II.

Colla morte di Filippo II, e coll'avvento d'Enrico IV in Francia, pare

d'un tratto che un incubo letale siasi tolto di sul cuore all'Europa,

e che, alleggeritane, l'Umanità si avvii più spedita a' suoi migliori

destini.

Se il _gran disegno_ avesse proprio toccato la perfezione di quella

_Repubblica Cristiana_ che, benedicente, o almeno annuente il Papa,

sarebbesi, per le armi d'Enrico vittoriose su' due rami d'Habsburgo,

formata confederando, con leggi certe e pacificatrici, Germania,

Ungheria, Boemia, Polonia, Danimarca, Svezia, Olanda, Inghilterra,

Spagna, Francia, Regno di Lombardia, Venezia, Stato Pontificio con

Napoli, Repubblica italiana comprendente Toscana, Genova, Lucca,

Parma, Mantova, Modena (federazione di federazioni), non potrebbesi

con piena sicurezza affermare, quanto a' particolari; ma del concetto,

in genere, fanno fede molte testimonianze contemporanee, pubblicate e

diligentemente illustrate in tempi prossimi a' nostri. Ad Enrico IV,

dunque, che certo non aveva letto il _De Monarchia_ di Dante, spetta

l'onore d'avere ammodernato e tratto quasi dal campo delle remote

speranze in quello della politica pratica quel concetto degli Stati

uniti d'Europa, cui sospirava il grande Poeta sociologo, ed a cui,

mutato l'estrinseco, intendono, fra tanto clangore d'armi, e mentre

echeggia ancora in Europa l'urlo di codarde stragi impunite, non pochi

nobili cuori, fatti pensosi de' moltissimi, cui il luccichìo delle

parate militari costa lacrime e stenti diuturni.

Ma i destini d'Europa e del mondo civile non erano, e di gran lunga,

ancora maturi.

“La sacra vita

Del quarto Arrigo un empio spense;„[1]

e, istigatrici o no ch'esse fossero del Ravaillac, le due case

Austriache esultarono

“Quando l'Eroe nel lacrimato avello

Portò i fati d'Europa e le speranze.„

Una nuova minorità, una nuova Reggenza, ben più fiacca, per sè, e

misera che non quella di Caterina, incombevano per anni alla Francia.

La sospettosa turbolenza de' Calvinisti, dalle fortezze che la Pace

di Saint-Germain en Laye aveva loro concesse, e l'Editto di Nantes

confermate; la insolenza feudale, che dalle contese religiose traeva

in vario senso pretesti, minacciavano anco una volta disfar l'opera

d'Enrico, e de' suoi ministri. La Francia stava per essere riaperta a'

nemici d'oltre Reno e d'oltre Pirenei; e mentre in Germania, contro

le rideste e cresciute ambizioni di Casa Austro-tedesca, Riformati,

Danesi, Svedesi, avrebbero fatto di sè una prova, che il rabbassamento

della Francia rendeva dubitosa assai, pareva che sull'Italia misera

avesse ad estendersi ed aggravarsi la dominazione spagnuola, tanto più

ladra, indecorosa e corruttrice, quanto più fiacca e guasta e bisognosa

s'era fatta la Potenza dominatrice; quanto più insolentemente arbitrarî

i Ministri e Rappresentanti di lei.

La spietata energia esercitata dal Richelieu all'interno della Francia,

con intenti altamente patriottici, ma con mezzi informati più assai al

desiderio di toccar presto la meta, che ad una scrupolosa moralità; —

il conflitto che, con meno d'impeto e più di scaltrezza, il Mazarino

sostenne, durante una terza Reggenza, non co' Calvinisti, che non

facevano ormai più Stato nello Stato, ma colla Nobiltà riottosa,

sognante il racquisto de' vetusti privilegi mercè la mutazione del ramo

dinastico; la sua resistenza allo fugaci velleità della Magistratura,

aspirante a trapiantare in Francia le libertà riaffermate testè

dall'Inghilterra; ripararono a' pericoli delle due Reggenze, alla

pochezza dello sbiadito Luigi XIII, e serbarono alle armi di Francia,

nella guerra di Valtellina, in quella del Monferrato, nell'ultimo

periodo dei Trenta anni, una efficacia preponderante.

La politica e le armi di Francia ebbero, la mercè del Richelieu e del

Mazarino, una parte segnalata ad assicurare colla pace di Westfalia

l'indipendenza olandese, a salvare dal temuto assorbimento austriaco le

autonomie germaniche, a guarentire da violenze liberticide la coscienza

religiosa dei Riformati; come già l'avevano avuta a vietare che

l'acquisto della Valtellina stabilisse fra gli Stati Austro-tedeschi

e la Lombardia spagnuola una continuità di territorî, minacciosa a

Venezia e a' Grigioni, pericolosa a Savoja. Ma quando poi, salvati

in Westfalia quelli ch'erano, dal suo punto di vista, i più vitali

interessi d'Europa, il Mazarino proseguì, dal 1648 al 1659, in un

interesse esclusivamente francese, la guerra colla Spagna, e trasse

Filippo IV alla Pace de' Pirenei, egli apparecchiava all'Europa tutta

minaccie e pericoli di poco minori da quelli, che la oltrepotenza ed

oltracotanza spagnuola le avevano fatto correre.

Perduta l'Olanda; in procinto di perdere il Portogallo, che gli

Olandesi avevano intanto spogliato delle sue migliori Colonie; co' suoi

Vicereami d'Italia esausti da una amministrazione ignorante, rapace,

e impotente nonchè a fare, a voler pure il bene; ridotta a un'ombra di

quella marina con cui aveva, _obtorto collo_, contribuito alla gloriosa

vittoria di Lepanto, e acquistato per troppo breve tempo la signoria di

Tunisi; umiliata dalla pochezza di cui fece prova nella prima guerra

Monferrina contro Carlo Emanuele la Monarchia spagnuola non era tale,

che i piccoli Dinasti italiani osassero assalirla scopertamente; ma

bene era impotente a vietare ai piccoli Dinasti italiani una politica

disforme dalla sua. La smisurata mole, precipitata da una fervida

virilità ad una senilità repentina, occupava tuttavia grande spazio di

suolo; ma su quello, più assai che non vi sorgesse, giaceva, inerte,

incresciosa a se stessa.

Mentre la Spagna precipitava, dall'altro pendio de' Pirenei, tratta

dagli aviti castelli a Versailles e fatta cortigiana la già ribellante

nobiltà; facendole, colla gloria militare, col fasto, col buon gusto,

colle eleganti frivolezze dimenticare la licenza d'un tempo; colla

sapiente e feconda operosità giustificando quasi l'oblio di quello che

delle antiche libertà rimaneva alla Francia; due Ministri di primo

ordine, e una plejade d'altri minori disciplinavano, incameravano

alla Monarchia, senza fiaccarle o umiliarle, le mirabili energie

della Nazione. Così, di fronte a quel povero Carlo II, decrepito

dall'infanzia; di fronte a que' vacillanti Stuardi, che, per reggersi

compravano a prezzo de' veri interessi inglesi la sua protezione,

le sue munificenze; Luigi XIV, raccolto personalmente dalle mani del

morente Mazarino il potere, poteva slanciarsi per la sua via, avido di

gloria, di autorità assoluta in patria, di incontrastato predominio

in Europa; tanto simigliante a Filippo II, quanto la viva genialità

francese glielo consentiva; unendo all'ingegno politico di Filippo

II il coraggio militare, che allo Spagnuolo, cosa singolare in tal

famiglia, in tal gente! mancò.

La vita Italiana nel Seicento Conferenze tenute a Firenze nel 1894 · 第 11 / 92 题