Medicina era tra gli accreditati clienti di un certo Bertolino de'
Sisti pavese, che teneva osteria in una delle più deserte strade
della città. Ancorchè la professione costringesse l'oste a praticar
sempre con abbietti furfanti, egli s'era serbato onesto, servizievole,
discreto: insomma era una perla d'uomo.
Il ciurmatore, sparecchiato il suo palco ed insaccati i suoi
terzuolini, accorreva ogni sera a quella bettola, e vi faceva buon
fianco, gustando gli intingoli più ghiotti regalatigli da Messer
Bertolino, ed ingolando la sua posca, che gli sembrava fino siroppo,
quando gli era versata da Maria, la figlia dell'oste.
Le sue fermate colà s'andavano prolungando per più ragioni. —
Dimezzava ogni boccone per far tempo; perchè intanto, vigile sempre
sugli interessi altrui, provedeva ai proprj. A questo fine, teneva
conto d'ognuno che andasse o venisse; ammiccava le facce nuove con
quella penetrazione che di colpo indovina; e dalle vecchie conoscenze
succhiava novità e commenti. — Ma cadeva in un nuovo mondo quando
era al cospetto della bellissima Maria; per lei, obliata la sua bieca
taciturnità, veniva a paroline inzuccherate, con lei lodava perfino
la bevanda inacetita della sua cantina, e nel pagare lo scotto non
rivedeva il conto, anche quando v'era somma d'avanzo.
Quale fosse la cagione di questo repentino mutamento, ognuno
l'indovina; ed ognuno forse avrà già preveduto, che il germe di un
sentimento educatore caduto in animo tanto abbietto non doveva recar
buoni frutti. Anche il liquore più generoso e l'acqua più pura, deposti
in vaso immondo, s'intorbidano, si guastano, sanno di muffa.
Bertolino faceva il suo mestiero con zelo e con coscienza. — Sempre
attento a che nessuno osasse fare oltraggio alla sua cara figliuola,
non guardava poi tanto pel minuto agli svagati dileggini, se alcuna
volta si permettevano di esternare con parole, condite di un'equivoca
galanteria, la loro ammirazione. — “Fin qui, egli diceva, quelle
frasche non ripetono che una troppo chiara verità„. Maria, egualmente
bella che savia, viveva in quella tresca, senza che la sua bellezza,
e l'ingenuità del suo cuore, ne venissero meno. — Pareva che ella
evitasse il contatto d'ognuno; che quell'aria pregna di miasmi
inverecondi non ascendesse fino a lei. Accorreva sollecita a chiunque
la dimandasse; accudiva a tutto; tutti rendeva paghi; ma non alzava mai
gli occhi, e non diceva parola, che non fosse strettamente richiesta
dal suo mestiere.
Se fosse possibile rappresentare il demonio in atto d'adorare un
angelo, converrebbe ricorrere a questa imagine per dare un'idea precisa
della pietà tenera e compunta, che il ciurmatore provava ogni volta
s'incontrasse in Maria. Quello stesso contegno asciutto e riservato,
che la rendeva severa ad ogni parola dubia, fuggevole ad ogni superflua
chiamata, lo incapricciavano tanto più, in quanto che di solito in
que' convegni incontrava una loquacità, libera e sfrontata, sollecita
sempre, e troppo, a prevenire ogni suo desiderio.
Quel malvagio era dunque forzato ad inchinarsi davanti alla virtù
modesta, che non provoca per vincere, ma disarma per non combattere.
— Più e più volte egli era venuto colà col fermo proposito di smettere
tante insipide monellerie, tanti vuoti sospiri, e di andar per la via
più dritta: ed altretante volte aveva dovuto confessare a sè stesso
la propria impotenza. Fuori dell'osteria egli intavolava progetti
infallibili, nutriva fermi propositi, per la giornata, pel momento
stesso del suo arrivo; dentro di essa e sotto l'influenza di due
occhi, che non si volgevano su lui se non a caso, rimetteva tutto ad un
dimani, che non arrivava mai.
Ma a lungo andare, il genio del male doveva nutrire la speranza di
un trionfo. Gli eletti profumi della virtù, che comanda riverenza,
languivano inavvertiti, quelli della voluttà facevansi ogni dì più acri
ed inebrianti.
Per uscire alla fine da quella puerile riservatezza, che lo conteneva
sempre alle stesso posto, egli ripudiò l'improvida temperanza, che da
qualche tempo, in ossequio alla sua nuova passione, aveva adottata.
— Da frequenti e più laute libazioni aspettò ed ottenne la rabida
petulanza necessaria a spianargli la via. Chiese a Bertolino, e pagò
pronti contanti e senza stiracchiature, quanto aveva di meglio nella
sua cantina. Il dabben uomo, non vedendo in ciò che il lecito suo
guadagno, accorreva a servirlo; egli stesso toglieva la polvere alle
più venerande bottiglie, le sturava e mesceva al suo avventore l'oblío
d'ogni rispetto, preparando a sè ed alla sua casa una fatale esazione
d'attentati e di oltraggi.
Ben s'avvide Maria di quanto accadeva in suo danno. Ella aveva scoperto
già da tempo che le occhiate del ciurmatore non erano casuali ed
innocenti; aveva raccolto alla sfuggita le parole di lui, e benchè non
ne comprendesse bene il senso, perchè velate da plateali eufemismi, non
pertanto ignorava le procaci intenzioni di chi osava pronunciarle.
Dir tutto a suo padre fu il primo, il più spontaneo partito che le si
parò alla mente: e fu sul punto di farlo. — Ma la ragione, coll'esempio
d'altre simili procelle scongiurate dalla sola prudenza, ne la
sconsigliò; mostrandole l'inopportunità di muovere querela per vaghe
supposizioni, ed il pericolo di produrre uno scandalo, i cui effetti
ricadrebbero per intiero su lei e sulla sua casa.
Forte della propria virtù, certa che nè promessa nè minaccia avrebbero
mai potuto smoverla da' suoi propositi, vigorosa così di nervi come
d'animo, pensava di poter sfidare le indirette provocazioni di un uomo
rotto dalla crapula e destituito d'ogni attrattiva. Se le fosse stato
meno spregevole, avrebbe dubitato di sè; l'odio, in questo caso, era il
talismano della sua salvezza. — Nella sorda guerra, che le si moveva,
prese il partito di evitare gli scontri, e di lasciarsi vedere il meno
possibile.
Tacque pertanto, e riescì qualche tempo a meraviglia ne' suoi piani.
Solo, per maggior cautela, indusse suo padre ad associarle, negli
officii di famiglio, un garzoncello; dicendogli, che il suo negozio
andava prosperando, che ella non bastava alle chiamate di tanti
avventori, che dalle sue lentezze forse taluno avrebbe potuto pigliar
disgusto e sviarsi, e cose simili. Il padre, cieco d'amore per sua
figlia, benchè non vedesse altra novità nella sua taverna fuor quella
che messer Medicina beveva vernaccia e non più vin da torchio, aderì di
buon grado alla dimanda; assoldò un vivace giovinetto, e lo pose sotto
gli ordini di sua figlia.
Medicina, che ormai non aveva più alcun dubio sui sentimenti di lei,
indovinò sùbito che fosse quella novità; e, se da principio l'accolse
con stizza mal repressa, l'accarezzò più tardi come una tacita sfida,
come un insulto, che dimandava vendetta.
Da quel giorno non aspettò che Maria s'avvicinasse al suo deschetto per
affrontarla co' suoi motti svergognati. Egli stesso, ogni volta che ne
ebbe occasione, sopratutto se il padre era lontano od occupato d'altre
faccende, moveva in traccia di lei, talora cercando impietosirla colla
preghiera, tal altra investendola col sarcasmo e colla minaccia.
Quanto durasse questa vergognosa lotta, non lo sapremmo dire. Certo
è che dei due contendenti, il più saldo era Maria. — Ferma sempre
ne' buoni propositi, ella non aveva d'uopo di fare appello alle sue
forze, per trovare armi a custodire le proprie virtù. — Medicina
invece, infiacchito da una passione brutale, non sapeva rendersi
conto se più valesse l'odio o l'amore per lei. Avrebbe voluto vederla
morta; ma prima saperla disonorata. — E se egli non giungeva ad essere
l'assassino del suo onore, ch'altri almanco lo fosse; purchè ella
cessasse di portare in trionfo una virtù balda ed invulnerata. — Nelle
sue notti insonni egli accarezzava visioni di sangue. Il pugnale,
immancabile ministro delle sue vendette, riposava da gran tempo nella
guaina; perchè da gran tempo non aveva provato un inferno simile a
quello, in che era sospinto da una donnicciuola. “Ucciderla, egli
pensava tra sè, e poi uccidermi... Ma a qual pro?„ gli gridava in cuore
una voce codarda, per avvertirlo che i patti di una simile vittoria
erano troppo gravi.
Spaventato del suo stesso furore, rinveniva a più mite consiglio; ma
solo perchè il suo cuore riposasse quanto era d'uopo a riaver lena e ad
erompere nei suoi vagheggiati delirj.
“Ucciderla sì, urlava poco dopo, scannarla; ma io vivere per maledire
la memoria della sua vantata virtù; vivere non più per lei, ma contro
di lei, perchè la vendetta non si estingua colla debole vita di una
feminetta, ma continui su quanti l'hanno amata...„
Col riapparire del giorno, quegli accessi di follia si acquetavano
alquanto. Medicina non disconosceva l'importanza e la probabile
necessità de' suoi progetti di sangue; ma avrebbe voluto tentare di
giungere, per altra via e con minori pericoli, allo stesso scopo.
“Non hai mai veduto, diceva egli a sè stesso una mattina dopo una
veglia d'inferno, una bella parete, su cui sia steso di fresco
un bianchissimo getto lisciato colla nettatoja? Il più meschino
furfantello, a cui quel liscio e quel pulito non garba, dà egli fuoco
alla casa per sì poco? — Mai no; ei lo sfregia e lo deforma in men che
io non lo dica. Imita il baroncio, o Medicina; insudicia quel biancore,
che ti fa specchietto, e metti in disparte il pugnale.„