XIII.

_Magnifici domini etc_. — Hieri, circa di XX hore, arrivò qui

l’orator Bernardo et subito tutti e tre ci transferimo allo

illustrissimo signor Principe, dove era el Marchese del Guasto e

’l signor Aschanio Colonna, e ’l Nuntio del Papa, l’Arciveschovo

di Capua, messer Giovannantonio Muciettola Neapoletano et molti

altri; alla presentia de’ quali presentamo la lettera credentiale

allo illustrissimo signor Principe. Di poi Bernardo expose come era

mandato da V. S., perchè insieme li altri oratori si tractassi di

fare l’accordo con la Sanctità di Nostro Signore, havendo mandato

qui Sua Beatitudine l’Arciveschovo per tale effecto; et che quando

Sua Sanctità voglia della ciptà quel tanto che sia honesto et

iusto, V. S. non sono per mancare. La illustrissima signoria del

Principe rispose come la Cristianissima Maestà havea promesso a Sua

Beatitudine, secondo la loro capitulatione, di rimetterli nella

ciptà; di che Sua Maestà non era per mancare, et per fare tutto

el possibile che tale effecto segua, promettendosi la victoria

certa; tante forze li pare havere. Per noi si replicò, come tale

domanda non era iusta, et che se Cesare havessi inteso le ragioni

della ciptà, eravamo certissimi non harebbe facte tale promesse;

perchè sappiamo Sua Cesarea Maestà è venuta in Italia per ridurre

et rassettare li stati di epsa, in quella forma et modi che dalla

iustitia è permesso. Et molte altre cose dicemo et replicamo che

non fumo loro capace.

Mostrammo che la ciptà era munita, armata et unita di sorte, che

la si prometteva di non potere essere sforzata, et che tutti li

ciptadini di quella volevano prima morire che perdere la loro

libertà. E quali agenti risposeno la volevano conservare in quella;

ma che la Sanctità di Nostro Signore ci voleva solo l’honore et

dipoi mostrerebbe a tutto el mondo che voleva fussi libera, et che

da Sua Beatitudine dependessi tale libertà. A che si replicò non

eravamo per consentirlo, atteso quello era seguito l’anno MDXII.

Et veduta questa nostra opinione, fumo certo modo licentiati. Et

per non rompere el filo, deferimo d’esser di nuovo questa mattina

insieme; et così faremo, ma non crediamo cavarne altro.

Di poi pregamo lo illustrissimo Principe che ci desse questa

mattina audientia secreta. Promisse farlo. Saremo con Sua

illustrissima Signoria, e tracteremo l’accordo con la Cesarea

Maestà, secondo la conmissione dataci, et quello ritrarremo ne

daremo notitia a V. S.; ma non speriamo cavarne altro che quello ci

ha decto da principio sino a qui.

Ritiratici tutti in una stanza da parte, dove stemmo più d’una

grossa hora a fare tale disputa, et da loro et da noi fu detto

tutto quello era possibile, mostrando loro con ragioni promptissime

che se Sua Sanctità sarà bene consigliata, non insisterà in tale

opinione, ma adopererà che questo exercito non molesti le Signorie

Vostre nè il dominio di quelle; et in fine non ne potemo mai cavare

altro, se non che ci rimettessimo liberamente in Sua Beatitudine

etc.

Noi haviamo qua Giovambatista di Lorenzo Strozi et Antonio di

Vectorio Landi, de’ quali continuamente ci serviamo, et di loro

non s’è dato notitia alli signori Octo che per respecto del bando

non vorremo cascassino in contumacia. Piaccia alle S. V. farlo loro

intendere, parendolo.

Sarà di questa apportatore Bartholomeo Marucelli, che di quello che

per noi si mancassi sopplirà. Le Signorie Vostre ce lo rimandino e

accelerinlo, perchè ce ne serviamo.

Postscripta. — Siamo a hore diciassepte, et andati per parlare

con lo illustrissimo signor Principe, trovamo Sua Excellentia, che

cavalcava, et per aspectare che tornassi andamo a trovare messer

Giovannantonio Muciettola, col quale siamo stati in lunghe dispute

per venire a uno modo di conventione, et finalmente nulla si è

facto. È ben vero che ci ha mosso uno certo ragionamento, al quale

sendo stato presente el prefato Bartholomeo Marucelli, ne informerà

le S. V. Et come Sua illustrissima Signoria sia tornata, anderemo

da quella; dove pensiamo che di questo medesimo ragionamento si

habbi a tractare; et se ne ritrarremo cosa che vi si possa prestare

li orecchi, subito per uno di noi ne saranno le Signorie Vostre

raguagliate. Nè altro. Da Figline, a’ dì XXIX di septembre MDXXIX.

Di V. S.

_Servitori_

BERNARDO DA CASTIGLIONE

ROSSO DE’ BUONDELMONTI et

LIONARDO GINORI _oratori_.

Storia della Repubblica di Firenze v. 3/3 · 第 45 / 80 题