_Magnifici Domini etc_. — Hieri scrissi d’Arezzo a VV. SS. quello
occorreva. Di poi sono arrivato qui in campo dell’illustrissimo
signor Principe d’Orange; e subito arrivato scavalcai al suo
alloggiamento, e fatto le debite cerimonie e presentata la lettera
di VV. SS., esposi quel tanto da quelle mi fu imposto. E fatti
molti discorsi, per ultima conclusione dice, non voler essere
intrattenuto di parole, perchè lui ha commessione dalla Cesarea
Maestà di appuntare e fare quel tanto che sua persona; e non
havendo altra commissione, che non scade più parlare, e che io
mandi per potere e pien mandato, per convenire et accordare le cose
del Papa e suoi Nepoti; i quali domanda volere essere restituiti
in casa loro, com’erano per l’avanti l’arrivata o vero passata del
Duca di Borbone. Io ho replicato molte cose, e rimostro che tutte
le differenze si potessino havere con la Santità di Nostro Signore,
gli ambasciatori che sono verso la Cesarea Maestà hanno più
potere di accordare il tutto. Al che lui sempre ha risposto: non
volendo trattar seco, non accadeva venire verso Sua illustrissima
Signoria. Io non ho mancato di rispondere ad ogni sua proposta
gagliardamente, con rimostrargli che ogni cosa si ha a patire per
il mantenimento della nostra libertà; e quando lui mi ha domandato
dovere egli rendere la città e tutto il dominio a devozione della
Cesarea Maestà, gli ho fatto intendere la Città essere benissimo
provista et avere 12 o 14 mila uomini da guerra et di sorte
fortificata, che quando Sua illustrissima Signoria la vederà non
parlerà sì gagliardamente così come fa. Hammi detto che abruceranno
il tutto e guasteranno fino alle porte, e molte braverie ch’io
ho ributtate gagliardamente, con dire che a noi basta salvare la
nostra libertà, e salvata quella, è salvato il tutto; la quale io
ho speranza in Dio non ci abbi a mancare. VV. SS. ne adviseranno
quel tanto habbi da seguire. Io ho trovato tutto l’esercito qui a
piè di Cortona; il quale per quello ho possuto vedere è bellissimo
esercito, benchè ancora non l’abbi potuto bene esaminare; e per
quanto sono suto raguagliato da qualcuno di questi Italiani sono
vel circa 8 mila fanti tra Lanzichenecchi, Spagnoli et Italiani,
dipoi la venuta del Marchese del Guasto, che ha condotto circa 2000
Spagnoli, e cavalli, per quello posso giudicare, vel circa, 1000.
Et dicono aver dato in preda a l’esercito la città di Cortona, e
domani fanno conto dargli l’assalto da tutte le bande per haver
notitia non esservi dentro più che 400 huomini vel circa, i quali
sino a qui si sono difesi gagliardamente, et hanno ferito e morto
qualche decina di fanti. Certificando a VV. SS. che se ci fosse
dentro 2000 fanti, io fo giuditio che non la piglierebbono di
questo mese, e con gravissimo loro danno. Dispiacemi le cose sieno
così exarrutamente lassate con sì poco numero di gente. E perchè
come per altre mie ho scritto a VV. SS., in Arezzo ancora ci è
mancamento di 6 o 700 fanti, i quali giudicheria quando ci fossino
e volessin fare il debito loro gagliardamente, difenderiano quella
città; però VV. SS. pensino a quel tanto par loro necessario, e
provedere in tempo che le cose possino servire.
Le gente di Ramazzotto e di Città di Castello per anco non sono
venute. Secondo dicono, saranno _vel_ circa 2000 fanti: quando
venghino aviserò VV. SS.
Alla presenza di tutti questi ragionamenti hauti con
l’illustrissimo signor Principe si trovò il Marchese del Guasto
e il signor Don Ferrante di Gonzaga e ’l Commissario generale
dell’esercito, messer Giovan Antonio Muscettola napoletano. Il
Nunzio del Papa et ser Agnolo Marzi, che dicono ci è, per ancora
non ho visto; quando accaggi trovarmi dove loro, non mancherò di
quello occorrerà, dando aviso di tutto a VV. SS. Conforto quelle
con ogni diligentia a fortificare la città, e provedersi di
tutte le cose necessarie per la salvazione della nostra libertà;
certificandole che quando altro esercito che questo non venghi
a’ danni nostri, facilissimamente quelle si difenderanno et
salveranno il tutto. Ancora che minacciano guastare il tutto,
salvata la libertà è salvare il tutto. Perciò conforto VV. SS.
con gagliardissimo animo a volerlo fare senza rispetto alcuno.
Così a Dio piaccia concederlo. Nè altro. A VV. SS. del continuo mi
raccomando. Sotto Cortona, nel campo Cesareo, a’ 15 settembre 1529.
ROSSO BUONDELMONTI _ambasciatore_.
Portò un trombetto del signor Malatesta.