_Magnifici Domini etc._ — Hiersera scrissi a VV. SS. quello
occorreva, e le mandai ad Arezzo al signor Capitano per un
trombetto del signor Malatesta, al quale detti uno ducato a fine
facessi buona diligentia; et ordinai al detto signor Capitano che
subito con diligentia le mandassi alle VV. SS., dalle quali dopo
mia partita non ho hauto lettere. È questa per far loro intendere
che siamo qui a piè di Cortona; et hieri questo Principe si sforzò
con quattro pezzi d’artiglieria di far battere la terra quanto
a loro fu possibile, e questa mattina dovevano dare l’assalto,
et hanno trovato quei di dentro assai gagliardamente riparati,
dimodochè hanno rimossa l’artiglieria di dove era per piantarla
altrove; e per ancora non è seguito cosa veruna, nè per questo
giorno si vede abbi a seguire altro progresso. E se faranno per
l’avvenire come hanno fatto sino a qui, che hanno guadagnate molte
archibusate e lassatevi qualche diecina di huomini, faranno poco
acquisto: pure si fanno di grande animo, e sperano ottenere la
vittoria. Il che a Dio non piaccia, nè voglia che questa povera
città sia desolata. Stimo abbia ad essere cosa alquanto lunga.
Certificando VV. SS. che l’intenzione di questo esercito non fu
mai di fermarsi qui, anzi di andare alla volta di Siena e venire
con più diligentia fosse possibile verso la città; et è parso
miracolo si sieno abutati qui, per dare tanto più spazio a VV. SS.
per provedersi di sorte che gagliardamente si difenda la nostra
libertà; che così Iddio ce ne dia la gratia. Lo illustrissimo
Principe questa mattina è stato su alto alla terra, et altrimenti
non ho parlato a Sua illustrissima Signoria. E come per l’ultima
mia scrissi a VV. SS., è tutto resoluto non volere trattare di
nulla, se prima non ho mandato da VV. SS. di poter trattare delle
cose del Papa e suoi Nepoti; et quando gli ho rimostro gli Oratori
di VV. SS. essere a presso la Cesarea Maestà et havere potere di
tutto, lui dice non bisognava venir qua verso S. S. illustrissima,
non volendo trattar di quello che principalmente mostra esser la
cagione di venir a’ danni di VV. SS. Io non ho mancato nè mancherò
di tutte le cose necessarie et che saranno a benefizio della
nostra libertà. In questo mezzo VV. SS. mi advertiranno di quel
tanto habbia a seguire. Io sono stato, dipoi l’arrivo mio, qui
di continuo a presso messer Gio. Antonio Muscettola napoletano,
Commissario generale di questo esercito, il quale mi pare a presso
lo illustrissimo Principe essere il tutto, et hauto seco molte
dispute et ragionamenti. In conclusione mi risolvei qui non si
habbi a far nulla senza trattare di queste cose del Papa, et che
il meglio mezzo ci fossi, sarebbe mandare verso Sua Santità, il
quale mostra molto haver havuto con quella lunghi ragionamenti;
volendomi persuadere che, quando si facessi, si troveria qualche
buono espediente; dicendo lui non si curare salvo dell’honor suo,
e che altrimenti non pretende al governo di cotesta città. Hogli
rabbattuto ogni e qualunque cosa col rimostrargli il seguito de’
tempi passati, et per lo avvenire andrebbono peggiorando; e che non
pensino, quando mai habbi a seguire, che noi habbiamo acconsentire
di perdere la nostra libertà. E quando questo illustrissimo
Principe ci vorrà ricevere in buona amicitia, ci troverà di tanta
fedeltà, che non fece mai cosa di chi fossi più contento, e ne
acquistassi più honore et utile di questo. Essendo a dormire,
questa mattina venne a me ser Agnolo Marzi molto submissamente et
con grate offerte e parole, volendomi dimostrare quanti benefizi
habbi fatto et è per fare nella ritardanza della venuta di questo
esercito a’ danni di VV. SS., e quanto la mente del Papa sia buona
verso la Città, con molte ragioni. Al che con brevi parole risposi
che gli effetti seguivano in contrario, e quando vedessi ci levassi
questo impeto da dosso, il che lui fa il contrario, nè altri che
lui ce lo manda, che sono tutti segni che non rispondono alle
parole;[258] ma che con la gratia di Dio ci difenderemo da ogni
ingiusta querela.
Questo esercito fino a qui ha havuto gran penuria di vettovaglie,
et se non havessino trovati strami, era impossibile ci potessi
stare; pure è cominciato a venire di verso Siena quantità di pane
et carne che sopperisce: biade, si servono di frumenti, che hanno
trovati: de’ vini non ce n’è, la più parte beve la miglior acqua
può trovare.
Scritto sin qui, questa mattina son suto al levare
dell’illustrissimo Principe, col quale sono andato spasseggiando
lungamente per questo campo, et havuti molti ragionamenti con Sua
illustrissima Signoria; et in conclusione mostra esser mal contento
di VV. SS., non mandassino prima verso lui che accordassi col Papa;
perchè adesso mal può mancare della fede che Sua illustrissima
Signoria gli ha promessa, e ’l simile alla Cesarea Maestà, il
qual dice volerla osservare in tutto e per tutto; ma che VV. SS.
trovino mezzo a farlo con più salvamento della nostra libertà
che è possibile: e l’ho trovato gratioso e benigno quanto è suto
possibile; et non ho mancato di rimostrargli che i benefitii che
farà a cotesta città sempre la ne harà grandissimo obligo e ne farà
buona ricognitione verso Sua illustrissima Signoria.
Sendo qui tanta necessità di vino, e visto che l’illustrissimo
Principe non ne trova per denari, ho mandato ad Arezzo 6 muli di
Sua Signoria per caricargli del meglio vi si trovi; e scritto al
signor Capitano e Commissario, che subito me li rimandi indietro,
e quello costa VV. SS. ne le faranno rimborsare. E mi parrebbe
che quelle dovessino ordinare che ogni giorno, per la persona
dell’illustrissimo Principe e del signor Marchese del Guasto, e
’l simile del signor Commissario generale dello esercito, fossi
qua mandato 3 some di vino del meglio si trova, per distribuirne
a ciascuno la parte sua; e quando si potesse havere una soma o 2
di trebbiano in fiaschi, sarebbe cosa molto grata. Però VV. SS.
usino quella diligentia è possibile, perchè questi sono il tutto
di questo esercito, e tali mezzi fanno bene spesso meglio che
l’altre cose; et è da sollecitare mentre sono in questa penuria,
perchè poi non sarieno tanto accette. VV. SS. possono ordinare al
Capitano di Montepulciano che ogni giorno me ne mandassino qualche
soma, perchè è il meglio si possi havere in queste parti, et io ne
farò la distributione in quelli luoghi dove vedrò sia necessario.
Ricordando che quelli lo portano el portino in fiaschi, che è di
meglio a distribuirlo che altrimenti.
Le cose di Cortona si stanno ancor così; e per non aver potuto
l’artiglieria fare tanta rottura che basti hanno fatto venire
qualche cento di guastatori verso Siena e di quello di Perugia,
e sono a presso la muraglia per vedere di mandarne più in terra
che possono. Quelli di dentro si difendono gagliardamente, et se
avessino qualche numero di gente più et artiglieria da poter levare
i loro ripari, giudicherei si avessino a salvare: pure, così così,
credo che sarà loro sì facile come sperano. Per di qui domane se
ne dovrà vedere che fine habbi da havere; e subito ne aviserò le
SS. VV., alle quali del continuo mi raccomando. Dal campo a piè di
Cortona, questa mattina, a hore 16 et a’ dì 17 di settembre 1529.
Postcritto: Sono venuti 2 huomini della terra per appuntare con
l’illustrissimo Principe. Il quale mi ha detto voler perdonare alli
huomini della terra e fare ogn’opera di salvarla, ma volere le
genti da guerra a discretione. Non so quello seguirà; pure vanno
difendendosi gagliardamente. Dio sia quello presti loro il suo
aiuto: quello seguirà aviserò VV. SS.
ROSSO BUONDELMONTI _ambasciatore_.