IV.

In questo mezzo è successo, che avanti ieri fu al signor Principe

quel Cencio Guercio mandato dal signor Malatesta Baglioni, il quale

altre volte è usato uscire fuori per queste pratiche d’accordo,

ed ha fatto intendere a S. E, che il signor Malatesta era tornato

a ricercare quel che altre volte era stato per lui ricercato, di

mandare la persona mia a parlare a quelli eccelsi Signori nella

forma che di quivi mi fussi ordinato, promettendo, in luogo di

quella condizione che domandava S. E. (di prometterli che il punto

di tor drento le Palle sarebbe accettato), una delle cose seguenti;

o che essi Signori di buona voglia accetterebbono le Palle, o

che uscirebbe di Firenze esso con tutta la gente da guerra, che

sariano in numero di 5000 uomini. Fu a questa risposta detto che

si contenteria di farlo, e tornato drento con tal conchiusione

el prefato Guercio, mandò S. E. un trombetta a domandare il

salvocondotto a quelli Signori per la mia sicurtà; li quali (come

coloro che di tal materia non avevano notizia alcuna) risposero

che prima che concedessero detto salvocondotto, volevano mandar

fuori un loro cittadino per intendere quello che S. E. intendeva

fare proporre a quella città; ed essendo stato concesso detto

salvocondotto, con consulta e licenza del signor Malatesta, uscì

fuori detto cittadino nominato Bernardo da Castiglione. Al quale

fatto intendere S. E. che l’intenzione di voler mandare non

era altro che per volere esortare quel popolo a volere ridursi

all’accordo, prima che il volerlo vedere rovinare in tutto; fu in

questa sentenza da lui dichiarato e risposto apertamente, che se

questo accordo seguisse, di venire a condizione alcuna d’accettare

drento le Palle, non ne parlasse più oltre, perchè quella città

aveva determinato non volere di ciò intendere parola; ma in ogni

altra cosa che si fusse addomandata a servizio dell’Imperatore,

si disporrebbono di buonissima voglia; e senz’altra conclusione

ritornato drento, non s’è di poi inteso altro. Stassi aspettando

che risolva il signor Malatesta, parendo già si sia legato, per

quello che ho detto di sopra, di quanto è passato per il detto

Cencio col signor Principe.

Partito il presente cittadino dal campo, poco di poi vennero

avvisi che il Commissario Ferrucci era uscito con la gente di

Pisa e marciava verso Pescia, e che drento in Firenze si faceva

apparecchio d’uscir fuori ad assalire il campo con tutta la forza

di quella città. Per il che S. E. concluse d’andare in persona

contra il Ferruccio, e lasciare il contrasto a me con quelli della

terra; ed essi quello partito iersera con mille lanzichenech,

mille spagnuoli, e altri tanti italiani. Restai io qui, dove tutta

la notte siamo stati in espettazione che detti nemici dovessero

uscire, e mai è uscito uomo. Questa notte il signor Principe ha

rimandato mille spagnuoli a tempo, con avviso, che gli pare avere

gente a bastanza con quelli di Fabbrizio Maramaldo, per combattere

detto Ferruccio; il quale dicono avere circa 4000 fanti e 300

cavalli leggieri, e che marcia verso la Valle di Nievole. Di quello

succederà ne darò avviso a V. E.

Data nel campo Cesareo sotto Firenze, 2 agosto 1530.

Storia della Repubblica di Firenze v. 3/3 · 第 52 / 80 题