Nº II.

(Vedi pag. 12.)

_Littere Credititiæ et Mandata quinque Oratorum, fratris Hieronymi

de Savonarola predicatoris, Tanai Neroli, Pandolfi Rucellarii,

Petri Caponii et Ioannis Cavalcantis, deliberata die_ V _novembris_

MCCCCLXXXXIIII.

(Dal Registro di _Legazioni e Commissioni_ ec., ad an., nell’Archivio

di Firenze.)

_Carolo Regi Gallorum._

Serenissime etc. Etiam hos quinque legatos mittimus ad te, fratrem

Hieronymum Savonarolam predicatorem insignem, Tanai Nerolum,

Pandolfum Rucellarium, Petrum Caponium et Ioannem Cavalcantem,

nobiles cives nostros. Ex his mandata quæ a nobis ad te habeant

melius coram intelliges quam nos scriberemus. Commendamus tibi

urbem et populum nostrum tui observantissimum virtutisque et

fælicitatis admiratorem. Ex Palatio nostro etc.

_Mandata quinque suprascriptorum Oratorum

ad Carolum Regem Francorum._

Anderete a ritrovare la Maestà del Christianissimo Re di Francia

con ogni possibile celerità; et giunti, intenderete dagli altri

nostri ambasciadori, che si trovano appresso alla Sua Maestà, in

che termine sieno le cose nostre colla Maestà sua, maximamente

circa le domande facte da lui et delle forteze et della gente

d’arme et del danaio che ne ha domandato; et trovandone facta

conclusione ferma, non harete in questo adoperarvi altrimenti.

Ma giugnendo a tempo che ancora non fussene facta conclusione,

sarete colla Maestà del Re, insieme con quelli che si truovano

quivi o senza loro, come o a loro o ad voi fusse paruto meglio;

et presentato la lettera della credentia harete con questa, et

facto le prime convenienti cerimonie et parole che parranno alla

prudentia vostra, interrete in questa materia et ingegneretevi fare

tucte queste sue petitioni migliori che vi sarà possibile per la

città nostra: dandovi in questa parte libera auctorità et absoluta

di fare et dire tucto quello che vi occorrerà, per la salute di

questa città. Habbiamo in Dio principalmente, da chi viene ogni

salute et ogni bene, grandissima speranza, et nella nostra opera;

la quale stimiamo che ci habbi ad liberare da ogni pericolo et dare

tranquillità ad questa città.

Quella parte che diciamo di sopra che, trovato facto ferma

conclusione delle petitioni della Maestà del Re, non intendiamo

per quello che è sopradecto diminuire in alcuna parte la vostra

auctorità: ma potendo anchora in tal caso opera alcuna colla Sua

Maestà, come habbiamo fede nella prudentia et bontà vostra; ne

farete ogni opera. Et in questo ancora saranno maggiori e vostri

meriti inverso la vostra patria.

Et harete ad mente, come cosa molto importante che, se le offese

non fussino levate in ogni luogo et ancora in Romagna, che per

clementia della Maestà Sua et vostra intercessione sieno levate

et tolto a questo popolo divotissimo di Sua Maestà questo tumulto

dell’arme et renduto alla sua consueta quiete, sotto l’antiquissima

protectione di Sua clementissima Maestà, et naturale observantia et

culto nostro in verso della Christianissima Maestà Sua.

Harete ad mente alla porta fare rogare la partita vostra etc.

Non sapevano se Piero dei Medici fosse tuttora presso al Re, nè se

gli Ambasciatori troverebbero le cose fatte. Quindi erano incerte le

Istruzioni, rimettendo alla prudenza degli Ambasciatori stessi tutta la

condotta dell’arduo negozio: ma nondimeno usano un linguaggio netto e

dignitoso che fa onore alla Cancelleria della Repubblica.

Storia della Repubblica di Firenze v. 3/3 · 第 26 / 80 题