II.

Che stanchezza a quelle monotone rifritture dell'angusto repertorio

classico! Perchè dalla folla che vi accorreva si sbaglierebbe ad

argomentare ch'esse divertissero molto. Avidi di spettacoli, a quegli

spassoni dei nostri bisnonni non si concedeva libertà di scelta.

E del resto non era davvero la commedia che li attirasse, bensì la

magnificenza e la sontuosità dell'apparato scenico, lo sfarzo delle

dame e dei cavalieri che v'intervenivano, e le fantastiche pantomime

ed i graziosi balletti che tramezzavan la recita. Che questa poi,

nel più dei casi, annoiasse, non si osava dire, sia pel timore di

passar per dappochi ed ignoranti, sia per non parere ingrati verso gli

splendidi signori che avean data la festa. Tuttavia, nella intimità,

quanti sfoghi di sbadigli repressi! Nel 1502, la marchesana di Mantova

era tornata nella casa paterna di Ferrara per prender parte alle

nozze di suo fratello con Lucrezia Borgia; e, avendo assistito a una

rappresentazione della _Bacchide_ plautina, scriveva al marito che

questa “fu tanto longa et fastidiosa et senza balli intramezzi, che più

volte me augurai a Mantua„. Lo stesso diletto è presumibile le abbian

dato le altre quattro commedie, pur di Plauto, recitate in quella

occasione; le quali, a buon conto, non serviron che di pretesto al duca

di Ferrara per isfoggiare la sua ricchissima guardaroba. “Dopo desnar„,

racconta l'Isabella Gonzaga, “levassimo la sposa da camera, et se

reducessimo in la sala grande, dove era tanta moltitudine di persone,

che non li restava loco da ballare: pure, al meglio che si potè, si

ballò dui balli. Poi, il Signor mio padre fece la monstra de tutti li

vestimenti che intrano in cinque Comedie, a fine che se conoscesse che

li vestimenti fussero facti a posta, et che quelli de una Comedia non

havessero ad servir le altre. Sono in tutto cento diece, fra uomini

e donne: li habiti sono de cendale, et qualche uno di zambellotto a

la morescha. Inanzi era uno in forma de Plauto, che recitò il sogetto

di tutte. La prima de _Epidico_, la seconda la _Bachide_, la terza il

_Soldato glorioso_, la quarta la _Asinaria_, et la quinta la _Casina_.

Facto questo, andassimo in su l'altra sala, et inanti un'hora de nocte

se principiò lo _Epidico_, el quale de voci et versi non fu già bello,

ma le _moresche_ che fra li atti furono facte, comparsero molto bene et

cum grande galanteria„.

Le _moresche_ erano appunto i balletti e le pantomime, interamente

estranee al dramma; e la marchesana si ferma lungamente a descriverle,

come la parte meglio gustata. Se vi piace averne un'idea, state a

sentire ancora un brano d'una di codeste lettere. L'Isabella parla

delle due sole moresche tramezzate alla _Bacchide_:

Una de dece homini, fincti nudi, cum un velo a traverso, il capo

capillato di stagnolo, cum corni de divicia in mano, cum quatro

dopiroli accesi dentro, pieni de vernice, quali nel movere de li

corni se avampavano. Nanti a questa era uscita una giovene che

passò spaventosamente senza sono, et andò in capo de la scena.

Uscitte poi uno dracone, et andò per divorarla; ma appresso

lei era uno homo d'arme a pede che la difese, et combattendo

col dracone, lo prese, et menandolo ligato, la giovene a brazo

cum uno giovene lo seguitava; et intorno andavano quelli nudi,

ballando et gettando in foco quella vernice. La seconda fu de

matti, cum una camisa indosso, cum le calze loro, in testa uno

scartozo, in mane una vesica schionfa, cum la quale batendosi,

fecero triste spettaculo.

La vita Italiana nel Seicento Conferenze tenute a Firenze nel 1894 · 第 75 / 92 题