LVIII.

Dopo una procella straordinaria per violenza e per durata, era

lecito sperare che il cielo avesse esaurite le sue ire, e tornasse

all'ordinaria mitezza della stagione. Il buon pronostico andò fallito.

Al vento impetuoso e vario, seguì un greco tiepido, foriero di

nuova intemperie: al diluvio una pioggia queta, ma fitta e costante.

L'uragano era stato un eccesso di collera della natura; quel sèguito

sembrava esserne la vendetta.

Farinello, per tutto il giorno seguente, conservò il suo perfetto

buon umore, occupandosi di colei che egli con tenerezza chiamava un

occhio di sole, e superbo di potere ospitare sotto il proprio tetto

la figlia del suo benefattore. Di mezzi onde far fronte alle ingiurie

del suo vicino ne aveva, o gli sembrava averne più del bisogno. Il

vento alla fine calmerebbe, — pensava tra sè, — più e più volte v'erano

stati indizii di ciò, e si racconsolava. Ma verso sera, guardando in

alto, mise, senza volerlo, un gran sospiro. — Grosse nubi correvano

verso Ticino, cacciate dal vento ancora più gagliardo; e le oche,

sparnazzando, mettevano incessantemente uno strido di pessimo augurio.

— Visitò la riva del fiume su varii punti; tutto gli parve in regola.

Le gore del mulino erano vuote; gli scaricatoj ricolmi, ma saldi.

E pioveva ancora, e dirottamente; nè v'era alcun sintomo di miglior

tempo.

“Benedetto rigagnolo — diceva tra sè, temperando coll'epiteto l'insulto

dell'appellativo — soli due mesi fa non bastavi a far umido il becco

di dieci passere, e la tua miseria aveva posto la ruggine al pernio del

mulino. Ora hai tanto ruzzo!„

Quel rigagnolo era il nobile acquedotto, come lo chiama il Giulini, e

la regale Olona, come la battezza un poeta del nostro secolo,[20] che

bagna le mura di Milano. — Non famosa come l'Arno ed il Tevere, essa ha

la virtù modesta di rendersi utile fino all'ultima goccia. I forastieri

non la conoscono; e molti pretti ambrosiani vivono e muojono senz'altro

saperne che il nome.

Chi esce da Milano, per la porta che guarda a ponente, la trova sulla

strada a pochi passi dalle mura: e se vuol seguirne il corso per breve

tratto, vede che essa, rinunciando fino al nome di fiume, mette in

comune le sue sorti con quelle dei rivi artificiali; e che non torna a

riaver nome e vita, se non quando le sue acque diventano un di più, e

il suo letto un provido canale per portarle al loro destino.

L'Olona, anticamente Oleunda, geme in vicinanza di Varese dalle

propaggini occidentali delle prealpi camonie, che dalla riva sinistra

del Verbano si stendono fino alla destra del Benaco, chiudendo

entro una bastita speciale la grande convalle lombarda, conterminata

agli altri lati dal Ticino, dal Mincio e dal Po. — L'Olona, il più

piccolo dei fiumi che segnano la longitudine della nostra pianura,

è comparativamente il più utile di tutti; perocchè il suo alveo,

serpeggiando a fior di terra non defrauda neppure una stilla del suo

tiepido umore ai campi che la fiancheggiano. — Non parliamo dei nostri

tempi, in cui l'arte di rendere produttivo queste elemento fecondatore,

è la più ovvia applicazione delle scienze esatte. — Fin prima del

mille, secondo lo storico Galvano Fiamma, l'Olona era per opera degli

agricoltori milanesi, uno dei più utili ordigni della gran macchina

agricola; onde il suolo lombardo, da sterile e paludoso che ora,

divenne un modello di feracità.

In vicinanza di Milano, l'Olona pigliava il nome di Vepra (Vedra)

ed introdotta in città presso la pusterla Fabrica (ponte dei Fabri)

ingrossata dalle acque del Nirone e del Seveso, costituiva quel canale

detto Vitabile (Vecchiabbia) che è tutto dì il più sucoso alimento dei

nostri campi suburbani; e che a quei tempi (se crediamo allo storico

Landolfo) era un corpo di acqua tanto considerevole, da essere atto

alla navigazione.

Poco più di un secolo prima dell'epoca, di cui favelliamo, l'acqua

dell'Olona fu partita in due rami, uno dei quali si lasciò come prima

venire in Milano, l'altro fu condotto a scaricarsi pel naviglio grande

nel Tesinello. — Fu allora che il podestà Beno dei Gozadini, promotore

di quest'opera grandiosa, subì per mano dei milanesi, irritati dalle

conseguenti gravezze, uno di quei giudizj, che ci insegnano ad essere

cauti nell'accettare come voce di Dio il grido d'ogni turba. Il

Gozadini venne crudelmente massacrato dalla plebe, che egli aveva

beneficato; e fu ignominiosamente sepolto in quel rivo, che doveva

essere la sua gloria.

Quasi tre secoli dopo questo fatto, quando don Ferrante Gonzaga cinse

Milano delle mura che oggi esistono, l'Olona fu del tutto esclusa dalla

città ed avviata per intero al Tesinello.

Al disotto di Milano, la storia dell'Olona si confonde con quella dei

canali, in cui essa si scarica. Fin oltre a Binasco, ha vita comune

col Tesinello, più al basso riprende il suo nome e la sua importanza,

finchè, poco lungi dalla sua foce nei Po, lambe una grossa borgata,

che per essa è nominata Corte Olona. — Una parola anche su questo

villaggio, poichè fu desso antichissima villa dei Re d'Italia, quando

Pavia era la reggia d'Insubria. Lotario reduce da Roma, ov'era sceso

a farsi coronare, soggiornò lungamente in Corte Olona, e nell'anno

823 ivi emanò una delle più rimarchevoli sue leggi. Deplora egli

l'ignoranza e l'abbandono dei buoni studj; e a porvi rimedio istituisce

cattedre di sapienza, e chiama i più culti lettori del tempo a

dispensare agli allievi i compendii delle obliate dottrine. — Il primo

che dietro ciò aprisse scuola in Pavia fu un certo Dungalo. Non è

temerario il dire, che per lui si gittasse la prima base della celebre

Università ticinese[21].

Il Conte di Virtù vol. 1/2 Storia italiana del secolo XIV · 第 77 / 111 题