V.

_Magnifici Domini etc._ — Hiersera scrissi a VV. SS. quello

occorreva, e le mandai ad Arezzo al signor Capitano per un

trombetto del signor Malatesta, al quale detti uno ducato a fine

facessi buona diligentia; et ordinai al detto signor Capitano che

subito con diligentia le mandassi alle VV. SS., dalle quali dopo

mia partita non ho hauto lettere. È questa per far loro intendere

che siamo qui a piè di Cortona; et hieri questo Principe si sforzò

con quattro pezzi d’artiglieria di far battere la terra quanto

a loro fu possibile, e questa mattina dovevano dare l’assalto,

et hanno trovato quei di dentro assai gagliardamente riparati,

dimodochè hanno rimossa l’artiglieria di dove era per piantarla

altrove; e per ancora non è seguito cosa veruna, nè per questo

giorno si vede abbi a seguire altro progresso. E se faranno per

l’avvenire come hanno fatto sino a qui, che hanno guadagnate molte

archibusate e lassatevi qualche diecina di huomini, faranno poco

acquisto: pure si fanno di grande animo, e sperano ottenere la

vittoria. Il che a Dio non piaccia, nè voglia che questa povera

città sia desolata. Stimo abbia ad essere cosa alquanto lunga.

Certificando VV. SS. che l’intenzione di questo esercito non fu

mai di fermarsi qui, anzi di andare alla volta di Siena e venire

con più diligentia fosse possibile verso la città; et è parso

miracolo si sieno abutati qui, per dare tanto più spazio a VV. SS.

per provedersi di sorte che gagliardamente si difenda la nostra

libertà; che così Iddio ce ne dia la gratia. Lo illustrissimo

Principe questa mattina è stato su alto alla terra, et altrimenti

non ho parlato a Sua illustrissima Signoria. E come per l’ultima

mia scrissi a VV. SS., è tutto resoluto non volere trattare di

nulla, se prima non ho mandato da VV. SS. di poter trattare delle

cose del Papa e suoi Nepoti; et quando gli ho rimostro gli Oratori

di VV. SS. essere a presso la Cesarea Maestà et havere potere di

tutto, lui dice non bisognava venir qua verso S. S. illustrissima,

non volendo trattar di quello che principalmente mostra esser la

cagione di venir a’ danni di VV. SS. Io non ho mancato nè mancherò

di tutte le cose necessarie et che saranno a benefizio della

nostra libertà. In questo mezzo VV. SS. mi advertiranno di quel

tanto habbia a seguire. Io sono stato, dipoi l’arrivo mio, qui

di continuo a presso messer Gio. Antonio Muscettola napoletano,

Commissario generale di questo esercito, il quale mi pare a presso

lo illustrissimo Principe essere il tutto, et hauto seco molte

dispute et ragionamenti. In conclusione mi risolvei qui non si

habbi a far nulla senza trattare di queste cose del Papa, et che

il meglio mezzo ci fossi, sarebbe mandare verso Sua Santità, il

quale mostra molto haver havuto con quella lunghi ragionamenti;

volendomi persuadere che, quando si facessi, si troveria qualche

buono espediente; dicendo lui non si curare salvo dell’honor suo,

e che altrimenti non pretende al governo di cotesta città. Hogli

rabbattuto ogni e qualunque cosa col rimostrargli il seguito de’

tempi passati, et per lo avvenire andrebbono peggiorando; e che non

pensino, quando mai habbi a seguire, che noi habbiamo acconsentire

di perdere la nostra libertà. E quando questo illustrissimo

Principe ci vorrà ricevere in buona amicitia, ci troverà di tanta

fedeltà, che non fece mai cosa di chi fossi più contento, e ne

acquistassi più honore et utile di questo. Essendo a dormire,

questa mattina venne a me ser Agnolo Marzi molto submissamente et

con grate offerte e parole, volendomi dimostrare quanti benefizi

habbi fatto et è per fare nella ritardanza della venuta di questo

esercito a’ danni di VV. SS., e quanto la mente del Papa sia buona

verso la Città, con molte ragioni. Al che con brevi parole risposi

che gli effetti seguivano in contrario, e quando vedessi ci levassi

questo impeto da dosso, il che lui fa il contrario, nè altri che

lui ce lo manda, che sono tutti segni che non rispondono alle

parole;[258] ma che con la gratia di Dio ci difenderemo da ogni

ingiusta querela.

Questo esercito fino a qui ha havuto gran penuria di vettovaglie,

et se non havessino trovati strami, era impossibile ci potessi

stare; pure è cominciato a venire di verso Siena quantità di pane

et carne che sopperisce: biade, si servono di frumenti, che hanno

trovati: de’ vini non ce n’è, la più parte beve la miglior acqua

può trovare.

Scritto sin qui, questa mattina son suto al levare

dell’illustrissimo Principe, col quale sono andato spasseggiando

lungamente per questo campo, et havuti molti ragionamenti con Sua

illustrissima Signoria; et in conclusione mostra esser mal contento

di VV. SS., non mandassino prima verso lui che accordassi col Papa;

perchè adesso mal può mancare della fede che Sua illustrissima

Signoria gli ha promessa, e ’l simile alla Cesarea Maestà, il

qual dice volerla osservare in tutto e per tutto; ma che VV. SS.

trovino mezzo a farlo con più salvamento della nostra libertà

che è possibile: e l’ho trovato gratioso e benigno quanto è suto

possibile; et non ho mancato di rimostrargli che i benefitii che

farà a cotesta città sempre la ne harà grandissimo obligo e ne farà

buona ricognitione verso Sua illustrissima Signoria.

Sendo qui tanta necessità di vino, e visto che l’illustrissimo

Principe non ne trova per denari, ho mandato ad Arezzo 6 muli di

Sua Signoria per caricargli del meglio vi si trovi; e scritto al

signor Capitano e Commissario, che subito me li rimandi indietro,

e quello costa VV. SS. ne le faranno rimborsare. E mi parrebbe

che quelle dovessino ordinare che ogni giorno, per la persona

dell’illustrissimo Principe e del signor Marchese del Guasto, e

’l simile del signor Commissario generale dello esercito, fossi

qua mandato 3 some di vino del meglio si trova, per distribuirne

a ciascuno la parte sua; e quando si potesse havere una soma o 2

di trebbiano in fiaschi, sarebbe cosa molto grata. Però VV. SS.

usino quella diligentia è possibile, perchè questi sono il tutto

di questo esercito, e tali mezzi fanno bene spesso meglio che

l’altre cose; et è da sollecitare mentre sono in questa penuria,

perchè poi non sarieno tanto accette. VV. SS. possono ordinare al

Capitano di Montepulciano che ogni giorno me ne mandassino qualche

soma, perchè è il meglio si possi havere in queste parti, et io ne

farò la distributione in quelli luoghi dove vedrò sia necessario.

Ricordando che quelli lo portano el portino in fiaschi, che è di

meglio a distribuirlo che altrimenti.

Le cose di Cortona si stanno ancor così; e per non aver potuto

l’artiglieria fare tanta rottura che basti hanno fatto venire

qualche cento di guastatori verso Siena e di quello di Perugia,

e sono a presso la muraglia per vedere di mandarne più in terra

che possono. Quelli di dentro si difendono gagliardamente, et se

avessino qualche numero di gente più et artiglieria da poter levare

i loro ripari, giudicherei si avessino a salvare: pure, così così,

credo che sarà loro sì facile come sperano. Per di qui domane se

ne dovrà vedere che fine habbi da havere; e subito ne aviserò le

SS. VV., alle quali del continuo mi raccomando. Dal campo a piè di

Cortona, questa mattina, a hore 16 et a’ dì 17 di settembre 1529.

Postcritto: Sono venuti 2 huomini della terra per appuntare con

l’illustrissimo Principe. Il quale mi ha detto voler perdonare alli

huomini della terra e fare ogn’opera di salvarla, ma volere le

genti da guerra a discretione. Non so quello seguirà; pure vanno

difendendosi gagliardamente. Dio sia quello presti loro il suo

aiuto: quello seguirà aviserò VV. SS.

ROSSO BUONDELMONTI _ambasciatore_.

Storia della Repubblica di Firenze v. 3/3 · 第 37 / 80 题