Su quell'imagine e su quel fiore si raccolsero in una mistica
contemplazione i sensi svagati della fanciulla. I due oggetti,
per l'origine e la natura loro sì diversi, rappresentavano appunto
l'antagonismo dei sentimenti, che faceva ondeggiare il suo cuore, e
quella battaglia di passioni, di propositi, di speranze, in mezzo a
cui esso combatteva col doloroso dubio della sconfitta — I rimpianti
del passato, le realtà della vita attuale, le visioni dell'avvenire
scorrevano dinanzi a lei con una successione rapida e piena d'evidenza;
ma in quella vicenda quanto chiare e distinte erano le imagini,
altretanto rimescolate e indecise riescivano le emozioni; ogni dolcezza
ricordata traeva seco una stilla d'amaro, come ogni rimpianto aveva la
sua piccola parte di refrigerio.
Quel ritratto le ricordava gli anni spensierati dell'infanzia, la cui
memoria è sì dolce, quando essa è passata. — Rammentava gli innocenti
trastulli, ravvivati da gare, ma scevri d'invidia, la compagnevole
giocondità delle amiche, il benevolo garrire della governante, il
facile pianto ed il più facile sorriso; poi le prime ingenue vanità,
i primi palpiti innocenti. Il cuore ben di buon grado s'impadroniva
di quelle care memorie, tentava arrestarne le fuggevoli impressioni,
spronava la mente a penetrare in quel labirinto d'inezie, per trarne
alla luce ogni arcana dolcezza. — Ma i sensi ottusi dagli acri profumi
di quel fiore imbrigliavano la memoria, che ad un tratto si faceva muta
ed infida nel resuscitare il passato.
Allora un'altra pagina della vita s'apriva agli occhi della
trambasciata, e vi leggeva l'indomabile passione, che le cangiò in noja
la pace domestica, e le prime lacrime non incolpevoli, e la menzogna
pronunziata dinanzi alla propria coscienza; poi vedeva in sè stessa
l'orfana imprudente, che aveva abbandonata la casa, col pretesto di un
pericolo, che forse non esisteva; docile ai consigli di un sentimento,
che era troppo fervido per vantarsi del tutto innocente.
A quest'idea un brivido mortale le invase le membra, e già provava
i primi sintomi di un dolore disperato, quando la voce di colei, che
la vegliava dal cielo, accorse a confortarla, susurrandole in cuore:
“colui che tu ami è degno di te.„
Ma il cuor suo era esso indovino? È possibile che una madre svincolata
dagli affetti terreni, e in vista di Dio, conforti una fanciulla
colpevole?
La desolata ripiombava in un altro campo di dolori; e già vedevasi, in
pena del suo fallo, abbandonata dall'uomo, pel quale aveva fatto getto
d'ogni ben suo — una perplessità angosciosa le entrava nel cuore; e il
demone della gelosia v'infiggeva un acutissimo strale.
Così quell'infelice, dopo avere ondeggiato fra troppi dolori, e troppo
scarse consolazioni, ritornava esausta di forze al punto da cui era
partita.
La memoria, quest'eco fedele del passato, senza di che la vita sarebbe
il nascere ed il morire d'ogni giorno, raccoglie il bene e il male, e
lo affida al criterio, perchè lo riordini e lo raffronti. Così dalle
cose trascorse può lo spirito umano leggere davanti a sè quelle che lo
attendono; a quel modo che le vicende cosmiche di una giornata ci fanno
prevedere quelle dell'indimani.
Ora quest'indimani, sulla scorta del passato, le appariva ancor
più tempestoso. Essa, già d'animo proclive alla mestizia, vieppiù
contristata dai presentimenti e da un insolito rampognare della
coscienza, ricadeva in una più cupa desolazione, e “Vergine
Santa, sclamava tra sè, l'ora è varcata: il sole ormai scomparso
dall'orizzonte segna il termine di questa giornata di aspettazione.
Che mai sarà, accaduto? Tu non conosci, amor mio, come sia lungo un
dì, quando ogni ora, ogni minuto porta seco una speranza delusa? Un
palpito di gelosia schianta il cuore; e tu potesti protrarre tanto il
mio martirio? Mio Dio, non mi punite dimani con un altro giorno simile
a questo; fatemi piuttosto morire... Oh deve essere stata grave la mia
colpa, se tanta e sì grave è la pena!„
Rimaneva poscia silenziosa e come assopita; il pensiero di espiare
con que' dolori il suo fallo, faceva momentaneamente tacere le angosce
della passione gelosa, e la guidava ad altr'ordine di idee. Ciò pareva
racconsolarla alcun poco. — La speranza di ottenere il perdono di sua
madre era l'unico rimedio contro quel veleno, che le rodeva il cuore.
Ne beveva quindi a larghi sorsi. In quel momento avrebbe gradita la
morte come il più provido dono della mano di Dio — E già nella mentale
aspirazione con cui chiedeva al cielo di riavere l'amore di sua madre,
stava racchiusa la tacita preghiera d'essere tolta all'indefinibile
imbarazzo di un'esistenza avviata così sinistramente.
“Che avanza alla tradita colpevole? continuava ella fra se. Come
ottenere l'oblío degli uomini? come far rifluire alla sua sorgente quel
sangue che i battiti di un cuore colpevole espandono sulla mia fronte,
imprimendovi il marchio della vergogna? Vivrò lontana da tutti; fuggirò
la luce del giorno; e poi? Nell'eterna notte che mi circonda, la mia
colpa brillerà di una luce ancor più spaventosa. Se io chiudo gli occhi
per non vederla, una voce me ne parlerà all'orecchio; se ogni senso
langue, quella voce avrà sempre eco nel cuore — reo e giudice ad una.„
Quest'idea, ancorchè fosse feconda di dolori, non era più il coltello
di prima. — Da che il cuore aveva consacrato un palpito alla memoria
della madre, da che le sue labra avevano pronunciato quel santo nome,
la sua mestizia s'era fatta più placida, e la mente riposava alquanto
nella fiducia che la pia protettrice le avrebbe di lassù scoperta ed
inspirata la via dello scampo.
A rinfrancarla, a toglierla alla tortura di tante dubiezze, contribuì
non poco una circostanza del tutto fortuita. — Al magnifico tramonto,
che abbiamo raccomandato alla imaginazione de' nostri lettori, era
succeduto il più mite, il più sereno crepuscolo. Era quell'ora, in cui
cessano le fatiche del giorno, e l'uomo e la natura si riposano per
ritornare alla vita più gagliardi; quell'ora, in cui le anime degli
infelici, stanche da lunga battaglia, possono alfin gustare qualche
istante di tregua, e lo spirito umano, se straniero alla febre fittizia
de' sociali consorzii, si chiude e s'addormenta inconsapevole d'ogni
cosa che gli sta intorno, certo soltanto che tutto di quaggiù ha un
termine — il dolore quindi come la gioja.
Il cielo era bruno, a quando a quando rischiarato da qualche stella.
Il suolo, ancor più bruno, si confondeva in un sol piano suffuso da
un'ombra umida e trasparente, di cui sarebbe impossibile tradurre
colle parole la vacuità; l'orizzonte soltanto era avvivato da una zona
crocea e lucente. L'aria spirava freschissima e calma; il fiume correva
placido e deserto. Le barche imborchiate alla riva, resistendo colle
loro prore taglienti al corso delle acque, ne accrescevano lo strepito.
— Era cessato il lavorío sul ponte; e non restava che una lieve traccia
della vita giornaliera nel brillare di qualche lumicino attraverso le
impannate trasparenti dei casolari.
In mezzo a questo generale silenzio giunse all'orecchio di Agnesina il
canto del popolo raccolto in una vicina chiesuola — Aperse le imposte,
si prostese quanto era possibile sul davanzale della finestra, e potè
meglio ascoltare il pietoso metro, con cui venivano celebrate le lodi
della Vergine, e le armonie del salterio, che ne tempravano il ritmo. —
Altre preci vi successero, poi un inno d'adorazione, infine un augusto
silenzio, accompagnato dai rintocchi di una campanella. Dopo breve
istante echeggiarono le volte di un canto di ringraziamento; poscia
tutto rientrò nel silenzio, e non si udì che il sommesso fruscio della
folla, che si dileguava.
Ben di buon grado si vorrebbe far sosta a questo punto; perocchè, se
i dolori della donzella valsero a suscitare un primo senso di pietà
in chi ci ascolta, assai più gradito dovrebbe essere a lui il vederla
tornare vittoriosa dalla prova.
La fanciulla, nel rivolgere il pensiero a sua madre, aveva trovato
vicino a lei un asilo. Per essa e con essa eravi la pace del cuore;
la pace indefettibile e sicura. — Gli affetti non vedono distanze;
l'anima sua, avida in questo momento di pigliar il volo al di sopra
degli affetti del mondo, ormai non sentiva il peso della catena, che la
stringeva alla terra.
Ma la dolcezza, ch'eragli piovuta nel cuore, provida quanto la rugiada
pel campo inaridito, non avrebbe avuto durevoli effetti, se Agnesina,
rimettendosi sulla via de' buoni propositi, rimaneva sola a combattere,
e non incontrava una voce amica, che le infondesse coraggio.
Quella distanza fra il pentimento ed il perdono, che l'anima ravveduta
confonde in un sol punto, racchiudeva una serie di dure ed inevitabili
prove. Quale sarebbe, e come lunga e difficile l'espiazione, la
fanciulla non sapeva dirlo a sè stessa. — Le religiose armonie avevano
appunto dissipato le tenebre, rassodato la volontà, rinfrancato il
proponimento. Ne' canti di quei divoti aveva parlato la madre sua.
La desolata, sollevandosi alcun poco dalla sua umile posizione, aveva
chiesto un ajuto; e la pia protettrice era accorsa a lei.
Agnesina, trasportata in quel punto entro le mura del vicino chiostro,
avrebbe supplicato colle lacrime agli occhi di potervi rimanere finchè
le durasse la vita. Per quanto gravi fossero i sacrificj, che le
venivano chiesti come arra di sua fermezza, ella avrebbe acconsentito
a subirli, meglio contenta che rassegnata; a condizione però, che
il primo atto di sua volontà fosse accolto come un voto saldo ed
immutabile.
La poveretta sapeva con chi avesse a fare; sapeva che il cuore, pronto
talvolta a dar tutto sè stesso in un istante, diviene peritoso e
malfermo se gli vien concesso tempo di ritornare sopra le sue generose
risoluzioni. — E non s'ingannava. Le scosse ricevute la rendevano
dubiosa di conservare il dominio di sè. Ogni atto di volontà, ogni
virtuoso desiderio, ogni proposito rassomigliava alle orme stampate
nell'arena. — Esse attestano, finchè dura la calma, su qual via fosse
diretto il passaggero; ma se ferve la tempesta, non appena impresse, si
cancellano.