I funerali e la tumulazione di Galileo furono celebrati novantacinque
anni dopo la morte: perchè la degna onoranza, alla quale subito si era
profferto il fiore degli ingegni e de' cuori di Firenze, fu impedita,
presso il debole Principe, dalla parola del Papa, di papa Urbano VIII
sempre, che ricordò Galileo esser morto condannato dall'Inquisizione
e durante la pena. Tentatosi di negargli financo la sepoltura
ecclesiastica, Santa Croce, dov'eran le tombe de' suoi, e nel cui
monastero sedeva l'Inquisizione, non fu permesso gli offrisse se non un
oscuro angolo, fuori, si può dir, della chiesa, in uno stanzino annesso
alla cappella del Noviziato, dove qualche anno appresso la pietà d'un
buon francescano osò porgli un ricordo. Passati i novantacinque anni
che ho detto, nel 1737, mutata di Medicea in Lorenese la dinastia, e
nel secolo che doveva fra breve vedere la soppressione de' Gesuiti, gli
avanzi suoi e del suo più figliuolo che discepolo Vincenzio Viviani,
che aveva voluto esser sepolto con lui, e lasciato agli eredi l'obbligo
di un monumento al Maestro, furono trasportati condegnamente al loro
proprio luogo. Come al trasferimento di Michelangelo, così a questo
di Galileo, nella medesima Santa Croce, destinata tempio della gloria
italiana, partecipava, ne' suoi migliori intelletti, la cittadinanza:
ma quale abisso, di quanto maggiore spazio che del tempo numericamente
intercesso, si frappone tra que' due secoli, il XVI e il XVIII! Di là,
l'ingegno italiano, non ancora dalla servitù mortificato, che percorsa
fra gli splendori dell'arte una curva sempre più alto ascendente, ha
improntato del suo stampo la civiltà del mondo. Di qua, una discesa
cupa e rovinosa, dove la brutal forza de' pochi, abusato il cieco e
oblioso assentimento de' molti, ha trascinato e compresso, sempre più
giù, sempre più giù, con la libertà le coscienze, con la ispirazione
gl'ingegni. Ma disotto a quelle rovine, ribelle indomita, fra le catene
non mai ribadite vittoriosamente, per entro alla cenere de' roghi
vivificatrice, si agita la scienza: e per virtù di lei risorgeranno
l'ingegno, le coscienze, la libertà.
E allora, non che il dovuto sepolcro, ma a Galileo, presso la reggia
che fu de' suoi Medici, sorgerà, tempio suo e della Scienza, la Tribuna
che s'intitolerà dal suo nome: nel suo nome, sul compirsi del secondo
secolo dalla morte, converrà in quella Tribuna, dinanzi alla sua statua
e alle effigie de' suoi discepoli e continuatori, il terzo di quei
Congressi, per la cui opera il fato provvidenziale d'Italia, dalle
prigioni e dai patiboli, penetrava nelle aule de' sovrani e de' dotti:
e del raccogliere splendidamente le carte galileiane, e del promuoverne
e patrocinarne la pubblicazione, l'ultimo dei Granduchi farà gloria
al principato civile. Ma quanto più caro, noi lo sentiamo, quanto più
caro alla tua ombra placata, o padre della scienza italiana, quanto più
degno e della scienza e della patria, che il tuo pensiero abbia oggi
l'omaggio del culto nazionale nella Edizione (così ella risponda alla
grandezza dell'assunto!) nella Edizione delle tue opere che porta in
fronte, col tuo, il santo nome d'Italia, scrittovi, e scritto in Roma,
dalla mano auspicatrice del Re d'Italia!