Sì, certo: così avrebbe parlato Andrea Ferento, davanti un'assemblea
d'uomini suoi pari.
Ma chi lo chiamava per iscolparsi era l'ubbriaco volgo messo in tumulto
da un pugno d'aizzatori, era, una volta di più nell'immutabile storia,
la ciurma contro il capitano.
A costoro, a tutti costoro, poco importava di vendicare un morto. Ma che
davanti all'opaca uniformità dei loro istinti plebei un uomo
inflessibile osasse divenire il più solo ed il più alto ribelle; questo
non si voleva. Che davanti all'immensa titanica marea di servitù
baldanzosa, -- la quale, dopo aver decretati a suo piacimento quelli
ch'essa ritiene i veri diritti dell'uomo, sotto le bandiere mendaci
della fratellanza e dell'uguaglianza, con forsennata rabbia, si scaglia
all'assalto del potere, -- un tale osasse affermar loro che non erano in
verità nè liberi nè uguali, nè degni men che mai di esercitare sul mondo
la loro disgregata e povera tirannìa: questo non si voleva.
Ebbene, egli si sentiva pieghevole ancora come a' suoi primi vent'anni!
Una sete di vivere e di vincere lo stringeva soffocantemente alla gola.
Bastava solo provocarlo: e questa era la provocazione. Chi fossero i
sobillatori, poco gl'importava conoscere, tanto li disprezzava. Erano
avversari, e bisognava combattere.
Confessare a questi giudici: -- «Sì, ho ucciso,» -- voleva dire
arrendersi.
Ma egli non s'arrenderebbe che morto.
Era un laido e piccolo episodio della sua guerra: nondimeno bisognava
passar oltre. Nasceva novamente l'equivoco singolare che già era sorto
all'inizio del suo cammino, quando coloro che avevan nel ribelle
intravveduta la figura del tribuno, e supposto ch'egli si facesse
l'alfiere delle lor piccole pretensioni, s'accorsero di scoprire in lui,
nel medesimo tempo, il repressore, il despota, l'uomo che adoperava le
folle anzichè portarne le bandiere, -- e l'accusarono di tradimento.
Per contro egli sapeva di aver ubbidito a sè stesso in un modo magnifico
ed orrendo. Ma ora verrebbe una folla amorfa, che si radunava solo per
poter tiranneggiare, che solo coesisteva in forza del suo selvaggio
istinto micidiale, verrebbe una folla nemica d'ogni temerità solitaria,
per contestargli quell'atto supremo d'indipendenza, del quale s'era
creduto degno come d'un rosso mantello di porpora, come d'un privilegio
terribile inerente alla sua sovranità.
Davanti a questa folla ostile, che cercava solo un pretesto per
abbatterlo, sarebbe stato vano sostenere il diritto che a lui
sovranamente apparteneva.