6.--Non sarà mediante una successione di rumori imitativi della

vita, bensì mediante una fantastica associazione di questi timbri

varî e di questi ritmi varî, che la nuova orchestra otterrà le più

complesse e nuove emozioni sonore. Perciò ogni strumento dovrà

offrire la possibilità di mutare tono, e dovrà avere una più o meno

grande estensione.

7.--La varietà dei rumori è infinita. Se oggi, mentre noi

possediamo forse mille macchine diverse, possiamo distinguere mille

rumori diversi, domani, col moltiplicarsi di nuove macchine,

potremo distinguere dieci, venti, o TRENTAMILA RUMORI DIVERSI, NON

DA IMITARE SEMPLICEMENTE MA DA COMBINARE SECONDO LA NOSTRA

FANTASIA.

8.--Invitiamo dunque i giovani musicisti geniali e audaci ad

osservare con attenzione continua tutti i rumori, per comprendere i

varî ritmi che li compongono, il loro tono principale e quelli

secondari. Paragonando poi i timbri varî dei rumori ai timbri dei

suoni, si convinceranno di quanto i primi sono più numerosi dei

secondi. Questo ci darà non solo la comprensione ma anche il gusto

e la passione dei rumori. La nostra sensibilità moltiplicata, dopo

essersi conquistati degli occhi futuristi avrà finalmente delle

orecchie futuriste. Così i motori e le macchine delle nostre città

industriali potranno un giorno essere sapientemente intonati, in

modo da fare di ogni officina una inebbriante orchestra di rumori.

Caro Pratella, io sottopongo al tuo genio futurista queste mie

constatazioni, invitandoti alla discussione. Non sono musicista; non ho

dunque predilezioni acustiche, nè opere da difendere. Sono un pittore

futurista che proietta fuori di sè in un'arte molto amata la sua volontà

di rinnovare tutto. Perciò più temerario di quanto potrebbe esserlo un

musicista di professione, non preoccupandomi della mia apparente

incompetenza e convinto che l'audacia abbia tutti i diritti e tutte le

possibilità, ho potuto intuire il grande rinnovamento della musica

mediante l'Arte dei Rumori.

_MARINETTI_

=Distruzione della sintassi.=

=Immaginazione senza fili.=

=Parole in libertà.=

_11 Maggio 1913._

LA SENSIBILITÀ FUTURISTA.

Il mio «Manifesto tecnico della Letteratura futurista» (11 Maggio, 1912)

col quale inventai il _lirismo essenziale e sintetico_, _l'immaginazione

senza fili_ e _le parole in libertà_, concerne esclusivamente

l'ispirazione poetica.

La filosofia, le scienze esatte, la politica, il giornalismo,

l'insegnamento, gli affari, pur ricercando forme sintetiche di

espressione, dovranno ancora valersi della sintassi e della

punteggiatura. Sono costretto infatti, a servirmi di tutto ciò per

potervi esporre la mia concezione.

Il futurismo si fonda sul completo rinnovamento della sensibilità umana

avvenuto per effetto delle grandi scoperte scientifiche. Coloro che

usano oggi del telegrafo, del telefono e del grammofano, del treno,

della bicicletta, della motocicletta, dell'automobile, del

transatlantico, del dirigibile, dell'aeroplano, del cinematografo, del

grande quotidiano (sintesi di una giornata del mondo) non pensano che

queste diverse forme di comunicazione, di trasporto e d'informazione

esercitano sulla loro psiche una decisiva influenza.

Un uomo comune può trasportarsi con una giornata di treno, da una

piccola città morta dalle piazze deserte, dove il sole, la polvere e il

vento si divertono in silenzio, ad una grande capitale, irta di luci, di

gesti e di grida.... L'abitante di un villaggio alpestre, può palpitare

d'angoscia ogni giorno, mediante un giornale, con i rivoltosi cinesi, le

suffragette di Londra e quelle di New York, il dottor Carrel e le slitte

eroiche degli esploratori polari. L'abitante pusillanime e sedentario di

una qualsiasi città di provincia può concedersi l'ebrietà del pericolo

seguendo in uno spettacolo di cinematografo, una caccia grossa nel

Congo. Può ammirare atleti giapponesi, boxeurs negri, eccentrici

americani inesauribili, parigine elegantissime, spendendo un franco al

teatro di varietà. Coricato poi nel suo letto borghese, egli può godersi

la lontanissima e costosa voce di un Caruso o di una Burzio.

Queste possibilità diventate comuni, non suscitano curiosità alcuna

negli spiriti superficiali, assolutamente incapaci di approfondire

qualsiasi fatto nuovo _come gli arabi che guardavano con indifferenza i

primi aeroplani nel cielo di Tripoli_. Queste possibilità sono invece

per l'osservatore acuto altrettanti modificatori della nostra

sensibilità, poichè hanno creato i seguenti fenomeni significativi:

1--Accelleramento della vita, che ha oggi, un ritmo rapido.

Equilibrismo fisico, intellettuale e sentimentale sulla corda tesa

della velocità fra i magnetismi contradittorii. Coscienze

molteplici e simultanee in uno stesso individuo.

2--Orrore di ciò che è vecchio e conosciuto. Amore del nuovo,

dell'imprevisto.

3--Orrore del quieto vivere, amore del pericolo e attitudine

all'eroismo quotidiano.

4--Distruzione del senso dell'_al di là_ e aumentato valore

dell'individuo che vuol _vivre sa vie_ secondo la frase di Bonnot.

5--Moltiplicazione e sconfinamento delle ambizioni e dei desideri

umani.

6--Conoscenza esatta di tutto ciò che ognuno ha d'inaccessibile e

d'irrealizzabile.

7--Semi-uguaglianza dell'uomo e della donna, e minore slivello dei

loro diritti sociali.

8--Deprezzamento dell'amore (sentimentalismo o lussuria), prodotto

della maggiore libertà e facilità erotica nella donna e

dall'esagerazione universale del lusso femminile. Mi spiego: Oggi

la donna ama più il lusso che l'amore. Una visita a una grande

sartoria fatta in compagnia d'un banchiere amico, panciuto,

podagroso, ma che paga, sostituisce perfettamente il più caldo

convegno d'amore con un giovane adorato. La donna trova tutto

l'ignoto dell'amore nella scelta di una toilette straordinaria,

ultimo modello, che le sue amiche non hanno ancora. L'uomo non ama

la donna priva di lusso. L'amante ha perso ogni prestigio, l'Amore

ha perso il suo valore assoluto. Questione complessa, che mi

accontento di sfiorare.

9--Modificazione del patriottismo diventato oggidì l'idealizzazione

eroica della solidarietà commerciale, industriale e artistica di un

popolo.

10--Modificazione della concezione della guerra, diventata il

collaudo sanguinoso e necessario della forza di un popolo.

11--Passione, arte, idealismo degli Affari. Nuova sensibilità

finanziaria.

12--L'uomo moltiplicato dalla macchina. Nuovo senso meccanico,

fusione dell'istinto col rendimento del motore e colle forze

ammaestrate.

13--Passione, arte e idealismo dello Sport. Concezione e amore del

«record».

14--Nuova sensibilità turistica dei transatlantici e dei grandi

alberghi (sintesi annuale di razze diverse). Passione per la città.

Negazione delle distanze e delle solitudini nostalgiche. Derisione

del _divino silenzio verde_ e del paesaggio intangibile.

15--La terra rimpicciolita dalla velocità. Nuovo senso del mondo.

Mi spiego: Gli uomini conquistarono successivamente il senso della

casa, il senso del quartiere in cui abitavano, il senso della

città, il senso della zona geografica, il senso del continente.

Oggi posseggono il senso del mondo; hanno mediocremente bisogno di

sapere ciò che facevano i loro avi, ma bisogno assiduo di sapere

ciò che fanno i loro contemporanei di ogni parte del mondo.

Conseguente necessità, per l'individuo, di comunicare con tutti i

popoli della terra. Conseguente bisogno di sentirsi centro, giudice

e motore dell'infinito esplorato e inesplorato. Ingigantimento del

senso umano e urgente necessità di fissare ad ogni istante i nostri

rapporti con tutta l'umanità.

16--Nausea della linea curva, della spirale e del _tourniquet_.

Amore della retta e del tunnel. Abitudine delle visioni in scorcio

e delle sintesi visuali create dalla velocità dei treni e degli

automobili che guardano dall'alto città e campagne. Orrore della

lentezza, delle minuzie, delle analisi e delle spiegazioni minute.

Amore della velocità, dell'abbreviazione e del riassunto.

«Raccontami tutto, presto, _in due parole_!».

17--Amore della profondità e dell'essenza in ogni esercizio dello

spirito.

Ecco alcuni degli elementi della nuova sensibilità futurista che hanno

generato il nostro dinamismo pittorico, la nostra musica antigraziosa

senza quadratura ritmica, la nostra Arte dei rumori e le nostre parole

in libertà.

LE PAROLE IN LIBERTÀ.

Scartando ora tutte le stupide definizioni e tutti i confusi verbalismi

dei professori, io vi dichiaro che il _lirismo_ è la _facoltà_ rarissima

_di inebbriarsi della vita_ e _di inebbriarla di noi stessi_. La facoltà

di cambiare in vino l'acqua torbida della vita che ci avvolge e ci

attraversa. La facoltà di colorare il mondo coi colori specialissimi del

nostro io mutevole.

Ora supponete che un amico vostro dotato di questa facoltà lirica si

trovi in una zona di vita intensa (rivoluzione, guerra, naufragio,

terremoto ecc.) e venga, immediatamente dopo, a narrarvi le impressioni

avute. Sapete che cosa farà istintivamente questo vostro amico lirico e

commosso?...

Egli comincerà col distruggere brutalmente la sintassi nel parlare. Non

perderà tempo a costruire i periodi. S'infischierà della punteggiatura e

dell'aggettivazione. Disprezzerà cesellature e sfumature di linguaggio,

e in fretta vi getterà affannosamente nei nervi le sue sensazioni

visive, auditive, olfattive, secondo la loro corrente incalzante.

L'irruenza del vapore-emozione farà saltare il tubo del periodo, le

valvole della punteggiatura e i bulloni regolari dell'aggettivazione.

Manate di parole essenziali senza alcun ordine convenzionale. Unica

preoccupazione del narratore rendere tutte le vibrazioni del suo io.

Se questo narratore dotato di lirismo avrà inoltre una mente popolata di

idee generali, involontariamente allaccerà le sue sensazioni

coll'universo intero sconosciuto o intuito da lui. E per dare il valore

esatto e le proporzioni della vita che ha vissuta, lancierà delle

immense reti di analogie sul mondo. Egli darà così il fondo analogico

della vita, telegraficamente, cioè con la stessa rapidità economica che

il telegrafo impone ai reporters e ai corrispondenti di guerra, pei loro

racconti superficiali. Questo bisogno di laconismo non risponde solo

alle leggi di velocità che ci governano, ma anche ai rapporti

multisecolari che il pubblico e il poeta hanno avuto. Corrono infatti,

fra il pubblico e il poeta, i rapporti stessi che esistono fra due

vecchi amici. Questi possono spiegarsi con una mezza parola, un gesto,

un'occhiata. Ecco perchè l'immaginazione del poeta deve allacciare fra

loro le cose lontane _senza fili conduttori_, per mezzo di parole

essenziali _in libertà_.

MORTE DEL VERSO LIBERO.

Il verso libero dopo avere avuto mille ragioni d'esistere è ormai

destinato a essere sostituito dalle parole in libertà.

L'evoluzione della poesia e della sensibilità umana ci ha rivelati i due

irrimediabili difetti del verso libero.

1.--Il verso libero spinge fatalmente il poeta a facili effetti di

sonorità, giochi di specchi previsti, cadenze monotone, assurdi

rintocchi di campana e inevitabili risposte di echi esterni o interni.

2.--Il verso libero canalizza artificialmente la corrente della emozione

lirica fra le muraglie della sintassi e le chiuse grammaticali. La

libera ispirazione intuitiva che si rivolge direttamente all'intuizione

del lettore ideale si trova così imprigionata e distribuita come

un'acqua potabile per l'alimentazione di tutte le intelligenze restie e

meticolose.

Quando parlo di distruggere i canali della sintassi, non sono nè

categorico, nè sistematico. Nelle parole in libertà del mio lirismo

scatenato si troveranno qua e là delle traccie di sintassi regolare ed

anche dei veri periodi logici. Questa disuguaglianza nella concisione e

nella libertà è inevitabile e naturale. La poesia non essendo, in

realtà, che una vita superiore, più raccolta e più intensa di quella che

viviamo ogni giorno,--è come questa composta di elementi ultravivi e di

elementi agonizzanti.

Non bisogna dunque preoccuparsi troppo di questi ultimi. Ma si devono

evitare ad ogni costo la rettorica e i luoghi comuni espressi

telegraficamente.

L'IMMAGINAZIONE SENZA FILI.

Per immaginazione senza fili, io intendo la libertà assoluta delle

immagini o analogie, espresse con parole slegate e senza fili conduttori

sintattici e senza alcuna punteggiatura.

«Gli scrittori si sono abbandonati finora all'analogia immediata. Hanno

paragonato per esempio l'animale all'uomo o ad un'altro animale, il che

equivale ancora, press'a poco a una specie di fotografia. Hanno

paragonato per esempio un fox-terrier a un piccolissimo puro sangue.

Altri più avanzati, potrebbero paragonare quello stesso fox-terrier

trepidante, a una piccola macchina Morse. Io lo paragono invece, a

un'acqua ribollente. V'è in ciò una gradazione _di analogie sempre più

vaste_, vi sono dei rapporti sempre più profondi e solidi, quantunque

lontanissimi. L'analogia non è altro che l'amore profondo che collega le

cose distanti, apparentemente diverse ed ostili. Solo per mezzo di

analogie vastissime uno stile orchestrale, ad un tempo policromo,

polifonico e polimorfo, può abbracciare la vita della materia. Quando

nella mia _Battaglia di Tripoli_, ho paragonato una trincea irta di

baionette a un'orchestra, una mitragliatrice a una donna fatale, ho

introdotto intuitivamente una gran parte dell'universo in un breve

episodio di battaglia africana. Le immagini non sono fiori da scegliere

e da cogliere con parsimonia, come diceva Voltaire. Esse costituiscono

il sangue stesso della poesia. La poesia deve essere un seguito

ininterrotto d'immagini nuove, senza di che non è altro che anemia e

clorosi. Quanto più le immagini contengono rapporti vasti, tanto più a

lungo esse conservano la loro forza di stupefazione....» (_Manifesto

della letteratura futurista_).

L'immaginazione senza fili, e le parole in libertà c'introdurranno

nell'essenza della materia. Collo scoprire nuove analogie tra cose

lontane e apparentemente opposte noi le valuteremo sempre più

intimamente. Invece di _umanizzare_ animali, vegetali, minerali (sistema

sorpassato) noi potremo _animalizzare_, _vegetalizzare_,

_mineralizzare_, _elettrizzare_ o _liquefare lo stile_, facendolo vivere

della stessa vita della materia. Es., per dare la vita di un filo

d'erba, dico: «sarò più verde domani». Colle parole in libertà avremo:

LE METAFORE CONDENSATE.--LE IMMAGINI TELEGRAFICHE.--LE SOMME DI

VIBRAZIONI.--I NODI DI PENSIERI.--I VENTAGLI CHIUSI O APERTI DI

MOVIMENTI.--GLI SCORCI DI ANALOGIE.--I BILANCI DI COLORE.--LE

DIMENSIONI, I PESI, LE MISURE E LA VELOCITÀ DELLE SENSAZIONI.--IL TUFFO

DELLA PAROLA ESSENZIALE NELL'ACQUA DELLA SENSIBILITÀ, SENZA I CERCHI

CONCENTRICI CHE LA PAROLA PRODUCE.--I RIPOSI DELL'INTUIZIONE.--I

MOVIMENTI A DUE, TRE, QUATTRO, CINQUE TEMPI.--I PALI ANALITICI

ESPLICATIVI CHE SOSTENGONO IL FASCIO DEI FILI INTUITIVI.

MORTE DELL'IO LETTERARIO--MATERIA E VITA MOLECOLARE.

Il mio manifesto tecnico combatteva l'ossessione dell'_io_ che i poeti

hanno descritto, cantato, analizzato e vomitato fino ad oggi. Per

sbarazzarsi di questo _io_ ossessionante, bisogna abbandonare

l'abitudine di umanizzare la natura attribuendo passioni e

preoccupazioni umane alle piante, alle acque, alle pietre e alle nuvole.

Si deve esprimere invece l'infinitamente piccolo che ci circonda,

l'impercettibile, l'invisibile, l'agitazione degli atomi, il movimento

Browniano, tutte le ipotesi appassionate e tutti i dominii esplorati

dell'ultra-microscopia. Mi spiego: non già come documento scientifico,

ma come elemento intuitivo, io voglio introdurre nella poesia l'infinita

vita molecolare che deve mescolarsi, nell'opera d'arte, cogli spettacoli

e i drammi dell'infinitamente grande, poichè questa fusione costituisce

la sintesi integrale della vita.

Per aiutare in qualche modo l'intuizione del mio lettore ideale io

impiego il carattere _corsivo_ per tutte le parole in libertà che

esprimono l'infinitamente piccolo e la vita molecolare.

AGGETTIVO SEMAFORICO--AGGETTIVO-FARO O AGGETTIVO-ATMOSFERA.

Noi tendiamo a sopprimere ovunque l'aggettivo qualificativo, poichè

presuppone un arresto nella intuizione, una definizione troppo minuta

del sostantivo. Tutto ciò non è categorico. Si tratta di una tendenza.

Ciò che è necessario è il servirsi dell'aggettivo il meno possibile e in

un modo assolutamente diverso da quello usato fino ad oggi. Bisogna

considerare gli aggettivi come segnali ferroviari o semaforici dello

stile, che servono a regolare lo slancio, i rallentamenti e gli arresti

della corsa, delle analogie. Si potranno così accumulare anche 20 di

questi aggettivi semaforici.

Io chiamo aggettivo semaforico, aggettivo-faro o aggettivo-atmosfera

l'aggettivo separato dal sostantivo isolato anzi in una parentesi, e

diventato così una specie di sostantivo assoluto, più vasto e più

potente di quello propriamente detto.

L'aggettivo semaforico o aggettivo-faro, sospeso in alto della gabbia

invetriata della parentesi, lancia lontano tutt'intorno la sua luce

girante.

Il profilo di questo aggettivo si sfrangia, dilaga intorno, illuminando,

impregnando e avviluppando tutta una zona di parole in libertà. Se, per

esempio, in un agglomeramento di parole in libertà che descrive un

viaggio in mare, io pongo i seguenti aggettivi semaforici tra parentesi:

(calmo azzurro metodico abitudinario) non soltanto il mare è _calmo

azzurro metodico abitudinario_, ma la nave, le sue macchine, i

passeggieri, quello che io faccio e il mio stesso spirito sono _calmi

azzurri metodici abitudinarî_.

VERBO ALL'INFINITO.

Anche qui, le mie dichiarazioni non sono categoriche. Io sostengo però

che in un lirismo violento e dinamico, il verbo all'infinito sarà

indispensabile, poichè, tondo come una ruota, adattabile come una ruota

a tutti i vagoni del treno delle analogie, costituisce la velocità

stessa dello stile.

Il verbo all'infinito nega per sè stesso l'esistenza del periodo ed

impedisce allo stile di arrestarsi e di sedersi in un punto determinato.

Mentre il VERBO ALL'INFINITO È ROTONDO e scorrevole come una ruota, gli

altri modi e tempi del verbo sono o triangolari, o quadrati, o ovali.

ONOMATOPEE E SEGNI MATEMATICI.

Quando io dissi che «bisogna sputare ogni giorno sull'_Altare

dell'Arte_» incitai i futuristi a liberare il lirismo dall'atmosfera

solenne piena di compunzione e d'incensi che si usa chiamare l'Arte

coll'A maiuscolo. L'arte coll'A maiuscolo costituisce il clericalismo

dello spirito creativo. Incitavo per ciò i futuristi a distruggere e a

beffeggiare le ghirlande, le palme, e le aureole, le cornici preziose,

le stole e i paludamenti tutto il vestiario, storico e il _bric-à-brac_

romantico che formano una gran parte di tutta la poesia fino a noi.

Propugnavo invece un lirismo rapidissimo, brutale e immediato, un

lirismo che a tutti i nostri predecessori deve apparire come

antipoetico, un lirismo telegrafico, che non abbia assolutamente alcun

sapore di libro, e, il più possibile, sapore di vita. Da ciò,

l'introduzione coraggiosa di accordi onomatopeici per rendere tutti i

suoni e i rumori anche i più cacofonici della vita moderna.

L'onomatopea che serve a vivificare il lirismo con elementi crudi e

brutali di realtà, fu usata in poesia (da Aristofane a Pascoli) più o

meno timidamente. Noi futuristi iniziamo l'uso audace e continuo

dell'onomatopea. Questo non deve essere sistematico. Per esempio il mio

_Adrianopoli Assedio--Orchestra_ e la mia _Battaglia Peso Odore +_

esigevano molti accordi onomatopeici. Sempre allo scopo di dare la

massima quantità di vibrazioni e una più profonda sintesi della vita,

noi aboliamo tutti i legami stilistici, tutte le lucide fibbie colle

quali i poeti tradizionali legano le immagini nel loro periodare. Ci

serviamo invece dei brevissimi od anonimi segni matematici e musicali, e

poniamo tra parentesi delle indicazioni come: (presto) (più presto)

(rallentando) (due tempi) per regolare la velocità dello stile. Queste

parentesi possono anche tagliare una parola o un accordo onomatopeico.

RIVOLUZIONE TIPOGRAFICA.

Io inizio una rivoluzione tipografica diretta contro la bestiale e

nauseante concezione del libro di versi passatista e dannunziana, la

carta a mano seicentesca, fregiata di galee, minerve e apolli, di

iniziali rosse a ghirigori, ortaggi, mitologici nastri da messale,

epigrafi e numeri romani. Il libro deve essere l'espressione futurista

del nostro pensiero futurista. Non solo. La mia rivoluzione è diretta

contro la così detta armonia tipografica della pagina, che è contraria

al flusso e riflusso, ai sobbalzi e agli scoppi dello stile che scorre

nella pagina stessa. Noi useremo perciò in una medesima pagina, _tre o

quattro colori diversi d'inchiostro_, e anche 20 caratteri tipografici

diversi, se occorra. Per esempio: _corsivo_ per una serie di sensazioni

simili o veloci, _grassetto tondo_ per le onomatopee violente, ecc. Con

questa rivoluzione tipografica e questa varietà multicolore di caratteri

io mi propongo di raddoppiare la forza espressiva delle parole.

Combatto l'estetica decorativa e preziosa di Mallarmé e le sue ricerche

della parola rara, dell'aggettivo unico insostituibile, elegante,

suggestivo, squisito. Non voglio suggerire un'idea o una sensazione con

delle grazie o delle leziosaggini passatiste: voglio anzi afferrarle

brutalmente e scagliarle in pieno petto al lettore.

Combatto inoltre l'ideale statico di Mallarmé, con questa rivoluzione

tipografica che mi permette d'imprimere alle parole (già libere,

dinamiche e siluranti) tutte le velocità, quelle degli astri, delle

nuvole, degli aeroplani, dei treni, delle onde, degli esplosivi, dei

globuli della schiuma marina, delle molecole, e degli atomi.

Realizzo così il 4º principio del mio Primo manifesto del Futurismo (20

febbraio 1909): «Noi affermiamo che la bellezza pel mondo si è

arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità».

LIRISMO MULTILINEO.

Ho ideato inoltre il _lirismo multilineo_ col quale riesco ad ottenere

quella simultaneità lirica che ossessiona anche i pittori futuristi,

_lirismo multilineo_, mediante il quale io sono convinto di ottenere le

più complicate simultaneità liriche.

Il poeta lancerà su parecchie linee parallele parecchie catene di

colori, suoni, odori, rumori, pesi, spessori, analogie. Una di queste

linee potrà essere per esempio odorosa, l'altra musicale, l'altra

pittorica.

Supponiamo che la catena delle sensazioni e analogie pittoriche domini

sulle altre catene di sensazioni e analogie: essa verrà in questo caso

stampata in un carattere più grosso di quelli della seconda e della

terza linea (contenenti l'una, per esempio, la catena delle sensazioni e

analogie musicali, l'altra la catena delle sensazioni e analogie

odorose).

Data una pagina contenente molti fasci di sensazioni e analogie, ognuno

dei quali sia composto di 3 o 4 linee, la catena delle sensazioni e

analogie pittoriche, (stampata in un carattere grosso) formerà la prima

linea del primo fascio e continuerà, (sempre nello stesso carattere)

nella prima linea di ognuno degli altri fasci.

La catena delle sensazioni e analogie musicali (2ª linea), meno

importante della catena delle sensazioni e analogie pittoriche (1ª

linea), ma più importante di quella delle sensazioni e analogie odorose

(3ª linea) sarà stampata in un carattere meno grosso di quello della

prima linea e più grosso di quello della terza.

ORTOGRAFIA LIBERA ESPRESSIVA.

La necessità storica dell'ortografia libera espressiva è dimostrata

dalle successive rivoluzioni che hanno sempre più liberato dai ceppi e

dalle regole la potenza lirica della razza umana.

I manifesti del futurismo · 第 9 / 12 段