In questo mentre il gruppo fu disfatto senz’altro soccorso che quello

delle agili dita di Giannina, fanciulla avvenente, figlia di Foster, la

quale avendo udito la voce della padrona, si era data tutta la premura

di accorrere. Una collana di perle orientali stavasi entro quel plico.

La giovane signora le rimise all’ancella, appena guardandole, e si

affrettò a leggere, o piuttosto a divorare il contenuto del profumato

biglietto, che accompagnava un tal dono.

«Certamente, o signora, disse Giannina (contemplando con grande

ammirazione questa collana) le fanciulle di Tiro non portavano di più

belle gemme[7]. E l’iscrizione: _Per adornare ciò ch’è al di sopra

d’ogni ornamento_. Oh! per verità! ognuna di queste perle vale uno

Stato.»

«E ogni parola di questa lettera vale l’intera collana, o mia

fanciulla. Ma passiamo nel gabinetto della nostra _toletta_, mia cara

amica, è d’uopo ch’io mi faccia bella. Milord arriva fra poco, e

desidera, signor Varney, che io vi usi buona accoglienza. Oh! i suoi

desiderii sono leggi per me. Questa sera siete invitato meco a cena nel

mio appartamento, e voi pure, signor Foster. Date gli ordini, affinchè

non si omettano i preparativi necessari a ricevere, come si conviene,

Milord.» Dette le quali cose, uscì dell’appartamento.

«Ella prende già i grandi modi, disse tosto il Varney, e ne ammette

come per favore al suo cospetto. Ha ragione. La prudenza c’insegna a

sperimentare anticipatamente la parte, che la fortuna può un giorno

assegnarne su questa terra. Bisogna che la giovane aquila impari a

guardare il sole prima di spiccare in maggior vicinanza di quest’astro

il suo volo.»

«Oh! se non si tratta, che di alzare la testa in alto, converrebbe

esser ben ciechi a non accorgersi che questo uccello non abbassa più

la sua cresta. È un falcone, vi giuro, che il mio fischio non verrà a

richiamare. Se udiste, sig. Varney, con qual aria di sprezzo ella mi

parla a quest’ora!»

«Colpa tua! sciocco, imbecille, privo di fantasia come d’accorgimento,

che fuor d’una brutale violenza non conosci altre vie di far fare una

persona a tuo modo. Perchè, a renderle più aggradevole l’interno di

questa casa, non adoperi la musica ed altri passatempi? E a toglierle

ogni vaghezza d’uscirne, perchè non farle qualche racconto di spiriti?

Il cimiterio tocca le muraglie del parco, e tu non hai nemmeno quanto

senno basta a trarne fuori l’ombra d’un morto per tener a dovere le

donne che soggiornano nella tua casa?»

«Non dite così, sig. Varney. Niun’anima vivente mi fa timore, ma non

voglio prendermi troppa dimestichezza coi morti miei confinanti.

V’assicuro che non vi vuole poco coraggio ad abitare in tanta vicinanza

di essi; e so che il degnissimo signor Holdforth, quegli che predica la

sera nella chiesa di sant’Antolina, ebbe una bella paura l’ultima volta

che venne a trovarmi.»

«Taci subito, stolto superstizioso, e piuttosto, giacchè sei entrato

nel proposito di coloro che ti vengono a far visita, dimmi, astuto

malandrino, come è stata ch’io abbia incontrato Tressiliano nel parco?»

«Tressiliano! Chi è questo Tressiliano? Io nol conosco nemmeno di nome.»

«Che mi racconti tu, o sciagurato? Ignori dunque, che Tressiliano è

quel certo cacciatore di Cornovaglia, cui il vecchio sir Ugo Robsart

avea destinato quel caro augelletto di Amy? Tutto rabbia d’esserselo

visto volar via, è venuto a tendergli reti fin qui. Conviene essere

bene attenti, perchè costui crede gli sia stato fatto affronto, e non

è uomo da berselo in santa pace. Per buona sorte egli non sospetta di

Milord, nè crede aver da fare che con me solo. Ma in nome del diavolo!

qual combinazione lo ha portato qui?»

«Ah! Sarà forse l’uomo venuto con Michele Lambourne.»

«E chi è poi questo Michele Lambourne? Per Dio! non ti manca che

mettere un’insegna alla tua porta e invitare tutti i vagabondi, perchè

entrino a vedere quelle cose che dovresti persino nascondere al sole e

all’aria.»

«Ecco in qual bel modo i cortigiani ringraziano pei servigi che

loro si prestano! Signor Riccardo Varney, non siete voi quello, che

m’incaricaste di trovarvi un uomo, bravo per adoperare la lama, e

d’una coscienza che non tema la ruggine? Non doveva io darmi attorno

per contentarvi? E la cosa non era tanto facile, perchè grazie al

cielo, non fo conversazione con questa razza di gente. Ma il Cielo

ha permesso, che questo ribaldo, il quale è, nè più nè meno, il

briccone che si conviene ai vostri fini, si presenti qui per rientrare

impudentemente nei diritti d’una conoscenza ch’ebbe meco in lontani

tempi. Gli ho menate buone le sue pretensioni sol per fare a voi cosa

accetta; e quindi mi sono abbassato fino ad intertenermi con lui. E

questa adesso è la vostra riconoscenza?»

«Ma se costui è un briccone che ti somiglia, ed al quale manca solo

la vernice dell’ipocrisia, che copre la superficie della tua anima,

simile a un dipresso ad un resto d’indoratura che sta sopra una vecchia

arme irrugginita, come sta poi, che il pio, l’amoroso Tressiliano, sia

venuto in sua compagnia?»

«Non ne so niente io. Ma vennero insieme. Sì dalla parte del cielo! E

se ho da dirvi la verità, questo Tressiliano, giacchè si chiama così,

ha avuto un momento di colloquio coll’amabile nostra prigioniera,

intanto che, tutto intento a servirvi, io discorrea con Lambourne nella

sala della biblioteca.»

«Oh! tristo senza cervello, che hai perduto te e me in un sol colpo!

In tempo che Milord non è qui, tu il sai, ella ha sospirato, e non una

volta sola, verso la casa paterna. Se a furia di sermoni Tressiliano

l’ha ridotta all’idea di tornarvi, noi non valiamo più una scorza di

fico.»

«Non temete, sig. Varney, i sermoni di costui non farebbero nulla.

Il solo aspetto di esso le fece mandar tal grido come se un aspide

l’avesse punta.»

«Tanto meglio, se così è. Ma dimmi, mio buon Foster, non potresti tu

esaminare tua figlia per sapere i discorsi accaduti fra essi?»

«Ve lo dico candidamente, sig. Varney, mia figlia non si frammetterà,

nè poco nè assai, nelle nostre faccende; non voglio che ella si scaldi

ad uno stesso fuoco con noi. Posso assistervi io, perchè mi riserbo

poi a far penitenza, ma non voglio mettere in pericolo l’anima di mia

figlia per servire le fantasie di Milord, o le vostre. Che cammini io

fra gli agguati e i precipizi, pazienza! sono armato di discernimento,

e saprò cavarmene a tempo; ma non voglio mettere in rischio il mio

povero sangue.»

«Stupido automa! Se nol vuoi tu, il voglio men io, che quella insulsa

di tua figlia sia iniziata nei nostri segreti, e a me niente rileva

ch’ella vada, o non vada a casa del diavolo sulle tracce del suo buon

padre. Dissi unicamente, che puoi sapere da lei qualche cosa.»

«Ah! tali indagini non ho mancato di farle a quest’ora, sig. Varney;

ella sa dalla padrona, che il padre di questa è ammalato.»

«Ammalato! Tale notizia è utile, nè mancherò di trarne partito. Ma

converrebbe liberare il paese da questo Tressiliano. Per simile impresa

non avrei avuto bisogno d’altro braccio, perchè odio costui come il

veleno, e la sua sola presenza mi fa l’effetto d’un bicchier di cicuta.

Anzi ho veduto un momento, che se andava bene egli avea terminato

d’esserci molesto. Ma sdrucciolai con un piede, in verità, se quel tuo

compagno non giugneva a tempo per trattenergli il braccio, a quest’ora

sarei in istato di giudicare se tu ed io ci siam posti nella strada

dell’Inferno o del Cielo.»

«Considero che parlate di un tal rischio con tanta disinvoltura! Non

si può negare che siete coraggioso, signor Varney. Per me, se non mi

tenesse in piedi la speranza di vivere ancor molti anni, e d’aver tempo

di lavorare alla grand’opera di mia salute col pentimento, non vi

seguirei nel cammino che andate correndo.»

«Tu vivrai quanto Matusalemme, o mio Foster; tu accumulerai più

ricchezze che non fece Salomone, e sia pur anco che tu divenga più

famoso per l’edificante tua penitenza di quanto il fosti per le tue

bricconerie, e non è dir poco. Ma per ora convien pensare a guardarsi

da Tressiliano. Intanto quella buona lana del tuo collega gli ha

tenuto dietro. Medita bene, che ogni negligenza a tale proposito può

compromettere la nostra fortuna.»

«Lo so, lo so, rispose Foster, con aria malinconica. Ecco, che cosa

vuol dire il collegarsi con un uomo, il quale non conosce nemmeno

abbastanza la santa Scrittura per sapere che vuol data la lor mercede

agli operai! Vedo che secondo il solito, non mi toccheranno se non se

le fatiche e i pericoli.»

«I pericoli! Ove sono questi grandi pericoli? Non è vero che il

malandrino viene a girare attorno al tuo parco e alla tua casa? Tu lo

prendi per un ladro. Nulla di più naturale. Adoperi contr’esso o il

ferro freddo del tuo pugnale, o il piombo scaldato dalla polvere. Anche

ciò è naturalissimo. Chi potrà darti torto? Perfino un bracco messo

alla catena ha ragione di morder coloro che si accostano troppo al suo

canile.»

«Ottimamente! e commettendomi fatiche da cane, mi pagate al giusto come

si pagano i cani. Voi, signor Varney, vi siete fatto una bella e buona

proprietà dell’Abbazia d’Abingdon, ed io non ho che il povero usufrutto

di questo piccolo dominio, usufrutto in oltre che durerà, quello che

durerà, perchè rivocabile a vostro buon grado.»

«Intendo benissimo. Tu vorresti che il tuo usufrutto si convertisse

in proprietà. Questo ancor può succedere, Tony, se però lo saprai

meritare. Ma non è ora di tener le mani alla cintola. Nè basta, per

mostrarti degno di quanto desideri, il prestare una stanza o due di

questo vecchio casamento ad uso d’uccelliera pel leggiadro animaletto

che Milord vi ha racchiuso; ed è ancor poca cosa il serrare le tue

porte e le tue finestre per impedirgli di volar via. Ricordati che

la rendita depurata di questo fondo è valutata 79 lire, 5 scellini,

e 5 _pence_ e mezzo, senza comprendervi le legna. Abbi coscienza

un istante, e concedimi che ci vogliono grandi servigi, ben arcani

servigi, e qualche cosa in somma più di quello che fai, per guadagnarti

tal ricompensa. Intanto manda il tuo servo a levarmi gli stivali, e

pensa a farmi dare da pranzo, ed un fiasco del tuo miglior vino; e dopo

con serena fronte, con lieto animo, e leggiadro come un Adone, tornerò

a vedere questo vezzoso augelletto.»

Si separarono in quell’istante, e si rividero solamente al mezzogiorno,

ora in cui era usanza di pranzare. Varney comparve vestito in leggiadro

aggiustamento adatto alla costumanza di que’ tempi, ed anche il Foster

avea data qualche cura ad allindarsi; cura però che non ebbe miglior

effetto del farne spiccar maggiormente la laidezza della persona.

Pure tal novità diede nell’occhio a Varney. Laonde terminata la mensa,

ed allorchè i servi si furono ritirati, questi disse, squadrando

l’altro dalla testa ai piedi. «Per bacco! Tony, come ti sei fatto

bello! Sembri un cardellino. Non ti manca ora che zuffolare una giga.

Ma no, no: quest’atto profano ti farebbe scacciare dalla congregazione

de’ zelanti beccai, de’ puri tessitori, e dei santi fornari d’Abingdon,

avvezzi a lasciar venir freddo il forno tanto che si scaldano le loro

teste.»

«Parlarvi il linguaggio della fede, signor Varney, sarebbe un far

ragione alla parabola, un gettare le perle agli animali immondi.

Adoprerò adunque con voi linguaggio adatto mondano, solo linguaggio che

chi ordina tutte le cose vi ha dato facoltà di comprendere, e da cui

imparaste a trar profitto non ordinario.»

«Dì pure quello che ti piacerà, onestissimo Tony, perchè sia che, senza

intenderti da te stesso, tu prenda per base de’ tuoi discorsi la fede,

o intendendoti ottimamente, ne faccia tu l’applicazione che torna

più comoda alle pratiche di tua vita, tali discorsi saranno sempre

opportunissimi a far sentir meglio il gusto di questo alicante. Le

ciance sono egregio stimolo ad assaporare il buon vino, al di sopra del

caviale, delle lingue salate, e di tutt’i cibi fatti per istuzzicare il

palato.»

«Ebbene dunque. Compiacetevi dirmi, signor Varney, se vi pare che

il Lord nostro padrone non sarebbe meglio servito, avendo la sua

anticamera guernita di gente onesta, timorata di Dio, e che non

pensasse ad altro, fuorchè ad eseguire gli ordini di chi comanda, ma

posatamente e senza strepito e senza scandalo; o se più gli torni

l’averla piena di tagliacantoni sullo stile d’un Tidesly, d’un

Killigrew, di quello scellerato del Lambourne, che m’avete dato il

disturbo di cercarvi, e di tant’altri bricconi, che portano il patibolo

nella fisonomia e il delitto nelle lor mani, spavento di tutta la gente

che ha voglia di far bene, e vera infamia della casa di Milord.»

«Voi dovete sapere, onestissimo Tony, che chi va a caccia così

d’uccellame come di quadrupedi, deve avere al proprio comando tanto

cani quanto falconi. La strada che Milord corre, è ingombra di molti

pericoli, e gli fa mestieri di gente d’ogni classe a lui affezionata,

e della quale possa fidarsi. In una sì estesa bisogna adunque

gli vogliono cortigiani, qual mi son io, capaci di fargli onore

nell’accompagnarlo alla Corte, abili per dar di mano alla sciabola per

ogni motto ch’altri pronunzi contro l’onor del Signore, e....»

«Pronti, continuò Foster, a dir per lui due parole all’orecchio di

bella donna, ogni volta ch’egli non se le può avvicinare.»

«Gli abbisognano parimente (seguitò Varney, senza far mostra

d’accorgersi di cotale interruzione) procuratori, che sappiano

fare all’uopo da minatori, e addottrinati ora nel dar tal forma ai

contratti, che vincolando gli altri, non mettano lui in angustia, ora

nell’agevolargli le migliori vie di vantaggiare su i concedimenti de’

fondi ecclesiastici e delle grazie: gli abbisognano farmacisti, periti

nell’apparecchiare un brodo o un cordiale: gli abbisognano spadaccini,

risoluti ad affrontare il diavolo se venisse loro all’incontro, e per

ultimo gli abbisognano, religiosissimo Foster, anime sante, innocenti,

puritane, come la tua, le quali valgano nel compiere le opere di

Satanasso, e nello sfidarne ad un tempo il potere.»

«Non v’intendereste già dire, signor Varney, che il nostro padrone,

l’uomo da me riguardato superiore a tutti i primati di questo regno

nella nobiltà dei pensamenti, ricorra per innalzarsi a pratiche della

natura di quelle che voi indicaste, e che non si possono mettere in

opera senza l’offesa di Dio?»

«Amico Foster, non prenderla con me in questo tuono, e guarda di non

fare abbaglio. Io non mi metto in tuo potere, come forse il tuo scarso

cervello te lo dà ad immaginare, se anche non mi prende dinanzi a te

il fastidio di palliare gli strumenti, le molle, le viti, le leve, i

rampiconi, di cui un grande non può far senza per sorger alto, e alto

mantenersi nei tempi scabrosi. Non dicevi tu testè, che il nostro buon

Lord supera tutti nella nobiltà dei pensamenti? Ebbene! Appunto perchè

non permette cose ignobili a se medesimo, fia tanto maggior bisogno

d’avere al suo salario uomini non tanto scrupolosi, ed i quali, non

ignorando, che se cadesse il padrone, verrebbero trascinati nella sua

rovina, sudino sangue e cimentino corpo ed anima per sostenerlo. Se ti

dissi ciò è perchè non m’importa che egli lo sappia.»

«Queste che voi pronunziate sono parole di vangelo, signor Varney.

Il capo di una fazione non è altro che una barca in mezzo al mare,

incapace di sollevarsi da se medesima se non la innalzano i flutti che

la sostengono.»

«Tu non sai che sciorinare metafore, o Tony, e il tuo abito di velluto

ti trasformò in un oracolo. Vedo, converrà che ti mandiamo ad Oxford

per assumervi i gradi di quella università. Ma finchè venga questo

momento, raccontami se impiegasti a dovere le somme che ti mandammo da

Londra. Hai tu fatto mettere all’ordine un appartamento che sia degno

di Milord?»

«Degno di Milord! sarebbe degno d’un re nel giorno delle sue nozze; e

la nostra giovane ospite è venuta in tal boria che nol potrebbe di più,

ve ne accerto, la regina di Saba.»

«Tanto meglio! mio buon Foster. Ben abbiam di bisogno ch’ella sia

contenta di noi. Da essa dipende la nostra sorte.»

«Se ciò è, vedo che fabbrichiamo sulla sabbia. Supponendo ch’ella

andando alla Corte partecipi al grado e all’autorità del marito, di

qual occhio volete riguardi me, che sono in tal qual modo il suo

carceriere, costretto a tenerla qui, le piaccia o non le piaccia,

come un bruco in un albero di spalliera, quand’ella non si augura che

d’essere una farfalla dorata, libera di spaziare a suo buon grado, e in

lungo ed in largo, per tutto un giardino?»

«Ti crucci, mal a proposito. Sarà mia cura il farle comprendere che

quanto operasti ebbe a solo fine il buon servigio di Milord e di

lei medesima. Lascia che abbandoni il guscio dell’uovo entro cui

sta racchiusa, e dirà ella stessa, che noi facemmo sbucciare la

magnificenza cui si vedrà sollevata.»

«Badate, sig. Varney; perchè in questa faccenda, potreste aver fatt’i

conti senza dell’oste. Ho veduto questa mattina che vi accolse con

molto gelo, nè credo che siate voi più di me il suo prediletto.»

«Tu t’inganni, Foster, è di gran lunga che tu t’inganni; ella tiene a

me per tutti que’ legami che la possono vincolare ad un uomo, la cui

mercè vide soddisfatti ad un tempo, il suo amore e la sua ambizione.

Chi se non io, ha sottratto all’umile sorte che le si presentava

l’ignorata Amy Robsart, figlia d’un vecchio rimbambito, d’un cavaliere

privo di ricchezze, la futura sposa d’un pazzo, d’un entusiasta, di

questo Edmondo Tressiliano? Chi se non io, fece brillare a’ suoi

occhi la prospettiva del più ridente destino, ch’uom possa augurarsi

nell’Inghilterra, e fors’anche in tutta l’Europa? Io, te l’ho pur detto

altre volte, condussi i primi intertenimenti misteriosi di questi

due amanti. Io vegliava attorno del bosco, intanto che Milord facea

la sua caccia. Io solo accompagnai Amy nella fuga, e su di me solo

ne rinversano la colpa i suoi congiunti; motivo onde se mi trovassi

ne’ loro dintorni, mi converrebbe portar tutt’altro che una camicia

di tela d’Olanda sulla mia pelle per non metterla in corrispondenza

coll’acciaio di Spagna. Chi portava le lettere dell’uno all’altro?

Chi teneva a bada Tressiliano ed il vecchio? Chi regolò tutti gli

apparecchi della fuga? Io soltanto. Io fui in somma che trassi questa

vezzosa pratellina dal campo ignoto in cui fioriva, per collocarla sul

cimiero più ragguardevole dell’Inghilterra.»

«Ottimamente, sig. Varney. Ma credete non s’accorga, che se dipendea

soltanto dai vostri consigli, il fiore sarebbe stato attaccato molto

debolmente al cimiero; e che il primo soffio del vento sempre variabile

della passione, avrebbe fatto cader per terra la povera pratellina?»

«Ella dee pur anche pensare (disse sorridendo Varney), che la fedeltà

da me dovuta a Milord dovea tenermi lontano dal consigliargli a prima

giunta un tal matrimonio; che però non mi stetti dal darne il parere,

allorchè m’avvidi che non potea renderla paga altra cosa fuorchè....

dirò il sacramento, o il contratto di nozze, Foster?[8]»

«Ma cova anche un altro rancore contro di voi, e ve lo dico perchè vi

mettiate in riguardo finchè siete in tempo. Non le va troppo a genio

questo nascondere il proprio splendere entro la lanterna d’un vecchio

monastero. Brillar alla corte col titolo di contessa, questo è quanto

ella desidera.»

«E non le do torto. La cosa è naturalissima. Ma che ha di comune tal

suo desiderio con me? Splenda essa dietro di un osso, o dietro d’un

cristallo, come piacerà meglio a Milord; in tutto questo io non entro

per nulla.»

«Ella pensa in vece che teniate il timone del navilio, e che stia in

voi il governarlo a vostro buon grado. In una parola dà tutta la colpa

della ritiratezza in cui vive ai consigli segreti, che suggerite a

Milord, e alla sollecitudine ch’io metto nell’adempire i vostri ordini,

onde ama entrambi all’incirca, come qualunque galantuomo ama il giudice

che lo condanna e l’altra persona che eseguisce la sentenza.»

«Eppure le sarà d’uopo amarci un po’ più, quando le piaccia uscire

di questo luogo. Se ho avute ragioni d’alto peso per consigliare,

che fosse qui custodita per qualche tempo, potrei anche averne altre

per dar pareri, che la traessero a brillare in tutto lo splendore

cui tanto sospira; ma colla carica che occupo presso la persona di

Milord, sarei ben pazzo a far ciò se costei mi fosse nemica. Tu devi,

o Foster, al primo destro che n’hai, farle ben capire una tal verità,

e a me poi lascia la cura di parlare in tuo favore, e metterti in buon

aspetto presso di lei. _Fa per me, e farò per te_, è adagio ricevuto

in tutto l’universo. È d’uopo ch’ella conosca i propri amici, ma

che calcoli ad un tempo il potere in cui sono di divenirle nemico.

Intanto falle guardia da presso, ma con tutto quel rispetto esterno,

che può sperarsi dalla tua indole grossolana. Però divengono ora una

providenza quest’aria rubesta, e questo umor burbero, di cui sei

provvisto a dovizia, e devi ringraziar Dio d’un tal dono, utile persino

agl’interessi di Milord; perchè quando è d’uopo venire ad atti di

severità, sembrano piuttosto effetti della tua natural buona grazia.

Ella ne incolpa questa sola, e non gli ordini segreti che hai ricevuti,

e così risparmia di sospettare di Milord. Ma zitto. Alcuno picchia alla

porta. Guarda alla finestra, e non permettere ch’entri nessuno. Non è

giorno questo in cui abbiamo d’uopo d’interrompimenti.»

«È Michele Lambourne, disse il Foster, dopo avere osservato chi fosse,

quel medesimo di cui vi ebbi discorso prima del pranzo.»

«Oh! entri, entri, disse il cortigiano. Ei ne apporterà sicuramente

notizie di Tressiliano, e a noi rileva troppo il sapere ogni andamento

di costui. Fallo entrare, ti dico; ma non condurlo qui. Io verrò poi a

trovarti nella biblioteca.»

Uscì il Foster, e il Varney colle braccia incrocicchiate sul petto,

e assorto in profondissima meditazione si lasciò di tempo in tempo

sfuggire alcune parole interrotte, che noi abbiamo raccozzate con

qualche maggior ordine per renderne più intelligibile il monologo ai

nostri leggitori.

«Non è cosa che troppo vera (egli disse, arrestandosi d’improvviso, ed

appoggiando la mano destra sulla tavola ove aveva pranzato). Questo

antico scellerato ha scorta nel midollo la natura de’ timori onde sono

compreso, nè mi trovò preparato a celarglieli. Costei non mi ama, e

piacesse al Cielo che nemmen io l’avessi amata giammai. Ben lo vedo.

Fui uno stolido a parlarle per me, quando ogni regola di prudenza

m’insegnava a non essere che il fedele interprete di Milord. Questo

momento fatale d’inconsideratezza mi ha posto a discrezione di Amy, e

un uomo savio non si commette mai ad una donna, che, valga quanto sa

valere, sarà sempre una copia della nostra madre comune Eva[9]. Dal

momento che la mia politica cadde in sì goffo strabocco, non posso

veder questa femmina, senza sentire in me una mescolanza di tema,

di odio e di tenerezza ch’io non so se, standone in me la scelta,

preferissi il perderla al piacere di possederla. Ma assolutamente non

mi torna ch’ella esca di qui, finch’io non sappia come aggiusteremo

le partite fra noi. L’interesse di Milord vuole che queste oscure

nozze rimangano occulte. Tal pure è l’interesse mio, perchè se Milord

cade, mi vedrò involto nella sua caduta. Per altra parte, sarei

grandemente stolto se le dessi braccio a salire sullo scanno suo di

parata, perchè sedutavi una volta, mi mettesse i piedi sul collo. È

d’uopo che l’amore, o la tema le parlino in mio favore. Chi sa s’io

non possa vendicarmi ancora nella più dolce guisa degli sprezzi ch’io

ne soffersi? Sarebbe questo il capolavoro di un cortigiano. Ma perciò

fa di mestieri.... sì ch’io possa venire ammesso alle confidenze di

quella mente, ch’ella mi sveli un segreto, non fosse che il disegno

di scoprire una nidata di fanelli, ed in allora... in allora, bella

contessa, voi siete in potere di Varney.»

Fece indi alcuni altri giri su e giù per la stanza, si versò una tazza

di vino, la bevve, quasi ne traesse speranza di calmare l’agitazione

in cui era il suo spirito. «Ora armiamci di fronte serena, e di cuore

impenetrabile.» Uscì di poi dell’appartamento, e andò a trovare il

Lambourne per ascoltarne il riferto, e munirlo di nuove istruzioni.

CAPITOLO VI.

»Su i prati, i campi e sulla zolla erbosa

»Spargeva sue rugiade

»La notte umida, ombrosa,

»E donna allor delle stellate strade,

»Da ogni veron dell’edifizio antico

»Ribatter fea la luna il raggio amico.

_Mickle._

Kenilworth, vol. 1/4 · 第 6 / 12 段