DON PAOLO, ROSA, NORA, LUCIO _e_ GIOVANNI.
_(Dalla strada, arrivano le voci di Lucio, di Nora e di Giovanni.)_
_Lucio_
Zio! Zio!
_Nora_
Siamo qui!
_Giovanni_
Siamo qui, Don Paolo, siamo qui!
_Don Paolo_
Oh! Eccoli! Benone! Eccoli! _(A Rosa:)_ E tu muoviti.... Andiamo....
_(Esce, correndo, dal fondo.)_
_Rosa_
_(lo segue.)_
_(Si odono ancora le voci di fuori, ma più vicine.)_
_Don Paolo_
Finalmente! Finalmente!
_Lucio_
Viva lo zio!
_Giovanni_
E fuori i lumi!
_(Entrano, portando in mano chi un fagotto, chi una borsa da viaggio,
chi un valigiotto, chi una scatola.)_
_Nora_
Speravamo d'esser ricevuti per lo meno con le fiaccole.
_Don Paolo_
Vi ho preparato questo po' po' di luna piena. Altro che fiaccole!...
Qui, qui tutto. _(Accumula la roba sopra una tavola.)_ E poi avreste
meritato veramente ch'io vi facessi trovare la porta chiusa. Come!
Proprio con l'ultimo treno? V'aspettavo col penultimo.... Son venuto
anche alla stazione, son venuto!
_Lucio_
E il mio telegramma?
_Don Paolo_
Che telegramma?
_Lucio_
L'ho fatto io.
_Don Paolo_
Rosa, ti è stato consegnato un dispaccio quand'io ero alla chiesa?
_Lucio_
_(vedendo Rosa che era rimasta indietro)_ Oh, Rosina!
_Rosa_
_(si fa avanti tutta spaurita, cava di tasca un dispaccio... e con
timidità lo mostra.)_ È questo.
_Don Paolo_
_(prendendo il dispaccio e irritandosi un poco)_ Santa pazienza!...
_Rosa_
Non sapevo che....
_Don Paolo_
Che la tua testa è diventata un arcolaio!
_Lucio_
Eh, via, non importa! Come s'è fatta grande!
_Don Paolo_
Ventun'anno, sai. E si sposa fra giorni. Vedrai che tocco di fidanzato!
-- Signorina Nora, signor Giovanni, questa è la pupilla di cui parlammo
ieri.
_Nora_
Un tipo assai gentile!
_Giovanni_
Molto bellina.
_Don Paolo_
_(serio)_ Il suo babbo e la sua mamma mi furono amici preziosi, quando
io, come prete e come agricoltore, venni qui ad amare gli uomini e la
terra. _(Con qualche reticenza)_.... Sì, la mamma, morendo, l'affidò a
me. E adesso ella... ella dimentica in saccoccia i miei telegrammi, è
verissimo, ma in fondo poi mi vuol bene.
_Rosa_
Tanto!
_Nora_
_(si toglie il cappellino.)_
_Rosa_
_(lo mette in un canto.)_
_Don Paolo_
_(cambiando tono)_ Be'! Sic rebus stantibus, patti chiari. Nessuna
cerimonia, nessun complimento. Questa è casa vostra. Ne più nè meno. La
camera della signorina Nora è lì, accanto a quella di Rosa. Tu, Lucio,
da questo lato. _(Indica il lato opposto.)_ Eh! Eh! Eh! Il signor nipote
starà come un principe. Egli avrà il suo studiolo per leggere e
contemplare, e laggiù, laggiù, bene appartata, la sua camera da letto,
che è un vero paradiso. Per l'amico Giovanni, poi....
_Giovanni_
Un altro paradiso?
_Don Paolo_
_(dandogli un buffetto)_ Di paradisi, mio caro, non ce n'è che uno.
_Giovanni_
Per conto mio, non voglio incomodare nè Dio nè il diavolo. Ho bisogno
d'una poltrona per aspettare l'alba e di null'altro. Ve li ho
consegnati, e domani, col primo treno, via!
_Don Paolo_
E siete pittore, voi? E dopo aver visto questo meraviglioso paesaggio al
chiaro di luna, non vi sentite affascinato e costretto a rimanere? Del
resto, io vi ricatto. _(Accennando il motivo della Norma:)_ «_In mia
mano alfin tu sei!_» O un bozzetto fatto sotto i miei occhi, o la vita!
_Giovanni_
A scanso d'equivoci, vale più il bozzetto.
_Don Paolo_
Dunque, rimarrete?
_Lucio_
Ma sì...
_Don Paolo_
_(insistendo)_ Rimarrete?
_Nora_
_(non vista, sdegnosamente fissa Giovanni.)_
_Giovanni_
_(senza lasciarsi scomporre dallo sguardo di lei)_ Va bene!... Rimarrò
per qualche giorno.
_Lucio_
Oh! Bravo!
_Don Paolo_
Adesso sì che siete un grande pittore! _(Affaccendandosi)_ Ecco: a voi,
il numero uno. _(Indica la seconda porta a destra.)_ Non sono un
albergatore coi fiocchi?
_Nora_
Davvero!
_Lucio_
Mostratemi la mia reggia, zio.
_Don Paolo_
Aspetta. Tu, Rosa, prendi la roba di questi signori, e mettila a posto.
_Rosa_
Qual'è la vostra, signor Lucio?
_(Tutti intorno ai fagotti e alle valigette.)_
_Lucio_
_(con insolita giocondità)_ Non v'incomodate. Faccio io. Questa è della
signorina Nora....
_Giovanni_
Io non ci ho che una borsa e un _nécessaire_.
_Don Paolo_
Per ora!... _(Sempre più affaccendato)_ Vieni, Lucio.
_Lucio_ _e_ _Don Paolo_
_(prendono alcune valigette ed escono per la prima porta a destra.)_
_Rosa_
_(con in mano qualche altra valigia e qualche scatola, esce per la prima
porta a sinistra.)_
_Nora_
_(severamente e rapidamente, a Giovanni:)_ Voi dunque non mantenete la
vostra parola!
_Giovanni_
Se sono stato pregato....
_Nora_
Ma non dovete restare.
_Giovanni_
Sarebbe una scortesia.
_Nora_
Quello che fate è disonesto.
_Giovanni_
È umano.
_Nora_
È turpe, vi dico.
_Giovanni_
Non esagerate.
_Nora_
È tutta una premeditazione.
_Giovanni_
Io vi adoro.
_Nora_
_(con rabbia)_ E io vi sfuggirò anche a costo di....
_Giovanni_
_(vedendo venir Lucio e Don Paolo)_ Badate....
_Nora_
_(si ricompone d'un sùbito e finge di prorompere in una risata)_ Ah! ah!
ah! ah!
_Giovanni_
_(secondandola, ride come lei.)_
_Lucio_
Cos'è? Cos'è? Voglio ridere anch'io.
_Rosa_
_(frettolosa, rientra, prende la borsa e il nécessaire di Giovanni e li
porta nella camera destinata a lui.)_
_Don Paolo_
E anch'io. Cos'è? Sarebbe strano che questa volta proprio io non
ridessi.
_Nora_
È Giovanni..., è Giovanni che me ne dice di tutti i colori.
_Don Paolo_
Naturale! Un pittore come lui!
_(E ridono tutti, chi di buona e chi di mala voglia.)_
_Rosa_
_(ritornando)_ Ogni cosa è in ordine. Ho acceso pure le candele nelle
camere della signorina Nora e del signor Giovanni.
_Don Paolo_
Hai fatto bene; ma non credo che questi signori vogliano rintanarsi a
quest'ora. Per noi campagnuoli, è diverso. Perciò, chiedi licenza, tu, e
vattene a letto.
_Nora_
_(piano, a Lucio:)_ Vi debbo parlare.
_Lucio_
_(sussulta.)_
_Giovanni_ _e_ _Don Paolo_
_(osservano.)_
_Rosa_
Felice notte a tutti.
_Nora_
Altrettanto a voi, bella ragazza.
_Giovanni_ _e_ _Lucio_
Altrettanto, altrettanto!
_Rosa_
_(bacia la mano a Don Paolo e si avvia.)_
_Don Paolo_
_(quand'ella è presso l'uscio)_ Le orazioni, eh?
_Rosa_
_(con umiltà religiosa)_ Me le vado a dire.
_Don Paolo_
Benedetta!
_Rosa_
_(esce.)_
_Don Paolo_
E io, figliuoli miei, faccio lo stesso. Si avvicina la mezzanotte, e
domani è domenica e ci ho la messa dell'alba. Voialtri potete starvene
qui finchè v'aggrada. Io me ne salgo lassù, e dove dormo io non c'è
pericolo che giungano i rumori di questo basso mondo. _(Ride)_ Ah! ah!
ah! Ricordatevi che siete in casa vostra. Parlate, gridate, fate quello
che vi pare e piace, e, soprattutto, cercate di stare allegri. Io non
v'impongo di rinunziare alle vostre abitudini; ma umilmente vi consiglio
di sperimentare le mie. La signorina Nora _(con bonaria ironia)_ ha
inaugurata la villeggiatura con una gran risata risonante. L'aria
comincia a produrre i suoi buoni effetti.... Meno male! Vado a dormire
contento.
_Giovanni_
E io v'imito.
_Don Paolo_
Sul serio andate già a dormire?
_Giovanni_
A dormire no, ma a rintanarmi e a dire le orazioni come la vostra
Rosina.
_Don Paolo_
Scomunicato!
_Giovanni_
Arrivederci, Lucio. Arrivederci, Nora. A voi, Don Paolo, ho da baciare
la mano?
_Don Paolo_