Purtroppo a noi non è giunta che l'eco degli applausi; poichè il meglio
della Commedia dell'arte, ciò che veramente deliziava gli ascoltatori,
è stato portato via, com'un mondan rumore, da un fiato di vento! Del
dramma non era tracciata che la sceneggiatura, lo _scenario_; il resto
era affidato all'improvvisazione dei comici. E il resto era tutto.
Gl'intrecci per lo più si desumevan da novelle, o addirittura dalle
commedie sostenute e perfin dalle classiche; e invece il dialogo ogni
attore lo improvvisava ogni volta, così che riusciva necessariamente
diverso pur da una replica all'altra della stessa commedia. Una parola,
un accento, un gesto dell'interlocutore poteva suggerire un motto
o un'uscita nuova ed inaspettata; un avvenimento della giornata, la
presenza in teatro d'un signore amico o d'una dama.... che non fosse
una dama, poteva ispirare lì per lì un'allusione piccante; l'esser
di buono o di cattivo umore poteva all'attore accendere o smorzare
l'estro. Ogni attore era un poeta estemporaneo; anzi, soggiunge il
comico _Beltrame_, al secolo Nicolò Barbieri, “i comici italiani
partecipano del compositore e del rappresentante, poi che inventano
favole, e molti le adornano con discorsi partoriti da' loro talenti„.
Perciò la Commedia dell'arte non fu possibile che in Italia. E in
verità non fu chiamata _dell'arte_ per significare che la fosse la
perfetta tra le commedie, il _nec plus ultra_ dell'arte, come affermò
Maurice Sand, bensì perchè, a differenza della commedia scritta, essa
non era e non poteva esser rappresentata che da attori di mestiere.
Non ce ne restano che gli _scenari_, lo scheletro: “il più divin
s'invola!„ E innanzi a quelle mute liste di attori, a quelle scarne
indicazioni d'un'azione che s'intreccia e si snoda, proviamo quel senso
di malinconia che faceva esclamare al poeta contemplante l'effigie
sepolcrale d'una bella donna:
Tal fosti: or qui sotterra
Polve e scheletro sei!
Ascoltate, per saggio, il primo atto d'uno dei migliori scenari del
repertorio dei _Gelosi_. È intitolato _Il Cavadenti_.
“ATTO PRIMO. — _Pantalone_ dice a _Pedrolino_ (servo) l'amor
che porta ad _Isabella_ vedova, e dubitar che _Oratio_ suo
figlio non gli sia rivale, e che di ciò dubitando haver risoluto
di mandarlo allo studio. — _Pedrol._ lo riprende, tenendo da
quella d'_Oratio_; s'attaccano di parole e di fatti. _Pant._ dà
a _Pedrol._, et egli le morde un braccio, mostrando d'haverlo
morduto forte. _Pant._, minacciando, parte, dicendo che per
suo conto parli con _Franceschina_ (serva). Via. — _Pedrol._,
di vendicarsi del morso che gli ha dato _Pant._ — In quello,
_Franc._ va per cercar _Oratio_ per ordine della sua padrona;
vede _Pedrol._ e da lui intende la cagione del suo dolor del
braccio; s'accordano di fingere che a _Pant._ puzzi il fiato,
per vendicarsi. — _Franc._ in casa, _Pedrol._ rimane. — In quello
_Flavio_ (fratello d'_Isabella_) scopre a _Pedrol._ l'amor suo,
urtandolo nel braccio. _Pedrol._ grida; poi s'accordano di finger
che a _Pant._ puzzi il fiato. _Flavio_ via, _Pedrol._ rimane.
— In quello, _Dottore_ che ha d'haver d. 25 da _Pant._, piglia
_Pedrol._ per lo braccio, e gli grida, e seco fa l'istesso
accordo del fiato puzzolente, promettendoli farli havere i suoi
d. 25. _Dott._ via, _Pedrol._ va per trovar _Oratio_. Via.
_Capitano Spavento_, l'amor d'_Isab._ e le sue bravure. — In
quello, _Arlecchino_ servo d'_Isab._ fa seco scena ridicolosa, et
entra per far venir fuora _Isab._ — _Cap._ aspetta.
_Flaminia_ (figlia di _Pant._), che dalla finestra ha veduto il
_Cap._ da lei amato, lo prega all'amor suo. — In quello, _Isab._
fuora credendosi di trovar _Oratio_. _Cap._ la prega all'amor
suo; ella lo scaccia, et egli fa il simile con _Flam._, facendo
scena interzata. Alla fine _Isab._ entra in casa scacciando
il _Cap._ Egli fa il simile con _Flam._, e parte. Ella riman
dolente. — In quello, _Pedrol._, che in disparte ha sentito il
tutto, minaccia dirlo a suo padre; poi s'accordano della cosa
del fiato con suo padre. Ella se n'entra. _Pedrol._, che li
duole il braccio più che mai, se bene s'è fatto medicare, e di
volersi vendicare a tutte le vie. — In quello, _Arlecch._ arriva.
_Pedrol._ con dinari l'induce a fingersi cavadenti; lo manda
a vestirsi; _Arlecch._ via. _Pedrol._ si ferma. — In quello,
_Oratio_ intende da _Pedrol._ come _Pant._ suo padre concorre
seco nell'amar _Isab._, e che lo vuol mandar allo studio.
_Oratio_, dolente di cotai nuove, si raccomanda a _Pedrol._,
il qual le promette aiuto, e s'accordano della cosa del fiato.
_Oratio_, che vorrebbe ragionar con _Isab._ _Pedrol._ la chiama.
_Isab._ intende dell'amor suo e della sua dura dipartenza. Ella
se ne attrista. — In quello, _Pant._ parlando forte. _Isab._,
sentendolo, se n'entra. _Pedrol._ brava con _Oratio_ perchè
non vuole andare a Perugia. _Pant._ vede il figlio, al quale
ordina che si vada a metter all'ordine subito subito, perchè
vuole che vada a Perugia. _Oratio_, tutto timoroso, entra per
mettersi all'ordine, guardando _Pedrol._ — _Pant._ intende come
_Pedrol._ ha parlato con _Franc._; poi sente _Pedrol._ che dice:
ohibò, padrone, il fiato vi puzza fuor di modo! _Pant._ se ne
ride. — In quello, _Franc._ fa il simile, dicendo che se il
fiato non le puzzasse, che _Isab._ l'amerebbe; et entra. _Pant._
si maraviglia. — In quello, _Flavio_ passa et, a' cenni di
_Pedrol._, fa il simile con _Pant._, e via. _Pant._ si maraviglia
di tal mancamento. — In quello, _Dott._ arriva. _Pedrol._ li
fa cenno della cosa del fiato. _Dott._ fa il simile, et via.
_Pant._, di voler domandar a sua figlia s'è vero di quel puzzore.
La chiama. — _Flam._ confessa a suo padre come li puzza il fiato
fuor di modo; et entra. Essi rimangono. — In quello, _Oratio_,
di casa, conferma l'istesso, poi ritorna in casa. — _Pant._ si
risolve farsi cavar quel dente che cagiona il fetore. Ordina
a _Pedrol._ che li conduca un cavadenti, et entra. _Pedrol._
rimane.
_Arlecch._ vestito da cavadenti. _Pedrol._ ordina ad _Arlecch._
che cavi tutti i denti a _Pant._, dicendoli che sono guasti. Si
ritira. _Arlecch._ sotto le fenestre grida: chi ha denti guasti?
— In quello, _Pant._ dalla fenestra lo chiama. Poi esce fuora.
_Arlecch._ cava fuora i suoi ferri, i quali sono tutti ferri
da magnano, nominandoli ridicolosamente. Lo fa sedere, e con
la tenaglia li cava quattro denti buoni. _Pant._, dal dolore,
s'attacca alla barba del cavadenti, la quale, essendo posticcia,
li rimane in mano. _Arlecch._ fugge. _Pant._ li tira dietro la
sedia. Poi, lamentandosi del dolore dei denti, entra in casa.