_Magnifici domini etc_. — Hieri, circa di XX hore, arrivò qui
l’orator Bernardo et subito tutti e tre ci transferimo allo
illustrissimo signor Principe, dove era el Marchese del Guasto e
’l signor Aschanio Colonna, e ’l Nuntio del Papa, l’Arciveschovo
di Capua, messer Giovannantonio Muciettola Neapoletano et molti
altri; alla presentia de’ quali presentamo la lettera credentiale
allo illustrissimo signor Principe. Di poi Bernardo expose come era
mandato da V. S., perchè insieme li altri oratori si tractassi di
fare l’accordo con la Sanctità di Nostro Signore, havendo mandato
qui Sua Beatitudine l’Arciveschovo per tale effecto; et che quando
Sua Sanctità voglia della ciptà quel tanto che sia honesto et
iusto, V. S. non sono per mancare. La illustrissima signoria del
Principe rispose come la Cristianissima Maestà havea promesso a Sua
Beatitudine, secondo la loro capitulatione, di rimetterli nella
ciptà; di che Sua Maestà non era per mancare, et per fare tutto
el possibile che tale effecto segua, promettendosi la victoria
certa; tante forze li pare havere. Per noi si replicò, come tale
domanda non era iusta, et che se Cesare havessi inteso le ragioni
della ciptà, eravamo certissimi non harebbe facte tale promesse;
perchè sappiamo Sua Cesarea Maestà è venuta in Italia per ridurre
et rassettare li stati di epsa, in quella forma et modi che dalla
iustitia è permesso. Et molte altre cose dicemo et replicamo che
non fumo loro capace.
Mostrammo che la ciptà era munita, armata et unita di sorte, che
la si prometteva di non potere essere sforzata, et che tutti li
ciptadini di quella volevano prima morire che perdere la loro
libertà. E quali agenti risposeno la volevano conservare in quella;
ma che la Sanctità di Nostro Signore ci voleva solo l’honore et
dipoi mostrerebbe a tutto el mondo che voleva fussi libera, et che
da Sua Beatitudine dependessi tale libertà. A che si replicò non
eravamo per consentirlo, atteso quello era seguito l’anno MDXII.
Et veduta questa nostra opinione, fumo certo modo licentiati. Et
per non rompere el filo, deferimo d’esser di nuovo questa mattina
insieme; et così faremo, ma non crediamo cavarne altro.
Di poi pregamo lo illustrissimo Principe che ci desse questa
mattina audientia secreta. Promisse farlo. Saremo con Sua
illustrissima Signoria, e tracteremo l’accordo con la Cesarea
Maestà, secondo la conmissione dataci, et quello ritrarremo ne
daremo notitia a V. S.; ma non speriamo cavarne altro che quello ci
ha decto da principio sino a qui.
Ritiratici tutti in una stanza da parte, dove stemmo più d’una
grossa hora a fare tale disputa, et da loro et da noi fu detto
tutto quello era possibile, mostrando loro con ragioni promptissime
che se Sua Sanctità sarà bene consigliata, non insisterà in tale
opinione, ma adopererà che questo exercito non molesti le Signorie
Vostre nè il dominio di quelle; et in fine non ne potemo mai cavare
altro, se non che ci rimettessimo liberamente in Sua Beatitudine
etc.
Noi haviamo qua Giovambatista di Lorenzo Strozi et Antonio di
Vectorio Landi, de’ quali continuamente ci serviamo, et di loro
non s’è dato notitia alli signori Octo che per respecto del bando
non vorremo cascassino in contumacia. Piaccia alle S. V. farlo loro
intendere, parendolo.
Sarà di questa apportatore Bartholomeo Marucelli, che di quello che
per noi si mancassi sopplirà. Le Signorie Vostre ce lo rimandino e
accelerinlo, perchè ce ne serviamo.
Postscripta. — Siamo a hore diciassepte, et andati per parlare
con lo illustrissimo signor Principe, trovamo Sua Excellentia, che
cavalcava, et per aspectare che tornassi andamo a trovare messer
Giovannantonio Muciettola, col quale siamo stati in lunghe dispute
per venire a uno modo di conventione, et finalmente nulla si è
facto. È ben vero che ci ha mosso uno certo ragionamento, al quale
sendo stato presente el prefato Bartholomeo Marucelli, ne informerà
le S. V. Et come Sua illustrissima Signoria sia tornata, anderemo
da quella; dove pensiamo che di questo medesimo ragionamento si
habbi a tractare; et se ne ritrarremo cosa che vi si possa prestare
li orecchi, subito per uno di noi ne saranno le Signorie Vostre
raguagliate. Nè altro. Da Figline, a’ dì XXIX di septembre MDXXIX.
Di V. S.
_Servitori_
BERNARDO DA CASTIGLIONE
ROSSO DE’ BUONDELMONTI et
LIONARDO GINORI _oratori_.