SCENA III.

DON PAOLO, ROSA, NORA, LUCIO _e_ GIOVANNI.

_(Dalla strada, arrivano le voci di Lucio, di Nora e di Giovanni.)_

_Lucio_

Zio! Zio!

_Nora_

Siamo qui!

_Giovanni_

Siamo qui, Don Paolo, siamo qui!

_Don Paolo_

Oh! Eccoli! Benone! Eccoli! _(A Rosa:)_ E tu muoviti.... Andiamo....

_(Esce, correndo, dal fondo.)_

_Rosa_

_(lo segue.)_

_(Si odono ancora le voci di fuori, ma più vicine.)_

_Don Paolo_

Finalmente! Finalmente!

_Lucio_

Viva lo zio!

_Giovanni_

E fuori i lumi!

_(Entrano, portando in mano chi un fagotto, chi una borsa da viaggio,

chi un valigiotto, chi una scatola.)_

_Nora_

Speravamo d'esser ricevuti per lo meno con le fiaccole.

_Don Paolo_

Vi ho preparato questo po' po' di luna piena. Altro che fiaccole!...

Qui, qui tutto. _(Accumula la roba sopra una tavola.)_ E poi avreste

meritato veramente ch'io vi facessi trovare la porta chiusa. Come!

Proprio con l'ultimo treno? V'aspettavo col penultimo.... Son venuto

anche alla stazione, son venuto!

_Lucio_

E il mio telegramma?

_Don Paolo_

Che telegramma?

_Lucio_

L'ho fatto io.

_Don Paolo_

Rosa, ti è stato consegnato un dispaccio quand'io ero alla chiesa?

_Lucio_

_(vedendo Rosa che era rimasta indietro)_ Oh, Rosina!

_Rosa_

_(si fa avanti tutta spaurita, cava di tasca un dispaccio... e con

timidità lo mostra.)_ È questo.

_Don Paolo_

_(prendendo il dispaccio e irritandosi un poco)_ Santa pazienza!...

_Rosa_

Non sapevo che....

_Don Paolo_

Che la tua testa è diventata un arcolaio!

_Lucio_

Eh, via, non importa! Come s'è fatta grande!

_Don Paolo_

Ventun'anno, sai. E si sposa fra giorni. Vedrai che tocco di fidanzato!

-- Signorina Nora, signor Giovanni, questa è la pupilla di cui parlammo

ieri.

_Nora_

Un tipo assai gentile!

_Giovanni_

Molto bellina.

_Don Paolo_

_(serio)_ Il suo babbo e la sua mamma mi furono amici preziosi, quando

io, come prete e come agricoltore, venni qui ad amare gli uomini e la

terra. _(Con qualche reticenza)_.... Sì, la mamma, morendo, l'affidò a

me. E adesso ella... ella dimentica in saccoccia i miei telegrammi, è

verissimo, ma in fondo poi mi vuol bene.

_Rosa_

Tanto!

_Nora_

_(si toglie il cappellino.)_

_Rosa_

_(lo mette in un canto.)_

_Don Paolo_

_(cambiando tono)_ Be'! Sic rebus stantibus, patti chiari. Nessuna

cerimonia, nessun complimento. Questa è casa vostra. Ne più nè meno. La

camera della signorina Nora è lì, accanto a quella di Rosa. Tu, Lucio,

da questo lato. _(Indica il lato opposto.)_ Eh! Eh! Eh! Il signor nipote

starà come un principe. Egli avrà il suo studiolo per leggere e

contemplare, e laggiù, laggiù, bene appartata, la sua camera da letto,

che è un vero paradiso. Per l'amico Giovanni, poi....

_Giovanni_

Un altro paradiso?

_Don Paolo_

_(dandogli un buffetto)_ Di paradisi, mio caro, non ce n'è che uno.

_Giovanni_

Per conto mio, non voglio incomodare nè Dio nè il diavolo. Ho bisogno

d'una poltrona per aspettare l'alba e di null'altro. Ve li ho

consegnati, e domani, col primo treno, via!

_Don Paolo_

E siete pittore, voi? E dopo aver visto questo meraviglioso paesaggio al

chiaro di luna, non vi sentite affascinato e costretto a rimanere? Del

resto, io vi ricatto. _(Accennando il motivo della Norma:)_ «_In mia

mano alfin tu sei!_» O un bozzetto fatto sotto i miei occhi, o la vita!

_Giovanni_

A scanso d'equivoci, vale più il bozzetto.

_Don Paolo_

Dunque, rimarrete?

_Lucio_

Ma sì...

_Don Paolo_

_(insistendo)_ Rimarrete?

_Nora_

_(non vista, sdegnosamente fissa Giovanni.)_

_Giovanni_

_(senza lasciarsi scomporre dallo sguardo di lei)_ Va bene!... Rimarrò

per qualche giorno.

_Lucio_

Oh! Bravo!

_Don Paolo_

Adesso sì che siete un grande pittore! _(Affaccendandosi)_ Ecco: a voi,

il numero uno. _(Indica la seconda porta a destra.)_ Non sono un

albergatore coi fiocchi?

_Nora_

Davvero!

_Lucio_

Mostratemi la mia reggia, zio.

_Don Paolo_

Aspetta. Tu, Rosa, prendi la roba di questi signori, e mettila a posto.

_Rosa_

Qual'è la vostra, signor Lucio?

_(Tutti intorno ai fagotti e alle valigette.)_

_Lucio_

_(con insolita giocondità)_ Non v'incomodate. Faccio io. Questa è della

signorina Nora....

_Giovanni_

Io non ci ho che una borsa e un _nécessaire_.

_Don Paolo_

Per ora!... _(Sempre più affaccendato)_ Vieni, Lucio.

_Lucio_ _e_ _Don Paolo_

_(prendono alcune valigette ed escono per la prima porta a destra.)_

_Rosa_

_(con in mano qualche altra valigia e qualche scatola, esce per la prima

porta a sinistra.)_

_Nora_

_(severamente e rapidamente, a Giovanni:)_ Voi dunque non mantenete la

vostra parola!

_Giovanni_

Se sono stato pregato....

_Nora_

Ma non dovete restare.

_Giovanni_

Sarebbe una scortesia.

_Nora_

Quello che fate è disonesto.

_Giovanni_

È umano.

_Nora_

È turpe, vi dico.

_Giovanni_

Non esagerate.

_Nora_

È tutta una premeditazione.

_Giovanni_

Io vi adoro.

_Nora_

_(con rabbia)_ E io vi sfuggirò anche a costo di....

_Giovanni_

_(vedendo venir Lucio e Don Paolo)_ Badate....

_Nora_

_(si ricompone d'un sùbito e finge di prorompere in una risata)_ Ah! ah!

ah! ah!

_Giovanni_

_(secondandola, ride come lei.)_

_Lucio_

Cos'è? Cos'è? Voglio ridere anch'io.

_Rosa_

_(frettolosa, rientra, prende la borsa e il nécessaire di Giovanni e li

porta nella camera destinata a lui.)_

_Don Paolo_

E anch'io. Cos'è? Sarebbe strano che questa volta proprio io non

ridessi.

_Nora_

È Giovanni..., è Giovanni che me ne dice di tutti i colori.

_Don Paolo_

Naturale! Un pittore come lui!

_(E ridono tutti, chi di buona e chi di mala voglia.)_

_Rosa_

_(ritornando)_ Ogni cosa è in ordine. Ho acceso pure le candele nelle

camere della signorina Nora e del signor Giovanni.

_Don Paolo_

Hai fatto bene; ma non credo che questi signori vogliano rintanarsi a

quest'ora. Per noi campagnuoli, è diverso. Perciò, chiedi licenza, tu, e

vattene a letto.

_Nora_

_(piano, a Lucio:)_ Vi debbo parlare.

_Lucio_

_(sussulta.)_

_Giovanni_ _e_ _Don Paolo_

_(osservano.)_

_Rosa_

Felice notte a tutti.

_Nora_

Altrettanto a voi, bella ragazza.

_Giovanni_ _e_ _Lucio_

Altrettanto, altrettanto!

_Rosa_

_(bacia la mano a Don Paolo e si avvia.)_

_Don Paolo_

_(quand'ella è presso l'uscio)_ Le orazioni, eh?

_Rosa_

_(con umiltà religiosa)_ Me le vado a dire.

_Don Paolo_

Benedetta!

_Rosa_

_(esce.)_

_Don Paolo_

E io, figliuoli miei, faccio lo stesso. Si avvicina la mezzanotte, e

domani è domenica e ci ho la messa dell'alba. Voialtri potete starvene

qui finchè v'aggrada. Io me ne salgo lassù, e dove dormo io non c'è

pericolo che giungano i rumori di questo basso mondo. _(Ride)_ Ah! ah!

ah! Ricordatevi che siete in casa vostra. Parlate, gridate, fate quello

che vi pare e piace, e, soprattutto, cercate di stare allegri. Io non

v'impongo di rinunziare alle vostre abitudini; ma umilmente vi consiglio

di sperimentare le mie. La signorina Nora _(con bonaria ironia)_ ha

inaugurata la villeggiatura con una gran risata risonante. L'aria

comincia a produrre i suoi buoni effetti.... Meno male! Vado a dormire

contento.

_Giovanni_

E io v'imito.

_Don Paolo_

Sul serio andate già a dormire?

_Giovanni_

A dormire no, ma a rintanarmi e a dire le orazioni come la vostra

Rosina.

_Don Paolo_

Scomunicato!

_Giovanni_

Arrivederci, Lucio. Arrivederci, Nora. A voi, Don Paolo, ho da baciare

la mano?

_Don Paolo_

Il trionfo: Dramma in quattro atti · 第 45 / 63 题