III.

Su quell'imagine e su quel fiore si raccolsero in una mistica

contemplazione i sensi svagati della fanciulla. I due oggetti,

per l'origine e la natura loro sì diversi, rappresentavano appunto

l'antagonismo dei sentimenti, che faceva ondeggiare il suo cuore, e

quella battaglia di passioni, di propositi, di speranze, in mezzo a

cui esso combatteva col doloroso dubio della sconfitta — I rimpianti

del passato, le realtà della vita attuale, le visioni dell'avvenire

scorrevano dinanzi a lei con una successione rapida e piena d'evidenza;

ma in quella vicenda quanto chiare e distinte erano le imagini,

altretanto rimescolate e indecise riescivano le emozioni; ogni dolcezza

ricordata traeva seco una stilla d'amaro, come ogni rimpianto aveva la

sua piccola parte di refrigerio.

Quel ritratto le ricordava gli anni spensierati dell'infanzia, la cui

memoria è sì dolce, quando essa è passata. — Rammentava gli innocenti

trastulli, ravvivati da gare, ma scevri d'invidia, la compagnevole

giocondità delle amiche, il benevolo garrire della governante, il

facile pianto ed il più facile sorriso; poi le prime ingenue vanità,

i primi palpiti innocenti. Il cuore ben di buon grado s'impadroniva

di quelle care memorie, tentava arrestarne le fuggevoli impressioni,

spronava la mente a penetrare in quel labirinto d'inezie, per trarne

alla luce ogni arcana dolcezza. — Ma i sensi ottusi dagli acri profumi

di quel fiore imbrigliavano la memoria, che ad un tratto si faceva muta

ed infida nel resuscitare il passato.

Allora un'altra pagina della vita s'apriva agli occhi della

trambasciata, e vi leggeva l'indomabile passione, che le cangiò in noja

la pace domestica, e le prime lacrime non incolpevoli, e la menzogna

pronunziata dinanzi alla propria coscienza; poi vedeva in sè stessa

l'orfana imprudente, che aveva abbandonata la casa, col pretesto di un

pericolo, che forse non esisteva; docile ai consigli di un sentimento,

che era troppo fervido per vantarsi del tutto innocente.

A quest'idea un brivido mortale le invase le membra, e già provava

i primi sintomi di un dolore disperato, quando la voce di colei, che

la vegliava dal cielo, accorse a confortarla, susurrandole in cuore:

“colui che tu ami è degno di te.„

Ma il cuor suo era esso indovino? È possibile che una madre svincolata

dagli affetti terreni, e in vista di Dio, conforti una fanciulla

colpevole?

La desolata ripiombava in un altro campo di dolori; e già vedevasi, in

pena del suo fallo, abbandonata dall'uomo, pel quale aveva fatto getto

d'ogni ben suo — una perplessità angosciosa le entrava nel cuore; e il

demone della gelosia v'infiggeva un acutissimo strale.

Così quell'infelice, dopo avere ondeggiato fra troppi dolori, e troppo

scarse consolazioni, ritornava esausta di forze al punto da cui era

partita.

La memoria, quest'eco fedele del passato, senza di che la vita sarebbe

il nascere ed il morire d'ogni giorno, raccoglie il bene e il male, e

lo affida al criterio, perchè lo riordini e lo raffronti. Così dalle

cose trascorse può lo spirito umano leggere davanti a sè quelle che lo

attendono; a quel modo che le vicende cosmiche di una giornata ci fanno

prevedere quelle dell'indimani.

Ora quest'indimani, sulla scorta del passato, le appariva ancor

più tempestoso. Essa, già d'animo proclive alla mestizia, vieppiù

contristata dai presentimenti e da un insolito rampognare della

coscienza, ricadeva in una più cupa desolazione, e “Vergine

Santa, sclamava tra sè, l'ora è varcata: il sole ormai scomparso

dall'orizzonte segna il termine di questa giornata di aspettazione.

Che mai sarà, accaduto? Tu non conosci, amor mio, come sia lungo un

dì, quando ogni ora, ogni minuto porta seco una speranza delusa? Un

palpito di gelosia schianta il cuore; e tu potesti protrarre tanto il

mio martirio? Mio Dio, non mi punite dimani con un altro giorno simile

a questo; fatemi piuttosto morire... Oh deve essere stata grave la mia

colpa, se tanta e sì grave è la pena!„

Rimaneva poscia silenziosa e come assopita; il pensiero di espiare

con que' dolori il suo fallo, faceva momentaneamente tacere le angosce

della passione gelosa, e la guidava ad altr'ordine di idee. Ciò pareva

racconsolarla alcun poco. — La speranza di ottenere il perdono di sua

madre era l'unico rimedio contro quel veleno, che le rodeva il cuore.

Ne beveva quindi a larghi sorsi. In quel momento avrebbe gradita la

morte come il più provido dono della mano di Dio — E già nella mentale

aspirazione con cui chiedeva al cielo di riavere l'amore di sua madre,

stava racchiusa la tacita preghiera d'essere tolta all'indefinibile

imbarazzo di un'esistenza avviata così sinistramente.

“Che avanza alla tradita colpevole? continuava ella fra se. Come

ottenere l'oblío degli uomini? come far rifluire alla sua sorgente quel

sangue che i battiti di un cuore colpevole espandono sulla mia fronte,

imprimendovi il marchio della vergogna? Vivrò lontana da tutti; fuggirò

la luce del giorno; e poi? Nell'eterna notte che mi circonda, la mia

colpa brillerà di una luce ancor più spaventosa. Se io chiudo gli occhi

per non vederla, una voce me ne parlerà all'orecchio; se ogni senso

langue, quella voce avrà sempre eco nel cuore — reo e giudice ad una.„

Quest'idea, ancorchè fosse feconda di dolori, non era più il coltello

di prima. — Da che il cuore aveva consacrato un palpito alla memoria

della madre, da che le sue labra avevano pronunciato quel santo nome,

la sua mestizia s'era fatta più placida, e la mente riposava alquanto

nella fiducia che la pia protettrice le avrebbe di lassù scoperta ed

inspirata la via dello scampo.

A rinfrancarla, a toglierla alla tortura di tante dubiezze, contribuì

non poco una circostanza del tutto fortuita. — Al magnifico tramonto,

che abbiamo raccomandato alla imaginazione de' nostri lettori, era

succeduto il più mite, il più sereno crepuscolo. Era quell'ora, in cui

cessano le fatiche del giorno, e l'uomo e la natura si riposano per

ritornare alla vita più gagliardi; quell'ora, in cui le anime degli

infelici, stanche da lunga battaglia, possono alfin gustare qualche

istante di tregua, e lo spirito umano, se straniero alla febre fittizia

de' sociali consorzii, si chiude e s'addormenta inconsapevole d'ogni

cosa che gli sta intorno, certo soltanto che tutto di quaggiù ha un

termine — il dolore quindi come la gioja.

Il cielo era bruno, a quando a quando rischiarato da qualche stella.

Il suolo, ancor più bruno, si confondeva in un sol piano suffuso da

un'ombra umida e trasparente, di cui sarebbe impossibile tradurre

colle parole la vacuità; l'orizzonte soltanto era avvivato da una zona

crocea e lucente. L'aria spirava freschissima e calma; il fiume correva

placido e deserto. Le barche imborchiate alla riva, resistendo colle

loro prore taglienti al corso delle acque, ne accrescevano lo strepito.

— Era cessato il lavorío sul ponte; e non restava che una lieve traccia

della vita giornaliera nel brillare di qualche lumicino attraverso le

impannate trasparenti dei casolari.

In mezzo a questo generale silenzio giunse all'orecchio di Agnesina il

canto del popolo raccolto in una vicina chiesuola — Aperse le imposte,

si prostese quanto era possibile sul davanzale della finestra, e potè

meglio ascoltare il pietoso metro, con cui venivano celebrate le lodi

della Vergine, e le armonie del salterio, che ne tempravano il ritmo. —

Altre preci vi successero, poi un inno d'adorazione, infine un augusto

silenzio, accompagnato dai rintocchi di una campanella. Dopo breve

istante echeggiarono le volte di un canto di ringraziamento; poscia

tutto rientrò nel silenzio, e non si udì che il sommesso fruscio della

folla, che si dileguava.

Ben di buon grado si vorrebbe far sosta a questo punto; perocchè, se

i dolori della donzella valsero a suscitare un primo senso di pietà

in chi ci ascolta, assai più gradito dovrebbe essere a lui il vederla

tornare vittoriosa dalla prova.

La fanciulla, nel rivolgere il pensiero a sua madre, aveva trovato

vicino a lei un asilo. Per essa e con essa eravi la pace del cuore;

la pace indefettibile e sicura. — Gli affetti non vedono distanze;

l'anima sua, avida in questo momento di pigliar il volo al di sopra

degli affetti del mondo, ormai non sentiva il peso della catena, che la

stringeva alla terra.

Ma la dolcezza, ch'eragli piovuta nel cuore, provida quanto la rugiada

pel campo inaridito, non avrebbe avuto durevoli effetti, se Agnesina,

rimettendosi sulla via de' buoni propositi, rimaneva sola a combattere,

e non incontrava una voce amica, che le infondesse coraggio.

Quella distanza fra il pentimento ed il perdono, che l'anima ravveduta

confonde in un sol punto, racchiudeva una serie di dure ed inevitabili

prove. Quale sarebbe, e come lunga e difficile l'espiazione, la

fanciulla non sapeva dirlo a sè stessa. — Le religiose armonie avevano

appunto dissipato le tenebre, rassodato la volontà, rinfrancato il

proponimento. Ne' canti di quei divoti aveva parlato la madre sua.

La desolata, sollevandosi alcun poco dalla sua umile posizione, aveva

chiesto un ajuto; e la pia protettrice era accorsa a lei.

Agnesina, trasportata in quel punto entro le mura del vicino chiostro,

avrebbe supplicato colle lacrime agli occhi di potervi rimanere finchè

le durasse la vita. Per quanto gravi fossero i sacrificj, che le

venivano chiesti come arra di sua fermezza, ella avrebbe acconsentito

a subirli, meglio contenta che rassegnata; a condizione però, che

il primo atto di sua volontà fosse accolto come un voto saldo ed

immutabile.

La poveretta sapeva con chi avesse a fare; sapeva che il cuore, pronto

talvolta a dar tutto sè stesso in un istante, diviene peritoso e

malfermo se gli vien concesso tempo di ritornare sopra le sue generose

risoluzioni. — E non s'ingannava. Le scosse ricevute la rendevano

dubiosa di conservare il dominio di sè. Ogni atto di volontà, ogni

virtuoso desiderio, ogni proposito rassomigliava alle orme stampate

nell'arena. — Esse attestano, finchè dura la calma, su qual via fosse

diretto il passaggero; ma se ferve la tempesta, non appena impresse, si

cancellano.

Il Conte di Virtù vol. 1/2 Storia italiana del secolo XIV · 第 15 / 111 题