Ma — che è, che non è? — mentre codesta gara ferveva tra' letterati
fiorentini, ecco che cápita qui una compagnia d'istrioni. Il popolo
corse subito in frotta alla _Stanza_ (chiamavano così il loro povero
teatro), lasciando in asso e il Cecchi e Lotto e il Cino e il Buonanni.
I quali rimasero con tanto di naso quando il nuovo salone della
commedia fu concesso da inaugurare a quegl'istrioni vagabondi. Il Lasca
se ne frega le mani e ride alle loro spalle.
Tutti i comici nostri fiorentini
Son per questa cagione addolorati:
Prima il Buonanni e la casa de' Cini
Sì favoriti e tanto adoperati;
E Lotto e il Cecchi alfin, piccin piccini,
Con tutti gli altri dotti, son restati,
Parendo questa sorba loro arcigna,
E il Lasca chiude l'occhiolino e ghigna.
Pensando il primo ognuno esser richiesto,
La sua commedia aveva apparecchiato:
Chi l'avea mostra a quello e chi a questo,
Sperando d'ora in ora esser chiamato;
Ma il popol poi veggendo manifesto
l'onor dei Zanni in fino al cielo alzato,
Senza più altro intendere o sapere,
Altre commedie non vuol più vedere.
Sì che chi n'ha composte ne dia loro.
Pregando che le vogliano accettare;
Poi che ne fanno tanto buon lavoro,
Ch'ogni cosuzza una gran cosa pare.
La voce, gli atti e i gesti di costoro
Sì grazïosi fan maravigliare
La gente alfin fuor d'ogni umana guisa,
quasi quasi crepar delle risa.
Non credo mai che gl'istrion passati,
Volete in Roma o volete in Atene,
Sì capricciosi giuochi e sì garbati
Rappresentasser nell'antiche scene.
Se quei fur buon, questi son vantaggiati,
Questi fan meglio se quei fecer bene;
Onde assai più di lor fieno i _Gelosi_
Nei secoli avvenir sempre famosi.
Era dunque giunta allora a Firenze nientemeno che la Compagnia dei
_Gelosi_! A quanti di voi questo nome riesce indifferente, e parrà
fors'anco ridicolo! Eppure, codesta fu la Compagnia più famosa
di quante per due secoli recitarono in Italia e fuori la Commedia
dell'arte; ed ebbe per insegna un Giano bifronte col motto che dava
ragione del suo nome:
_Virtù, fama ed onor ne fêr Gelosi._
“Trappola mio,„ — esclamava in un suo dialogo chine fu per molti anni
il condottiero — “di quelle compagnie non se ne trovano più; e ciò
sia detto con pace di quelle che hanno solamente tre o quattro parti
buone e l'altre sono de pochissimo, valore, e non corrispondono alle
principali, come facevano tutte le parti di quella famosa compagnia,
le quali erano tutte singolari. Insomma ella fu tale che pose termine
alla drammatica arte, oltre del quale non può varcare niuna moderna
compagnia de comici„, e mostrò “a i comici venturi il vero modo di
comporre e recitar commedie, tragicomedie, tragedie, pastorali,
intermedii apparenti, et altre inventioni rappresentative, come
generalmente si veggono nelle scene„.
Com'è tristamente efimera la gloria di chi valse per un momento a
scuotere la nostra anima o ad allietare la nostra vita, ricreandone
sulla scena una immaginaria e dando corpo e voce a' fantasimi che
parevan fiochi nelle pagine dei poeti! Che resta ora più di quell'arte
onde Gustavo Modena rapiva ed inebbriava i nostri padri? E pensate che
nella storia i _Gelosi_ lasciarono una traccia più profonda che non
il grande attore del nostro secolo; anche per questo, che la Compagnia
del Modena rassomigliò sempre a una monarchia assoluta, mentre quella
dei _Gelosi_ fu come un consesso di pari. Povero Andreini! che amara
delusione lo aspetterebbe se potesse levare il capo dal suo sepolcro
mantovano, egli che nel suo stile enfatico, espressione però sincera
del suo entusiasmo, avea vaticinato che il grido dei _Gelosi_ non
avrebbe mai vista “l'ultima notte!„