu del tutto esclusa dalla
città ed avviata per intero al Tesinello.
Al disotto di Milano, la storia dell'Olona si confonde con quella dei
canali, in cui essa si scarica. Fin oltre a Binasco, ha vita comune
col Tesinello, più al basso riprende il suo nome e la sua importanza,
finchè, poco lungi dalla sua foce nei Po, lambe una grossa borgata,
che per essa è nominata Corte Olona. — Una parola anche su questo
villaggio, poichè fu desso antichissima villa dei Re d'Italia, quando
Pavia era la reggia d'Insubria. Lotario reduce da Roma, ov'era sceso
a farsi coronare, soggiornò lungamente in Corte Olona, e nell'anno
823 ivi emanò una delle più rimarchevoli sue leggi. Deplora egli
l'ignoranza e l'abbandono dei buoni studj; e a porvi rimedio istituisce
cattedre di sapienza, e chiama i più culti lettori del tempo a
dispensare agli allievi i compendii delle obliate dottrine. — Il primo
che dietro ciò aprisse scuola in Pavia fu un certo Dungalo. Non è
temerario il dire, che per lui si gittasse la prima base della celebre
Università ticinese[21].