Torniamo ancora per poco a Campomorto, dove ci rimangono a compiere
due officii; pietosi entrambi, ma di una indole assai diversa. — L'uno
ci guiderà ad assistere agli estremi onori resi a Maffiolo, il martire
secreto dell'amore di patria. L'altro ci avvicinerà alla sua sventurata
figlia, e facendocela vedere sola, piangente, infelice, sveglierà in
noi un onesto desiderio di scandagliare quel cuore, per conoscere la
profondità della sua ferita. Disponiamoci ad essere compassionevoli,
giacchè la sventura ha le sue attrattive e il suo culto. Quando avremo
detto l'ultimo vale alla vita che si estingue, consacreremo una parola
d'augurio ad una esistenza nuova, che nel dolore rassoda la sua tempra;
che per esso attinge un alto grado di maturità e di bellezza.
Quella bufera che sfiorì troppo presto una vita saggia ed operosa,
non serbando di essa che il modesto profumo della memoria, quella
stessa fè sbucciare anzi tempo un'altra vita, e, nutrendola di dolore,
la costrinse a porgere una troppo doviziosa primizia di virtù e di
sacrificj: ma ahi pur troppo i frutti precoci annunciano precoce
caducità. — Raffrontate per tanto queste due esistenze, l'una che
chiude, l'altra che incomincia la sua carriera, dica ognuno se quel
ramingo, che, dopo lunghi disagi, rientra nel povero ostello dove
attende riposo, non è più invidiabile di colui che n'esce ad un
pellegrinaggio pieno di difficoltà, senza guida e consiglio, incerto
di tutto, della via fin anco; certo solo d'intraprenderla in un mattino
burrascoso?
Il giorno seguente a quello in cui era partito il Conte di Virtù,
arrivò Canziana. Tanta era l'ansia d'Agnesina, ch'ella cominciava a
divenire ingiusta verso i suoi inviati, tassandoli di lentezza. Ma
non appena ebbe notizia del loro arrivo, l'angoscia scemò, o, per dir
meglio, cambiò di natura, e fè cessare ogni proposito d'accusa e di
malcontento.
La fanciulla corse incontro alla buona donna, e prima di rivolgerle
una delle tante dimande che aveva a farle, le gettò le braccia al
collo, e vi nascose il volto e le lacrime. — Canziana le rispose dello
stesso tenore; e, poichè ebbe lasciato libero sfogo alla commozione,
riferì in poche parole l'esito della sua gita, assicurando che tutto,
compatibilmente colle circostanze, era riescito bene. A prova di ciò le
disse, che ella precedeva di pochi istanti il convoglio funebre: onde
Agnesina si dispose a muovergli sùbito incontro.
I terrazzani di Campomorto, conosciuto il pietoso motivo di
quell'inatteso apparire della castellana, si univano ad essa, e
ingrossavano la schiera della pia processione. — Un religioso silenzio
regnava in quella turba; una mestizia profonda, ma non torbida, era
scolpita sul volto di tutti. Fino il bisbigliar delle preci era più
sommesso del consueto.
Canziana, che nella sua vulgare semplicità possedeva tutte le doti di
un'anima gentile, pensò che nessuna cosa avrebbe recato un'opportuna
deviazione al cupo dolore dell'orfana, quanto il racconto di ciò che
aveva veduto ed operato; racconto non lieto al certo, anzi pieno
di acerbe memorie, e, se vogliamo, di dolori, ma sempre più grato
del silenzio, che è la pietà degli insensibili e può essere confuso
coll'indifferenza. Narrò quindi il disgusto provato al metter piede
nella casa dei Mantegazzi; dove, alla santa memoria del giusto,
faceva tetro riscontro il sacrilegio degli sgherri di Barnabò, che ne
favorivano il saccheggio e la distruzione.
“La casa nostra, — disse ella con quella solita famigliarità onde
faceva sue le gioje e le pene dei padroni; — la casa nostra è trattata
come roba di rubello; ormai è simile ad un campo mietuto, in cui è
lecito a tutti andare alla busca dei rilievi: se vedeste che ruina!
le porte sono schiuse, le imposte abbattute, le inferriate storte o
svelte.„
Ed era non più del vero: dopo la catastrofe, i birri erano stati i
primi ad invaderla, i primi a frugar nei luoghi più riposti, ed a far
man bassa su quanto capitò loro alle mani. Intascarono tutto ciò che
era, od aveva l'aspetto d'essere di qualche valore: ciascuno trovò
il proprio conto; tutti condussero quella maledizione con un accordo
degno dell'infame mestiere. Quanto poi avanzò alla loro ingordigia
fu abbandonato alla plebaglia che avida, impaziente, inebriata dalla
speranza di bottino, si lanciò su quei resti come le belve affamate
sopra un ossame.
“Anch'io, ripigliò Canziana, misi il piede in quel luogo di
desolazione; e come aveva il cuor gonfio e preparato a un grande
accoramento, provai in cambio un più grande conforto nel vedere, che
la stanza, in cui giaceva la salma di messer Maffiolo, era stata
rispettata. Non già che quelle anime scelerate potessero sentire
vergogna o rimorso nel profanare l'asilo di un defunto. — Quando
avessero avuto un po' di timor di Dio non avrebbero manomesso la
casa e la proprietà di un cittadino. — Sapete voi chi le teneva in
rispetto?... Un piccol numero di popolani, armati per verità di tutto
punto, ma più autorevoli per la parola, che per la forza. Essi facevano
la guardia alla porta della cella mortuaria; a chi chiedeva l'ingresso
colla voce, davano buone parole; a chi minacciava, rispondevano colle
minacce; ai violenti facevano violenza. — In mezzo a quella buona
gente, da cui appresi quanto vi ho narrato, sentii parlare di messere,
come del loro benefattore; piangevano essi la sua perdita come voi a un
dipresso, o come io; e mi narravano, quasi già non lo sapessi, chi egli
era, e come liberale coi poveri e buono con tutti. — Vedete, o madonna,
i giudizj del mondo! quei ribaldi del palazzo, perchè hanno una divisa,
si chiamano giustizia, anche quando rubano e saccheggiano; mentre quei
poveracci che esponevano la vita per quella giustizia, che è la vera
perchè non è inventata dagli uomini, sono tenuti in niun conto, e guai
a loro, se non s'accontentano dell'interna sodisfazione d'aver operato
per bene. Ma io sono certa che anche a voi, come a me, la sollecitudine
di quei buoni darà un conforto, che supera la misura del male cagionato
dalla perversità altrui. — Qualche volta mi pare (vedete idea strana!)
che la persecuzione abbia il suo lato invidiabile; poichè essa ci
frutta la benevolenza delle anime oneste....„
Dietro a queste parole della buona donna, poteva la donzella sopportare
con minore strazio il doloroso carico che s'era imposto. Il silenzio
che ne seguì non era uno di quelli che facevano paura alla timida
affezione della governante. Il volto della dolente dava segni non dubii
dei buoni effetti delle sue parole.