sua ossessione romantica, ripetendo a sazietà, colla monotonia e
l'automaticità di un mestiere quotidiano, i languori nostalgici della
passione. Esso meccanizza bizzarramente il sentimento, deprezza e
calpesta igienicamente l'ossessione del possesso carnale, abbassa la
lussuria alla funzione naturale del coito, la priva di ogni mistero, di
ogni angoscia deprimente di ogni idealismo anti-igienico.
Il Teatro di Varietà dà invece il senso e il gusto degli amori facili,
leggieri e ironici. Gli spettacoli di caffè-concerto all'aria aperta
sulle terrazze dei _Casinos_ offrono una divertentissima battaglia fra
il chiaro di luna spasmodico, tormentato da infinite disperazioni, e la
luce elettrica che rimbalza violentemente sui gioielli falsi, le carni
imbellettate, i gonnellini multicolori, i velluti, i lustrini e il
sangue falso delle labbra. Naturalmente l'energica luce elettrica
trionfa, e il molle e decadente chiaro di luna è sconfitto.
=14.= Il Teatro di Varietà è naturalmente antiaccademico, primitivo e
ingenuo, quindi più significativo per l'imprevisto delle sue ricerche e
la semplicità dei suoi mezzi. (Es.: il sistematico giro di palcoscenico
che le chanteuses fanno, alla fine di ogni _couplet_, come belve in
gabbia).
=15.= Il Teatro di Varietà distrugge il Solenne, il Sacro, il
Serio, il Sublime dell'Arte coll'A maiuscolo. Esso collabora alla
distruzione futurista dei capolavori immortali, plagiandoli,
parodiandoli, presentandoli alla buona, senza apparato e senza
compunzione, come un qualsiasi numero _d'attrazione_. Così, noi
approviamo incondizionatamente l'esecuzione del _Parsifal_ in 40 minuti,
che si prepara in un grande Music-hall di Londra.
=16.= Il Teatro di Varietà distrugge tutte le nostre concezioni di
prospettiva, di proporzione, di tempo e di spazio. (Es.: porticina e
cancelletto alti 30 centimetri isolati in mezzo al palcoscenico, e da
cui certi eccentrici americani passano aprendo e ripassano richiudendo
con serietà, come se non potessero fare altrimenti).
=17.= Il Teatro di Varietà ci offre tutti i records raggiunti finora:
massima velocità e massimo equilibrismo e acrobatismo dei giapponesi,
massima frenesia muscolare dei negri, massimo sviluppo dell'intelligenza
degli animali (cavalli, elefanti, foche, cani uccelli ammaestrati)
massima ispirazione melodica del Golfo di Napoli e delle steppe russe,
massimo spirito parigino, massima forza comparata delle diverse razze
(lotta e boxe), massima mostruosità anatomica, massima bellezza della
donna.
=18.= Mentre il Teatro attuale esalta la vita interna, la meditazione
professorale, la biblioteca, il museo, le lotte monotone della
coscienza, le analisi stupide dei sentimenti insomma (cosa e parola
immonde) la _psicologia_, il Teatro di Varietà esalta l'azione,
l'eroismo, la vita all'aria aperta, la destrezza, l'autorità
dell'istinto e dell'intuizione. Alla psicologia, oppone ciò che io
chiamo _fisicofollia_.
=19.= Il Teatro di Varietà offre infine a tutti i paesi che non hanno
una grande capitale unica (così l'Italia) un riassunto brillante di
Parigi considerato come focolare unico e ossessionante di lusso e di
piacere ultra raffinato.
IL FUTURISMO VUOLE TRASFORMARE IL TEATRO DI VARIETÀ IN TEATRO DELLO
STUPORE, DEL RECORD E DELLA FISICO-FOLLIA.
1. Bisogna assolutamente distruggere ogni logica negli spettacoli del
Teatro di Varietà, esagerarvi singolarmente il lusso, moltiplicare i
contrasti e far regnare sovrani sulla scena l'inverosimile e l'assurdo.
Esempio: (Obbligare le chanteuses a tingersi il décolleté, le braccia e
specialmente i capelli, in tutti i colori finora trascurati come mezzi
di seduzione. Capelli verdi, braccia violette, décolleté azzurro,
chignon arancione, ecc. Interrompere una canzonetta facendola continuare
da un discorso rivoluzionario. Cospargere una romanza d'insulti e di
parolaccie, ecc).
2. Impedire che una serie di tradizioni si stabilisca nel Teatro di
Varietà. Combattere perciò ed abolire le _Revues_ parigine, stupide, e
tediose quanto la tragedia greca, coi loro Compère et Commère, che
esercitano la funzione del coro antico, e la loro sfilata di personaggi
e d'avvenimenti politici, sottolineati da motti di spirito, con una
logica e un concatenamento fastidiosissimi. Il teatro di Varietà non
deve essere, infatti, quello che pur troppo è ancora oggi, quasi sempre
un giornale più o meno umoristico.
3. Introdurre la sorpresa e la necessità d'agire fra gli spettatori
della platea, dei palchi e della galleria. Qualche proposta a caso:
mettere della colla forte su alcune poltrone, perchè lo spettatore, uomo
o donna, che rimane incollato, susciti l'ilarità generale, (il frack o
la toilette danneggiato sarà naturalmente pagato all'uscita)--Vendere lo
stesso posto a dieci persone: quindi ingombro, battibecchi e
altèrchi.--Offrire posti gratuiti a signori o signore notoriamente
pazzoidi, irritabili o eccentrici, che abbiano a provocare chiassate,
con gesti osceni, pizzicotti alle donne, o altre bizzarrie. Cospargere
le poltrone di polveri che provochino il prurito, lo sternuto ecc.
4. Prostituire sistematicamente tutta l'arte classica sulla scena,
rappresentando per esempio in una sola serata tutte le tragedie greche,
francesi, italiane, condensate e comicamente mescolate.--Vivificare le
opere di Beethoven, di Wagner, di Bach, di Bellini, di Chopin,
introducendovi delle canzonette napoletane.--Mettere a fianco a fianco
sulla scena Zacconi, la Duse, e Mayol, Sarah Bernhardt e
Fregoli.--Eseguire una sinfonia di Beethoven a rovescio, cominciando
dall'ultima nota.--Ridurre tutto Shakespeare ad un solo atto.--Fare
altrettanto con tutti gli attori più venerati.--Far recitare _Ernani_ da
attori chiusi fino al collo in tanti sacchi. Insaponare le assi del
palcoscenico, per provocare divertenti capitomboli nel momento più
tragico.
5. Incoraggiare in ogni modo il _genere_ degli eccentrici americani, i
loro effetti di grottesco esaltante, di dinamismo spaventevole, le loro
grossolane trovate, le loro enormi brutalità, i loro panciotti a
sorprese e i loro pantaloni profondi come stive di bastimenti, da cui
uscirà con mille altre cose la grande ilarità futurista che deve
ringiovanire la faccia del mondo.
Poichè, non lo dimenticate, noi futuristi siamo dei GIOVANI ARTIGLIERI
IN BALDORIA, come proclamammo nel nostro manifesto «_Uccidiamo il chiaro
di luna_» fuoco + fuoco + luce contro chiaro di luna e vecchi firmamenti
guerra ogni sera grandi città brandire réclames luminose
Immensa faccia di negro (30 m. altezza + 150 m. altezza della
casa = 180 m.) aprire chiudere aprire chiudere occhio d'oro altezza 3 m.
=FUMEZ FUMEZ MANOLI FUMEZ MANOLI CIGARETTES= donna in
camicia (50 m. + 120 altezza della casa = 170 m.) stringere allentare
busto viola roseo lilla azzurro spuma di lampadine
elettriche in una coppa di champagne (30 m.) frizzare svaporare in una
bocca d'ombra réclames luminose velarsi morire sotto una
mano nera tenace rinascere continuare prolungare nella notte lo sforzo
della giornata umana coraggio + follia mai morire nè fermarsi nè
addormentarsi réclames luminose = formazione e disgregazione
di minerali e vegetali centro della terra circolazione
sanguigna nei volti ferrei delle case futuriste animarsi imporporarsi
(gioia collera su su ancora presto più forte ancora) appena le tenebre
pessimiste negatrici sentimentali nostalgiche assediano la città
risveglio sfolgorante delle vie che canalizzano durante il giorno
il brulichìo fumoso del lavoro due cavalli (altezza 30 m.)
far ruzzolare con una zampa palle d'oro =GIOCONDA ACQUA
PURGATIVA= incrociarsi di =trrrr trrrrr= Elevated =trrrr
trrrrr= sulla testa =trombeeebeeebeette= fiiiiiiischi sirene
d'autoambulanze + pompe elettriche trasformazione delle vie
in splendidi corridoi condurre spingere logica necessità la folla verso
trepidazione + ilarità + frastuono del Music-hall
=FOLIES-BERGÈRE EMPIRE CRÈME-ÈCLIPSE= tubi di mercurio rossi rossi rossi
turchini turchini turchini violetti enormi lettere-anguille
d'oro fuoco porpora diamante sfida futurista alla notte piagnucolosa
sconfitta delle stelle calore entusiasmo fede convinzione
volontà penetrazione d'una réclame luminosa nella casa di rimpetto
=schiaffi gialli= a quel pedagroso in pantofole bibliofilo che
sonnecchia 3 specchi lo guardano la réclame
s'immerge nei 3 abissi rossodoooorati aprire chiudere aprire chiudere
delle profondità di 3 miliardi di chilometri orrore
uscire uscire presto cappello bastone scala tassametro spintoni =zuu
zuoeu= eccoci barbaglio del promenoir solennità
delle pantere-cocottes fra i tropici della musica leggiera
odore tondo e caldo della gaiezza Music-hall = ventilatore instancabile
del cervello futurista del mondo.
_MARINETTI, BOCCIONI, CARRÀ, RUSSOLO_
=Programma politico futurista.=
_11 Ottobre 1913._
_Elettori Futuristi! col vostro voto cercate di realizzare il seguente
programma:_
ITALIA SOVRANA ASSOLUTA.--LA PAROLA _ITALIA_ DEVE DOMINARE SULLA PAROLA
_LIBERTÀ_
TUTTE LE LIBERTÀ TRANNE QUELLA DI ESSERE VIGLIACCHI, PACIFISTI,
ANTIITALIANI.
UNA PIÙ GRANDE FLOTTA E UN PIÙ GRANDE ESERCITO; UN POPOLO ORGOGLIOSO DI
ESSERE ITALIANO, PER LA GUERRA, SOLA IGIENE DEL MONDO E PER LA GRANDEZZA
DI UN'ITALIA INTENSAMENTE AGRICOLA INDUSTRIALE, E COMMERCIALE.
DIFESA ECONOMICA E EDUCAZIONE PATRIOTTICA DEL PROLETARIATO.
POLITICA ESTERA CINICA, ASTUTA AGGRESSIVA--ESPANSIONISMO
COLONIALE--LIBERISMO.
IRREDENTISMO.--PANITALIANISMO.--PRIMATO DELL'ITALIA.
ANTICLERICALISMO E ANTISOCIALISMO.
CULTO DEL PROGRESSO E DELLA VELOCITÀ DELLO SPORT, DELLA FORZA FISICA,
DEL CORAGGIO TEMERARIO, DELL'EROISMO E DEL PERICOLO, CONTRO L'OSSESSIONE
DELLA CULTURA, L'INSEGNAMENTO CLASSICO, IL MUSEO, LA BIBLIOTECA E I
RUDERI--SOPPRESSIONE DELLE ACCADEMIE E DEI CONSERVATORII.
MOLTE SCUOLE PRATICHE DI COMMERCIO, INDUSTRIA E AGRICOLTURA.--MOLTI
ISTITUTI DI EDUCAZIONE FISICA.--GINNASTICA QUOTIDIANA NELLE
SCUOLE.--PREDOMINIO DELLA GINNASTICA SUL LIBRO.
UN MINIMO DI PROFESSORI, POCHISSIMI AVVOCATI, POCHISSIMI DOTTORI,
MOLTISSIMI AGRICOLTORI, INGEGNERI, CHIMICI, MECCANICI E PRODUTTORI DI
AFFARI.
ESAUTORAZIONE DEI MORTI, DEI VECCHI E DEGLI OPPORTUNISTI, IN FAVORE DEI
GIOVANI AUDACI.
CONTRO LA MONUMENTOMANIA E L'INGERENZA DEL GOVERNO IN MATERIA DI ARTE.
MODERNIZZAZIONE VIOLENTA DELLE CITTÀ PASSATISTE (ROMA, VENEZIA, FIRENZE,
ECC.).
ABOLIZIONE DELL'INDUSTRIA DEL FORESTIERO, UMILIANTE ED ALEATORIA.
QUESTO PROGRAMMA VINCERÀ
Il programma clerico-moderato-liberale
Il programma democratico repubblicano-socialista
Monarchia e Vaticano
Repubblica
Odio e disprezzo del popolo
Popolo sovrano.
Patriottismo tradizionale e commemorativo.
Internazionalismo pacifista.
Militarismo intermittente.
Antimilitarismo.
Clericalismo.
Anticlericalismo.
Protezionismo gretto o liberismo fiacco.
Liberismo interessato.
Culto degli avi e scetticismo.
Mediocrazia e scetticismo.
Senilismo e moralismo
Senilismo e moralismo.
Opportunismo e affarismo
Opportunismo e affarismo.
Forcaiolismo.
Demagogismo.
Culto dei musei, delle rovine, dei monumenti.
Culto dei musei, delle rovine, dei monumenti.
Industria del forestiero.
Industria del forestiero.
Ossessione della cultura.
Sociologia da comizio.
Accademismo.
Razionalismo positivista.
Ideale di un'Italia archeologica bigotta e podagrosa.
Ideale di una Italietta borghesuccia, tirchia e sentimentale.
Quietismo ventraiolo.
Quietismo ventraiolo.
Vigliaccheria nera.
Vigliaccheria rossa.
Passatismo.
Passatismo.
_PALAZZESCHI_
=Il controdolore.=
_29 Dicembre 1913._
«Dio non à nè corpo, nè mani, nè piedi, è un puro e semplicissimo
spirito».
Ma chi volle dare un'immagine agli uomini di questo fattore
dell'universo, dovette servirsi di una immagine umana e ce lo fece
vedere uomo. Fu un omone grande grande, o nudo, dalle membra e dai
muscoli ciclopici, o con un magnifico peplo e con sandali, con capelli e
barba meravigliosi, con l'indice titanico della mano levata in aria
terribile di comando: luce o tenebre, vita o morte.
Se uomo volete raffigurarvelo, per comodità del vostro cervello, questo
spirito supremo ed infinito, perchè grande, quando voi dovete
forzatamente fissare dei limiti a questa grandezza? La vostra non potrà
mai arrivare alla sua, dunque pensate addirittura ad un uomo come voi e
sarete al vostro posto. Perchè in peplo e non in tait? Perchè in coturno
e non con un comune paio di scarpe walk-over? Perchè un'immagine seria e
relativamente grande è più facile di una relativamente piccola e
allegra. È il suo spirito che voi dovete riuscire a scoprire; il suo
corpo, che non esiste, potete raffigurarvelo come vi pare e piace.
Se io me lo figuro uomo, non lo vedo nè più grande nè più piccino di me.
Un omettino di sempre media statura, di sempre media età, di sempre
medie proporzioni, che mi stupisce per una cosa soltanto: che mentre io
lo considero titubante e spaventato, egli mi guarda ridendo a
crepapelle. La sua faccettina rotonda divinamente ride come incendiata
da una risata infinita ed eterna, e la sua pancina tremola, tremola in
quella gioia. Perchè dovrebbe questo spirito essere la perfezione della
serietà e non quella dell'allegria? Secondo me, nella sua bocca divina
si accentra l'universo in una eterna motrice risata. Egli non à creato
no, rassicuratevi, per un tragico, o malinconico, o nostalgico fine; à
creato perchè ciò lo divertiva. Voi lavorate per alimentare bene voi e i
vostri figli, non per fare con essi lunghi sbadigli di fame. Egli lavorò
per tenere alimentata la gioia sua ed offrirne alle sue degne creature.
E comprenderete bene che per divertirsi tutti in eterno, ce ne vogliono
dei curiosi ed eterni spettacoli!
Come avevate potuto pensare che egli avesse creato se ciò fosse stata
cosa tediosa? Come poteva venirci da questa forza smisurata, opera da
perditempo senza spirito? Bando dunque a tutta la vostra serietà, se
volete comprendere qualche cosa di lui e della sua creazione, e
specialmente di questa piccolissima parte che ci riguarda: la nostra
terra. Il sole sarà, per esempio, il suo giuoco preferito per lunghe
interminabili partite di pallone; la luna il suo specchio comico dalla
luce tutta bitorzoluta, cosicchè egli potrà vedervisi nelle più ridicole
maniere. La nostra terra non è dunque che uno di questi suoi tanti
giocattoli fatto precisamente così: un campo diviso da una fittissima
macchia di marruche, spini, pruni, pungiglioni. À posto l'uomo da un
lato dicendo ad esso: attraversala, là è la gioia, è il largo, la vita
degli eletti, vivrai coi pochi coraggiosi che come te l'attraversarono.
Riderai del dolore dei poltroni, dei paurosi, dei caduti, dei vili, dei
vinti.
Fino dal primo momento l'uomo è in massima parte rimasto fuori a
lamentarsi, a considerare lo spessore dell'oscuro ammasso del prunaio, a
misurare la proporzione, la lunghezza, la quantità, la posizione degli
spunzoni, a tentare di contarne il numero, a cercarvi un introvabile
pertugio, a far paragoni fra questo e quello, invece di buttarvisi
dentro risoluto. Alcuni vi sono in mezzo, incapaci di andare avanti o
indietro, preferendo vivere con un pruno in un occhio, piuttosto che
affrontarne uno non si sa dove. Questi gridano disperatamente, e i loro
lagni scoraggiano sempre più quelli che sono ancora fuori, mentre fanno
sempre più sganasciare dalla risa e tenersi la pancia per non liquefarsi
dalla gioia, quei pochissimi che vivono ridendo, protetti dal loro
signore, che al centro di tutte le cose ride più di loro.
Il piagnucolamento delle moltitudini esterne, solletica perennemente il
bollore della loro allegrezza; le grida disperate di quelli che stanno
dentro la siepe gli fanno dare lanci di giubilo. Ecco press'a poco il
giuoco.
L'uomo che attraverserà coraggiosamente il dolore umano godrà dello
spettacolo divino del suo Dio. Egli si farà simile a lui, attraversando
questo purgatorio di spine ch'egli gli à imposto per godere primo lui e
comunicare la stessa gioia ai suoi diletti, egli, corpo umano, ma
perfettissimo, che non à sulle sue membra di gioia una sola cicatrice di
dolore.
Uomini, non siete creati, no, per soffrire; nulla fu fatto nell'ora di
tristezza e per la tristezza; tutto fu fatto per il gaudio eterno. Il
dolore è transitorio (voi soli ne eternate l'esistenza con la vostra
paura); la gioia è eterna. Ecco il vero peccato originale, ecco il solo
fonte battesimale. Vili! Paurosi! Poltroni! Incerti! Ritardatari!
Passate la macchia! SE CREDETE CHE SIA PROFONDO CIÒ CHE COMUNEMENTE
S'INTENDE PER SERIO SIETE DEI SUPERFICIALI. La superiorità dell'uomo su
tutti gli animali è che ad esso solo fu dato il privilegio divino del
riso. Essi non potranno mai comunicare con Dio. Un piccolo e misero
topo, può farci udire il suo pianto, i suoi lamenti; nessun animale ci à
fatto ancora udire una calda sonora risata.
Che il riso (gioia) è più profondo del pianto (dolore), ce lo dimostra
il fatto che l'uomo, appena nato, quando è ancora incapace di tutto, è
però abilissimo di lunghi interminabili piagnistei. Prima che possa
pagarsi il lusso di una bella risata avrà dovuto seguire una buona
maturazione.
BISOGNA ABITUARSI A RIDERE DI TUTTO QUELLO DI CUI ABITUALMENTE SI
PIANGE, sviluppando la nostra profondità. L'UOMO NON PUÒ ESSERE
CONSIDERATO SERIAMENTE CHE QUANDO RIDE. La serietà in tal caso ci viene
dalla ammirazione, dall'invidia, dalla vanità. QUELLO CHE SI DICE IL
DOLORE UMANO NON È CHE IL CORPO CALDO ED INTENSO DELLA GIOIA RICOPERTO
DI UNA GELATINA DI FREDDE LAGRIME GRIGIASTRE. Scortecciate e troverete
la felicità.
Si è fino alla nausea fatto del vieto romanticismo sopra le sventure
umane; le deformità del corpo, le malattie, le passioni, la miseria, la
vecchiaia, i cataclismi, le carestie, furono ritenute sciagure tutte da
bagnare di pianto. Se esse fossero state un tantino approfondite, noi le
avremmo già come le fonti più vive della nostra allegrezza. Nulla fu
creato con malinconia, ricordatelo bene; NULLA È TRISTE PROFONDAMENTE,
TUTTO È GIOIOSO.
Un giorno natura, questa vecchia pittrice da accademia, dopo avere
impartite al suo quadro mille spasmodiche sfumature di luci e di colori,
coi suoi tramonti e colle sue aurore, mille toni di verde e di azzurro,
«Ecco!--ella avrebbe detto alla fine aprendo la porta del suo studio a
un uomo senz'occhi:--venite, guardate!». E credete proprio che essa
fosse così sciocchina da farlo, se ciò non era spiritoso?
Il cieco ci rappresenta la profondità, il privilegio di tutte le viste.
Egli à chiusa in sè la gioia di tutte le luci e di tutti i colori. Se
voi lo guardate con aria lagrimosa siete dei poveri cervellini da tre
centesimi. E ridetegli pure in faccia, a questo beniamino! Natura ve lo
indica per questo. Siete ancora degli esseri compassionevoli? Egli non
vi vedrà. Siete ancora dei vili paurosi? Ma egli è il solo che non potrà
battersi con voi.
Un gobbo, natura ve lo indica perchè gli ridiate dietro, e proprio
dietro nella schiena essa gli pose il tesoro della sua giocondità. Un
poeta gobbo che continuasse per tutta la vita a cantare dolorosamente
non potrebbe essere mai e poi mai un uomo profondo, ma il più
superficiale di questa terra. Egli si sarebbe fermato a piagnucolare
alla superficie della sua gobba come un fanciullo alla parola «_bao_»
dopo averci rubato lo scrigno del suo tesoro dorsale per non essere
stato capace di penetrarlo.
MAGGIOR QUANTITÀ DI RISO UN UOMO RIUSCIRÀ A SCOPRIRE DENTRO IL DOLORE,
PIÙ EGLI SARÀ UN UOMO PROFONDO.
Non si può intimamente ridere se non dopo aver fatto un lavoro di scavo
nel dolore umano. L'uomo che ride del riso stesso, o servendosi della
gioia già scavata da altri, o è un poltrone, o un impotente, e ride,
come se uno gli facesse il solletico sotto la gola, un riso meccanico. È
come se uno credesse di sfamarsi guardando mangiare. Così furono fino ad
ora le arti, il teatro, la letteratura: galleggiare sul dolore umano,
servirsi della gioia già scavata da un altro, facendocela vedere già
fuori senza insegnarci il modo di scuoprirla. IL SOLILOQUIO DI AMLETO,
LA GELOSIA DI OTELLO, LA PAZZIA DI LEAR, LE FURIE DI ORESTE, LA FINE DI
MARGHERITA GAUTIER, I GEMITI DI OSVALDO, VEDUTI ED ASCOLTATI DA UN
PUBBLICO INTELLIGENTE DEVONO SUSCITARE LE PIÙ CLAMOROSE RISATE.
Fissate bene in viso la morte, ed essa vi fornirà tanto da ridere per
tutta la vita. IO AFFERMO ESSERE NELL'UOMO CHE PIANGE, NELL'UOMO CHE
MUORE, LE MASSIME SORGENTI DELLA GIOIA UMANA.
BISOGNA EDUCARE AL RISO I NOSTRI FIGLI, al riso più smodato, più
insolente, al coraggio di ridere rumorosamente non appena ne sentano la
necessità, all'abitudine di approfondire tutti i fantasmi, tutte le
apparenze funebri e dolorose della loro infanzia, alla capacità di
servirsene per la loro gioia.
Per esercitare questo spirito di esplorazione nel dolore umano, fino dai
primi anni li sottoporremo a prove facili. Gli forniremo giocattoli
educativi, fantocci gobbi, ciechi, cancrenosi, sciancati, etici,
sifilitici, che meccanicamente piangano, gridino, si lamentino, vengano
assaliti da epilessia, peste, colera, emorragie, emorroidi, scoli,
follia, svengano, rantolino, muoiano. Poi la loro maestra sarà idropica,
ammalata di elefantiasi, oppure secca secca, lunga, con collo di
giraffa. Le due saranno alternate ad insaputa della scolaresca, messe
vicino, fatte piangere, fatte tirarsi i capelli, i pizzicotti, dire
_ahi! ohi!_ in tutti i toni possibili e immaginabili, nelle maniere più
desolanti.
Un maestro piccolino piccolino, gobbo rachitico, ed uno gigantesco dalla
faccia impubere, dalla voce esilissima, e dal pianto come un filo di
vetro. Un altro lo bastonerà, o lo rimprovererà con voce cavernosa,
mentre il gobbettino gli farà il pizzicorino dietro i ginocchi. I varii
tipi messi insieme, alternati, fatti piangere, rincorrere, dire _ahi!
ohi!_ in tutti i toni, fatti morire.
Gl'insegnanti entreranno nelle classi sempre con svariata sapientissima
maniera. Una mattina il maestro sarà fasciato per male di denti; una
mattina avrà gonfia una guancia come per una patatata ricevuta o
levandosi il cappello avrà sopra il cranio lucido un enorme bitorzolo in
mezzo, roseo lucente grosso come una mela, bubboni e furoncoli geniali,
bendaggi, e fisserà gli alunni, e girerà per la classe serio, irato o
malinconico, nostalgico, romantico, stupidamente innamorato della
maestra idropica, o non corrisposto dalla giraffa. Sarà zoppo, guercio,
marcio, sciancato. A seconda delle loro più o meno intense qualità
naturali saranno questi insegnanti retribuiti.
Per abituare i loro alunni a ridere sinceramente di tutte le cose dette
serie dovranno certo possedere specialissime attitudini, intelligenza
pratica delle giovani coscienze, dei teneri cervelli.
La signora idropica darà tre enormi soffi e cadrà morta sulla sua
poltrona. Quella lunga lunga secca, col collo di giraffa, morirà con
lanci da cavalletta e cadrà contro il muro colle gambe all'insù, dopo
aver percorso in tutti i sensi la sua classe. Lunghe sapienti lezioni di
boccacce, di pianti i più svariati, di tutti i possibili lamenti. Si
faranno nel cortile della scuola falsi funerali: le bare verranno, dopo
l'estrema benedizione del cadavere, scoperte e trovate piene di dolciumi
o di figurine per i più piccoli, o partiranno da esse centinaia di
topolini, prima bianchi, poi grigi, poi neri, o il cadavere sarà di
pasta frolla per i più grandi, di cioccolata per i più piccoli, ed essi
se ne contenderanno allegramente le membra. O si alzerà in aria
terribile, o all'alzarsi del coperchio il suo naso si eleverà oltre due
metri sulla sua faccia, per i più grandi ancora.