Ma la vita di que' nove anni! — La prigionia nella propria casa; la
segregazione dalla cittadinanza e dal mondo; l'essergli o vietata, o
sospettata, o largita a misura, o minacciosamente redarguitagli, la
comunicazione del pensiero con gli amici, coi discepoli, coi pensanti
le medesime cose: — e la sua villa del Gioiello in Arcetri, sperato e
sudato rifugio e conforto alla stanca vecchiaia, vicina a un povero
convento che accoglie monache, ombre del sogno della vita, le due
sue figliuole, convertitagli in luogo di gastigo, fatta, com'egli
ne data più lettere, “la mia carcere d'Arcetri„: — e non giovargli
l'obbedienza, la sottomissione, il baciar la mano che lo percuote; non
il remuover da sè la gloria che scende da ogni parte di mondo civile
a illuminare de' suoi raggi que' bianchi capelli; non l'aver ricusato
(con sodisfazione del Papa) dagli Stati d'Olanda la collana d'oro,
omaggio agli studi e proposte per la determinazione delle longitudini;
nulla giovargli, perchè quella schiavitù, nonostante il tre e quattro
volte raccomandarsi, sia tolta; anzi minacciarglisi, se persisterà
in tali suppliche che “mi faranno tornare, là, al carcere vero del
Santo Ufizio„: — a mala pena, e solamente dopo bene accertato, e con
visita dell'Inquisitore e del medico, il suo progressivo declinare
verso il sepolcro, ottenere di trasferirsi nella sua casetta di città,
concederglisi la preghiera in chiesa; ma solamente i giorni festivi,
e alla chiesuola vicina, e che non ci sia gente: — intanto, prima da
uno poi da tutt'e due gli occhi, accecare: “talmente che quel cielo,
quel mondo è quell'universo, ch'io con mie maravigliose osservazioni
e chiare dimostrazioni aveva ampliato per cento e mille volte più del
comunemente creduto da' sapienti di tutti i secoli passati, ora per me
si è diminuito e ristretto, ch'e' non è maggiore di quello che occupa
la persona mia„: — e intanto, ancora, morirgli a trentatrè anni la
sua suor Maria Celeste, un angelo di figliuola, che ne' silenzi del
chiostro, ha della vita di lui fatta la vita sua; che dal gentile
e pronto ingegno ha derivato tesori d'ammirazione per la paterna
grandezza, e dal suo cuore di santa tesori d'affetto e di consolazione
per le sventure di lui; che gli annunziava, povera monacella, aver
prescelto lui, il processato per veemente sospezion d'eresia, a suo
Patrono nella corte di que' cieli “i quali Vossignoria ha penetrati„;
che aveva attratta a sè la condanna del Santo Ufizio, e addossatasene
le penitenze spirituali; che mandandogli fiori di dicembre, “Le
siano„ gli dice “simbolo di primavera celeste di là dal breve e oscuro
inverno della vita presente„: — morirgli una tale figliuola, morirgli
d'accoramento per quella inesorabile persecuzione, e rimanergli
nell'anima la voce di lei, “della mia figliuola diletta,„ scrive egli
piangendo, “che mi chiama, mi chiama continuamente„: — così, lungo
questa agonia di vita, finir di morire; o veramente “mutar la mia
presente carcere in quella comune, angustissima ed eterna„: — ecco i
nove ultimi anni della vita di Galileo!
Eppure anche durante que' nove anni, anche fra quelle ombre che gli
avvolgono l'anima, e di mezzo alle tenebre che gli si aggravano sulle
spente pupille, quale eroico combattere con l'arme invitta del pensiero
pel trionfo, sia pur lontano, sia pur disperato, della verità! Eppure
appartengono a que' nove ultimi anni: i _Dialoghi delle Scienze Nuove_,
coronamento del suo pensiero scientifico, che si pubblicano, come se
di contrabbando, in Leida nel 1638; — il continuamento delle pratiche
per la determinazione delle longitudini in mare; un catalogo delle
operazioni astronomiche; gli studi sulla titubazione del disco lunare
e sul candore o luce secondaria della luna; l'applicazione del pendolo
all'orologio; — le risposte ai quesiti, incessanti e molteplici, dei
curiosi e dei dotti; — le oneste e liete accoglienze, quando e quanto
era possibile in quella sua condizione di custodito e sospetto, verso
i visitatori (un d'essi, giovane non ancora trentenne, eternò poi il
ricordo di quella visita in una linea d'un suo Poema, il _Paradiso
perduto_!); — la ripresa e continuazione del carteggio con vigore e
genialità giovanile sino agli ultimi giorni; — i disegni suoi, e il
conferir sugli altrui, per la pubblicazione di tutti i suoi scritti;
— la trasmissione e conferma, o diciam meglio la consacrazione, del
suo pensiero ne' giovani (e quali giovani! Evangelista Torricelli,
Vincenzio Viviani!), che vegliavano e scrivevano accanto a cotesto
letticciuolo di martirio. Insomma, nel supremo sfolgorare di quel gran
lume d'anima umana, par quasi che ella si sdoppi; rimanendo la parte
affettiva sotto il peso di que' dolori ineffabili, e la intellettuale
perdurando sino all'ultimo non alterata e non doma.
Forse il segreto di questo trionfo che in lui ebbe sulla umana la
particella nostra divina, è nelle memorabili parole, che ad uno de'
nobili spiriti adoperatosi inutilmente a mitigargli i rigori della
condanna, con severa rassegnazione e con alterezza degna scriveva:
“Non spero sollevamento alcuno; e questo, perchè non ho commesso
delitto nessuno.... Sopra uno innocentemente condannato conviene, per
coperta d'avere operato giuridicamente, mantenere il rigore.... Due
conforti mi assistono perpetuamente: non aver mai declinato dalla
pietà e dalla reverenza alla Chiesa; e la mia propria coscienza,
da me solo pienamente conosciuta in terra, e in cielo da Dio.„ E
ad un altro: “La rabbia de' miei potentissimi persecutori si va
continuamente inasprendo: i quali finalmente hanno voluto per sè stessi
manifestarmisi„: e ciò (prosegue) mediante le parole di un matematico
del Collegio Romano, il quale aveva dichiarato, che “s'egli si avesse
saputo mantenere l'affetto dei Padri di questo Collegio, nulla sarebbe
stato delle sue disgrazie, e avrebbe potuto scrivere ad arbitrio suo
così del moto della Terra come d'ogni altra materia. — Sì che non è
questa nè quella opinione quello che mi ha fatto e mi fa la guerra, ma
l'essere in disgrazia de' Gesuiti.„
Morì perdonando. Una lettera al fido Castelli, che incomincia da
filosofo “Il dubitare in filosofia è padre dell'invenzione, facendo
strada allo scoprimento del vero„, finisce da cristiano: “Gli ricordo
il continuare le orazioni appresso il Dio di misericordia e d'amore,
per l'estirpazione di quelli odii intestini, de' miei maligni infelici
persecutori.„ Così la benedizione di papa Urbano, che l'8 gennaio
del 1642 si posava sul suo capezzale, nel carcere di Arcetri, vi
trovò consumato il sacrifizio della vittima, intatta la coscienza del
pensatore, non un sentimento di rancore nè d'odio.
Nel dicembre di quel medesimo anno nasceva il Newton, che sarà l'autore
dei _Principii matematici di filosofia naturale_. Dei grandi sacerdoti
dell'umanità, l'uno consegna all'altro, di secolo in secolo, la lampada
inestinguibile: _lampada tradunt!_