In questo mezzo è successo, che avanti ieri fu al signor Principe
quel Cencio Guercio mandato dal signor Malatesta Baglioni, il quale
altre volte è usato uscire fuori per queste pratiche d’accordo,
ed ha fatto intendere a S. E, che il signor Malatesta era tornato
a ricercare quel che altre volte era stato per lui ricercato, di
mandare la persona mia a parlare a quelli eccelsi Signori nella
forma che di quivi mi fussi ordinato, promettendo, in luogo di
quella condizione che domandava S. E. (di prometterli che il punto
di tor drento le Palle sarebbe accettato), una delle cose seguenti;
o che essi Signori di buona voglia accetterebbono le Palle, o
che uscirebbe di Firenze esso con tutta la gente da guerra, che
sariano in numero di 5000 uomini. Fu a questa risposta detto che
si contenteria di farlo, e tornato drento con tal conchiusione
el prefato Guercio, mandò S. E. un trombetta a domandare il
salvocondotto a quelli Signori per la mia sicurtà; li quali (come
coloro che di tal materia non avevano notizia alcuna) risposero
che prima che concedessero detto salvocondotto, volevano mandar
fuori un loro cittadino per intendere quello che S. E. intendeva
fare proporre a quella città; ed essendo stato concesso detto
salvocondotto, con consulta e licenza del signor Malatesta, uscì
fuori detto cittadino nominato Bernardo da Castiglione. Al quale
fatto intendere S. E. che l’intenzione di voler mandare non
era altro che per volere esortare quel popolo a volere ridursi
all’accordo, prima che il volerlo vedere rovinare in tutto; fu in
questa sentenza da lui dichiarato e risposto apertamente, che se
questo accordo seguisse, di venire a condizione alcuna d’accettare
drento le Palle, non ne parlasse più oltre, perchè quella città
aveva determinato non volere di ciò intendere parola; ma in ogni
altra cosa che si fusse addomandata a servizio dell’Imperatore,
si disporrebbono di buonissima voglia; e senz’altra conclusione
ritornato drento, non s’è di poi inteso altro. Stassi aspettando
che risolva il signor Malatesta, parendo già si sia legato, per
quello che ho detto di sopra, di quanto è passato per il detto
Cencio col signor Principe.
Partito il presente cittadino dal campo, poco di poi vennero
avvisi che il Commissario Ferrucci era uscito con la gente di
Pisa e marciava verso Pescia, e che drento in Firenze si faceva
apparecchio d’uscir fuori ad assalire il campo con tutta la forza
di quella città. Per il che S. E. concluse d’andare in persona
contra il Ferruccio, e lasciare il contrasto a me con quelli della
terra; ed essi quello partito iersera con mille lanzichenech,
mille spagnuoli, e altri tanti italiani. Restai io qui, dove tutta
la notte siamo stati in espettazione che detti nemici dovessero
uscire, e mai è uscito uomo. Questa notte il signor Principe ha
rimandato mille spagnuoli a tempo, con avviso, che gli pare avere
gente a bastanza con quelli di Fabbrizio Maramaldo, per combattere
detto Ferruccio; il quale dicono avere circa 4000 fanti e 300
cavalli leggieri, e che marcia verso la Valle di Nievole. Di quello
succederà ne darò avviso a V. E.
Data nel campo Cesareo sotto Firenze, 2 agosto 1530.