E qui finisce l'atto primo.„

_Sunt lacrimæ rerum!_ Codesta non è che la trama, il _canavaccio_,

d'un tessuto che da chi lo vide sentiam celebrare per la squisita

varietà, vivezza e contrasto delle tinte; non è che la feccia d'un

vino inebriante da cui si sia evaporato lo spirito; non è che la pianta

topografica d'una città, famosa nella storia, oramai distrutta. Anzi,

uno scenario rispetto alla sua rappresentazione è qualcosa di meno

che la moderna Pompei comparata alla deliziosa città che s'adagiava,

fidente nei suoi vezzi, ai piedi dell'infido Vesuvio. Là dove, per

esempio, è semplicemente detto: _Capitano Spavento, l'amor d'Isabella

e le sue bravure_, nella rappresentazione Francesco Andreini sfoggiava

uno di quei suoi monologhi che bastavan da sè soli ad assicurare il

successo alla commedia, e che il dotto comico distese per iscritto

e tramandò ai posteri col titolo: _Le bravure del Capitano Spavento

divise in molti ragionamenti in forma di dialogo_ (Venezia, 1624). Sono

stramberie, esagerazioni, goffaggini, inventate ed accozzate insieme

da un fanfarone che ha una grande paura, e che mentre si vanta d'avere

sfondato l'Inferno, riceve le bastonate da Arlecchino. A leggerle

non ci fanno più ridere; anzi ci fa quasi dispetto che un tempo si

sia potuto ridere a sentir, per esempio, quest'ordine del Capitano al

cartolaio: “per foglio di carta mi mandi la pelle del dragone Hesperio,

per penna il corno del rinoceronte, per inchiostro il pianto del

coccodrillo, per polvere il mar della sabbia, per cera la schiuma di

Cerbero e per sigillo la sassifica testa di Medusa„. Ma non bisogna

dimenticare e che i nostri gusti letterari son molto mutati, e che

certe allusioni o ci sfuggono o ci arrivan fredde, e che soprattutto

quelle goffaggini non ci è dato sentirle della bocca, e accompagnate

dagli atti e versacci, di quei comici ch'eran maestri di mimica. Si

può ad ogni modo indovinare quanto riuscisse saporito per un pubblico

della fine del Cinquecento l'ordine del Capitano al cuoco perchè gli

prepari da pranzo tre piatti di carne: “il primo sia di carne d'Hebrei,

il secondo di carne di Turchi, ed il terzo di carne di Luterani„; o

il racconto che, quante volte si era “trovato a desinare e a cena con

Plutone re dell'inferno, tante volte gli era toccato a mangiare qualche

Luterano arrosto e qualche Calvinista a guazzetto„.

La Commedia dell'arte è specialmente opera di attori, i quali erano

autori ed interpreti della propria parte. Sceglievano quella per cui

credevano di aver maggiori attitudini, e con essa s'identificavano così

che il dramma doveva adattarsi a loro, non essi al dramma. Ritenevano

il nome con cui eran la prima volta riesciti accetti al pubblico; e

nello scenario che abbiam letto, come in tutti gli altri dei _Gelosi_,

_Flavio_ indicava Flaminio Scala, il _Capitano Spavento_ Francesco

Andreini, _Orazio_ Orazio Nobili, _Isabella_ Isabella Andreini. Poichè

spesso il nome scelto pel teatro era quello di battesimo. Quando si

diceva che nella commedia prendeva parte _Flavio_ o l'_Isabella_,

non s'indicava solo che ci sarebbero stati quei personaggi ma quegli

attori. I quali, anche nella vita privata e nelle loro corrispondenze

coi prìncipi e coi loro segretari, finivano con l'adoperare il

nomignolo teatrale, spesso da solo, spesso aggiungendolo al proprio

casato. E del resto anche ora voi tutti conoscete il nomignolo di

Molière, ma non tutti forse il suo nome di famiglia.

Quando la parte assunta non avea nulla di veramente caratteristico,

come quella dell'innamorato più o meno smanceroso o ardito o

cavalleresco, il nomignolo tramontava con l'attore: e non c'è stato

che un _Flavio_, un _Orazio_, un'_Isabella_. Ma spesso il comico

sapeva felicemente cogliere una caricatura locale, o il tipo d'una

certa classe di persone; e allora il personaggio sopravviveva

all'attore, e quel primo nomignolo si perpetuava. E chi, dopo, avesse

voluto rappresentare il vecchio veneziano o il servo bergamasco o

il pedante bolognese o il contadino napoletano, avea l'obbligo di

chiamarsi _Pantalone_, _Brighella_ o _Arlecchino_, _Dottor Graziano_,

_Pulcinella_, di vestirsi nel modo tradizionale, di parlar quello

speciale dialetto con quelle speciali inflessioni di voce, di dir

perfino certi motti e di far certi movimenti e certe smorfie. Così la

Commedia dell'arte veniva a mancare di varietà, e i comici degeneravano

in marionette. Un bel giorno, anzi, gli attori di carne e d'ossa non

sembreranno più necessari, e saranno sostituiti dai fantocci. Voi lo

sapete: è appunto nel casotto dei burattini che oramai agonizza la

gloriosa Commedia che dovea rendere immortale il nome dei _Gelosi_!

La vita Italiana nel Seicento Conferenze tenute a Firenze nel 1894 · 第 79 / 92 题