Nº I.

(Vedi pag. 8.)

_Oratoribus apud Regem Francorum d. Guidantonio Vespuccio et Petro

Capponio, vii mai 1494_.

(Dal Registro di _Lettere dei Dieci_, ad an., nell’Archivio di Firenze.)

Poi che, a dì XXVI del passato, vi scrivemo ultimamente quello

ci occorreva, et vi mandamo copia della legha habbiamo con il

Re di Napoli, come ci richiedesti, habbiamo ricevute due vostre,

de’ dì XXVIII et XXIX del passato; per le quali particularmente

restiamo advisati di quanto per insino allhora havessi ritracto

del successo delle cose di costà: in che restiamo satisfacti assai

della diligentia vostra. Aspectiamo adviso da voi habbiate havuto

di poi audientia dalla Cristianissima Maestà et a quella exposto

le commissioni iniunctevi li nostri Signori, et di tucto ci harete

dato particularmente notitia.

Da Roma, a dì passati, fumo advisati come il Cardinale di San

Piero ad Vincula, _clandestine et noctis tempore_, si era partito

da Hostia, in su uno brighantino armato, la persona sua con uno

suo solo scudiere, con argenti assai, et per quanto si dicessi,

con buona somma di danari. Della qual cosa il Papa et tucta la

Corte ha preso admiratione et dispiacere assai; _et presertim_

essendosi per conclusa in buona forma la causa sua con il Papa, et

nel modo che lui medesimo havea saputo domandare. Donde il Papa

havea determinato expugnare Hostia, et a questo effecto vi havea

mandato buon numero di provigionati et di cavalli leggieri socto

il ghoverno del Conte di Pitigliano; il quale di già havea havuto

la terra, et ordinava piantare le bombarde che vi havevono condocte

alla rocha: et aspectavono ad ogni hora lo aiuto che ’l Re Alphonso

havea promesso molto liberamente mandarli per mare et per terra,

di navili, di gente et d’artiglierie; il quale venuto speravamo in

brevi di havere Hostia nelle mani.

Domenica passata, entrorono li ambasciadori del Christianissimo Re

di Francia et furono Monsignore Dubignì, il Generale di Francia,

Presidente di Provenza, et Peron di Baccé, con circa cento chavalli

in loro compagnia. Furono et nello entrare et nello alloggiare

honorati convenientemente, secondo la consuetudine della città.

Lunedì appresso, accompagnati da buon numero de’ principali de’

nostri cittadini, vennono in Palazo ad visitare li nostri Signori,

et exposono la loro commissione latina, et fu lo expositore il

Presidente di Provenza; et fu quasi nella infrascripta sententia.

_In primis_, che quella Christianissima Maestà molto amorevolmente

mandava salutando questa Signoria et universalmente tucta la

Comunità, come suoi antichissimi amici et collegati; offerendo

appresso, molto liberamente et ampiamente, le facultà sua et di

gente d’arme et di qualunche altra cosa oportuna, per aiuto et

defensione di questa Signoria et della nostra libertà da qualunche

la volessi offendere et molestare, _quocunque modo_. Sobgiugnendo

come, per esser pervenuto il Regno di Napoli, _iure hereditario_,

nella Maestà di quello Christianissimo Re (come era suto declarato

et deciso da molti de’ loro doctori et altre persone pratiche, le

quali havevono tritamente intese et examinate le sua ragioni); per

questo la Sua Maestà havea al tucto deliberato voler recuperare

nelle man sue quel Regno di Napoli, come cosa che legitimamente se

li aspectava et apparteneva. Et volendo a questo effecto fare la

impresa conveniente, et mandare li exerciti delle sua genti d’arme

per mare et per terra, havendo di già dalla parte sua et in suo

favore alchune delle potentie di Italia; desiderava la Sua Maestà

d’intendere da noi da qual parte volessimo essere et declararci,

dalla parte sua (come quella certamente si persuadeva, respecto

all’amicitia et observantia etc, per molti benifici havuti questa

città dalla Casa loro), o veramente dalla parte del Re Alphonso.

Et appresso, che disponendo del tutto la Sua Maestà prosequire

la impresa, ci richiedeva di consiglio, favore et aiuto; et oltre

acciò, di passo, commeato et vettovaglia per lo exercito suo, con

li loro danari. Pregando che a questi capi et effecti principali

dovessimo bene declarare l’animo nostro et darne loro aperta et

resoluta risposta. Parse a’ nostri Signori, per allora, rispondere

generalmente secondo le cerimonie et termini consueti, et pigliar

tempo ad rispondere; significhando a epsi oratori che, per essere

la expositione loro di momento assai et importantissima, questa

Signoria la volea comunichare et consultare secondo la consuetudine

della città, servata sempre _in rebus gravissimis_, con buon

numero de’ primi cittadini della città, con consiglio de’ quali

sarebbe loro facta conveniente risposta. Et così la Signoria,

convocati hieri in Palagio il Consiglio de’ LXX et oltre acciò

tucti li veduti et seduti Gonfalonieri di iustitia, da XXXIIII

anni in su, che fu copiosissimo numero, a’ quali proposta la

sententia della expositione et requisitione de’ prefati oratori di

Francia; la Signoria richiese parere et consiglio, da’ convenienti

cittadini, di quello che fussi da rispondere a epsi oratori, circa

le requisitioni facte. I quali cittadini, dopo matura examine et

consultatione fra loro, tucti _unanimiter et concorditer, nemine

discrepante_, concorsono et si conformorono, dover far tale

risposta in scriptis, in questa formale sententia, come vedrete

per l’alligata copia vi se ne manda. La quale consultatione et

resolutione, la Signoria, mandati buon numero di cittadini per

epsi oratori, i quali, condocti in Palagio, alla presentia di

tucti li sopranominati cittadini; la Signoria, dopo alchune brevi

et accomodate parole, rimettendosi alla risposta _in scriptis_,

la fece loro leggere per il Cancelliere; et dipoi, soscripta

et suggellata l’assegnorono a’ decti oratori. I quali, dopo

lo essersi alquanto ristrecti insieme, dimostrando non restare

satisfacti di tale risposta, per non corrispondere a quello che

il loro Christianissimo Re si persuadeva di questa città, per

molti rispecti etc.; dixono che ne adviserebbono la Sua Maestà,

mandandoli la decta risposta, della quale loro erano certissimi

che epsa non rimarrebbe punto nè bene contenta nè satisfacta. Et

così, presa buona licentia, se ne tornorono al loro alloggiamento;

et hoggi dopo mangiare disegnono partirsi per verso Roma. Sonsi

partiti li oratori et ne vanno stasera ad San Casciano.

Scrivendo, habbiamo le vostre del primo dì, per le quali intendiamo

come non havevi havuto ancora audientia dalla Christianissima

Maestà et le cagioni perchè. Così habbiamo inteso quello scrivete

del successo di costà, et come non affermate nulla di certo, per

non ne potere fare alchuno vero iudicio con buon fondamento.

Per questa cagione et non havere voi havuto audientia, a noi

non occorre significarvi altro; et la copia della risposta facta

vi mandiamo. Non s’è mandata perchè la comunichiate altrimenti,

ma solamente per vostra informatione, et ad fine che (essendone

domandati o essendo interpretata a diverso senso) possiate, come

bene informati della intention nostra, rispondere et iustifichare

secondo occorressi; perchè, come vedrete, la risposta non è punto

difforme alle Commissioni vostre.

Storia della Repubblica di Firenze v. 3/3 · 第 25 / 80 题