_11 Gennaio 1913._
RISPOSTA ai giornalisti disonesti che mutilano le frasi per render
ridicola l'Idea;
alle donne che pensano quello che ho osato dire;
a coloro pei quali la Lussuria non è ancora altro che peccato;
a tutti coloro che nella Lussuria raggiungono solo il Vizio, come
nell'Orgoglio raggiungono solo la Vanità.
La Lussuria, concepita fuor di ogni concetto morale e come elemento
essenziale del dinamismo della vita, è una forza.
Per una razza forte, la lussuria non è, più che non lo sia l'orgoglio,
un peccato capitale. Come l'orgoglio, la lussuria è una virtù
incitatrice, un focolare al quale si alimentano le energie.
La Lussuria è l'espressione di un essere proiettato al di là di sè
stesso; è la gioia dolorosa d'una carne il dolore gaudioso di uno
sbocciare; è l'unione carnale, quali si siano i segreti che uniscono gli
esseri; è la sintesi sensoria e sensuale di un essere per la maggior
liberazione del proprio spirito; è la comunione d'una particella
dell'umanità con tutta la sensualità della terra; è il brivido pànico di
una particella della terra.
LA LUSSURIA È LA RICERCA CARNALE DELL'IGNOTO, come la Cerebralità ne è
la ricerca spirituale. La Lussuria è il gesto di creare, ed è la
Creazione.
La carne crea come lo spirito crea. La loro creazione di fronte
all'Universo è uguale. L'una non è superiore all'altra, e la creazione
spirituale dipende dalla creazione carnale.
Noi abbiamo un corpo e uno spirito. Restringere l'uno per moltiplicare
l'altro è una prova di debolezza e un errore. Un essere forte deve
realizzare tutte le sue possibilità carnali e spirituali. La Lussuria è
pei conquistatori un tributo che loro è dovuto. Dopo una battaglia nella
quale sono morti degli uomini, È NORMALE CHE I VINCITORI, SELEZIONATI
DALLA GUERRA, GIUNGANO FINO ALLO STUPRO, NEL PAESE CONQUISTATO, PER
RICREARE DELLA VITA.
Dopo le battaglie, i soldati amano le voluttà, in cui si snodano, per
rinnovarsi, le loro energie incessantemente assaltanti. L'eroe moderno,
eroe di qualsiasi dominio, ha lo stesso desiderio e lo stesso piacere.
L'artista, questo grande _medium_ universale, ha lo stesso bisogno.
Anche l'esaltazione degl'illuminati di religioni abbastanza nuove perchè
ciò che contengono d'ignoto sia tentatore, non è altro che una
sensualità sviata, spiritualmente, verso un'immagine femminile sacra.
L'ARTE E LA GUERRA SONO LE GRANDI MANIFESTAZIONI DELLA SENSUALITÀ; LA
LUSSURIA È IL LORO FIORE. Un popolo esclusivamente spiritualista o un
popolo esclusivamente lussurioso sarebbero condannati alla stessa
decadenza: la sterilità.
LA LUSSURIA INCITA LE ENERGIE E SCATENA LE FORZE. Essa spingeva
spietatamente gli uomini primitivi alla vittoria, per l'orgoglio di
portare alla donna i trofei dei vinti. Essa spinge oggidì i grandi
uomini d'affari che dirigono le banche, la stampa, i traffici
internazionali, a moltiplicare l'oro creando dei centri, utilizzando
delle energie, esaltando le folle, per adornarne, magnificarne
l'oggetto della loro lussuria. Questi uomini, affaticati ma forti,
trovano tempo per la lussuria, motore principale delle loro azioni e
delle reazioni di queste, ripercosse su moltitudini e mondi.
Anche presso i popoli nuovi, dove la sensualità è ancora scatenata o
confessata, e che non sono dei bruti primitivi nè i raffinati delle
vecchie civiltà, la donna è ugualmente il grande principio galvanizzante
al quale tutto è offerto. Il culto riservato che l'uomo ha per lei non è
che la spinta incosciente d'una lussuria ancora sonnecchiante. Presso
questi popoli, come presso i popoli nordici, per ragioni diverse, la
lussuria è quasi esclusivamente procreazione. Ma la lussuria, quali si
siano gli aspetti sotto i quali si manifesta, detti normali od anormali,
è sempre la suprema stimolatrice.
La vita brutale, la vita energica, la vita spirituale, in certi momenti
esige una tregua. E lo sforzo per lo sforzo chiama fatalmente lo sforzo
pel piacere. Senza nuocersi a vicenda, questi sforzi si completano e
realizzano pienamente l'essere totale.
La lussuria è per gli eroi, pei creatori spirituali, per tutti i
dominatori, l'esaltazione magnifica della loro forza; è per ogni essere
un motivo di superarsi col semplice scopo di selezionarsi, d'esser
notato, d'esser scelto, d'essere eletto.
Sola, la morale cristiana succedendo alla morale pagana, fu portata
fatalmente a considerare la lussuria come una debolezza. Di quella gioia
sana che è l'espansione d'una carne possente, essa ha fatto una vergogna
da nascondere, un vizio da rinnegare. L'ha coperta d'ipocrisia, e questo
ne ha fatto un peccato.
CESSIAMO DI SCHERNIRE IL DESIDERIO, questa attrazione ad un tempo
sottile e brutale di due carni, qualunque sia il loro sesso, di due
carni che si vogliono, tendendo verso l'unità. Cessiamo di schernire il
Desiderio, camuffandolo con le vesti compassionevoli delle vecchie e
sterili sentimentalità.
Non è la lussuria, che disgrega e dissolve ed annichila; sono piuttosto
le ipnotizzanti complicazioni della sentimentalità, le gelosie
artificiali, le parole che inebbriano e ingannano, il patetico delle
separazioni e delle fedeltà eterne, le nostalgie letterarie: tutto
l'istrionismo dell'amore.
DISTRUGGIAMO I SINISTRI STRACCI ROMANTICI, margherite sfogliate, duetti
sotto la luna, tenerezze pesanti, falsi pudori ipocriti. Che gli esseri,
avvicinati da un'attrazione fisica, invece di parlare esclusivamente
delle fragilità dei loro cuori, osino esprimere i loro desideri, le
preferenze dei loro corpi, e presentire le possibilità di gioia o di
delusione della loro futura unione carnale.
Il pudore fisico, essenzialmente variabile secondo i tempi e i paesi,
non ha che il valore effimero di una virtù sociale.
BISOGNA ESSERE COSCIENTI DAVANTI ALLA LUSSURIA. Bisogna fare ciò che un
essere raffinato e intelligente fa di sè stesso e della propria vita;
BISOGNA FARE DELLA LUSSURIA UN'OPERA D'ARTE. Fingere l'incoscienza, lo
smarrimento, per spiegare un gesto d'amore, è ipocrisia, debolezza,
stoltezza.
Bisogna volere coscientemente una carne come ogni cosa.
Invece di darsi e di prendere (_par coup de foudre_, per delirio o
incoscienza) degli esseri forzatamente moltiplicati dalle illusioni
inevitabili degl'indomani imprevisti, bisogna sceglier sapientemente.
Bisogna--guidati dall'intuizione e dalla volontà--valutare le
sensibilità e le sensualità, e non accoppiare e non compiere se non
quelle che possono completarsi ed esaltarsi.
Con la stessa coscienza e la stessa volontà direttrice, si devono
condurre al parossismo le gioie di questo accoppiamento, sviluppare
tutte le possibilità e far sbocciare tutti i fiori dai germi delle carni
unite. Si deve fare della lussuria un'opera d'arte fatta, come ogni
opera d'arte, d'istinto e di coscienza.
BISOGNA SPOGLIARE LA LUSSURIA DI TUTTI I VELI SENTIMENTALI CHE LA
DEFORMANO. Solo per viltà furono gettati su di essa tutti questi veli,
poichè il sentimentalismo statico è soddisfacente. Nel sentimentalismo
ci si riposa, dunque ci si diminuisce.
In un essere sano e giovane, ogni volta che la lussuria è in opposizione
con la sentimentalità, la lussuria vince. La sentimentalità segue le
mode, la lussuria è eterna. La lussuria trionfa, perchè è l'esaltazione
gaudiosa che spinge l'essere al di là di sè stesso, la gioia del
possesso e della dominazione, la perpetua vittoria da cui rinasce la
perpetua battaglia, l'ebbrezza di conquista più inebbriante e più
sicura. E questa conquista sicura è temporanea, dunque da cominciare
incessantemente.
La Lussuria è una forza, perchè affina lo spirito col far fiammeggiare
il turbamento della carne. Da una carne sana, forte, purificata
dall'amplesso, lo spirito balza lucido e chiaro. Solo i deboli e gli
ammalati vi si impantanano vi si diminuiscono. E la lussuria è una
forza, poichè uccide i deboli ed esalta i forti, cooperando alla
selezione.
La Lussuria è una forza, infine, perchè non conduce mai all'insipidezza
del definitivo e della sicurezza che vengono dispensate dalla
pacificante sentimentalità. La lussuria è la perpetua battaglia mai
vinta. Dopo il passeggiero trionfo, nello stesso effimero trionfo, è
l'insoddisfazione rinascente che spinge l'essere, in una orgiastica
volontà, ad espandersi e a superarsi.
La Lussuria è pel corpo ciò che lo scopo ideale è per lo spirito: la
Chimera magnifica, sempre afferrata mai presa, e che gli esseri giovani
e quelli avidi, inebbriati di lei, inseguono senza posa.
LA LUSSURIA È UNA FORZA.
_RUSSOLO_
=L'arte dei rumori.=
_11 Marzo 1913._
=Caro Balilla Pratella, grande musicista futurista,=
A Roma, nel Teatro Costanzi affollatissimo, mentre coi miei amici
futuristi Marinetti, Boccioni, Carrà, Balla, Soffici, Papini,
Cavacchioli, ascoltavo l'esecuzione orchestrale della tua travolgente
MUSICA FUTURISTA, mi apparve alla mente una nuova arte che tu solo puoi
creare: l'Arte dei Rumori, logica conseguenza delle tue meravigliose
innovazioni.
La vita antica fu tutta silenzio. Nel diciannovesimo secolo,
coll'invenzione delle macchine, nacque il Rumore. Oggi, il Rumore
trionfa e domina sovrano sulla sensibilità degli uomini. Per molti
secoli la vita si svolse in silenzio, o, per lo più, in sordina. I
rumori più forti che interrompevano questo silenzio non erano nè
intensi, nè prolungati, nè variati. Poichè se trascuriamo gli
eccezionali movimenti tellurici, gli uragani, le tempeste, le valanghe e
le cascate, la natura è silenziosa.
In questa scarsità di _rumori_, i primi _suoni_ che l'uomo potè trarre
da una canna forata o da una corda tesa, stupirono come cose nuove e
mirabili. Il _suono_ fu dai popoli primitivi attribuito agli dèi,
considerato come sacro e riservato ai sacerdoti, che se ne servirono per
arricchire di mistero i loro riti. Nacque così la concezione del suono
come cosa a sè, diversa e indipendente dalla vita, e ne risultò la
musica, mondo fantastico sovrapposto al reale, mondo inviolabile e
sacro. Si comprende facilmente come una simile concezione della musica
dovesse necessariamente rallentarne il progresso, a paragone delle
altre arti. I Greci stessi, con la loro teoria musicale matematicamente
sistemata da Pitagora, e in base alla quale era ammesso soltanto l'uso
di pochi intervalli consonanti, hanno molto limitato il campo della
musica, rendendo così impossibile l'armonia, che ignoravano.
Il Medio Evo, con gli sviluppi e le modificazioni del sistema greco del
tetracordo, col canto gregoriano e coi canti popolari, arricchì l'arte
musicale, ma continuò a considerare il suono _nel suo svolgersi nel
tempo_, concezione ristretta che durò per parecchi secoli e che
ritroviamo ancora nelle più complicate polifonie dei contrappuntisti
fiamminghi. Non esisteva _l'accordo_; lo sviluppo delle parti diverse
non era subordinato all'accordo che queste parti potevano produrre nel
loro insieme; la concezione infine, di queste parti era orizzontale, non
verticale. Il desiderio, la ricerca e il gusto per l'unione simultanea
dei diversi suoni, cioè per _l'accordo_ (suono complesso) si
manifestarono gradatamente, passando dall'accordo perfetto assonante e
con poche dissonanze di passaggio, alle complicate, e persistenti
dissonanze che caratterizzano la musica contemporanea.
L'arte musicale ricercò ed ottenne dapprima la purezza la limpidezza e
la dolcezza del suono, indi amalgamò suoni diversi, preoccupandosi però
di accarezzare l'orecchio con soavi armonie. Oggi l'arte musicale,
complicandosi sempre più, ricerca gli amalgami di suoni più dissonanti,
più strani e più aspri per l'orecchio. Ci avviciniamo così sempre più al
_suono-rumore_.
QUESTA EVOLUZIONE DELLA MUSICA È PARALLELA AL MOLTIPLICARSI DELLE
MACCHINE, che collaborano dovunque coll'uomo. Non soltanto nelle
atmosfere fragorose delle grandi città, ma anche nelle campagne, che
furono fino a ieri normalmente silenziose, la macchina ha creato oggi
tanta varietà e concorrenza di rumori, che il suono puro, nella sua
esiguità e monotonia, non suscita più emozione.
Per eccitare ed esaltare la nostra sensibilità, la musica andò
sviluppandosi verso la più complessa polifonia e verso la maggior
varietà di timbri o coloriti strumentali, ricercando le più complicate
successioni di accordi dissonanti e preparando vagamente la creazione
del RUMORE MUSICALE. Questa evoluzione verso il «suono-rumore» non era
possibile prima d'ora. L'orecchio di un uomo del settecento non avrebbe
potuto sopportare l'intensità disarmonica di certi accordi prodotti
dalle nostre orchestre (triplicate nel numero degli esecutori rispetto a
quelle di allora). Il nostro orecchio invece se ne compiace, poichè fu
già educato dalla vita moderna, così prodiga di rumori svariati. Il
nostro orecchio però non se ne accontenta, e reclama più ampie emozioni
acustiche.
D'altra parte, il suono musicale è troppo limitato nella varietà
qualitativa dei timbri. Le più complicate orchestre si riducono a
quattro o cinque classi di strumenti, differenti nel timbro del suono:
strumenti ad arco, a pizzico, a fiato in metallo, a fiato in legno, a
percussione. Cosicchè la musica moderna si dibatte in questo piccolo
cerchio, sforzandosi vanamente di creare nuove varietà di timbri.
BISOGNA ROMPERE QUESTO CERCHIO RISTRETTO DI SUONI PURI E CONQUISTARE LA
VARIETÀ INFINITA DEI «SUONI-RUMORI».
* * * * *
Ognuno riconoscerà d'altronde che ogni suono porta con sè un viluppo di
sensazioni già note e sciupate, che predispongono l'ascoltatore alla
noia, malgrado gli sforzi di tutti i musicisti novatori. Noi futuristi
abbiamo tutti profondamente amato e gustato le armonie dei grandi
maestri. Beethoven e Wagner ci hanno squassato i nervi e il cuore per
molti anni. Ora ne siamo sazi e GODIAMO MOLTO PIÙ NEL COMBINARE
IDEALMENTE DEI RUMORI DI TRAM DI MOTORI A SCOPPIO, DI CARROZZE E DI
FOLLE VOCIANTI, CHE NEL RIUDIRE, PER ESEMPIO, L'«EROICA» O LA
«PASTORALE».
Non possiamo vedere quell'enorme apparato di forze che rappresenta
un'orchestra moderna senza provare la più profonda delusione davanti ai
suoi meschini risultati acustici. Conoscete voi spettacolo più ridicolo
di venti uomini che s'accaniscono a raddoppiare il miagolìo di un
violino? Tutto ciò farà naturalmente strillare i musicomani e
risveglierà forse l'atmosfera assonnata delle sale di concerti. Entriamo
insieme, da futuristi, in uno di questi ospedali di suoni anemici. Ecco:
la prima battuta vi reca subito all'orecchio la noia del già udito e vi
fa pregustare la noia della battuta che seguirà. Centelliniamo così, di
battuta in battuta, due o tre qualità di noie schiette aspettando sempre
la sensazione straordinaria che non viene mai. Intanto si opera una
miscela ripugnante formata dalla monotonia delle sensazioni e dalla
cretinesca commozione religiosa degli ascoltatori buddisticamente ebbri
di ripetere per la millesima volta la loro estasi più o meno snobistica
ed imparata. Via! Usciamo, poichè non potremmo a lungo frenare in noi il
desiderio di creare finalmente una nuova realtà musicale, con un'ampia
distribuzione di ceffoni sonori, saltando a piè pari violini,
pianoforti, contrabbassi ed organi gemebondi. Usciamo!
* * * * *
Non si potrà obiettare che il rumore sia soltanto forte e sgradevole
all'orecchio. Mi sembra inutile enumerare tutti i rumori tenui e
delicati, che danno sensazioni acustiche piacevoli.
Per convincersi poi della varietà sorprendente dei rumori, basta pensare
al rombo del tuono, ai sibili del vento, allo scrosciare di una cascata,
al gorgogliare d'un ruscello, ai fruscii delle foglie, al trotto d'un
cavallo che s'allontana, ai sussulti traballanti di un carro sul
selciato e alla respirazione ampia, solenne e bianca di una città
notturna, a tutti i rumori che fanno le belve e gli animali domestici e
a tutti quelli che può fare la bocca dell'uomo senza parlare o cantare.
Attraversiamo una grande capitale moderna, con le orecchie più attente
che gli occhi, e godremo nel distinguere i risucchi d'acqua, d'aria o di
gas nei tubi metallici, il borbottìo dei motori che fiatano e pulsano
con una indiscutibile animalità, il palpitare delle valvole,
l'andirivieni degli stantuffi, gli stridori delle seghe meccaniche, i
balzi dei tram sulle rotaie, lo schioccar delle fruste, il garrire delle
tende e delle bandiere. Ci divertiremo ad orchestrare idealmente insieme
il fragore delle saracinesche dei negozi, le porte sbatacchianti, il
brusìo e lo scalpiccìo delle folle, i diversi frastuoni delle stazioni
delle ferriere, delle filande, delle tipografie, delle centrali
elettriche e delle ferrovie sotterranee.
Nè bisogna dimenticare i rumori nuovissimi della guerra moderna.
Recentemente il poeta Marinetti, in una sua lettera dalle trincee
bulgare di Adrianopoli, mi descriveva con mirabili parole in libertà
l'orchestra di una grande battaglia:
«_ogni 5 secondi cannoni da assedio sventrare spazio con un accordo_
TAM-TUUUMB _ammutinamento di 500 echi per azzannarlo sminuzzarlo
sparpagliarlo all'infinito Nel centro di quei_ TAM-TUUUMB _spiaccicati
ampiezza 50 chilometri quadrati balzare scoppi tagli pugni batterie a
tiro rapido Violenza ferocia regolarità questo basso grave scandere gli
strani folli agitatissimi acuti della battaglia Furia affanno orecchie
occhi narici aperti! attenti! forza! che gioia vedere udire fiutare
tutto tutto taratatatata delle mitragliatrici strillare a perdifiato
sotto morsi schiaffi traak-traak frustate pic-pac-pum-tumb bizzarrie
salti altezza 200 metri della fucileria Giù giù in fondo all'orchestra
stagni diguazzare buoi buffali pungoli carri pluff plaff impennarsi di
cavalli flic flac zing zing sciaaack ilari nitriti iiiiiiii....
scalpiccii tintinnii 3 battaglioni bulgari in marcia croooc-craaac_
(lento due tempi) _Sciumi Maritza o Karvavena croooc-craaac grida degli
ufficiali sbatacchiare come piatti d'ottone pan di qua paack di là cing_
BUUUM _cing ciak_(presto) _ciaciacia ciaciaak su giù là là intorno in
alto attenzione sulla testa ciaack bello! Vampe vampe vampe vampe vampe
vampe ribalta dei forti laggiù dietro quel fumo Sciukri
Pascià comunica telefonicamente con 27 forti in turco in tedesco allò!
Ibraim! Rudolf! allò! allò! attori ruoli echi suggeritori scenari di
fumo foreste applausi odore di fieno fango sterco non sento più i miei
piedi gelati odore di salnitro odore di marcio Timpani flauti clarini
dovunque basso alto uccelli cinguettare beatitudine ombrie cip-cip-cip
brezza verde mandre don-dan-don-din bèèèè Orchestra i pazzi
bastonano i professori d'orchestra questi bastonatissimi suonare suonare
Grandi fragori non cancellare precisare ritagliandoli rumori più piccoli
minutissimi rottami di echi nel teatro ampiezza 300 chilometri quadrati
Fiumi Maritza Tungia sdraiati Monti Ròdopi ritti alture palchi loggione
2000 shrapnels sbracciarsi esplodere fazzoletti bianchissimi pieni
d'oro_ TUM-TUMB _2000 granate protese strappare con schianti
capigliature nerissime_ ZANG-TUMB-TUMB-ZANG-TUMB-TUUUMB _l'orchestra dei
rumori di guerra gonfiarsi sotto una nota di silenzio tenuta nell'alto
cielo pallone sferico dorato che sorveglia i tiri_».
NOI VOGLIAMO INTONARE E REGOLARE ARMONICAMENTE E RITMICAMENTE QUESTI
SVARIATISSIMI RUMORI. Intonare i rumori non vuol dire togliere ad essi
tutti i movimenti e le vibrazioni irregolari di tempo e d'intensità, ma
bensì dare un grado o tono alla più forte e predominante di queste
vibrazioni. Il rumore infatti si differenzia dal suono solo in quanto le
vibrazioni che lo producono sono confuse ed irregolari, sia nel tempo
che nella intensità. OGNI RUMORE HA UN TONO, TALORA ANCHE UN ACCORDO CHE
PREDOMINA NELL'INSIEME DELLE SUE VIBRAZIONI IRREGOLARI. Ora, da questo
caratteristico tono predominante deriva la possibilità pratica di
intonarlo, di dare cioè ad un dato rumore non un solo tono ma una certa
varietà di toni, senza perdere la sua caratteristica, voglio dire il
timbro che lo distingue. Così alcuni rumori ottenuti con un movimento
rotativo possono offrire un'intera scala cromatica ascendente o
discendente, se si aumenta o diminuisce la velocità del movimento.
Ogni manifestazione della nostra vita è accompagnata dal rumore. Il
rumore è quindi famigliare al nostro orecchio, ed ha il potere di
richiamarci immediatamente alla vita stessa. Mentre il suono, estraneo
alla vita, sempre musicale, cosa a sè, elemento occasionale non
necessario, è divenuto ormai per il nostro orecchio quello che
all'occhio è un viso troppo noto, il rumore invece, giungendoci confuso
e irregolare dalla confusione irregolare della vita, non si rivela mai
interamente a noi e ci serba innumerevoli sorprese. Siamo certi dunque
che scegliendo, coordinando e dominando tutti i rumori, noi arricchiremo
gli uomini di una nuova voluttà insospettata. Benchè la caratteristica
del rumore sia di richiamarci brutalmente alla vita, L'ARTE DEI RUMORI
NON DEVE LIMITARSI AD UNA RIPRODUZIONE IMITATIVA. Essa attingerà la sua
maggiore facoltà di emozione nel godimento acustico in sè stesso, che
l'ispirazione dell'artista saprà trarre dai rumori combinati.
Ecco le 6 _famiglie di rumori_ dell'orchestra futurista che attueremo
presto, meccanicamente:
1 Rombi Tuoni Scoppii Scrosci Tonfi Boati
2 Fischi Sibili Sbuffi
3 Bisbigli Mormorii Borbottii Brusii Gorgoglii
4 Stridori Scricchiolii Fruscii Ronzii Crepitii Stropiccii
5 Rumori ottenuti a percussione sui metalli, legni, pelli,
pietre, terrecotte, ecc.
6 Voci di animali e di uomini: Gridi, Strilli, Gemiti, Urla,
Ululati, Risate, Rantoli, Singhiozzi.
In questo elenco abbiamo racchiuso i più caratteristici fra i rumori
fondamentali; gli altri non sono che le associazioni e le combinazioni
di questi. I MOVIMENTI RITMICI DI UN RUMORE SONO INFINITI. ESISTE SEMPRE
COME PER IL TONO, UN RITMO PREDOMINANTE, ma attorno a questo altri
numerosi ritmi secondari sono pure sensibili.
CONCLUSIONI:
1.--I musicisti futuristi devono allargare ed arricchire sempre più
il campo dei suoni. Ciò risponde a un bisogno della nostra
sensibilità. Notiamo infatti nei compositori geniali d'oggi una
tendenza verso le più complicate dissonanze. Essi, allontanandosi
sempre più dal suono puro, giungono quasi al _suono-rumore_. Questo
bisogno e questa tendenza non potranno essere soddisfatti che
_coll'aggiunta e la sostituzione dei rumori ai suoni_.
2.--I musicisti futuristi devono sostituire alla limitata varietà
dei timbri degl'istrumenti che l'orchestra possiede oggi,
l'infinita varietà di timbri dei rumori, riprodotti con appositi
meccanismi.
3.--Bisogna che la sensibilità del musicista, liberandosi dal ritmo
facile e tradizionale, trovi nei rumori il modo di ampliarsi e
rinnovarsi, dato che ogni rumore offre l'unione dei ritmi più
diversi, oltre a quello predominante.
4.--Ogni rumore avendo nelle sue vibrazioni irregolari UN TONO
GENERALE PREDOMINANTE, si otterrà facilmente nella costruzione
degli strumenti che lo imitano una varietà sufficientemente estesa
di toni, semitoni e quarti di toni. Questa varietà di toni non
toglierà a ogni singolo rumore le caratteristiche del suo timbro,
ma ne amplierà solo la tessitura o estensione.
5.--Le difficoltà pratiche per la costruzione di questi strumenti
non sono gravi. Trovato il principio meccanico che dà un rumore, si
potrà mutarne il tono regolandosi sulle stesse leggi generali
dell'acustica. Si procederà per esempio con la diminuzione o
l'aumento della velocità, se lo strumento avrà un movimento
rotativo, e con una varietà di grandezza o di tensione delle parti
sonore, se lo strumento non avrà movimento rotativo.