IV.

_Magnifici Domini etc_. — Hieri scrissi d’Arezzo a VV. SS. quello

occorreva. Di poi sono arrivato qui in campo dell’illustrissimo

signor Principe d’Orange; e subito arrivato scavalcai al suo

alloggiamento, e fatto le debite cerimonie e presentata la lettera

di VV. SS., esposi quel tanto da quelle mi fu imposto. E fatti

molti discorsi, per ultima conclusione dice, non voler essere

intrattenuto di parole, perchè lui ha commessione dalla Cesarea

Maestà di appuntare e fare quel tanto che sua persona; e non

havendo altra commissione, che non scade più parlare, e che io

mandi per potere e pien mandato, per convenire et accordare le cose

del Papa e suoi Nepoti; i quali domanda volere essere restituiti

in casa loro, com’erano per l’avanti l’arrivata o vero passata del

Duca di Borbone. Io ho replicato molte cose, e rimostro che tutte

le differenze si potessino havere con la Santità di Nostro Signore,

gli ambasciatori che sono verso la Cesarea Maestà hanno più

potere di accordare il tutto. Al che lui sempre ha risposto: non

volendo trattar seco, non accadeva venire verso Sua illustrissima

Signoria. Io non ho mancato di rispondere ad ogni sua proposta

gagliardamente, con rimostrargli che ogni cosa si ha a patire per

il mantenimento della nostra libertà; e quando lui mi ha domandato

dovere egli rendere la città e tutto il dominio a devozione della

Cesarea Maestà, gli ho fatto intendere la Città essere benissimo

provista et avere 12 o 14 mila uomini da guerra et di sorte

fortificata, che quando Sua illustrissima Signoria la vederà non

parlerà sì gagliardamente così come fa. Hammi detto che abruceranno

il tutto e guasteranno fino alle porte, e molte braverie ch’io

ho ributtate gagliardamente, con dire che a noi basta salvare la

nostra libertà, e salvata quella, è salvato il tutto; la quale io

ho speranza in Dio non ci abbi a mancare. VV. SS. ne adviseranno

quel tanto habbi da seguire. Io ho trovato tutto l’esercito qui a

piè di Cortona; il quale per quello ho possuto vedere è bellissimo

esercito, benchè ancora non l’abbi potuto bene esaminare; e per

quanto sono suto raguagliato da qualcuno di questi Italiani sono

vel circa 8 mila fanti tra Lanzichenecchi, Spagnoli et Italiani,

dipoi la venuta del Marchese del Guasto, che ha condotto circa 2000

Spagnoli, e cavalli, per quello posso giudicare, vel circa, 1000.

Et dicono aver dato in preda a l’esercito la città di Cortona, e

domani fanno conto dargli l’assalto da tutte le bande per haver

notitia non esservi dentro più che 400 huomini vel circa, i quali

sino a qui si sono difesi gagliardamente, et hanno ferito e morto

qualche decina di fanti. Certificando a VV. SS. che se ci fosse

dentro 2000 fanti, io fo giuditio che non la piglierebbono di

questo mese, e con gravissimo loro danno. Dispiacemi le cose sieno

così exarrutamente lassate con sì poco numero di gente. E perchè

come per altre mie ho scritto a VV. SS., in Arezzo ancora ci è

mancamento di 6 o 700 fanti, i quali giudicheria quando ci fossino

e volessin fare il debito loro gagliardamente, difenderiano quella

città; però VV. SS. pensino a quel tanto par loro necessario, e

provedere in tempo che le cose possino servire.

Le gente di Ramazzotto e di Città di Castello per anco non sono

venute. Secondo dicono, saranno _vel_ circa 2000 fanti: quando

venghino aviserò VV. SS.

Alla presenza di tutti questi ragionamenti hauti con

l’illustrissimo signor Principe si trovò il Marchese del Guasto

e il signor Don Ferrante di Gonzaga e ’l Commissario generale

dell’esercito, messer Giovan Antonio Muscettola napoletano. Il

Nunzio del Papa et ser Agnolo Marzi, che dicono ci è, per ancora

non ho visto; quando accaggi trovarmi dove loro, non mancherò di

quello occorrerà, dando aviso di tutto a VV. SS. Conforto quelle

con ogni diligentia a fortificare la città, e provedersi di

tutte le cose necessarie per la salvazione della nostra libertà;

certificandole che quando altro esercito che questo non venghi

a’ danni nostri, facilissimamente quelle si difenderanno et

salveranno il tutto. Ancora che minacciano guastare il tutto,

salvata la libertà è salvare il tutto. Perciò conforto VV. SS.

con gagliardissimo animo a volerlo fare senza rispetto alcuno.

Così a Dio piaccia concederlo. Nè altro. A VV. SS. del continuo mi

raccomando. Sotto Cortona, nel campo Cesareo, a’ 15 settembre 1529.

ROSSO BUONDELMONTI _ambasciatore_.

Portò un trombetto del signor Malatesta.

Storia della Repubblica di Firenze v. 3/3 · 第 36 / 80 题