Nella notte successiva Silvio dormì assai poco.
La sua mente agitata si adoperava invano ad indagare il mistero
che circondava la solitudine della donna che egli amava. La morte
del marito mutava aspetto a tutte le apparenze della vita di
Carlotta. Tutte le indagini fatte fino a quel punto, non erano
state che tentativi vuoti; egli era partito dall'errore, e tutte
le verisimiglianze che vi aveva connesso, dovevano adunque essere
necessariamente false.
Così l'edifizio delle sue supposizioni rovinava a un tratto.
L'isolamento di Carlotta non era più una punizione, ma un bisogno
d'anima afflitta; non era la solitudine della colpa e del rimorso, ma
la solitudine del dolore e del pianto.
Ella aveva amalo suo marito, e suo marito non era più. Il mondo
non avrebbe potuto darle ciò che le era stato tolto, ed ella viveva
separata dal mondo.
Questo pensiero riconfortò la fede vacillante di Silvio. Carlotta non
era forse colpevole. Se essa fosse stata tale, la morte dell'unico
uomo che avesse dei diritti sopra di lei l'avrebbe spinta in mezzo
alla società, dove avrebbe trovato nei facili piaceri l'oblio del suo
passato e di sè medesima.
No, Carlotta non era colpevole. Tutte le apparenze avevano lottato
contro la sua fede, e il suo cuore codardo n'era stato vinto; ma ora
il suo cuore risorgeva più forte a rinnovare la battaglia, ed usciva
vincitore: Carlotta non era colpevole.
Ma quell'uomo che aveva visto con essa in giardino? Chi era egli? Un
fugace sospetto gli suggerì il nome del cavalier Salvani; ma rifuggì
inorridito da questo pensiero.
Carlotta avrebbe forse potuto profanare con tale infamia la memoria del
marito, ma non si sarebbe infinta giammai fino a mascherare di virtù la
propria abiezione.
Ora se non era il cavalier Salvani, chi mai era quell'uomo? Egli
l'aveva visto non una, ma più volte; la convivenza nella stessa casa
era dunque probabilissima. Lo aveva sorpreso al fianco di lei sotto
il pergolato, in atteggiamento di gran domestichezza, tanto d'averlo
creduto un marito; non era tale, era dunque un amante.
Con questo martello nel cuore, si addormentò più rannuvolato, ma
giurando tutta via a sè stesso che Carlotta non era colpevole.