_(altero, tonando)_ E fate male! — Perchè non volete giudicarmi? Ah!

Voi ignorate come io sia stato vinto? Voi non mi conoscete più, ora?

Avete dimenticato che a dodici anni io lavoravo come un adulto con

molti di voi nell'officina di Guido Salviati e che mio padre si privò

anche del pane per coltivare in me ciò che alla sua ingenuità pareva

poco meno che il seme del genio? Avete dimenticato che dopo lunghi

anni di studio e di stenti qualche cosa di esclusivamente MIO

germogliò difatti qui dentro _(toccandosi la fronte)_ e che, quando

presentai a Guido Salviati i progetti completi delle mie invenzioni,

egli me ne offrì un prezzo ridicolo esigendo, per giunta, la proprietà

assoluta delle _mie idee_? Voi avete dimenticato che allora sentii il

bisogno impellente dell'indipendenza per me e per voi e riuscii a

compiere il miracolo d'una propizia combinazione finanziaria e vi

chiamai, v'invitai a lavorare, a lottare insieme con me per innalzare

un edificio che diventasse tutto nostro e che ci preparasse una vita

di benessere, senza superbia e senza umiltà, senza padroni e senza

schiavi? È inesatto, è falso, è fantastico, tutto questo?

SANTINI

No! No! È vero!

GIACOBELLI

È verissimo!

ANTONIO

E chi fu — dite — chi fu che, comperando da una parte i crediti dei

nostri creditori diffidenti e dall'altra sforzando la sua produzione e

riducendo i suoi prezzi, soffocò la nostra impresa tra la sua crudeltà

di creditore unico e la concorrenza ch'egli stesso ci faceva?

GIACOBELLI

Fu Guido Salviati!

QUALCHE ALTRA VOCE

Lui! Lui fu!

ANTONIO

Egli ci volle annientare non per orgoglio industriale, no, ma per

avidità di speculatore ingordo!

GIACOBELLI

È la verità, perdinci!

MOLTE ALTRE VOCI

— È la verità!

— È la verità!

— È la verità!

ANTONIO

_(incalzando)_ E quando fummo costretti ad arrenderci, quando, per

pagare il debito enorme che avevamo oramai soltanto verso di lui,

dovemmo mettere nelle sue mani il mio brevetto, la nostra officina, la

nostra casa, e bruciare i nostri ideali come i vinti bruciano le loro

bandiere prima di darsi al nemico, voi, sì, vi poteste rassegnare ad

averlo un'altra volta per padrone, ma io non potetti neanche

rassegnarmi a questo. E sapete perchè?

SANTINI

Ma sì che lo sappiamo!

ANTONIO

Ah, no! Nessuno ve l'ha detto bene, e voi non lo immaginate. Egli...

mi scacciò! _(Ride come un forsennato.)_ Ah! Ah! Ah!...

MANGIULLI

È orribile!

GIACOBELLI

È schifoso!

SANTINI

È infame!

ALTRI

_(fanno eco)_

— È infame!

— È infame!

ANTONIO

E ben presto una sinistra fama d'ambizioso, di impostore, d'inetto, di

ciarlatano e di ribelle si diffuse intorno al mio nome; e non trovai

più credito, non trovai più un industriale che mi accogliesse con

fiducia, e mi si fuggiva come un appestato, e a casa mi aspettavano,

intanto, nella miseria, mio padre che aveva lasciato un braccio fra i

denti d'una macchina, un figlioletto a sei anni e la mia povera

compagna incinta. Incinta, sissignori! Non lo nego! Incinta! _(Come

una proclamazione)_ Ho commesso il gran peccato di amare una donna

onesta che mi amava! E ho fatto di peggio: non ho voluto condannarla

alla sterilità! Non è forse il maggiore dei delitti il mettere al

mondo dei figli?

TUTTI

_(protestano:)_

No! — No! — No!

MARTINO

_(se ne sta da parte, sprezzante.)_

ANTONIO

E questo peccato e questo delitto mi hanno data la gioia di consumare

un'altra turpitudine, un altro delitto, e ho sottratto cinquantamila

lire dalla cassa forte di colui che, protetto dal Codice, aveva

eliminato la mia persona come quella d'un intruso, s'era impossessato

del prodotto più vivo della mia mente e aveva sottratto a me tutto

quanto m'era sembrato non potersi mai scindere dalla mia vita,

dall'anima mia. _(Gridando pazzamente)_ Ma ditemi, dunque, perdio,

ditemelo, ditemelo se avete ancora un avanzo di coscienza umana: chi

di noi due, chi di noi due è il ladro?!

_(Movimento generale.)_

GIACOBELLI

No, il ladro non sei tu!

MANGIULLI

Con le tue macchine meravigliose, la casa Salviati guadagna il venti

per cento sui suoi capitali!

SANTINI?

E noi guardiamo!

PANUNZIO

E lui e il figlio si pagano cavalli, carrozze, camerieri,

sgualdrine....

LAROSSA

E noi ci consumiamo la salute per pochi soldi al giorno!

_(Il vocìo cresce.)_

GIACOBELLI

E l'avvenire è pieno di dubbî!

MANGIULLI

Noi camminiamo all'oscuro!

PANUNZIO

Chi ci assicura il pane?

MANGIULLI

Siamo legati mani e piedi!

SANTINI

Chi ha saputo spezzare le catene è un eroe!

IL MORO

_(entusiasticamente)_ È un eroe!

MARTINO

Sciocconi che siete! Costui è venuto a scaldarci il cervello perchè si

trova in male acque.

GIACOBELLI

Taci, tu!

MARTINO

Non ho paura, io! Da che mondo è mondo, chiunque si piglia il denaro

degli altri è un mariuolo!

ANTONIO

_(scagliandosi su Martino)_ Ah, giuraddio!

IL MORO

_(lo trattiene.)_

_(_TUTTI contro Martino, scacciandolo e schiamazzando:)_

— Taci!

— Taci, canaglia!

— Vattene via, brutta bestia!

— Vattene! Vattene!

ANTONIO

Lasciate che getti la sua bava!

LE VOCI

Vattene! Vattene!

MARTINO

_(spinto verso la porta)_ Me la pagherai, mariuolo!

LAROSSA

Vattene, se non vuoi che ti rompa la gobba!

LE VOCI

Vattene... Vattene!...

MARTINO

_(fuggendo)_ Mariuolo! Mariuolo! _(Via.)_

LE VOCI

— Vipera!

— Spia!

— Canaglia!

— Ruffiano!

— Cornuto!

_(_TUTTI ritornano ad Antonio, ansiosamente.)_

GIACOBELLI

E ora, devi fuggire!

ANTONIO

Se avessi voluto fuggire, non sarei qui, con voi, stasera!

GIACOBELLI

Devi nasconderti, almeno.

ANTONIO

Non voglio!

GIACOBELLI

Ma ti arresteranno.

ANTONIO

Lo so.

SANTINI

Non avrai più scampo!

ANTONIO

Io sono qui per affrontare la legge, non per evitarla. Il banco degli

accusati dovrà essere la mia bigoncia, e parlerò fieramente quando

tutti voi avrete detto a voce alta, ai giudici e al popolo, quello che

pensate del mio nemico e di me!

GIACOBELLI

_(quasi timido e commosso)_ Antonio, il dovere che compiremmo verso di

te ci ridurrebbe sul lastrico della strada!

MANGIULLI

E noi non abbiamo nè il tuo ingegno, nè il tuo coraggio....

GIACOBELLI

Dobbiamo soffocare ogni grido di sincerità.

LAROSSA

_(lugubremente)_ O tacere e fingere, o morire di fame!

_(Un silenzio grave e solenne. Pare che qualche cosa di plumbeo cada

sulla testa di tutti.)_

ANTONIO

_(abbattuto, abbandonandosi sopra una sedia)_ Avete ragione. _(Poi,

con dolcezza)_ Voi non potete parlare. Ma quello che già avete fatto e

avete detto basta al mio cuore, e io ve ne ringrazio. Per la società

in mezzo a cui io dovrei essere giudicato, io sono irremissibilmente

perduto! E voi credete che, abbandonato a me stesso, io abbia ancora

ingegno e coraggio? No, non ho più niente, non ho più niente!...

_(Trasalendo, fissando un punto nello spazio)_ La Corte d'Assise....

La curiosità d'una folla crudele.... L'accusa gridata innanzi a questa

folla..., ripetuta, sghignazzata nei miei orecchi.... E poi... la

condanna... l'isolamento... la prigione.... _(Un brivido gli corre per

il corpo. Indi, cupamente)_ No, no, non posso, non posso....

IL MORO

_(supplichevole, ai compagni:)_ Cerchiamo di salvarlo!

SCENA V.

_Un_ DELEGATO DI POLIZIA, _seguìto da due_ GUARDIE _in borghese e da_

MARTINO.

IL DELEGATO

_(sotto l'arco della porta in fondo)_ Chi è tra voi Antonio Altieri?

ANTONIO

_(sùbito, assorgendo)_ Io.

MARTINO

_(sottovoce, biecamente)_ Eccoli ammutoliti.

IL DELEGATO

_(alle due guardie:)_ Arrestatelo!

ANTONIO

Va bene, andrò a presentarmi io stesso.

IL DELEGATO

_(con maggior forza, alle guardie:)_ Arrestatelo!

ANTONIO

_(cavando dalla giacca una rivoltella, ma senza aver l'aria di

minacciare)_ Non c'è bisogno, vi dico.

GIACOBELLI

_(urgentemente, con affetto)_ Che fai?!...

SANTINI

_(come Giacobelli)_ Tu ti rovini!

IL DELEGATO

_(alle guardie:)_ A qualunque costo, non lo fate fuggire. Disarmatelo!

ANTONIO

Io non fuggo, e non tiro su nessuno.

IL MORO

_(vigile, gli afferra il braccio.)_ No, signor Antonio!

_(TUTTI, anche le GUARDIE, si stringono intorno ad Antonio, cercando

di disarmarlo.)_

VOCI CONFUSE

— No, Antonio!

— No! no! no!

IL MORO

Vuole ammazzarsi!

MARTINO

Non è vero.

ANTONIO

Lasciatemi! Ho il diritto di morire!

IL DELEGATO

Non potete!

ANTONIO

_(dibattendosi)_ Lasciatemi!

SANTINI

Tu devi vivere, Antonio!

GIACOBELLI

Saremo con te!

ALTRE VOCI

Saremo con te!

IL MORO

Viva Antonio Altieri!

I COMPAGNI

_(rispondono a squarciagola, con solennità simultanea)_ Viva Antonio

Altieri!

ANTONIO

_(ferocemente grida:)_ È troppo tardi! _(e riuscendo a svincolarsi, si

precipita verso la strada e sparisce.)_

_(TUTTI, meno MARTINO e MAGLIUOLO, lo inseguono vociferando. Per un

istante, nella bettola non restano che MAGLIUOLO e MARTINO.)_

MAGLIUOLO

_(accasciato, immobile sulla sua sedia, le braccia penzoloni, la testa

piegata sul petto, russa.)_

MARTINO

_(sull'uscio della bettola, guardando ciò che accade in istrada)_ Ah!

Lo fanno fuggire!

_(Un colpo di rivoltella rintrona. E, dopo un grido generale, la

vociferazione cessa.)_

MARTINO

_(quasi interrogativamente, esclama:)_ Si è ammazzato?!

SCENA ULTIMA.

_(La bettola si ripopola._ TUTTI _ritornano atterriti. Due o tre dei

compagni portano_ ANTONIO _che ha il petto sanguinante. Entrano pure

viandanti, venditori ambulanti, vagabondi, il monello del mozzicone,

ed entra_ NANNINA._)_

IL DELEGATO

Sùbito all'ospedale, per un chirurgo!

_(Un OPERAIO e un AGENTE escono di corsa.)_

ANTONIO

_(sicuro di morire)_ È inutile.

_(Lo adagiano su d'una sedia.)_

IL MORO

_(chiede affannosamente:)_ Un panno... un fazzoletto... qualche

cosa!...

NANNINA

_(si toglie dal collo il fazzoletto rosso e l'offre al Moro.)_

IL MORO

_(si affretta a metterlo sulla ferita e, ginocchioni, ve lo terrà

stretto con una mano.)_

ANTONIO

_(con voce fioca)_ Prego qualcuno... di scrivere... questa mia

dichiarazione.

SANTINI

_(rivolgendosi agli altri, sommessamente:)_ Un po' di carta....

MANGIULLI

_(ripetendo la richiesta)_ Un po' di carta....

LAROSSA

Eccola.

SANTINI

_(la prende.)_

_(Il BETTOLIERE, in fretta, mette su una tavola un calamaio e una

penna.)_

SANTINI

Sono pronto, Antonio. _(Siede presso la tavola.)_

_(Un gran silenzio.)_

_(Si ode russare lievemente SAVERIO MAGLIUOLO.)_

ANTONIO

_(con accento doloroso, ma cercando di pronunziare con chiarezza le

parole:)_ «Dichiaro... d'aver sottratto dalla cassa forte di Guido

Salviati... lire cinquantamila per provvedere... alla vita della mia

famiglia». _(A Santini fa cenno che aspetti. Le forze gli mancano.)_

GIACOBELLI

_(ai compagni, mormora:)_ Muore.

_(Molti, di nascosto, piangono.)_

NANNINA

_(guardando pietosamente il moribondo, domanda piano al bettoliere:)_

Come si chiama?

PASQUALE

_(risponde pianissimo:)_ Antonio Altieri.

NANNINA

_(con le lagrime agli occhi)_ Poveretto!

ANTONIO

_(continua:)_ «Dichiaro... di aver ripreso con questa somma... una

parte di ciò che era... veramente mio....» E basta.

SANTINI

_(gli si avvicina porgendogli la penna e mostrandogli la carta. Indi,

mette la carta sul dorso della propria destra.)_

ANTONIO

_(col braccio tremante, firma, e poi, con un lieve gesto, indica il

Delegato.)_

IL DELEGATO

_(prende la carta e la conserva.)_

ANTONIO

Moro, toglimi questa mano dal petto....

IL MORO

_(obbedisce.)_

_(Il fazzoletto casca.)_

NANNINA

_(lo raccoglie subito con timida tenerezza, lo bacia con devozione, e

resta a contemplarlo dolcemente. I suoi sguardi, attraverso le

lagrime, sono luminosi e soavi.)_

ANTONIO

_(al Moro:)_ Grazie!... E ti domando perdono... di averti, quel

giorno, insegnato... ad essere onesto. _(Spira.)_

_(Un fremito di desolazione.)_

MARTINO

_(guarda impaurito.)_

IL DELEGATO

Sgombrate! Sgombrate!...

_(Sipario.)_

FINE DEL DRAMMA.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come

le grafie alternative (subito/sùbito e simili), correggendo senza

annotazione minimi errori tipografici.

Il diritto di vivere: Dramma in tre atti · 第 4 / 4 段