1--Infatti, i poeti, incominciarono coll'incanalare la loro ebrietà

lirica in una serie di fiati uguali con accenti, echi, rintocchi o rime

prestabilite a distanze fisse (METRICA TRADIZIONALE). I poeti

alternarono poi con una certa libertà questi diversi fiati misurati dai

polmoni dei poeti precedenti.

2--I poeti, più tardi, sentirono che i diversi momenti della loro

ebrietà lirica dovevano creare fiati adeguati di diversissime e

impreviste lunghezze, con assoluta libertà di accentazione. Giunsero

così al VERSO LIBERO, ma conservarono però sempre l'ordine sintattico

delle parole, affinchè l'ebrietà lirica potesse colar giù nello spirito

dell'ascoltatore, pel canale logico della sintassi.

3--Oggi noi non vogliamo più che l'ebrietà lirica disponga

sintatticamente le parole prima di lanciarle fuori coi fiati da noi

inventati, ed abbiamo le PAROLE IN LIBERTÀ. Inoltre la nostra ebrietà

lirica deve liberamente deformare, riplasmare le parole, tagliandole e

allungandone, rinforzandone il centro o le estremità, aumentando o

diminuendo il numero delle vocali e delle consonanti. Avremo così la

_nuova ortografia_ che io chiamo _libera espressiva_. Questa

deformazione istintiva delle parole corrisponde alla nostra tendenza

naturale verso l'onomatopea. Poco importa se la parola deformata,

diventa equivoca. Essa si sposerà cogli accordi onomatopeici, o

riassunti di rumori, e ci permetterà di giungere presto all'accordo

_onomatopeico psichico_, espressione sonora ma astratta di una emozione

o di un pensiero puro. Mi si obbietta che le mie PAROLE IN LIBERTÀ', la

mia immaginazione senza fili esigono declamatori speciali, sotto pena di

non essere comprese. Benchè la comprensione dei molti non mi preoccupi,

risponderò che i declamatori futuristi vanno moltiplicandosi e che

d'altronde qualsiasi ammirato poema tradizionale esige, per esser

gustato, un declamatore speciale.

_GUILLAUME APOLLINAIRE_

=L'antitradizione futurista.=

_29 Giugno 1913._

Manifesto-sintesi.

ABBASSILP_ominir_ A_liminé_ SS_korsusu otalo_ ATIS_cramir_

MO_nigma_

QUESTO MOTORE DI TUTTE LE TENDENZE IMPRESSIONISMO «FAUVISME» CUBISMO

ESPRESSIONISMO PATETISMO DRAMMATISMO ORFISMO PAROSSISMO _=DINAMISMO

PLASTICO PAROLE IN LIBERTÀ INVENZIONE DI PAROLE.=_

=DISTRUZIONE=

=Senza rimpianto=

SOPPRESSIONE DELLA STORIA

=Soppressione= del dolore poetico

degli esotismi snob

della copia in arte

delle sintassi (_già condannate

dall'uso in tutte le lingue_).

dell'aggettivo

della punteggiatura

dell'armonia tipografica

dei tempi e delle persone

dei verbi

dell'orchestra

della forma teatrale

del sublime falso-artistico

del verso e della strofa

delle case

della critica e della satira

dell'intreccio nelle narrazioni

della noia

MODO INFINITO

=COSTRUZIONE=

=1.= Tecniche continuamente rinnovate o ritmi

=Continuità

simultaneità

in opposizione al particolarismo e alla divisione=

=LA PUREZZA=

Letteratura pura PAROLE IN LIBERTÀ

INVENZIONE DI PAROLE

Plastica pura (5 sensi)

Creazione invenzione profezia

DESCRIZIONE ONOMATOPEICA

Musica totale e ARTE DEI RUMORI

Mimica universale e Arte delle luci

MACCHINISMO Torre Eiffel Brooklyn e

grattacieli

Poliglottismo

Civiltà pura

Nomadismo epico esploratorismo urbano

ARTE DEI VIAGGI e delle passeggiate

Antigrazioso

Fremiti diretti per mezzo di grandi

spettacoli liberi circhi

music-halls ecc. ecc.

=LA VARIETÀ=

=2.= Intuizione velocità ubiquità

=Colpi e ferite=

Libro o vita imprigionata o fonocinematografia o IMMAGINAZIONE SENZA

FILI

Tremolismo continuo o onomatopee più inventate che imitate

Danza-lavoro o coreografia pura

Linguaggio veloce caratteristico impressionante cantato fischiato o

corso

Diritto delle genti e guerra continua

Femminismo integrale o differenziazione innumerevole dei sessi

Umanità e appello all'oltre-uomo

Materia o TRASCENDENTALISMO FISICO

ANALOGIE E GIUOCHI DI PAROLE trampolino lirico delle lingue calcolo

Calcutta guttaperca pergamena Agamennone ameno anormale animale

malanimo Marmara aromatico

=u u u= flauto rospo nascita delle perle apremina

MERDA

ai

Critici

Pedagoghi

Professori

Musei

Trecentisti Quattrocentisti Cinquecentisti

Rovine

Pàtine

Storici

Venezia Versailles Pompei Bruges Oxford Norimberga Toledo

Bénares, ecc.

Difensori di paesaggi

Filologi

Scrittori di saggi

_Néo_ e _post_

Bayreuth Firenze Montmartre e Monaco di Baviera

Lessici

Buongustismi

Orientalismi

Dandismi

Spiritualisti o veristi (senza sentimento della realtà e

dello spirito)

Accademismi

I fratelli siamesi D'Annunzio e Rostand

Dante Shakespeare Tolstoi Goethe

Dilettantismi merdeggianti

Eschilo e teatri d'Orange e di Fiesole

India Egitto Fiesole e la teosofia

Scientismo

Montaigne Wagner Beethoven Edgard Poe

Walt Whitman e Baudelaire Manzoni Carducci e Pascoli

ROSE a

MARINETTI--PICASSO--BOCCIONI--APOLLINAIRE--PAUL FORT--MERCEREAU--

MAX JACOB--CARRÀ--DELAUNAY--HENRI MATISSE--BRAQUE--DEPAQUIT--

SEVERINE--SEVERINI--DERAIN--RUSSOLO--ARCHIPENKO--PRATELLA--BALLA--

F. DIVOIRE--N. BEAUDUIN--T. VARLET--BUZZI--PALAZZESCHI--MAQUAIRE--

PAPINI--SOFFICI--FOLGORE--GOVONI--MONTFORT--R. FRY--CAVACCHIOLI--

D'ALBA--ALTOMARE--TRIDON--METZINGER--GLEIZES--JASTREBZOFF--ROYÈRE--

SALMON--CASTIAUX--LAURENCIN--AUREL--AGERO--LEGER--VALENTINE

DE SAINT-POINT--DELMARLE--KANDINSKY--STRAWINSKY--HERBIN--

A. BILLY--G. SAUVEBOIS--PICABIA--MARCEL DUCHAMP--B. CENDRARS--

JOUVE--H. M. BARZUN--G. POLTI--MAC ORLAN--F. FLEURET--JAUDON--

MANDIN--R. DALIZE--M. BRESIL--F. CARCO--RUBINER--BETUDA--

MANZELLA-FRONTINI--A. MAZZA--T. DÉRÊME--GIANNATTASIO--TAVOLATO--

DE GONZAGUES-FRIEK--C. LARRONDE.

_C. D. CARRÀ_

=La pittura dei suoni, rumori e odori.=

_11 Agosto 1913._

Prima del 19º secolo, la pittura fu l'arte del silenzio. I pittori

dell'antichità, del Rinascimento, del Seicento e del Settecento non

intuirono mai la possibilità di rendere pittoricamente i suoni, i

rumori, e gli odori, nemmeno quando scelsero a tema delle loro

composizioni fiori, mari in burrasca e cieli in tempesta.

Gl'impressionisti, nella loro audace rivoluzione fecero qualche confuso

e timido tentativo di suoni, e rumori pittorici. Prima di loro, nulla,

assolutamente nulla!

Però dichiariamo subito che dal brulichìo impressionista alla nostra

pittura futurista dei suoni, rumori e odori c'è un'enorme differenza,

come fra un brumoso mattino invernale e un torrido e scoppiante meriggio

d'estate, o, meglio ancora, come fra i primi accenni della gravidanza e

l'uomo nel pieno sviluppo delle sue forze. Nelle loro tele i suoni e i

rumori sono espressi in modo così tenue e sbiadito come se fossero stati

percepiti dal timpano di un sordo. Non è il caso di fare qui una

disamina particolareggiata dei principii e delle ricerche

degl'impressionisti. Non è il caso d'indagare minuziosamente tutte le

ragioni per le quali i pittori impressionisti non giunsero alla pittura

dei suoni, dei rumori e degli odori. Diremo soltanto che essi, per

ottenere questo risultato avrebbero dovuto distruggere:

1. Il volgarissimo _trompe-l'oeil_ prospettico, giochetto degno

tutt'al più di un accademico, tipo Leonardo, o di un balordo

scenografo per melodrammi veristi.

2. Il concetto dell'armonia coloristica, concetto e difetto

caratteristico dei Francesi, che li costringe fatalmente nel

grazioso, nel genere Watteau, e perciò nell'abuso del celestino,

del verdino, del violettino e del roseo. Abbiamo già detto più

volte quanto disprezziamo questa tendenza al femminile, al soave,

al tenero.

3. L'idealismo contemplativo, che io ho definito _mimetismo

sentimentale della natura apparente_. Questo idealismo

contemplativo contamina le costruzioni pittoriche

degl'impressionisti, come contaminava già quelle dei loro

precedessori Corot e Delacroix.

4. L'aneddoto e il particolarismo che (pure essendo, come reazione,

un antidoto alla falsa costruzione accademica) li trascina quasi

sempre nella fotografia.

Quanto ai _post_- e _neo_-impressionisti, come Matisse, Signac e Seurat,

noi constatiamo che, ben lungi dall'intuire il problema e

dall'affrontare le difficoltà del suono e del rumore e dell'odore in

pittura, essi preferirono rinculare nella statica, pur di ottenere una

maggior sintesi di forma e di colore (Matisse) e una sistematica

applicazione della luce (Seurat, Signac).

Noi futuristi affermiamo dunque che portando nella pittura l'elemento

suono, l'elemento rumore e l'elemento odore tracciamo nuove strade.

Abbiamo già creato negli artisti l'amore per la vita moderna

essenzialmente dinamica, sonora rumorosa e odorante, distruggendo la

stupida manìa del solenne, del togato, del sereno, dell'ieratico, del

mummificato, dell'intellettuale, insomma.

L'IMMAGINAZIONE SENZA FILI, LE PAROLE IN LIBERTÀ, L'USO SISTEMATICO

DELLE ONOMATOPEE. LA MUSICA ANTIGRAZIOSA SENZAQUADRATURA RITMICA E

L'ARTE DEI RUMORI sono scaturiti dalla stessa sensibilità che ha

generato la pittura dei suoni, dei rumori e degli odori.

È indiscutibile che: 1. il silenzio è statico e che i suoni, rumori e

odori sono dinamici; 2. suoni, rumori e odori non sono altro che diverse

forme e intensità di vibrazione; 3. qualsiasi succedersi di suoni,

rumori odori stampa nella mente un arabesco di forme e di colori.

Bisogna dunque misurare queste intensità e intuire questo arabesco.

* * * * *

LA PITTURA DEI SUONI, DEI RUMORI E DEGLI ODORI NEGA:

1. Tutti i colori in sordina, anche quelli ottenuti direttamente,

senza il sussidio trucchistico delle pàtine e delle velature.

2. Il senso tutto banale del velluto, delle sete delle carni troppo

umane, troppo fini, troppo morbide e dei fiori troppo pallidi e

avvizziti.

3. I grigi, i bruni, e tutti i colori fangosi.

4. L'uso dell'orizzontale pura, della verticale pura e di tutte le

linee morte.

5. L'angolo retto, che chiamiamo _apassionale_.

6. Il _cubo_, la piramide e tutte le forme statiche.

7. L'unità di tempo e di luogo.

* * * * *

LA PITTURA DEI SUONI, DEI RUMORI E DEGLI ODORI VUOLE:

1. I rossi, rooooosssssi roooooosssissssimi che griiiiiiidano.

2. I verdi i non mai abbastanza verdi, veeeeeerdiiiiiissssssimi,

che striiiiiidono; i gialli non mai abbastanza scoppianti; i

gialloni-polenta; i gialli-zafferano i gialli-ottoni.

3. Tutti i colori della velocità, della gioia, della baldoria, del

carnevale più fantastico, dei fuochi di artifizio, dei

café-chantants e dei music-halls, tutti i colori in movimento

sentiti nel tempo e non nello spazio.

4. L'arabesco dinamico come l'unica realtà creata dall'artista nel

fondo della sua sensibilità.

5. L'urto di tutti gli angoli acuti, che già chiamammo gli angoli

della volontà;

6. Le linee oblique che cadono sull'animo dell'osservatore come

tante saette dal cielo, e le linee di profondità.

7. La sfera, l'ellissi che turbina, il cono rovesciato, la spirale

e tutte le forme dinamiche che la potenza infinita del genio

dell'artista saprà scoprire.

8. La prospettiva ottenuta non come oggettivismo di distanza ma

come compenetrazione soggettiva di forme velate o dure, morbide o

taglienti.

9. Come soggetto universale e sola ragione d'essere del quadro, la

significazione della sua costruzione dinamica (insieme

architetturale polifonico). Quando si parla di architettura si

pensa a qualche cosa di statico. Ciò è falso. Noi pensiamo invece a

una architettura simile all'architettura dinamica musicale resa dal

musicista futurista Pratella. Architettura in movimento delle

nuvole, dei fumi nel vento, e delle costruzioni metalliche quando

sono sentite in uno stato d'animo violento e caotico.

10. Il cono rovesciato (forma naturale dell'esplosione), il

cilindro obliquo e il cono obliquo.

11. L' urto di due coni per gli apici (forma naturale della tromba

marina) coni flettili o formati da linee curve (salti di clown,

danzatrici);

12. La linea a zig-zag e la linea ondulata.

13. Le curve elissoidi considerate come rette in movimento;

14. Le linee, i volumi e le luci considerati come trascendentalismo

plastico, cioè secondo il loro caratteristico grado d'incurvazione

o di obliquità, determinato dallo stato d'animo del pittore.

15. Gli echi di linee e volumi in movimento.

16. Il complementarismo plastico (nella forma e nel colore) basato

sulla legge dei contrasti equivalenti e sull'urto dei colori più

opposti dell'iride. Questo complementarismo è costituito da uno

squilibrio di forme (perciò costrette a muoversi). Conseguente

distruzione dei _pendants_ di volumi. Bisogna negare questi

pendants di volumi, poichè simili a due grucce non permettono che

un solo movimento avanti e indietro e non quello totale, chiamato

da noi espansione sferica nello spazio.

17. La continuità e la simultaneità delle trascendenze plastiche

del regno minerale, del regno vegetale, del regno animale e del

regno meccanico.

18. Gl'insiemi plastici astratti, cioè rispondenti non alle visioni

ma alle sensazioni nate dai suoni, dai rumori, dagli odori, e da

tutte le forze sconosciute che ci avvolgono.

* * * * *

Questi insiemi plastici, polifonici e poliritmici astratti risponderanno

a necessità di disarmonie interne che noi, pittori futuristi, crediamo

indispensabili alla sensibilità pittorica. Questi insiemi plastici sono,

per il loro fascino misterioso, più suggestivi di quelli creati dal

senso visivo e dal senso tattile, perchè più vicini al nostro spirito

plastico puro.

Noi pittori futuristi affermiamo che i suoni, i rumori e gli odori si

incorporano nell'espressione delle linee, dei volumi e dei colori, come

le linee, i volumi e i colori s'incorporano nell'architettura di

un'opera musicale. Le nostre tele esprimeranno quindi anche le

equivalenze plastiche dei suoni, dei rumori e degli odori del Teatro,

del Music-Hall, del cinematografo, del postribolo, delle stazioni

ferroviarie, dei porti, dei garages, delle cliniche, delle officine,

ecc. ecc.

_Dal punto di vista della forma_: vi sono suoni, rumori e odori concavi

e convessi, triangolari, elissoidali, oblunghi, conici, sferici,

spiralici, ecc.

_Dal punto di vista del colore_: vi sono suoni, rumori e odori gialli,

rossi, verdi, turchini, azzurri e violetti.

Nelle stazioni ferroviarie, nelle officine, in tutto il mondo meccanico

e sportivo, i suoni, i rumori e gli odori sono in predominanza rossi;

nei ristoranti e nei caffè sono argentei, gialli e viola. Mentre i suoni

i rumori e gli odori degli animali sono gialli e blu, quelli della donna

sono verdi, azzurri e viola.

Non esageriamo affermando che gli odori bastano da soli a determinare

nel nostro spirito arabeschi di forme e di colori tali da costituire il

motivo e giustificare la necessità di un quadro. Tanto è vero che se noi

ci chiudiamo in una camera buia (in modo che il senso della vista non

funzioni) con dei fiori, della benzina o con altre materie odorifere, il

nostro spirito plastico elimina a poco a poco le sensazioni di ricordo e

costruisce degl'insiemi plastici specialissimi e in perfetta rispondenza

di qualità, di peso e di movimento con gli odori contenuti nella camera.

Questi odori, mediante un processo oscuro, sono diventati forza-ambiente

determinando quello stato d'animo che per noi pittori futuristi

costituisce un puro insieme plastico.

Questo ribollimento e turbine di forme e di luci sonore, rumorose e

odoranti è stato reso in parte da me nel _Funerale Anarchico_ e in

_Sobbalzi di fiacre_, da Boccioni negli _Stati d'animo_ e nelle _Forze

d'una strada_, da Russolo nella _Rivolta_ e da Severini nel _Pan-Pan_,

quadri violentemente discussi nella nostra prima esposizione di Parigi

(febbraio 1912). Questo ribollimento implica una grande emozione e quasi

un delirio nell'artista, il quale per dare un vortice, deve essere un

vortice di sensazioni, una forza pittorica, e non un freddo intelletto

logico.

Sappiatelo dunque! Per ottenere questa _pittura totale_, che esige la

cooperazione attiva di tutti i sensi, _pittura-stato d'animo plastico

dell'universale_, bisogna dipingere, come gli ubbriachi cantano e

vomitano, suoni, rumori e odori!

_MARINETTI._

=Il Teatro di varietá.=

_Pubblicato dal «Daily-Mail» 21 Novembre 1913._

Abbiamo un profondo schifo del teatro contemporaneo (versi, prosa e

musica) perchè ondeggia stupidamente fra la ricostruzione storica

(zibaldone o plagio) e la riproduzione fotografica della nostra vita

quotidiana; teatro minuzioso, lento, analitico e diluito, degno tutt'al

più dell'età della lampada a petrolio.

IL FUTURISMO ESALTA IL TEATRO DI VARIETÀ perchè:

=1.= Il Teatro di Varietà, nato con noi dall'elettricità, non ha

fortunatamente, tradizione alcuna, nè maestri, nè dogmi, e si nutre di

attualità veloce.

=2.= Il Teatro di Varietà è assolutamente pratico, perchè si propone di

distrarre e divertire il pubblico con degli effetti di comicità, di

eccitazione erotica o di stupore immaginativo.

=3.= Gli autori, gli attori e i macchinisti del Teatro di Varietà hanno

una sola ragione d'essere e di trionfare: quella d'inventare

incessantemente nuovi elementi di stupore. Da ciò, l'impossibilità

assoluta di arrestarsi e di ripetersi, da ciò una emulazione accanita di

cervelli e di muscoli, per superare i diversi records di agilità, di

velocità, di forza, di complicazione e di eleganza.

=4.= Il Teatro di Varietà, solo, utilizza oggi il cinematografo, che lo

arricchisce d'un numero incalcolabile di visioni e di spettacoli

irrealizzabili (battaglie, tumulti, corse, circuiti d'automobili e

d'aeroplani, viaggi, transatlantici, profondità di città, di campagne,

d'oceani e di cieli).

=5.= Il Teatro di Varietà, essendo una vetrina rimuneratrice

d'innumerevoli sforzi inventivi, genera naturalmente ciò che io chiamo

il _meraviglioso futurista_, prodotto dal meccanismo moderno. Ecco

alcuni elementi di questo _meraviglioso_: 1. caricature possenti; 2.

abissi di ridicolo; 3. ironie impalpabili e deliziose; 4. simboli

avviluppanti e definitivi; 5. cascate d'ilarità irrefrenabili; 6.

analogie profonde fra l'umanità, il mondo animale, il mondo vegetale, e

il mondo meccanico; 7. scorci di cinismo rivelatore; 8. intrecci di

motti spiritosi, di bisticci e d'indovinelli che servono ad aerare

gradevolmente l'intelligenza; 9. tutta la gamma del riso e del sorriso

per distendere i nervi; 10. tutta la gamma della stupidaggine,

dell'imbecillità, della balordaggine e dell'assurdità, che spingono

insensibilmente l'intelligenza fino all'orlo della pazzia; 11. tutte le

nuove significazioni della luce, del suono, del rumore e della parola,

coi loro prolungamenti misteriosi e inesplicabili nella parte più

inesplorata della nostra sensibilità; 12. cumulo di avvenimenti sbrigati

in fretta e di personaggi spinti da destra a sinistra in due minuti («ed

ora diamo un'occhiata ai Balcani»: Re Nicola, Enver-bey, Daneff,

Venizelos, manate sulla pancia e schiaffi tra Serbi e Bulgari, un

couplet, e tutto sparisce); 13. pantomime satiriche istruttive; 14.

caricature del dolore e della nostalgia, fortemente impresse nella

sensibilità per mezzo di gesti esasperanti per la loro lentezza

spasmodica esitante e stanca; parole gravi ridicolizzate da gesti

comici, camuffature bizzarre, parole storpiate, smorfie, buffonate.

=6.= Il Teatro di Varietà è oggi il crogiuolo in cui ribollono gli

elementi di una sensibilità nuova che si prepara. Vi si trova la

scomposizione ironica di tutti i prototipi sciupati del Bello, del

Grande, del Solenne, del Religioso, del Feroce, del Seducente e dello

Spaventevole ed anche l'elaborazione astratta dei nuovi prototipi che a

questi succederanno.

Il Teatro di Varietà è dunque la sintesi di tutto ciò che l'umanità ha

raffinato finora nei propri nervi per divertirsi ridendo del dolore

materiale e morale; è inoltre la fusione ribollente di tutte le risate,

di tutti i sorrisi, di tutti gli sghignazzamenti, di tutte le

contorsioni, di tutte le smorfie dell'umanità futura. Vi si gustano

l'allegria che scuoterà gli uomini fra cento anni, la loro poesia, la

loro pittura, la loro filosofia, e i balzi della loro architettura.

=7.= Il Teatro di Varietà offre il più igienico fra tutti gli

spettacoli, pel suo dinamismo di forma e di colore (movimento simultaneo

di giocolieri, ballerine, ginnasti, cavallerizzi multicolori, cicloni

spiralici di danzatori trottolanti sulle punte dei piedi). Col suo ritmo

di danza celere e trascinante, il Teatro di Varietà trae per forza le

anime più lente dal loro torpore e impone loro di correre e di saltare.

=8.= Il Teatro di Varietà è il solo che utilizzi la collaborazione del

pubblico. Questo non vi rimane statico come uno stupido voyeur, ma

partecipa rumorosamente all'azione, cantando anch'esso, accompagnando

l'orchestra, comunicando con motti imprevisti e dialoghi bizzarri cogli

attori. Questi polemizzano buffonescamente coi musicanti.

Il Teatro di Varietà utilizza il fumo dei sigari e delle sigarette per

fondere l'atmosfera del pubblico con quella del palcoscenico. E poichè

il pubblico collabora così colla fantasia degli attori, l'azione si

svolge ad un tempo sul palcoscenico, nei palchi e nella platea. Continua

poi alla fine dello spettacolo, fra i battaglioni di ammiratori,

smockings caramellati che si assiepano all'uscita per disputarsi la

_stella_; doppia vittoria finale: cena _chic_ e letto.

=9.= Il Teatro di Varietà è una scuola di sincerità istruttiva pel

maschio, poichè esalta il suo istinto rapace e poichè strappa alla donna

tutti i veli, tutte le frasi, tutti i sospiri, tutti i singhiozzi

romantici che la deformano e la mascherano. Esso fa risaltare, invece

tutte le mirabili qualità animali della donna, le sue forze di presa, di

seduzione, di perfidia e di resistenza.

=10.= Il Teatro di Varietà è una scuola d'eroismo pei differenti records

di difficoltà da vincere e di sforzi da superare, che creano sulla scena

la forte e sana atmosfera del pericolo. (Es. Salti della morte, Looping

the loop in bicicletta, in automobile, a cavallo).

=11.= Il Teatro di Varietà è una scuola di sottigliezza, di

complicazione e di sintesi cerebrale, per suoi clowns, prestigiatori,

divinatori del pensiero, calcolatori prodigiosi, macchiettisti,

imitatori e parodisti, i suoi giocolieri musicali e i suoi eccentrici

americani, le cui fantastiche gravidanze figliano oggetti e meccanismi

inverosimili.

=12.= Il Teatro di Varietà è la sola scuola che si possa consigliare

agli adolescenti e ai giovani d'ingegno, perchè spiega in modo incisivo

e rapido i problemi più astrusi e gli avvenimenti politici più

complicati. Esempio: Un anno fa, alle Folies-Bergère, due danzatori

rappresentavano le ondeggianti discussioni di Cambon con

Kinderlen-Watcher sulla questione del Marocco e del Congo, con una danza

simbolica e significativa che equivaleva ad almeno 3 anni di studi di

politica estera. I due danzatori rivolti al pubblico, intrecciate le

braccia, stretti l'uno al fianco dell'altro, andavano facendosi delle

reciproche concessioni di territori, saltando avanti e indietro, a

destra e a sinistra, senza mai staccarsi, tenendo ognuno fissi gli occhi

allo scopo, che era quello di imbrogliarsi a vicenda. Davano

un'impressione di estrema cortesia, di abile ondeggiamento, di ferocia,

di diffidenza, di ostinazione, di meticolosità, insuperabilmente

diplomatiche.

Inoltre il Teatro di Varietà spiega luminosamente le leggi dominanti

della vita:

_a_) necessità di complicazioni e di ritmi diversi;

_b_) fatalità della menzogna e della contraddizione (es.:

danzatrici inglesi a doppia faccia: pastorella e soldato

terribile);

_c_) onnipotenza di una volontà metodica che modifica le forze

umane;

_d_) sintesi di velocità + trasformazioni (esempio: Fregoli).

I manifesti del futurismo · 第 10 / 12 段