In Firenze, dove — non ve ne abbiate a male — un tanto lusso di
apparati non era possibile, la commedia, non potendo contare che
sulle forze proprie, dovè venire a patti, se volle vivere. Ed essa
si rivolse, con filiale fiducia, al più insigne autor comico che
abbia mai avuto la nostra letteratura; e nelle cento novelle trovò
una larga copia di argomenti, d'intrecci, di scene, di caratteri,
di caricature, di tipi, di motti, di arguzie. Lo stampo in cui i
comici gettaron codesta nuova materia era sempre il plautino e il
terenziano; ma l'antica monotonia era insomma interrotta. Così, la
_Calandria_, se da un lato non è che una ricucinatura dei popolarissimi
_Menechmi_ (così popolari che si finivan generalmente col chiamare _i
Menechini_!), dall'altro essa è tutta rinfronzolita di episodi desunti
dal _Decamerone_; e la _Mandragola_, la più squisita certo delle
nostre antiche commedie, se in fondo non fa che sceneggiare e ravvivare
intrecci e personaggi creati o coloriti da quel nostro grande parigino
del secolo decimoquarto che l'ammirazione per Dante e pel Petrarca
ribattezzò italiano, nel magistero scenico non si stacca dai modelli
latini.
Un Amante meschino,
Un Dottor poco astuto,
Un Frate mal vissuto,
Un Parassito di malizia il cucco,
Fien questo giorno il vostro badalucco:
diceva il poeta nel Prologo.
Non crediate però che a Firenze mancassero i pedanti, i quali facevano
il viso dell'armi a ogni più piccola condiscendenza verso i nuovi
gusti. Il Varchi, ch'era il Varchi, nel prologo della _Suocera_
osava ancora dire che la sua commedia non era “nè del tutto antica,
nè moderna affatto, ma parte moderna e parte antica„; e, aggiungeva,
“benchè ella sia in lingua fiorentina, è però cavata in buona parte
dalla latina: cavata dico e non tradotta, se non in quel modo che
traducevano i Latini dai Greci„. E il Salviati, che non era il Varchi,
declamava nel prologo del _Granchio_:
Nuova
Dunque è questa Commedia, e a tutto
Potere di colui, che l'ha fatta,
Fatta a imitazione delle antiche;
Di quelle antiche però che gli antichi
Chiamavan nuove: adunque non in prosa,
Ma in versi..........
Figuriamoci le smanie di chi, essendo venuto per divertirsi, dovea
invece succhiarsi di codeste insipide ed ambiziose filastrocche! Anche
allora però il buon pubblico sapea far valere i suoi diritti:
E Lionardo Salviati muor di duolo
Perchè il suo _Granchio_ fu tanto schernito!
ci fa sapere il Lasca.
Si desiderava veder riprodotta sul teatro la vita contemporanea,
e magari le piazze e le vie della propria città; si era stufi di
assistere a garbugli tramati da servi astuti a padroni goffi, ad
amorazzi di soldati vanagloriosi, a nauseanti vanterie di parassiti,
a riconoscimenti che pur quando fossero verosimili in astratto
erano lontani oramai dalla realtà. E si applaudiva al Gelli che nel
prologo della _Sporta_, rompendola con la tradizione ed ormeggiando
il Machiavelli, diceva: “La commedia, per non essere elleno altro
che uno specchio di costumi della vita privata e civile, sotto una
immagine di verità non tratta d'altro che di cose che tutto il giorno
accaggiono al viver nostro.... Il luogo, ov'ella si finge, è Firenze
vostra; e questo ha fatto l'autore per due cagioni: l'una, perchè e'
non saprebbe eleggere luogo dov'ei credesse che a voi e a lui piacesse
più la stanza, l'altra, perchè la maggior parte dei casi, che voi
vedrete, sono a suo tempo corsi e forse corrono in Firenze, e, quando
bisognasse, vi saprebbe dire a chi e come.„ E si faceva festa a un
altro comico calzaiuolo
(Apollo vuol che sempre un calzaiuolo
Per lui tenga in Firenze il principato,
E sia nel far commedie unico e solo,
osservava il Lasca), a Lotto,
Ch'Ulisse e Turno da parte lasciando,
Dimostra solo a questa età presente
Ruggier, Gradasso, Marfisa ed Orlando
E Menandro e Terenzio ha per nïente,
Ma sol Giovan Boccaccio va imitando;
Onde moderne fa con gran ragione
Commedie che non hanno paragone.
E si levava a cielo il fecondissimo Cecchi, in ispecie quando
coll'_Assiuolo_ presentò una commedia, non iscevra per verità di
elementi boccacceschi, ma ch'egli affermava “nuova nuova„ e “non cavata
nè da Terenzio nè da Plauto, ma da un caso nuovamente accaduto in Pisa
tra certi giovani studianti e certe gentildonne„.
A giudizio del popol fiorentino
E delle donne, che più pesa e grava,
Il Cecchi ha vinto e superato il Cino
Che prima era un poeta a scaccafava.