2.--SI DEVE USARE IL VERBO ALL'INFINITO, perchè si adatti

elasticamente al sostantivo e non lo sottoponga all'_io_ dello

scrittore che osserva o immagina. Il verbo all'infinito può, solo,

dare il senso della continuità della vita e l'elasticità

dell'intuizione che la percepisce.

3.--SI DEVE ABOLIRE L'AGGETTIVO perchè il sostantivo nudo conservi

il suo colore essenziale. L'aggettivo avendo in sè un carattere di

sfumatura, è inconcepibile con la nostra visione dinamica, poichè

suppone una sosta, una meditazione.

4.--SI DEVE ABOLIRE L'AVVERBIO, vecchia fibbia che tiene unite

l'una all'altra le parole. L'avverbio conserva alla frase una

fastidiosa unità di tono.

5.--OGNI SOSTANTIVO DEVE AVERE IL SUO DOPPIO, cioè il sostantivo

deve essere seguito, senza congiunzione, dal sostantivo a cui è

legato per analogia. Esempio: uomo-torpediniera, donna-golfo,

folla-risacca, piazza-imbuto, porta-rubinetto.

Siccome la velocità aerea ha moltiplicato la nostra conoscenza del

mondo, la percezione per analogia diventa sempre più naturale per

l'uomo. Bisogna dunque sopprimere il _come_, il _quale_, il _così_, il

_simile a_. Meglio ancora, bisogna fondere direttamente l'oggetto

coll'immagine che esso evoca, dando l'immagine in iscorcio mediante una

sola parola essenziale.

6.--ABOLIRE ANCHE LA PUNTEGGIATURA. Essendo soppressi gli

aggettivi, gli avverbi e le congiunzioni, la punteggiatura è

naturalmente annullata, nella continuità varia di uno stile _vivo_

che si crea da sè, senza le soste assurde delle virgole e dei

punti. Per accentuare certi movimenti e indicare le loro direzioni,

s'impiegheranno segni della matematica: + - × : = > <, e i segni

musicali.

7.--Gli scrittori si sono abbandonati finora all'analogia

immediata. Hanno paragonato per esempio l'animale all'uomo o ad un

altro animale, il che equivale ancora, press'a poco, a una specie

di fotografia. (Hanno paragonato per esempio un fox-terrier a un

piccolissimo puro-sangue. Altri, più avanzati, potrebbero

paragonare quello stesso fox-terrier trepidante, a una piccola

macchina Morse. Io lo paragono invece, a un'acqua ribollente. V'è

in ciò una GRADAZIONE DI ANALOGIE SEMPRE PIÙ VASTE, vi sono dei

rapporti sempre più profondi e solidi, quantunque lontanissimi.)

L'analogia non è altro che l'amore profondo che collega le cose

distanti, apparentemente diverse ed ostili. Solo per mezzo di analogie

vastissime uno stile orchestrale, ad un tempo policrono, polifonico, e

polimorfo, può abbracciare la vita della materia.

Quando nella mia _Battaglia di Tripoli_, ho paragonato una trincea irta

di baionette a un'orchestra, una mitragliatrice ad una donna fatale, ho

introdotto intuitivamente una gran parte dell'universo in un breve

episodio di battaglia africana.

Le immagini non sono fiori da scegliere e da cogliere con parsimonia,

come diceva Voltaire. Esse costituiscono il sangue stesso della poesia.

La poesia deve essere un seguito ininterrotto d'immagini nuove senza di

che non è altro che anemia e clorosi.

Quanto più le immagini contengono rapporti vasti, tanto più a lungo esse

conservano la loro forza di stupefazione. Bisogna--dicono--risparmiare

la meraviglia del lettore. Eh! via! Curiamoci, piuttosto, della fatale

corrosione del tempo, che distrugge non solo il valore espressivo di un

capolavoro, ma anche la sua forza di stupefazione. Le nostre vecchie

orecchie troppe volte entusiaste non hanno forse già distrutto Beethoven

e Wagner? Bisogna dunque abolire nella lingua tutto ciò che essa

contiene in fatto d'immagini stereotipate, di metafore scolorite, e cioè

quasi tutto.

8.--NON VI SONO CATEGORIE D'IMMAGINI, nobili o grossolane o

volgari, eccentriche o naturali. L'intuizione che le percepisce non

ha nè preferenze nè partiti-presi. Lo stile analogico è dunque

padrone assoluto di tutta la materia e della sua intensa vita.

9.--Per dare i movimenti successivi d'un oggetto bisogna dare la

_catena delle analogie_ che esso evoca, ognuna condensata, raccolta

in una parola essenziale.

Ecco un esempio espressivo di una catena di analogie ancora mascherate e

appesantite dalla sintassi tradizionale.

«_Eh sì! voi siete, piccola mitragliatrice, una donna affascinante, e

sinistra, e divina, al volante di un'invisibile centocavalli, che rugge

con scoppii d'impazienza. Oh! certo fra poco balzerete nel circuito

della morte, verso il capitombolo fracassante o la vittoria!... Volete

che io vi faccia dei madrigali pieni di grazia e di colore? A vostra

scelta signora.... Voi somigliate per me, a un tribuno proteso, la cui

lingua eloquente, instancabile, colpisce al cuore gli uditori in

cerchio, commossi... Siete, in questo momento, un trapano onnipotente,

che fora in tondo il cranio troppo duro di questa notte ostinata....

Siete, anche, un laminatoio, un tornio elettrico, e che altro? Un gran

cannello ossidrico che brucia, cesella e fonde a poco a poco le punte

metalliche delle ultime stelle!...._» («Battaglia di Tripoli»).

In certi casi bisognerà unire le immagini a due a due, come le palle

incatenate, che schiantano, nel loro volo tutto un gruppo d'alberi.

Per avviluppare e cogliere tutto ciò che vi è di più fuggevole e di più

inafferrabile nella materia, bisogna formare delle STRETTE RETI

D'IMMAGINI O ANALOGIE, che verranno lanciate nel mare misterioso dei

fenomeni. Salvo la forma a festoni tradizionale, questo periodo del mio

_Mafarka il futurista_ è un esempio di una simile fitta rete di

immagini:

«_Tutta l'acre dolcezza della gioventù scomparsa gli saliva su per la

gola, come dai cortili delle scuole salgono le grida allegre dei

fanciulli verso i maestri affacciati al parapetto delle terrazze da cui

si vedono fuggire i bastimenti...._».

Ed ecco ancora tre reti d'immagini:

«_Intorno al pozzo della Bumeliana, sotto gli olivi folti, tre cammelli

comodamente accovacciati nella sabbia si gargarizzavano dalla

contentezza, come vecchie grondaie di pietra, mescolando il ciac-ciac

dei loro sputacchi ai tonfi regolari della pompa a vapore che dà da bere

alla città. Stridori e dissonanze futuriste, nell'orchestra profonda

delle trincee dai pertugi sinuosi e dalle cantine sonore, fra

l'andirivieni delle baionette, archi di violino che la rossa bacchetta

del tramonto infiamma di entusiasmo...._

«_È il tramonto-direttore d'orchestra, che con un gesto ampio raccoglie

i flauti sparsi degli uccelli negli alberi, e le arpe lamentevoli degli

insetti, e lo scricchiolìo dei rami, e lo stridìo delle pietre. È lui

che ferma a un tratto i timpani delle gamelle e dei fucili cozzanti, per

lasciar cantare a voce spiegata sull'orchestra degli strumenti in

sordina, tutte le stelle d'oro, ritte, aperte le braccia, sulla ribalta

del cielo. Ed ecco una gran dama allo spettacolo.... Vastamente

scollacciato, il deserto infatti mette in mostra il suo seno immenso

dalle curve liquefatte, tutte verniciate di belletti rosei sotto le

gemme crollanti della prodiga notte._» («Battaglia di Tripoli»).

10.--Siccome ogni specie di ordine è fatalmente un prodotto

dell'intelligenza cauta e guardinga bisogna orchestrare le immagini

disponendole secondo un MAXIMUM DI DISORDINE.

11.--DISTRUGGERE NELLA LETTERATURA L'«IO», cioè tutta la

psicologia. L'uomo completamente avariato dalla biblioteca e dal

museo, sottoposto a una logica e ad una saggezza spaventose, non

offre assolutamente più interesse alcuno. Dunque, dobbiamo abolirlo

nella letteratura, e sostituirlo finalmente colla materia, di cui

si deve afferrare l'essenza a colpi d'intuizione, la qual cosa non

potranno mai fare i fisici nè i chimici.

Sorprendere attraverso gli oggetti in libertà e i motori capricciosi la

respirazione, la sensibilità e gli istinti dei metalli, delle pietre,

del legno, ecc. Sostituire la psicologia dell'uomo, ormai esaurita, con

L'OSSESSIONE LIRICA DELLA MATERIA.

Guardatevi dal prestare alla materia i sentimenti umani, ma indovinate

piuttosto i suoi differenti impulsi direttivi, le sue forze di

compressione, di dilatazione, di coesione, e di disgregazione, le sue

torme di molecole in massa o i suoi turbini di elettroni. Non si tratta

di rendere i drammi della materia umanizzata. È la solidità di una

lastra d'acciaio, che c'interessa per sè stessa, cioè l'alleanza

incomprensibile e inumana delle sue molecole o dei suoi elettroni, che

si oppongono, per esempio, alla penetrazione di un obice. Il calore di

un pezzo di ferro o di legno è ormai più appassionante, per noi, del

sorriso o delle lagrime di una donna.

Noi vogliamo dare, in letteratura, la vita del motore, nuovo animale

istintivo del quale conosceremo l'istinto generale allorchè avremo

conosciuto gl'istinti delle diverse forze che lo compongono.

Nulla è più interessante, per un poeta futurista, che l'agitarsi della

tastiera di un pianoforte meccanico. Il cinematografo ci offre la danza

di un oggetto che si divide e si ricompone senza intervento umano. Ci

offre anche lo slancio a ritroso di un nuotatore i cui piedi escono dal

mare e rimbalzano violentemente sul trampolino. Ci offre infine la corsa

d'un uomo a 200 chilometri all'ora. Sono altrettanti movimenti della

materia, fuor dalle leggi dell'intelligenza e quindi di una essenza più

significativa.

Bisogna introdurre nella letteratura tre elementi che furono finora

trascurati:

1. IL RUMORE (manifestazione del dinamismo degli oggetti);

2. IL PESO (facoltà di volo degli oggetti);

3. L'ODORE (facoltà di sparpagliamento degli oggetti).

Sforzarsi di rendere per esempio il paesaggio di odori che percepisce un

cane. Ascoltare i motori e riprodurre i loro discorsi.

La materia fu sempre contemplata da un _io_ distratto, freddo, troppo

preoccupato di sè stesso, pieno di pregiudizi di saggezza e di

ossessioni umane.

L'uomo tende a insudiciare della sua gioia giovane o del suo dolore

vecchio la materia, che possiede una ammirabile continuità di slancio

verso un maggiore ardore, un maggior movimento, una maggiore

suddivisione di sè stessa. La materia non è nè triste nè lieta. Essa ha

per essenza il coraggio, la volontà e la forza assoluta. Essa appartiene

intera al poeta divinatore che saprà liberarsi dalla sintassi

tradizionale, pesante, ristretta, attaccata al suolo, senza braccia e

senza ali perchè è soltanto intelligente. Solo il poeta asintattico e

dalle parole slegate potrà penetrare la essenza della materia e

distruggere la sorda ostilità che la separa da noi.

Il periodo latino che ci ha servito finora era un gesto pretensioso col

quale l'intelligenza tracotante e miope si sforzava di domare la vita

multiforme e misteriosa della materia. Il periodo latino era dunque nato

morto.

Le intuizioni profonde della vita congiunte l'una all'altra, parola per

parola, secondo il loro nascere illogico, ci daranno le linee generali

di una PSICOLOGIA INTUITIVA DELLA MATERIA. Essa si rivelò al mio spirito

dall'alto di un aereoplano. Guardando gli oggetti, da un nuovo punto di

vista, non più di faccia o per di dietro, ma a picco, cioè di scorcio,

io ho potuto spezzare le vecchie pastoie logiche e i fili a piombo della

comprensione antica.

Voi tutti che mi avete amato e seguìto fin qui, poeti futuristi, foste

come me frenetici costruttori d'immagini e coraggiosi esploratori di

analogie. Ma le vostre strette reti di metafore sono disgraziatamente

troppo appesantite dal piombo della logica. Io vi consiglio di

alleggerirle, perchè il vostro gesto immensificato possa lanciarle

lontano, spiegate sopra un oceano più vasto.

Noi inventeremo insieme ciò che io chiamo L'IMMAGINAZIONE SENZA FILI.

Giungeremo un giorno ad un'arte ancor più essenziale, quando oseremo

sopprimere tutti i primi termini delle nostre analogie per non dare più

altro che il seguito ininterrotto dei secondi termini. Bisognerà, per

questo, rinunciare ad essere compresi. Esser compresi, non è necessario.

Noi ne abbiamo fatto a meno, d'altronde, quando esprimevamo frammenti

della sensibilità futurista mediante la sintassi tradizionale e

intellettiva.

La sintassi era una specie di cifrario astratto che ha servito ai poeti

per informare le folle del colore, della musicalità, della plastica e

dell'architettura dell'universo. La sintassi era una specie d'interprete

o di cicerone monotono. Bisogna sopprimere questo intermediario, perchè

la letteratura entri direttamente nell'universo e faccia corpo con esso.

Indiscutibilmente la mia opera si distingue nettamente da tutte le altre

per la sua spaventosa potenza di analogia. La sua ricchezza inesauribile

d'immagini uguaglia quasi il suo disordine di punteggiatura logica. Essa

mette capo al primo manifesto futurista, sintesi di una 100 HP lanciata

alle più folli velocità terrestri.

Perchè servirsi ancora di quattro ruote esasperate che s'annoiano, dal

momento che possiamo staccarci dal suolo? Liberazione delle parole, ali

spiegate dell'immaginazione, sintesi analogica della terra abbracciata

da un solo sguardo e raccolta tutta intera in parole essenziali.

Ci gridano: «La vostra letteratura non sarà bella! Non avremo più la

sinfonia verbale, dagli armoniosi dondolii, e dalle cadenze

tranquillizzanti!» Ciò è bene inteso! E che fortuna! Noi utilizziamo,

invece, tutti i suoni brutali, tutti i gridi espressivi della vita

violenta che ci circonda. FACCIAMO CORAGGIOSAMENTE IL «BRUTTO» IN

LETTERATURA, E UCCIDIAMO DOVUNQUE LA SOLENNITÀ. Via! non prendete di

quest'arie da grandi sacerdoti, nell'ascoltarmi! Bisogna sputare ogni

giorno sull'_Altare dell'Arte_! Noi entriamo nei dominii sconfinati

della libera intuizione. Dopo il verso libero, ecco finalmente LE PAROLE

IN LIBERTÀ!

Non c'è in questo, niente d'assoluto nè di sistematico. Il genio ha

raffiche impetuose e torrenti melmosi. Esso impone talvolta delle

lentezze analitiche ed esplicative. Nessuno può rinnovare

improvvisamente la propria sensibilità. Le cellule morte sono commiste

alle vive. L'arte è un bisogno di distruggersi e di sparpagliarsi,

grande inaffiatoio di eroismo che inonda il mondo. I microbi--non lo

dimenticate--sono necessari alla salute dello stomaco e dell'intestino.

Vi è anche una specie di microbi necessaria alla vitalità dell'ARTE,

QUESTO PROLUNGAMENTO DELLA FORESTA DELLE NOSTRE VENE, che si effonde,

fuori dal corpo, nell'infinito dello spazio e del tempo.

Poeti futuristi! Io vi ho insegnato a odiare le biblioteche e i musei,

per prepararvi a ODIARE L'INTELLIGENZA, ridestando in voi la divina

intuizione, dono caratteristico delle razze latine. Mediante

l'intuizione, vinceremo l'ostilità apparentemente irriducibile che

separa la nostra carne umana dal metallo dei motori.

Dopo il regno animale, ecco iniziarsi il regno meccanico. Con la

conoscenza e l'amicizia della materia, della quale gli scienziati non

possono conoscere che le reazioni fisico-chimiche, noi prepariamo la

creazione dell'UOMO MECCANICO DALLE PARTI CAMBIABILI. Noi lo libereremo

dall'idea della morte, e quindi dalla morte stessa, suprema definizione

dell'intelligenza logica.

=Risposte alle obiezioni.=

_11 Agosto 1912._

Disprezzo gli scherzi e le ironie innumerevoli, e rispondo alle

interrogazioni scettiche e alle obiezioni importanti lanciate dalla

stampa europea contro il mio _Manifesto tecnico della letteratura

futurista_.

1.--Quelli che hanno capito ciò che intendevo per _odio

dell'intelligenza_ hanno voluto scorgervi la influenza della

filosofia di Bergson. Certo costoro non sanno che il mio primo

poema epico: _La Conquête des Etoiles_, pubblicato nel 1902, recava

nella prima pagina, a guisa di epigrafe, questi tre versi di Dante:

«O insensata cura dei mortali,

Quanto son difettivi _sillogismi_

Quei che _ti fanno in basso batter l'ali_.»

(PARADISO--Canto XI)

E questo pensiero di Edgardo Poe:

«.... lo spirito poetico--codesta facoltà più sublime di ogni

altra, ormai lo sappiamo,--poichè verità della massima importanza

non potevano esserci rivelate se non da quell'Analogia la cui

eloquenza, irrecusabile per l'immaginazione, nulla dice _alla

ragione inferma e solitaria_.»

(EDGARDO POE - Colloquio fra Monos e Una)

* * * * *

Assai prima di Bergson questi due genî creatori coincidevano col mio

genio affermando nettamente il loro odio per l'intelligenza strisciante,

inferma e solitaria, e accordando tutti i diritti all'immaginazione

intuitiva e divinatrice.

2.--Quando parlo d'intuizione e d'intelligenza non intendo già di

parlare di due dominii distinti e nettamente separati. Ogni spirito

creatore ha potuto constatare, durante il lavoro di creazione, che

i fenomeni intuitivi si fondevano coi fenomeni dell'intelligenza

logica.

È quindi impossibile determinare esattamente il momento in cui finisce

l'ispirazione incosciente e comincia la volontà lucida. Talvolta

quest'ultima genera bruscamente l'ispirazione, talvolta invece

l'accompagna. Dopo parecchie ore di lavoro accanito e penoso, lo spirito

creatore si libera ad un tratto dal peso di tutti gli ostacoli, e

diventa, in qualche modo, la preda di una strana spontaneità di

concezione e di esecuzione. La mano che scrive sembra staccarsi dal

corpo e si prolunga in libertà assai lungi dal cervello, che, anch'esso

in qualche modo staccato dal corpo e divenuto aereo, guarda dall'alto,

con una terribile lucidità, le frasi inattese che escono dalla penna.

Questo cervello dominatore contempla impassibile o dirige, in realtà, i

balzi della fantasia che agitano la mano? È impossibile rendersene

conto. In quei momenti, io non ho potuto notare, dal punto di vista

fisiologico, che un gran vuoto allo stomaco.

Per _intuizione_, intendo dunque uno stato del pensiero quasi

interamente intuitivo e incosciente. Per _intelligenza_, intendo uno

stato del pensiero quasi interamente intellettivo e volontario.

3.--La poesia ideale che io sogno, e che altro non sarebbe se non

il seguirsi ininterrotto dei secondi termini delle analogie, non ha

nulla a che fare con l'allegoria. L'allegoria, infatti, è il

seguirsi dei secondi termini di parecchie analogie, tutte legate

insieme _logicamente_. L'allegoria è anche, talvolta, il secondo

termine sviluppato e minuziosamente descritto, di una analogia.

Al contrario io aspiro a dare il seguirsi illogico, non più esplicativo,

ma intuitivo, dei secondi termini di molte analogie tutte slegate e

molto spesso opposte l'una all'altra.

4.--Tutti gli stilisti di razza hanno potuto constatare facilmente

che l'avverbio non è soltanto una parola che modifica il verbo,

l'aggettivo o un altro avverbio, ma anche un legamento musicale che

unisce i differenti suoni del periodo.

5.--Credo necessario sopprimere l'aggettivo e l'avverbio, perchè

sono ad un tempo, e a volta a volta, i festoni variopinti, i

panneggi a sfumature, i piedistalli, i parapetti e le balaustrate

del vecchio periodo tradizionale.

È appunto mediante un uso sapiente dell'aggettivo e dell'avverbio, che

si ottiene il dondolìo melodioso e monotono della frase, il suo

sollevarsi interrogativo e commovente e il suo cadere riposante e

graduale di onda sulla spiaggia. Con una emozione sempre identica,

l'anima trattiene il fiato, trema un poco, supplica di essere calmata e

respira infine ampiamente quando l'ondata delle parole ricade, con la

sua punteggiatura di ghiaia e la sua eco finale.

L'aggettivo e l'avverbio hanno una triplice funzione: esplicativa,

decorativa e musicale, mediante la quale indicano l'andatura grave o

leggiera, lenta o rapida del sostantivo che si muove nella frase. Sono,

a volta a volta, i bastoni o le grucce del sostantivo. La loro lunghezza

e il loro peso regolano il passo dello stile che è sempre

necessariamente sotto tutela, e gli impediscono di riprodurre il volo

dell'immaginazione.

Scrivendo per esempio: «Una donna giovane e bella cammina rapidamente

sul lastricato di marmo», lo spirito tradizionale si affretta a spiegare

che quella donna è giovane e bella, quantunque l'intuizione dia

semplicemente un movimento bello. Più tardi, lo spirito tradizionale

annuncia che quella donna cammina rapidamente, e aggiunge infine che

essa cammina su un lastricato di marmo.

Questo procedimento puramente esplicativo, privo d'imprevisto, imposto

anticipatamente a tutti gli arabeschi, zig-zag e sobbalzi del pensiero,

non ha più ragione di essere. È quindi press'a poco sicuro che non

s'ingannerà chi farà il contrario.

Inoltre è innegabile che abolendo l'aggettivo e l'avverbio si ridarà al

sostantivo il suo valore essenziale, totale e tipico.

Io ho, d'altronde, un'assoluta fiducia nel sentimento di orrore che

provo pel sostantivo che si avanza seguìto dal suo aggettivo come da uno

strascico o da un cagnolino. Talvolta, quest'ultimo è tenuto a

guinzaglio da un avverbio elegante. Talvolta il sostantivo porta un

aggettivo davanti e un avverbio di dietro, come i due cartelloni d'un

uomo-sandwich. Sono altrettanti spettacoli insopportabili.

6.--Perciò appunto io ricorro alla aridità astratta dei segni

matematici, che servono a dare le quantità riassumendo tutte le

spiegazioni, senza riempitivi, ed evitando la mania pericolosa di

perder tempo in tutti i cantucci della frase, in minuziosi lavori

da cesellatore, da gioielliere o da lustrascarpe.

7.--Le parole liberate dalla punteggiatura irradieranno le une

sulle altre, incroceranno i loro diversi magnetismi, secondo il

dinamismo ininterrotto del pensiero. Uno spazio bianco, più o meno

lungo, indicherà al lettore i riposi o i sonni più o meno lunghi

dell'intuizione. Le lettere maiuscole indicheranno al lettore i

sostantivi che sintetizzano una analogia dominatrice.

8.--La distruzione del periodo tradizionale, l'abolizione

dell'aggettivo, dell'avverbio e della punteggiatura determineranno

necessariamente il fallimento della troppo famosa armonia dello

stile, cosicchè il poeta futurista potrà finalmente utilizzare

tutte le onomatopee, anche le più cacofoniche, che riproducono

gl'innumerevoli rumori della materia in movimento.

Tutte queste elastiche intuizioni, con le quali io completo il mio

_Manifesto tecnico della letteratura futurista_, sono sbocciate

successivamente nel mio cervello mentre creavo la mia nuova opera

futurista, della quale ecco un frammento fra i più significativi:

=BATTAGLIA=

=PESO + ODORE=

I manifesti del futurismo · 第 6 / 12 段