Così, così, tutti e tre insieme.... Insieme anche da lontano, non è
vero? Coraggiosamente, fedelmente insieme! _(Le guance gli si rigano
di qualche lagrima. Con uno sforzo supremo, si frena.)_ Oh oh,
dimenticavo la multa! Ci facevo una bella figura! Animo! È tardi! Via,
via, a grande velocità! _(Si distacca e piglia il cappello.)_
_La voce di_ PETRUCCIO
_(di dentro)_ Babbo, non me lo dài un altro bacino?
ANTONIO
_(si ferma di botto)_ Eh,... mi pare che abbia ragione, lui! Gli ho
ordinato di non muoversi dal letto, e, difatti, non s'è mosso. Un
altro bacino se lo merita. _(Gridando)_ Un momento, galantuomo, un
momento e sono da voi _(a Michele.)_ Intanto, tu, vecchio, vammi a
prendere una carrozza... altrimenti resto a terra. _(Lo spinge
fuori.)_
MICHELE
_(esce dal fondo.)_
MADDALENA
E io ti porto giù la valigia. _(La prende.)_
ANTONIO
Bel pretesto per rubarmi qualche altro minuto in portineria!
MADDALENA
_(uscendo con la valigia)_ Attento, papà Michele, che c'è buio.
ANTONIO
_(all'uscio in fondo)_ Ohè! Una carrozza elegante ha da essere....
Viaggio da principe, ormai, e me ne infischio!
_La voce di_ MICHELE
_(dalle scale)_ Ho capito, ho capito!
ANTONIO
_(resta finalmente solo, e il pianto lo vince. Gli occhi riboccano di
lagrime, I singhiozzi gli rompono il petto. Appoggiando il dorso allo
stipite della porta, si copre la faccia con le mani.)_
_La voce di_ PETRUCCIO
Babbo, non vieni?
ANTONIO
_(dominandosi)_ Sì, Petruccio.... Vengo, vengo. _(Attraversa la
camera, ed entra a destra.)_
_(Sipario.)_
ATTO TERZO.
_Una bettola a Borgo Loreto. Tavole bisunte, panche e seggiole rozze e
sciancate. A una delle pareti affumicate si scorge appena il profilo
d'un pulcinella beone ingenuamente disegnato con in mano una guastada
di vino, e si distingue meglio il biancore della sua camicia
abbondante. Accanto a lui, si scorgono anche i resti d'un don Nicola
con il cappello a tre punte, con un colletto che ha la forma di due
vele riunite e con la giubba a coda di rondine. È sera. Qualche
lanternone polveroso illumina pallidamente l'interno della bettola. Ma
una luce un po' più vivida si diffonde da lumi a petrolio che sono sul
banco di vendita, il quale si stende parallelo alla parete destra. Su
questo banco, sono cataste di piatti e bicchieri e forchette e
coltelli e, a un capo di esso, si erge una grande spira di ferro tutta
fornita di punteruoli verticali, che, ficcati nelle bocche delle vuote
guastade di ogni dimensione, le tengono ritte con le pance in su. Una
porta spalancata, in fondo, dà sulla strada, di tanto in tanto
attraversata da popolani e da venditori ambulanti di frutta, di
lumache, di lupini. Presso la porta, su certe scansie digradanti a mo'
di scaletta, è la mostra di formaggi, di uova, di erbe mangerecce, di
polpi, di aringhe. In un angolo, dietro il banco, un fornello con
qualche pignatta. La volta del soffitto, nella penombra, par che pesi
sull'aria malsana._
SCENA I.
PASQUALE _bettoliere_, LAROSSA, PANUNZIO, MAGLIUOLO, _il_ MORO,
RAFFAELE, FILOMENA, _poi_, _due_ CEFFI _senza nome_.
_(Seduti presso una tavola piccola, RAFFAELE e FILOMENA cenano. In
fondo, LAROSSA e PANUNZIO, a cavalcioni d'una panca, giuocano alla
morra[1]. Il bettoliere è in faccende dietro il banco. MAGLIUOLO è
solo, accasciato, su una sedia. Il MORO, in piedi, lo contempla.)_
[1] Il giuoco della morra è così: I due avversari stringono il
pugno della mano destra, e poi, con una vibrazione del braccio,
stendono quante dita vogliono e pronunziano, simultaneamente, un
numero da due a dieci. Chi per caso ha indovinato la somma dei
due numeri indicati dalle dita stese da ciascuno, è il
vincitore.
LAROSSA e PANUNZIO
_(simultaneamente — con un grido secco)_
Sette! Cinque! Otto! Sei!
Cinque! Quattro! Nove! Nove!
LAROSSA
_(che ha perduto, paga un gruzzolo di soldi.)_ Piglia. Un'altra mezza
lira?
PANUNZIO
Ah, no. Aspetta.
MAGLIUOLO
_(con gli occhi imbambolati, la testa penzolante sul petto, brontola
una funebre cantilena:)_ Lo lò, lollorò... Lo lò, lollorò... Lo lò,
lollorò....
IL MORO
_(scrolla il capo, compassionevolmente.)_
RAFFAELE
Don Pasqualino, scusate, portateci delle noci. Ma quelle di Sorrento,
eh?
PASQUALE
Sissignore.
FILOMENA
_(facendo la schizzinosa)_ Ma no, non c'è bisogno....
RAFFAELE
Con me, i complimenti ce li perdete.
LAROSSA e PANUNZIO
_(giocando) (insieme)_
Dieci! Quattro! Tre! Tre! Due!
Dieci! Otto! Sette! Sette! Tre!
PANUNZIO
_(sguaiatamente ride perchè ha ancora vinto.)_ Ah! ah! ah!
PASQUALE
_(serve le noci.)_
RAFFAELE
_(a Pasquale:)_ E fateci questo conto.
PASQUALE
Undici soldi i polpi, otto soldi la frittata e sono diciannove,
quattro di formaggio e sono ventitre, quattordici di vino... e sono
trentasette, quattro soldi di pane e noci e sarebbero quarantuno: fate
giusto due lire.
RAFFAELE
_(cava pomposamente di tasca il portafogli e vi cerca la moneta.)_
MAGLIUOLO
Lo lò, lollorò.... Lo lò, lollorò....
RAFFAELE
_(a Pasquale:)_ Mi dovreste cambiare una carta da venticinque.
PASQUALE
Ma non c'è fretta.... Vi pare!
RAFFAELE
Mi fate credito?
PASQUALE
A voi?! Mi dispiace che è cosa da niente.
RAFFAELE
Voi siete un uomo che capite.
LAROSSA
_(piano, a Panunzio:)_ Credi a me, quella è la moglie del gobbo.
PANUNZIO
E lui?
LAROSSA
È Raffaele il butterato, quel cocchiere di Porta Nolana che dà il
danaro ad interesse.
PANUNZIO
Ah?
IL MORO
_(a Magliuolo:)_ Volete che vi accompagni io a casa, don Saverio? Al
vino non ci eravate abituato. Siete ubbriaco fradicio. Che ci state a
fare, qui?
MAGLIUOLO
A casa non ci vado. C'è la morta con le candele!
IL MORO
Ma no, no, non c'è più, da una settimana non c'è più.
MAGLIUOLO
Lo lò, lollorò.... _(E resta immobile, come in un letargo.)_
_(Entrano due Ceffi misteriosi — e siedono presso una piccola tavola;
— vi battono sopra col bastone per chiamare il bettoliere.)_
PASQUALE
_(avvicinandosi ad essi)_ Comandate.
1º CEFFO
Un mazzo di carte e due quintini.
PASQUALE
_(esegue.)_
_(I due si dispongono a giocare alla scopa, interrogando il mazzo per
sapere chi debba far carte.)_ — _(Uno di essi getta a terra un
mozzicone di sigaro.)_ — _(Un monello scalzo e cencioso entra carponi,
come uno scoiattolo, afferra il mozzicone, e scappa.)_
LAROSSA
Coraggio, Panunzio! La pace di tutto quello che mi hai vinto?
PANUNZIO
Ci sto.
IL MORO
_(s'avvicina ai giuocatori della morra.)_
LAROSSA e PANUNZIO
_(giuocando) (insieme)_
Sette! Quattro!
Dieci! Nove!
_(Panunzio vince.)_
LAROSSA
Ah, maledetta la sorte! _(E, con mal garbo, paga.)_
FILOMENA
_(a Raffaele:)_ Lo sapete che di sera non ci posso venire. Domani
mattina vi contento.
RAFFAELE
E se mi mancate?
FILOMENA
Per quanto voglio bene ai figli miei, v'ho detto di venire e ci vengo!
RAFFAELE
_(con cupidigia:)_ Che occhi assassini!
1º CEFFO
_(piano, all'altro:)_ Guarda se quei quattro sono segnati nella lista
dei perquisiti di ieri.
2º CEFFO
Sarebbero?
1º CEFFO
_(pianissimo)_ Larossa Giuseppe, Panunzio Lorenzo, Stile Salvatore,
soprannominato il Moro, e Magliuolo Saverio, già componenti della
Cooperativa di quel tale Antonio Altieri e oggi operai dell'opificio
Salviati.
IL MORO
_(a Panunzio che lo invita e che lo stuzzica:)_ E dàgli! Non voglio
giocare. Hai capito?
PANUNZIO
Ti sei fatto santo?
IL MORO
Eh! Può essere!...
2º CEFFO
_(al 1º Ceffo, dopo aver consultato un taccuino:)_ Sì, tutti
perquisiti ieri.
1º CEFFO
_(più forte, prendendo il mazzo e mischiando)_ Dunque, facciamo doppia
e tripla?
2º CEFFO
Doppia e tripla.
SCENA II.
MARTINO _e detti_.
MARTINO
_(entra con la pipa in bocca. Vedendo la moglie con Raffaele
s'imbarazza e quasi vorrebbe svignarsela, fingendo di non averla
vista.)_
FILOMENA
_(con un poco di paura, a Raffaele:)_ Uh! Mio marito!...
RAFFAELE
E che fa? _(a Martino, subito:)_ Qua, qua, amicone bello.
MARTINO
_(ostentando sarcasmo)_ Prosit! _(E si accosta.)_
IL MORO
_(a Panunzio e a Larossa:)_ Ora succede il finimondo!
PANUNZIO
Non succede niente. Il gobbo ci ha fatto il callo. _(Accenna al
capo.)_
RAFFAELE
_(a Martino:)_ Se venivate, un poco prima....
FILOMENA
... Già, se venivi un poco prima....
MARTINO
Tu, a casa! _(Piglia Filomena per un braccio e la costringe ad
alzarsi.)_
FILOMENA
È stato lui che m'ha invitata....
MARTINO
_(sempre tenendola)_ A casa!
FILOMENA
Eh, mi fai male!
MARTINO
Le hai lasciate sole quelle cinque anime dannate?
FILOMENA
Ho chiuso la porta con la chiave.
MARTINO
_(spingendola fuori)_ A casa! A casa!
FILOMENA
_(svincolandosi, va via.)_
RAFFAELE
_(a Martino, con supremazia:)_ Mi pare che questa non sia la maniera
di....
MARTINO
_(sforzandosi di mostrarsi risentito)_ Di che?
IL MORO
_(a Martino, come per evitare una baruffa:)_ È cosa di poco momento.
Non vale la pena di andare in collera.
MARTINO
Intrigatevi dei guai vostri, voi!
RAFFAELE
_(a Martino, continuando:)_ Insomma, donna Filomena stava con me, e...
io vi ho voluto sempre bene....
MARTINO
_(umile)_ Mi avete voluto sempre bene, e questo lo so.... Invitate mia
moglie a cena, e io... onore e piacere. Non dico che..., ma... mi
spiego? Qua sta il busillis.... La gente sparla, e....
RAFFAELE
E lasciate che sparli. Quando la coscienza è pulita! _(Offrendo)_ Un
mezzo toscano?
MARTINO
Se me ne date uno intero, mi fate grazia.
PANUNZIO
_(piano a Larossa e al Moro:)_ Lo vedete che si acconciano.
RAFFAELE
_(dando a Martino un sigaro intero)_ Servito.
MARTINO
Gentilezza sempre. _(Prende il sigaro e si allontana.)_
MAGLIUOLO
_(in dormiveglia)_ Lo lò, lollorò... Lo lò, lollorò....
RAFFAELE
_(a Magliuolo, scuotendolo brutalmente:)_ Non cantate, che v'ho da
parlare.
MAGLIUOLO
A me?
RAFFAELE
A voi.
MAGLIUOLO
_(ricade nel letargo.)_
2º CEFFO
_(piano, al 1º:)_ Il gobbo non c'è nella lista dei perquisiti....
1º CEFFO
E non ci deve essere. Il gobbo è roba nostra: persona onesta.
RAFFAELE
_(a Magliuolo:)_ Svegliatevi, don coso! La settimana è passata.
MAGLIUOLO
Ah?
RAFFAELE
È passata, è passata, se il calendario non sbaglia. Spicciamoci almeno
con gl'interessi.
MAGLIUOLO
_(brontolando)_ Ho fatto i funerali a mia moglie. Era vecchia, ma...
cristallo puro!... Funerali bellissimi! Non ho più niente.
RAFFAELE
Ma per bere ce li avete i danari?
MAGLIUOLO
Per bere, sì.
IL MORO
_(con cortesia, a Raffaele:)_ Saverio Magliuolo è stato sempre
puntuale.
MAGLIUOLO
Ora basta! Puntuale, mai più!
IL MORO
_(a Raffaele:)_ Non gli date retta. Vedrete che domani....
RAFFAELE
_(interrompendo con burbanza tranquillamente minacciosa)_ Be', ma si
può sapere chi siete voi che ogni tanto vi incomodate per fatti che
non vi riguardano?
MARTINO
_(traendo a sè Raffaele)_ Va bene, non ci badate: non è gente per
voi.... _(E gli si mette al braccio.)_
IL MORO
_(si gratta in testa in segno di prudenza e si scosta.)_
SCENA III.
_Entrano_ LUIGI MANGIULLI, FRANCESCO GIACOBELLI, GENNARO SANTINI, _e,
prima e dopo di essi, a gruppi o soli, più di un'altra trentina di
operai, dalle facce pallide, alcuni dei quali sono comparsi al primo
atto. Poi_, NANNINA.
_(Scambio di saluti, man mano che si entra.)_
— Buonasera.
— Buonasera.
— Buonasera, Gennarino.
— Buonasera, Giovanni.
— Caro don Luigi!
— Don Vincenzo!
— Servo vostro.
— Padrone mio...
GIACOBELLI
_(si avanza parlando vivamente e gesticolando fra quattro o cinque
compagni che lo ascoltano. È livido in volto, eccitato, nervoso.)_
MAGLIUOLO
_(lugubremente)_ Comincia ad avanzarsi tutto il corteo.... Ma il
catafalco non lo vedo.... _(Egli si alza barcollante con gli occhi
spiritati, indi ricade, pesantemente, su una sedia e si abbatte.)_
SANTINI
_(gaiamente, al bettoliere, quasi abbracciandolo:)_ Don Pasqualino
amabile.
PASQUALINO
Vino e carte?
SANTINI
No, niente carte. Stasera si ha da ragionare. Stiamo in cappella.
Abbiamo già un piede in galera, e non c'è tempo da perdere.
_I due_ CEFFI
_(confabulano.)_
ALTRE VOCI
Vino! Vino!
MANGIULLI
E a credenza.
PASQUALE
_(esegue velocemente, distribuendo bicchieri e guastade.)_
RAFFAELE
_(al braccio di Martino)_ Ma perchè non vi ricordate mai di me quando
i compagni vostri vanno in cerca di danaro?
MARTINO
I miei compagni non mi vedono di buon occhio. Da che sono tornati a
stare con me sotto lo stesso padrone, mi hanno sulle corna. E poi, che
affare potreste combinare con questi straccioni?
RAFFAELE
Se dànno il pegno, io sto sicuro. E a voi il quindici per cento
sugl'interessi non manca. Avete una famiglia sulle spalle, e io sono
un uomo di coscienza.
_(Tutti si sono seduti e ciarlano. Si ode un mormorìo confuso. Entra
Nannina.)_
NANNINA
_(è una donnina bella, giovanissima, pallida: occhi infossati. È
vestita poveramente, ma con una certa civetteria: gonna breve,
zoccoletti luridi, trascinati da piedi piccoli in calze colorate. Il
corpetto serrato, di color blu, mette in mostra le anche: intorno al
collo un gran fazzoletto rosso, di cui due cocche unite scendono a
punta sul dorso e due sulle mammelle. Cammina mollemente. Ha un
aspetto malinconico e, nondimeno, i suoi sguardi sono ricercatori e
provocanti.)_ Don Pasqualino, per favore, mezzo litro. _(Si ferma poco
lontano dal banco di vendita.)_
PASQUALE
_(affaccendato, servendo gli altri)_ Un momento.
GIACOBELLI
_(seduto in mezzo ai compagni, continuando il suo discorso, si
accalora maggiormente)_ Io voglio sporgere querela, vi dico. Pezzente,
ci sono e ci resto. Ma perquisito come un pregiudicato qualunque, no!
IL MORO
_(che si è avvicinato a Nannina, le parla, alle spalle,
cortesemente:)_ Se mi permetti, te lo voglio pagare io questo mezzo
litro.
NANNINA
È inutile: da te non mi piglio niente.
IL MORO
E perchè?
NANNINA
Non ci vieni più a trovarmi.
RAFFAELE
_(adocchia Nannina, e aspetta.)_
MARTINO
_(se ne va in fondo, accendendo il sigaro.)_
IL MORO
_(a Nannina:)_ E non ci vengo chè ci soffro troppo a venirci.
NANNINA
Bella scusa! Quando venisti la prima volta non facevo forse... quello
che faccio adesso?
IL MORO
Ma vedi:... se tu volessi....
NANNINA
_(sospira)_ Eh!
_(Tacciono.)_
RAFFAELE
_(a Pasquale, che è al banco:)_ Dàlle quello che vuole alla ragazza, e
mettilo a conto mio.
IL MORO
_(a Nannina:)_ Non mi rispondi?
NANNINA
_(con bontà)_ Lasciami stare. Questa vita devo farla a forza per
quella creatura che non ho voluto dare alla Madonna. Il Signore me
l'ha mandata, e io me la tengo.
IL MORO
E chi ti dice che non devi tenertela? Dopo un anno di buona condotta,
chi sa!... Io sono poverello, eppure,... vedi:... sarei capace anche
di sposarti....
NANNINA
_(dolce)_ E per quest'anno? Come vivrei? _(Sempre dolcemente)_
Lasciami stare!...
PASQUALE
_(a Nannina, porgendole il mezzo litro di vino.)_ A voi, un mezzo
litro di Posillipo asciutto.
NANNINA
_(sta per mettere i soldi sul bancone.)_
RAFFAELE
È pagato.
NANNINA
_(si volta, e ammicca.)_
IL MORO
_(si allontana, grattandosi in testa, con la faccia triste.)_
NANNINA
_(fissando Raffaele con gli sguardi invitanti, fa un lieve cenno
interrogativo col capo.)_
RAFFAELE
_(con un altro cenno del capo, risponde di sì.)_
NANNINA
_(esce dalla bettola, con le mani dietro la schiena, a passi lenti,
canticchiando languidamente:)_
«_Comme te voglio amà
manella 'e cera
si me te faie tuccà
matina e sera...._»
SANTINI
_(al Moro che, pensoso, gli è dappresso:)_ E va.
IL MORO
No.
RAFFAELE
Signori miei, con permesso. _(Esce difilato.)_
1º CEFFO
_(sottovoce, al 2º:)_ Mangiulli Luigi, Santini Gennaro, Giacobelli
Francesco....
2º CEFFO
_(interrompendo pianissimo)_ Questi li conosco tutti, e sono tutti
nella lista! _(Forte)_ Fate carte voi.
PASQUALE
_(è più che mai affaccendato, servendo gli avventori, che
chiacchierano vivamente.)_
GIACOBELLI
_(sempre continuando il suo discorso, riscaldandosi e vociando)_ ....
E se non fosse per quella bagascia della miseria, vi farei divertire
io, vi farei!
MAGLIUOLO
_(imitando i compagni, ha ricominciato a bere.)_ Chi è che offende la
miseria?! Io mi ci trovo benissimo... perchè tutti sono creditori
miei, e io sono creditore del Padreterno, che è più solvibile di me.
Viva la miseria! _(Prende una guastada e l'abbocca avidamente.)_
IL MORO
_(accorre e glie la toglie di mano.)_
SANTINI
Ha ragione il vedovo! _(Alzando il bicchiere)_ Viva la miseria!
MOLTI
_(rispondono con una intonazione strana, quasi tetra)_ Viva la
miseria! _(Bevono.)_
SCENA IV.
ANTONIO _e detti_.
ANTONIO
_(entrando dal fondo)_ Bravi! Qui si gozzoviglia!
SANTINI
Antonio!
MARTINO
Chi si vede!
ANTONIO
Buona sera alla compagnia!
MANGIULLI
Salutiamo.
LAROSSA
Si riverisce!
_(Altri saluti.)_
GIACOBELLI
Ma come! Ancora da questi paraggi?
ANTONIO
Sono partito ieri l'altro e son ritornato stasera.
PANUNZIO
Qualche gran cosa!?
ANTONIO
Appunto. Una cosa magnifica!
PANUNZIO
Per San Crisostomo!
ANTONIO
Sapevo di trovarvi qui. Sentirete!
MANGIULLI
_(offrendo ad Antonio)_ Un bicchiere?
ANTONIO
E perchè no? Voglio gozzovigliare anch'io. _(Prende.)_
MANGIULLI
Inganniamo lo stomaco.
ANTONIO
E io voglio ingannare il cervello. Alla vostra salute! _(Beve.)_
MOLTI ALTRI
— Grazie!
— Alla tua!
— Alla tua!
_(Bevono.)_
ANTONIO
Be'? Che si fa laggiù? Che novità? _(Siede presso una tavola accanto a
Mangiulli.)_
PANUNZIO
Una, e grossa: hanno fatto un furto al padrone.
ANTONIO
_(senza averne nessuna impressione, bevendo ancora)_ Oh, oh!
MANGIULLI?
Un bel contrappelo.
ANTONIO
Quanto? Un milione?
LAROSSA
_(con disprezzo)_ Ma che! Si parla di centomila lire.
PANUNZIO
_(con più disprezzo di lui)_ Neppure! Una meschina bagattella che non
arriva alle cinquantamila!
SANTINI
Io poi dico: se si ha da sporcarsi le mani, meglio cacciarle bene
dentro e toccare il fondo.
LAROSSA
E bada che ce n'erano dei soldi nella cassa forte!
ANTONIO
Ah si? Più di quello che gli hanno rubato?
LAROSSA
Più, più. Assai più.
SANTINI
Imbecille d'un mariuolo!
GIACOBELLI
Un mariuolo onesto, perbacco!
ANTONIO
_(si volta e lo guarda.)_
1º CEFFO
Quattro punti, e una scopa che son cinque: la vincerò tripla.
2º CEFFO
Non credo.
GIACOBELLI
_(ad Antonio:)_ Perchè mi guardi così?
ANTONIO
Perchè hai detto una bella parola. Chi mi favorisce ancora da bere?
IL MORO
_(che era indietro, si avanza, porgendogli il suo bicchiere.)_ Posso
aver l'onore io, signor Antonio?
ANTONIO
Oh, sei qua, buona lana? Non t'avevo veduto. Accetto. _(Prende.)_
MARTINO
Il terzo bicchiere, poi, spetterà a me ad offrirlo. Ci ho delle
obbligazioni con voi, e me ne ricordo.
ANTONIO
_(ironico)_ Va là, sono io che ho delle obbligazioni con te.
MARTINO
Eh, lo so: uomo avvisato, mezzo salvato; ma voi non voleste darmi
retta!
ANTONIO
Ma ti sono grato ugualmente, e, difatti, questa volta invito la
comitiva a bere proprio alla tua salute.
_(Nessuno risponde, e nessuno beve. Qualche borbottìo di protesta.)_
ANTONIO
No?... Allora bevo soltanto io.... _(Beve.)_
MARTINO
E mi fa piacere.
GIACOBELLI
Diventi bevitore?
ANTONIO
Divento un po' di tutto con l'aiuto della Provvidenza!
1º CEFFO
_(giocando)_ Scopa!
2º CEFFO
_(gettando una carta sulla tavola)_ E vediamo se avete un quinto
cavallo!
ANTONIO
E l'hanno acchiappato questo ladro?
PANUNZIO
Volevi che si lasciasse anche acchiappare?
SANTINI
Che diavolo!
ANTONIO
Ma, insomma, i sospetti su chi cadono?
GIACOBELLI
Secondo il padrone, ognuno di noi può essere un mariuolo. Ieri, qui,
c'è stato spettacolo gratis: perquisizioni, interrogatorii,
spionaggio, sorprese, poliziotti travestiti alle nostre calcagne.
Meglio d'un teatro!
ANTONIO
Ah sì?!
MANGIULLI
_(ironicamente)_ Qui dentro, però, poliziotti non ce n'è. _(Abbassando
la voce)_ Se quei due che giocano non sono poliziotti, voglio perdere
gli occhi.
ANTONIO
_(piano)_ Ho capito.
2º CEFFO
Ma quanti accidenti di re avevate in mano?
1º CEFFO
_(facendo l'ultima giocata)_ Ve l'avevo detto: è tripla.
ANTONIO
_(a voce alta)_ E in che modo finirà la faccenda?
2º CEFFO
_(al 1º, dandogli dei soldi)_ E buon pro vi faccia!
_I DUE_ CEFFI
_(si alzano. L'uno dopo l'altro, pagheranno al banco, indugiando un
poco, e andranno via, salutando appena, con disinvoltura.)_
1º CEFFO
Signori!...
2º CEFFO
Signori!...
ALCUNI
_(rispondono al saluto, sdegnosamente, a fior di labbro:)_
— Felice notte!
— Buona nottata!
MANGIULLI
Carissimi!
GIACOBELLI
_(mentre i due CEFFI s'alzano, pagano, salutano ed escono — risponde
ad Antonio)_ Finirà che ne piglieranno uno a casaccio, uno che abbia
il naso più di traverso o le orecchie più grandi o il mento più lungo,
e, dopo il cerimoniale della Corte d'Assise, al fresco! Galera, e
pranzo gratis. Un impiego come un altro!
SANTINI
Chè se poi costui è innocente, che gliene importa alla giustizia? È
stato condannato? E dunque la giustizia ha fatto il suo dovere. Doveva
pensarci lui a meritarsi la condanna! Perchè non ha rubato veramente?
_(Si ride un po'.)_
ANTONIO
Tu parli come un filosofo, e io ti ammiro; ma questa sera ho il
prurito d'aiutarla io la giustizia.
GIACOBELLI
E come?
MANGIULLI?
Come?!
ANTONIO
Volete vedere che faccio venir fuori il ladro?
_(TUTTI hanno un moto di risentimento.)_
MARTINO
Lo fate venir fuori da che parte?
ANTONIO
Senza andar troppo lontano. Qui, qui, fra questi muri.
_(Mormorii di meraviglia e di sdegno.)_
MARTINO
Voi ci offendete, mi pare!
SANTINI
Ohè, tu scherzi male!
ANTONIO
No, che non offendo nessuno!
GIACOBELLI
_(alzandosi minacciosamente)_ Parla chiaro, o non so quello che può
accadere!
MOLTE VOCI
Parla! Parla!
ANTONIO
Parlo chiaro, non temete. Son venuto proprio per questo. Il pensiero
che un innocente avesse potuto essere accusato e messo alla tortura
non mi ha fatto dubitare del mio compito, e il proposito di denunziare
il colpevole è diventato frenesia e mi ha trascinato qui
vertiginosamente, dandomi l'ebbrezza dell'entusiasmo! _(Eccitandosi
sempre più)_ Non un momento di titubanza, ve lo giuro, ve lo giuro,
non un momento in cui io non abbia sentita tutta intera, vigile,
ostinata, trionfante, la mia coscienza!
_(I compagni ascoltano attentamente con le facce stravolte.)_
ANTONIO
_(drizzandosi in piedi)_ C'è, è vero, un mestiere più nefando e più
vile di quello del ladro, ed è il mestiere del delatore!
MANGIULLI
Antonio, tu impazzisci!
ANTONIO
_(in un parossismo di esaltazione spasmodica, sghignazzando)_ Ma io mi
pago a un prezzo immenso il lusso della immensa viltà che commetto, e,
per la voluttà di compiere il sozzo mestiere, prendo con le mie mani
la mia vita così, come prendo questa bottiglia vuota, _(esegue)_ e la
mando in frantumi! _(Scaglia a terra, con violenza, la bottiglia, le
cui schegge schizzano intorno. Egli grida:)_ Sono il delatore di me
stesso! Il ladro di Guido Salviati sono io!
TUTTI
_(di scatto, si alzano, colpiti dal terrore e dalla meraviglia. Si
odono simultaneamente le loro esclamazioni:)_
— Che!
— Tu!
— Tu!
— Voi!
_(E restano allibiti, attoniti.)_
ANTONIO
Vi sembra di sognare, eh? Vi faccio ribrezzo?... C'è forse, in questo
momento, qualcuno, fra voi, che mi stringerebbe la mano? _(Stende la
destra.)_
_(Alcuni indietreggiano un poco, altri evitano di guardarlo,
imbarazzati.)_
MARTINO
_(nascondendo le mani)_ Puah!
IL MORO
_(vorrebbe stringere la mano di Antonio, ma, timidamente, con gli
sguardi dolci, par che dica che la sua stretta non varrebbe niente.)_
ANTONIO
No, lo vedete: non c'è!... Antonio Altieri, colui che predicava la
lealtà, l'amore, l'emancipazione garantita dalla fratellanza, l'uomo
che proclamava la necessità del benessere individuale a condizione di
non ledere i giusti interessi altrui, l'uomo che non ammetteva altro
potere che quello naturale e sano del proprio cervello, dei propri
muscoli, della propria forza, del proprio lavoro, si è coperto di
fango! Ha dato la caccia al danaro degli altri, si è introdotto
audacemente, di notte, con chiave falsa, nella casa d'un ricco e,
profittando del segreto della cassa forte ch'egli stesso aveva
costruita, quasi avesse preparato da lungo tempo il suo piano, ha
rubato tranquillamente ciò che gli serviva ed è venuto a battersi il
petto dopo d'aver messo in salvo il bottino! _(Feroce)_ Sputategli sul
viso! _(Contrae le linee del volto come se davvero lo sentisse colpito
dallo sputo.)_
GIACOBELLI
_(mite, con deferenza, con pietà)_ Ma no, Antonio, noi non ci
permettiamo di giudicarti.
ANTONIO