XXIX.

In mezzo a tante e sì opposte passioni, che avevano per altro comune

la sorgente da cui scaturivano, i progetti di Medicina, elaborati tra

le angosce delle sue veglie, rassomigliavano alle discussioni di certe

adunanze turbolente, in cui la tesi primitiva fatta a brani, per così

dire, dagli agitati oratori, devía dal suo punto di partenza, e, dopo

aver errato su di un terreno ignoto, decide alla fine ciò che non si

era nemmanco pensato di proporre.

La prima idea del ciurmatore era rivolta al possesso di Maria, ad

averla ad ogni patto, non escluso quello di farla sua per tutta la

vita, ne' modi onesti, dando cuore per cuore. Ma la conclusione, a cui

arrivava, dopo una lunga vicenda di tentativi e di sconfitte, dopo

mille progetti ed altretanti pentimenti, era affatto diversa, era

opposta. — Egli deliberava di ferirla nell'onore, di far strazio del

suo nome: il tramite, che congiungeva questi due disegni così disparati

fra loro, non deve essere un mistero per chi sa, come il delirio

dell'amore lo avesse condotto a quello della vendetta.

Ora lo scelerato poteva giungere al suo scopo per due vie. La prima,

che sodisfaceva in parte alle antiche idee, gli presentava qualche

difficoltà, ma gli prometteva un doppio compenso. Bisognava aspettare

il momento opportuno d'esserle vicino, affrettarlo, prepararlo

coll'astuzia, se era d'uopo; la brutale passione avrebbe poi fatto

il resto. — L'altra era più facile e sicura, tanto che la sfrontata

arditezza di quel malvagio quasi si vergognava di seguirla. Un racconto

qualunque, fosse pur fondato su di una lieve apparenza, o su di una

menzogna, bastava a dar vita alla più micidiale calunnia. — Spettava a

lui l'ordirla, a lui il fidarla alla loquace maldicenza delle comari;

ed in un sol giorno il vitupero di Maria sarebbe sparso a mille e mille

esemplari nel mondo. Ravviata la fiammella, non avrebbe poi mancato di

soffiarvi dentro, per tener vivo l'incendio. — Medicina ebbe ricorso

al primo dei due partiti, perchè in esso vi erano per di più tutti gli

elementi alla buona riuscita del secondo.

Un dì o, diremo meglio, una sera, perchè era bujo fitto, il ciurmatore

s'avviava, come di solito, alla taverna, giurando solennemente entrò

sè di mostrarsi altr'uomo da quello che era stato fino allora. — A

caso, in quel momento le due camere terrene, che formavano la sala e

la credenza del taverniere, erano stivate di gente. S'adombrò sulle

prime come alla vista d'altretanti testimoni della sua ribalderia; se

ne rallegrò poco dopo, vedendo che tutti avevano gli occhi sul proprio

desco; tutti erano infervorati ne' discorsi.

Quel ridotto aveva il più squallido aspetto. — Si discendeva in esso

per quattro gradini di mattoni collocati a coltello. Le muraglie

cosparse di macchie e di strisce, riflettevano qua e là le tracce

ora fosche or lucenti di un'umidità abituale. Il pavimento, coperto

di un pattume fangoso, era ingombro de' nauseanti rilievi delle

mense. Sfilavano all'ingiro i rozzi deschetti coperti da grossolane

tovaglie, su cui erano impresse le glorie dei pasti di una settimana.

Dalle lucerne rade e bisunte pioveva una luce sinistra più intensa

al basso, nella parte superiore offuscata da una nuvola di fumo, che

si svolgeva dai lucignoli negletti. — Era la più bella scena per

un pennello fiammingo; ma sarebbe stato ben più serio e svariato

tema per un filosofo, che volesse entrare nelle midolle di quella

riunione scioperata, e definirne uno per uno i sentimenti, i gusti, il

linguaggio.

Medicina al suo entrare, salutò le vecchie conoscenze, e senza

accostarsi ad alcuno, andò a sedere in un angolo della credenza, a

fianco della porta che metteva ad un corridojo ed alla cantina. —

Scelse quel posto, il meno ambito d'ogni altro, per isfuggire agli

occhi di tutti, e perchè o presto o tardi per quella porta sarebbe

passata Maria.

Per mettere in perfetta quiete ogni possibile apprensione di Bertolino,

comandò che gli fosse recato quanto aveva di più squisito, e chiese

non uno ma due fiaschetti; non la solita vernaccia, ma la più spumante

delle sue malvagíe.

Bertolino, a quell'ordine, metteva sossopra tutta la casa; perchè

avventori così splendidi gli fioccavano di rado. Spediva il garzone in

cantina, la figlia a cercare biancheria di bucato; ed egli accorreva ai

fornelli, dove in una pentolina di terra fumava un intingolo, che non

poteva temere confronti, perchè era l'unico.

Il ciurmatore non mangiò; aveva una gravezza sullo stomaco che gli

toglieva ogni appettito; ma pur, non volendo dare a conoscere che

qualcosa gli frullava pel capo, si finse a meraviglia il diluvione

delle altre sere, facendo scorrere a terra quanto aveva sul piatto, ed

invitando il cagnuolo della casa a cenare in sua vece. — Fe' miglior

viso ai due fiaschi. Il primo bicchiere gli aperse la via agli altri;

e con un po' di proposito, se non colla voglia consueta, diede fondo ad

entrambi. Però quella malvagía gli sembrava insipida; e se non l'avesse

riconosciuta agli effetti, quanto al gorguzzolo non sapeva giudicarla

migliore del solito agresto.

Brillava sul volto di lui il fuoco sinistro di quella mezza ebrietà,

che centuplica le forze, e lascia sopravivere quanto senno è necessario

a guidare un'impresa arrischiata e ribalda. Le sue guance, già di

solito colorite, erano ardenti come quelle di un febricitante; l'occhio

lucido ed injettato guizzava per ogni dove, codiando tutti e tutto.

Le labra imporporate dal vino, sciogliendosi di tratto in tratto dalle

strette, cui venivano assoggettate da un convulso digrignare dei denti,

mostravano il livido delle morsecchiature, e si atteggiavano in modo da

lasciar dubio se preparassero un sorriso od una bestemmia.

L'interno della bettola aveva intanto ripreso un aspetto più

tranquillo. Alle grida degli avventori succedevano le calme

discussioni. — Un gruppo s'occupava d'una importante sfida coi dadi.

I giocatori circondavano il tavoliere, muti se scuotevasi il bossolo,

vivi e loquaci al gittare le sorti. Chi non era della partita,

arrischiava di traverso una moneta, scommettendo per la fortuna

di questo o di quel dadajuolo. Bertolino era del numero; e, per

distoglierlo in quel momento dalla sua occupazione, non avrebbe forse

bastato un comando di Medicina. — Questi vedeva, e taceva aspettando

soltanto che la partita fosse ben bene impegnata.

Il garzone sedato sur una banca, abbandonate le braccia al tavolo ed

il capo tra le braccia, dormiva placidamente. — Solo Maria, che pure

avrebbe potuto starsene un po' tranquilla, attendeva a riordinare il

salotto, a rimettere gli utensili nell'armadio, ad ammucchiare le

stoviglie, a ripiegare le biancherie. — Quel darsi moto la faceva

essere più sicura; ella sfuggiva con quest'arte all'insistente

persecuzione di uno sguardo odioso. — Correva quindi dalla sala

alla credenza, da questa al corridojo, e ritornava sollecita per

ricominciare la stessa corsa; tutto ciò senza dir parola, senza far

strepito.

L'androne era perfettamente oscuro. — Quando Medicina pensò che fosse

venuto il momento di mandare ad affetto i suoi disegni, visto che Maria

vi si era inoltrata, le tenne dietro a passo leggiero coll'intendimento

di raggiungerla in capo ad esso. Quella febre fittizia, che commove

la volontà e rinvigorisce la mano, se l'era procurata ad arte, per

aver fermezza e coraggio all'opera; ma i piani di questa erano stati

concetti e maturati nel completo possesso della sua ragione.

Visitò giorni prima la stanza, l'uscio, l'andito attiguo, e non

risolvette di metter mano all'impresa se non quando ebbe la certezza

d'uscirne trionfante ed impunito. Entrando quindi nel corridojo, fu

sua prima cura di chiudere dietro a sè la porta che lo separava dalla

credenza. — Sapendo che il chiavaccio era unto, lo fece scorrere nelle

anella; certo che non avrebbero mandato cigolío. — Due passi più avanti

all'altezza di un uomo v'era una finestruola sguernita di grata, e

protetta solo da un'imposta sconnessa. Ei salì mettendo il piede al

sicuro, l'aperse, protese il capo all'infuori, e riconobbe, alla luce

delle stelle, che all'intorno non v'era anima viva.

Questa doppia precauzione aveva per iscopo di impedire che le grida di

Maria, ove questa gli usasse il mal garbo di alzar la voce, giungessero

fino alle orecchie della gente che era al di fuori. La finestra era

stata aperta allo stesso fine, perchè l'aria libera si portasse via

con sè ogni parola un po' calda, ogni gemito mal represso; ma più

ch'altro aveva avuto di mira di schiudersi alle spalle una ritirata

in caso di sorpresa. — Medicina conosceva perfettamente la situazione

della casipola; sapeva che quella finestra guardava in un orto; che

quell'orto, cinto da una siepaglia disfatta, metteva ad una delle più

deserte vie della città.

Tutto ciò non fu che l'affar di un momento: ma quel momento bastò alla

fanciulla perchè s'accorgesse di tutto. — Nella fitta oscurità, che

regnava in fonde dell'androne, ella aveva acquistato tanta sensibilità

delle pupille, che, alla fioca luce della finestruola, potè riconoscere

chi l'inseguiva. — Comprese e inorridì: comprese che la fuga era

impossibile, e che le grida erano vane. — Raccomandò a Dio non la sua

vita, ma l'onor suo; e rincantucciata in un angolo, più indignata della

sceleraggine altrui, che intimidita dal proprio pericolo, attese gli

eventi.

“Maria, prese a dire il ribaldo con un tuono sommesso ed ipocrito, che

vi ho mai fatto io perchè mi vogliate tanto male?„

“Vi giuro o Messere, soggiunse la fanciulla con calma dignitosa, che io

non risponderò ad alcuna delle vostre dimande, se non dopo che avrete

aperta quella porta.„

“Non volete che questo? l'aprirò quella porta a piacer vostro, fra un

istante, subito; ma ad un patto....„

“Aprite dunque;„ l'interruppe la fanciulla rafforzando la voce su quel

_dunque_ quanto illogico, altretanto solenne ed imperioso.

“Piano, piano; un momento, prese a dire Medicina, mutando stile, — se

l'ho chiusa non lo feci a casaccio....„

“Aprite, vi ripeto per l'ultima volta.... se no....„

“Minacce: e a chi e perchè?.. ben sapete che io non sono un fanciullo,

e che prima di operare ci penso due volte.... Se la pillola vi sembra

amara, meglio è per voi ingojarla di un tratto.... Ma che? soggiunse in

tuono di scherno, mi volete far credere che sulla gruccia della civetta

stia appollajata una colomba? — La modestina, la beatina! oh vè, la

fenice delle fantesche da cánova! Vergogna! Vi debbo apprendere io a

fare il vostro mestiere?.. Ah, ah.... ma avete anche voi i grilli...,

li abbiam tutti; anch'io ho i miei; non fosse altro quello di basire

dalla passione. In grazia vostra, vedete, me ne vo, tutto sciolto in

lacrimuzze, pel buco dell'acquajo.„

La povera fanciulla fremeva, all'udir quelle parole svergognate, ma non

fiatava. Il pericolo si faceva più grave, più imminente; ed ella non

aveva ancor trovato nè scampo nè ripiego. — Ma il coraggio non le era

per ciò venuto meno.

Quel tacere crebbe la parlantina e l'ardire del ribaldo. Egli, che

s'aspettava una salva d'ingiurie, credette leggere in quel silenzio il

principio di una rassegnazione mansueta.

“Non hai niente a ridire, o fanciulla. — Meglio così. — Già un giorno

o l'altro ti bisognerebbe cascare nelle unghie di qualche nibbiaccio. —

V'ha nella tua taverna d'assai peggio di me.„

E in dire queste ed altre parole, della cui impudenza la nostra penna

da qui in avanti non si vuol far complice, egli tentò avvicinarsi

a Maria. — Stendeva le braccia a caso, e le agitava a guisa di un

nuotatore inesperto. Mezzo brillo com'era, a quella luce semispenta

egli non giungeva a scorgere che cosa avvenisse davanti a sè. Ma il

luogo era ristretto, e Maria non poteva sfuggirgli. — Alla fine,

dopo una serie di tentativi inutili, alternando svenevolezze ed

imprecazioni, giunse a ghermirla per un braccio, e, tiratala a sè di

viva forza, la strinse alla cintura fra i suoi artigli di ferro.

Ma se l'uno impiegava membra maschie, rinvigorite in quel punto da

una passione selvaggia, l'altra, povera e debole donna, aveva per

sè l'agilità della prima gioventù, la prontezza dei movimenti, l'uso

completo di tutto il suo senno.

Con un moto inatteso e rapido, ruppe Maria la cerchia che la stringeva,

e, spinto lontano da sè lo sciagurato, corse a rimpiattarsi presso

alcuni ordigni accatastati nell'angolo del corridojo, perfettamente

dicontro ad una porta semichiusa, che mascherava la scala della

cantina.

Il candido fazzoletto, che le copriva le spalle, ripercosse la

scarsa luce di riflesso, che si effondeva dalla finestra, e svelò

al ciurmatore il posto, in cui s'era ricoverata la sua vittima. —

Tanto bastò perchè egli tornasse all'assalto. Inferocito nel vedersi

respinto, ed a quel modo e da una debole donnicciuola, corse a lei,

spiccando un salto simile a quello di una fiera, che assale la preda

al varco. — Covava egli nell'animo i più neri propositi; agitava in

pugno uno stiletto risoluto di far sangue e di ucciderla, dopo averla

straziata in ogni maniera.

Non sapremmo dire quanto durasse quest'ultima lotta; ogni minuto

doveva sembrare un secolo. Non ci è dato nemmanco di poter riferire

esattamente fin dove giungesse la temerità di quell'assassino. Ci

affretteremo però a rassicurare i nostri lettori, che Dio diede in

quel punto ad una povera creatura quanti mezzi bastarono a rimovere

l'instante pericolo, ed a farla vindice dell'oltraggio ricevuto.

Quando Medicina ritornava a' suoi tentativi, ormai sicuro del trionfo,

quando Maria era ridotta a tal stremo di forze da sentir dubio di

sè, l'assalitore agitavasi e combatteva sull'orlo di un precipizio. —

Bastò alla fanciulla, in quel momento, il men vigoroso de' suoi sforzi;

Medicina, malfermo sulle gambe e costretto ad indietreggiare, cercò

invano un punto stabile su cui riavere l'equilibrio. — Le sue calcagna,

scorrendo sullo spigolo del primo scaglione, scivolarono al basso;

tutto il corpo, deviato dal suo centro di gravità, cadde all'indietro;

la testa, urtando fortemente nelle imposte dell'uscio, le spalancò

e si aperse di sotto un precipizio. — Entr'esso ruzzolò capolevato

quell'immane corpaccio, battendo la nuca sulle soglie di pietra, e

lacerando le spalle e le membra sugli orli de' gradini; nè s'arrestò

che quando, con orrendo tonfo, giunse sul pavimento della cantina.

Maria era salva.

Il Conte di Virtù vol. 1/2 Storia italiana del secolo XIV · 第 44 / 111 题