Nella scultura d'ogni paese domina l'imitazione cieca e balorda delle

formule ereditate dal passato, imitazione che viene incoraggiata dalla

doppia vigliaccheria della tradizione e della facilità. Nei paesi latini

abbiamo il peso obbrobrioso della Grecia e di Michelangiolo, che è

sopportato con qualche serietà d'ingegno in Francia e nel Belgio, con

grottesca imbecillaggine in Italia. Nei paesi germanici abbiamo un

insulso goticume grecizzante, industrializzato a Berlino o smidollato

con cura effeminata dal professorume tedesco a Monaco di Baviera. Nei

paesi slavi, invece, un cozzo confuso tra il greco arcaico e i mostri

nordici ed orientali. Ammasso informe di influenze che vanno

dall'eccesso di particolari astrusi dell'Asia, alla infantile e

grottesca ingegnosità dei Lapponi e degli Eschimesi.

In tutte queste manifestazioni della scultura ed anche in quelle che

hanno maggior soffio di audacia innovatrice si perpetua lo stesso

equivoco: l'artista copia il nudo e studia la statua classica con

l'ingenua convinzione di poter trovare uno stile che corrisponda alla

sensibilità moderna senza uscire dalla tradizionale concezione della

forma scultoria. La quale concezione col suo famoso «ideale di bellezza»

di cui tutti parlano genuflessi, non si stacca mai dal periodo fidiaco

e dalla sua decadenza.

Ed è quasi inspiegabile come le migliaia di scultori che continuano di

generazione in generazione a costruire fantocci non si siano ancora

chiesti perchè le sale di scultura siano frequentate con noia ed orrore

quando non siano assolutamente deserte, e perchè i monumenti si

inaugurino sulle piazze di tutto il mondo tra l'incomprensione o

l'ilarità generale. Questo non accade per la pittura, a causa del suo

rinnovamento continuo, che, per quanto lento, è la più chiara condanna

dell'opera plagiaria e sterile di tutti gli scultori della nostra epoca!

Bisogna che gli scultori si convincano di questa verità assoluta:

costruire ancora e voler creare con gli elementi egizi, greci o

michelangioleschi è come voler attingere acqua con una secchia senza

fondo in una cisterna disseccata!

* * * * *

Non vi può essere rinnovamento alcuno in un'arte se non ne viene

rinnovata l'essenza, cioè la visione e la concezione della linea e delle

masse che formano l'arabesco. Non è solo riproducendo gli aspetti

esteriori della vita contemporanea che l'arte diventa espressione del

proprio tempo, e perciò la scultura come è stata intesa fino ad oggi

dagli artisti del secolo passato e del presente è un mostruoso

anacronismo!

La scultura non ha progredito, a causa della ristrettezza del campo

assegnatole dal concetto accademico del nudo. Un'arte che ha bisogno di

spogliare interamente un uomo o una donna per cominciare la sua funzione

emotiva è un'arte morta! La pittura s'è rinsanguata, approfondita e

allargata mediante il paesaggio e l'ambiente fatti simultaneamente agire

sulla figura umana o su gli oggetti, giungendo alla nostra futurista

COMPENETRAZIONE DEI PIANI. (_Manifesto tecnico della Pittura futurista;

11 Aprile 1910_). Così la scultura troverà nuova sorgente di emozione,

quindi di stile, estendendo la sua plastica a quello che la nostra

rozzezza barbara ci ha fatto sino ad oggi considerare come suddiviso,

impalpabile, quindi inesprimibile plasticamente.

Noi dobbiamo partire dal nucleo centrale dell'oggetto che si vuol

creare, per scoprire le nuove leggi, cioè le nuove forme che lo legano

invisibilmente ma matematicamente all'INFINITO PLASTICO APPARENTE e

all'INFINITO PLASTICO INTERIORE. La nuova plastica sarà dunque la

traduzione nel gesso, nel bronzo, nel vetro, nel legno, e in qualsiasi

altra materia, dei piani atmosferici che legano e intersecano le cose.

Questa visione che io ho chiamato TRASCENDENTALISMO FISICO (_Conferenza

sulla Pittura futurista al Circolo Artistico di Roma; Maggio 1911_)

potrà rendere plastiche le simpatie e le affinità misteriose che creano

le reciproche influenze formali dei piani degli oggetti.

La scultura deve quindi far vivere gli oggetti rendendo sensibile,

sistematico e plastico il loro prolungamento nello spazio, poichè

nessuno può più dubitare che un oggetto finisca dove un altro comincia e

non v'è cosa che circondi il nostro corpo: bottiglia, automobile, casa,

albero, strada, che non lo tagli e non lo sezioni con un'arabesco di

curve rette.

* * * * *

Due sono stati i tentativi di rinnovamento moderno della scultura: uno

decorativo per lo stile, l'altro prettamente plastico per la materia. Il

primo anonimo e disordinato, mancava del genio tecnico coordinatore, e,

troppo legato alle necessità economiche dell'edilizia, non produsse che

pezzi di scultura tradizionale più o meno decorativamente sintetizzati e

inquadrati in motivi o sagome architettoniche o decorative. Tutti i

palazzi e le case costruite con un criterio di modernità hanno in loro

questi tentativi in marmo, in cemento o in placche metalliche.

Il secondo più geniale, disinteressato e poetico, ma troppo isolato e

frammentario, mancava di un pensiero sintetico che affermasse una legge.

Poichè nell'opera di rinnovamento non basta credere con fervore, ma

occorre propugnare e determinare qualche norma che segni una strada.

Alludo al genio di Medardo Rosso, a un Italiano, al solo grande scultore

moderno che abbia tentato di aprire alla scultura un campo più vasto, di

rendere con la plastica le influenze d'un ambiente e i legami

atmosferici che lo avvincono al soggetto.

Degli altri tre grandi scultori contemporanei, Constantin Meunier nulla

ha portato di nuovo nella sensibilità scultoria. Le sue statue sono

quasi sempre fusioni geniali dell'eroico greco con l'atletica umiltà

dello scaricatore, del marinaio, del minatore. La sua concezione

plastica e costruttiva della statua e del bassorilievo è ancora quella

del Partenone o dell'eroe classico, pur avendo egli per la prima volta

tentato di creare e divinizzare soggetti prima in lui disprezzati o

lasciati alla bassa riproduzione veristica.

La Bourdelle porta nel blocco scultorio una severità quasi rabbiosa di

masse astrattamente architettoniche. Temperamento appassionato, torvo,

sincero di cercatore, non sa purtroppo liberarsi da una certa influenza

arcaica e da quella anonima di tutti i tagliapietra delle cattedrali

gotiche.

Rodin è di una agilità spirituale più vasta, che gli permette di andare

dall'impressionismo del _Balzac_ all'incertezza dei _Borghesi di Calais_

e a tutti gli altri peccati michelangioleschi. Egli porta nella sua

scultura un'ispirazione inquieta un impeto lirico grandioso, che

sarebbero veramente moderni se Michelangiolo e Donatello non li avessero

avuti, con le quasi identiche forme, quattrocento anni or sono, e se

servissero invece ad animare una realtà completamente ricreata.

Abbiamo quindi nell'opera di questi tre grandi ingegni tre influenze di

periodi diversi: greca in Meunier; gotica in La Bourdelle; della

rinascenza italiana in Rodin.

L'opera di Medardo Rosso è invece rivoluzionaria modernissima, più

profonda e necessariamente ristretta. In essa non si agitano eroi nè

simboli, ma il piano d'una fronte di donna o di bimbo accenna ad una

liberazione verso lo spazio, che avrà nella storia dello spirito una

importanza ben maggiore di quella che non gli abbia dato il nostro

tempo. Purtroppo le necessità impressionistiche del tentativo hanno

limitato le ricerche di Medardo Rosso ad una specie di alto o

bassorilievo, la qual cosa dimostra che, la figura è ancora concepita

come mondo a sè, con base tradizionale e scopi episodici.

La rivoluzione di Medardo Rosso, per quanto importantissima, parte da un

concetto esteriormente pittorico, trascura il problema d'una nuova

costruzione dei piani e il tocco sensuale del pollice, che imita la

leggerezza della pennellata impressionista, dà un senso di vivace

immediatezza, ma obbliga alla esecuzione rapida dal vero e toglie

all'opera d'arte il suo carattere di creazione universale. Ha quindi gli

stessi pregi e difetti dell'impressionismo pittorico, dalle cui ricerche

parte la nostra rivoluzione estetica, la quale, continuandole, se ne

allontana fino all'estremo opposto.

In scultura come in pittura non si può rinnovare se non cercando LO

STILE DEL MOVIMENTO, cioè rendendo sistematico e definitivo come sintesi

quello che l'impressionismo ha dato come frammentario, accidentale,

quindi analitico. E questa sistematizzazione delle vibrazioni delle luci

e delle compenetrazioni dei piani produrrà la scultura futurista, il cui

fondamento sarà architettonico, non soltanto come costruzione di masse,

ma in modo che il blocco scultorio abbia in sè gli elementi

architettonici dell'AMBIENTE SCULTORIO in cui vive il soggetto.

Naturalmente noi daremo una scultura D'AMBIENTE.

Una composizione scultoria futurista avrà in sè i meravigliosi elementi

matematici e geometrici che compongono gli oggetti del nostro tempo. E

questi oggetti non saranno vicino alla statua come attributi

esplicativi o elementi decorativi staccati, ma, seguendo le leggi di una

nuova concezione dell'armonia, saranno incastrati nelle linee muscolari

di un corpo. Così, dall'ascella di un meccanico potrà uscire la ruota

d'un congegno, così la linea di un tavolo potrà tagliare la testa di chi

legge, e il libro sezionare col suo ventaglio di pagine lo stomaco del

lettore.

* * * * *

Tradizionalmente la statua si intaglia e si delinea sullo sfondo

atmosferico dell'ambiente in cui è esposta: La pittura futurista ha

superata questa concezione della continuità ritmica delle linee in una

figura e dell'isolamento di essa dal fondo e dallo SPAZIO AVVILUPPANTE

INVISIBILE. «La poesia futurista--secondo il poeta Marinetti--dopo aver

distrutta la metrica tradizionale e creato il verso libero distrugge ora

la sintassi e il periodo latino. La poesia futurista è una corrente

spontanea ininterrotta di analogie, ognuna riassunta intuitivamente nel

sostantivo essenziale. Dunque, immaginazione senza fili e parole in

libertà». La musica futurista di Balilla Pratella infrange la tirannia

cronometrica del ritmo.

Perchè la scultura dovrebbe rimanere indietro, legata a leggi che

nessuno ha il diritto di imporle? Rovesciamo tutto, dunque, e

proclamiamo l'ASSOLUTA E COMPLETA ABOLIZIONE DELLA LINEA FINITA E DELLA

STATUA CHIUSA. SPALANCHIAMO LA FIGURA E CHIUDIAMO IN ESSA L'AMBIENTE.

Proclamiamo che l'ambiente deve far parte del blocco plastico come un

mondo a sè e con leggi proprie; che il marciapiede può salire sulla

vostra tavola e che la vostra testa può attraversare la strada mentre

tra una casa e l'altra la vostra lampada allaccia la sua ragnatela di

raggi di gesso.

Proclamiamo che tutto il mondo apparente deve precipitarsi su di noi,

amalgamandosi, creando un'armonia colla sola misura dell'intuizione

creativa; che una gamba un braccio o un oggetto, non avendo importanza

se non come elementi del ritmo plastico, possono essere aboliti, non

per imitare un frammento greco o romano, ma per ubbidire all'armonia che

l'autore vuol creare. Un insieme scultorio, come un quadro, non può

assomigliare che a sè stesso, poichè la figura e le cose devono vivere

in arte al di fuori della logica fisionomica.

Così una figura può essere vestita in un braccio e nuda nell'altro, e le

diverse linee d'un vaso di fiori possono rincorrersi agilmente fra le

linee del cappello e quelle del collo.

Così dei piani trasparenti, dei vetri, delle lastre di metallo, dei

fili, delle luci elettriche esterne o interne potranno indicare i piani,

le tendenze, i toni, i semitoni di una nuova realtà.

Così una nuova intuitiva colorazione di bianco, di grigio, di nero, può

aumentare la forza emotiva dei piani, mentre la nota di un piano

colorato accentuerà con violenza il significato astratto del fatto

plastico!

* * * * *

Ciò che abbiamo detto sulle LINEE-FORZE in pittura

(_Prefazione-manifesto al catalogo della 1ª Esposizione futurista di

Parigi; Ottobre 1911_) può dirsi anche per la scultura, facendo vivere

la linea muscolare statica nella linea-forza dinamica. In questa linea

muscolare predominerà la linea retta, che è la sola corrispondente alla

semplicità interna della sintesi che noi contrapponiamo al barocchismo

esterno della analisi.

Ma la linea retta non ci condurrà alla imitazione degli egizi, dei

primitivi o dei selvaggi, come qualche scultore moderno ha

disperatamente tentato per liberarsi dal greco. La nostra linea retta

sarà viva e palpitante; si presterà a tutte le necessità delle infinite

espressioni della materia, e la sua nuda severità fondamentale sarà il

simbolo dalla severità di acciaio delle linee del macchinario moderno.

Possiamo infine affermare che nella scultura l'artista non deve

indietreggiare davanti a nessun mezzo pur di ottenere una REALTÀ.

Nessuna paura è più stupida di quella che ci fa temere di uscire

dall'arte che esercitiamo. Non v'è nè pittura, nè scultura, nè musica,

nè poesia, non v'è che creazione! Quindi se una composizione sente il

bisogno d'un ritmo speciale di movimento che aiuti o contrasti il ritmo

fermato dell'INSIEME SCULTORIO (necessità dell'opera d'arte) si potrà

applicarvi un qualsiasi congegno che possa dare un movimento ritmico

adeguato a dei piani o a delle linee.

Non possiamo dimenticare che il tic-tac e le sfere in moto di un

orologio, che l'entrata o l'uscita di uno stantuffo in un cilindro, che

l'aprirsi e il chiudersi di due ruote dentate con l'apparire e lo

scomparire continuo dei loro rettangoletti d'acciaio, che la furia di un

volante o il turbine di un'elica, sono tutti elementi plastici e

pittorici, di cui un'opera scultoria futurista deve valersi. L'aprirsi e

il richiudersi di una valvola crea un ritmo altrettanto bello ma

infinitamente più nuovo di quello d'una palpebra animale!

CONCLUSIONI:

1.--Proclamare che la scultura si prefigge la ricostruzione

astratta dei piani e dei volumi che determinano le forme, non il

loro valore figurativo.

2.--ABOLIRE IN SCULTURA come in qualsiasi altra arte IL SUBLIME

TRADIZIONALE DEI SOGGETTI.

3.--Negare alla scultura qualsiasi scopo di costruzione episodica

veristica, ma affermare la necessità assoluta di servirsi di tutte

le realtà per tornare agli elementi essenziali della sensibilità

plastica. Quindi percependo i corpi e le loro parti come ZONE

PLASTICHE, avremo in una composizione scultoria futurista, piani di

legno o di metallo, immobili o meccanicamente mobili, per un

oggetto, forme sferiche pelose per i capelli, semicerchi di vetro

per un vaso, fili di ferro e reticolati per un piano atmosferico,

ecc.

4.--Distruggere la nobiltà tutta letteraria e tradizionale del

marmo e del bronzo. Negare l'esclusività di una materia per la

intera costruzione d'un insieme scultorio. Affermare che anche

venti materie diverse possono concorrere in una sola opera allo

scopo dell'emozione plastica. Ne enumeriamo alcune: vetro, legno,

cartone, ferro, cemento, crine, cuoio, stoffa, specchi, luce

elettrica, ecc. ecc.

5.--Proclamare che nell'intersecazione dei piani di un libro con

gli angoli d'una tavola, nelle rette di un fiammifero, nel telaio

di una finestra, v'è più verità che in tutti i grovigli di muscoli,

in tutti i seni e in tutte le natiche di eroi o di veneri che

ispirano la moderna idiozia scultoria.

6.--Che solo una modernissima scelta di soggetti potrà portare alla

scoperta di nuove IDEE PLASTICHE.

7.--Che la linea retta è il solo mezzo che possa condurre alla

verginità primitiva di una nuova costruzione architettonica delle

masse o zone scultorie.

8.--Che non vi può essere rinnovamento se non attraverso la

SCULTURA D'AMBIENTE, perchè con essa la plastica si svilupperà,

prolungandosi potrà MODELLARE L'ATMOSFERA che circonda le cose.

9.--La cosa che si crea non è che il ponte tra l'INFINITO PLASTICO

ESTERIORE e L'INFINITO PLASTICO INTERIORE, quindi gli oggetti non

finiscono mai e si intersecano con infinite combinazioni di

simpatia e urti di avversione.

10.--Bisogna distruggere il nudo sistematico, il concetto

tradizionale della statua e del monumento!

11.--Rifiutare coraggiosamente qualsiasi lavoro, a qualsiasi

prezzo, che non abbia in sè una pura costruzione di elementi

plastici completamente rinnovati.

_BOCCIONI_

=Prefazione al Catalogo della 1ª Esposizione di scultura futurista a

Parigi.=

_Giugno-Luglio 1913._

Le opere che presento al pubblico parigino nella Prima Esposizione di

Scultura Futurista (_Galerie La Boëtie_, 20 giugno-16 luglio 1913) sono

il punto di partenza del mio Manifesto tecnico della Scultura futurista,

pubblicato l'11 aprile 1912.

L'aspirazione tradizionale di fissare nella linea il gesto, e la natura

e l'omogeneità della materia impiegata (marmo o bronzo) hanno

contribuito a fare della scultura l'arte statica per eccellenza.

Io quindi pensai che scomponendo questa unità di materia in parecchie

materie, ognuna delle quali servisse a caratterizzare, con la sua

diversità naturale, una diversità di peso e di espansione dei volumi

molecolari, si sarebbe già potuto ottenere un elemento dinamico.

Il problema del dinamismo in scultura non dipende però soltanto dalla

diversità delle materie ma principalmente dalla interpretazione della

forma.

La ricerca della forma sul così detto _vero_ allontanava la scultura

(come la pittura) dalla sua origine e perciò dalla mèta verso la quale

oggi s'incammina: l'architettura.

L'architettura è per la scultura, quello che la composizione è per la

pittura. E la mancanza di architettura è uno dei caratteri negativi

della scultura impressionista.

Lo studio preimpressionistico della forma, seguendo un procedimento

analogo a quello dei Greci, ci conduce fatalmente a forme morte, e

quindi all'immobilità. Questa immobilità è la caratteristica della

scultura cubista.

Tra la forma _reale_ e la forma _ideale_, tra la forma nuova

(impressionismo) e la concezione tradizionale (greca) esiste una forma

variabile, in evoluzione, diversa da qualsiasi concetto di forma finora

esistito: _forma in moto_ (movimento relativo) e _moto della forma_

(movimento assoluto).

Solo questa doppia concezione della forma può dare l'attimo di vita

plastica nel suo manifestarsi, senza estrarlo e trasportarlo fuori dal

suo ambiente vitale, senza fermarlo nel suo moto, insomma senza

ucciderlo.

Tutte queste convinzioni mi spingono a cercare, in scultura, non già la

forma pura, ma il _ritmo plastico puro_, non la costruzione dei corpi,

ma la costruzione dell'_azione dei corpi_. Non già, quindi, come nel

passato, un'architettura piramidale, ma un'architettura spiralica. Un

_corpo in moto_ non è dunque per me un corpo studiato fermo e poi reso

come in movimento, ma un _corpo veramente in moto_, cioè una realtà

vivente, assolutamente nuova e originale.

Per rendere un corpo in moto, io non do, certo la sua traiettoria cioè

il suo passaggio da uno stato di riposo a un altro stato di riposo, ma

mi sforzo di fissare la forma che esprime la sua continuità nello

spazio.

* * * * *

L'osservatore intelligente comprenderà facilmente come da questa

costruzione architettonica a spirale sia scaturita la _simultaneità

scultoria_, analoga alla simultaneità pittorica, da noi proclamata ed

espressa nella 1ª Esposizione futurista di Parigi (_Galerie Bernheim_;

febbraio 1912).

Gli scultori tradizionali fanno girare la statua su sè stessa davanti

allo spettatore, o lo spettatore intorno alla statua. Ogni angolo

visuale dello spettatore abbraccia quindi _un lato_ della statua o del

gruppo, e ciò non fa che aumentare l'immobilità dell'opera scultoria.

La mia costruzione architettonica a spirale crea invece davanti allo

spettatore una continuità di forme che gli permette di seguire,

attraverso la _forma-forza_ che scaturisce dalla _forma reale_, una

nuova linea chiusa che determina il corpo nei suoi moti materiali.

La forma-forza è, con la sua direzione centrifuga, la potenzialità della

forma reale.

La forma, nella mia scultura è percepita quindi più astrattamente. Lo

spettatore deve costruire idealmente una continuità (simultaneità) che

gli viene suggerita dalle forme forze, equivalenti della potenza

espansiva dei corpi.

Il mio _insieme scultorio_ si svolge nello spazio dato dalla profondità

del volume, mostrando lo spessore di qualsiasi profilo, e non tanti

profili immobili e siluettistici.

Abolito dunque il profilo come valore a sè, ogni profilo contiene

l'accenno degli altri profili (precedenti e susseguenti) che formano

l'insieme scultorio.

* * * * *

Inoltre, il mio genio ha incominciato a sviluppare e si propone di

realizzare, per mezzo delle sue ricerche assidue e appassionate, il

concetto di fusione d'ambiente e oggetto, con conseguente

_compenetrazione di piani_. Io mi propongo insomma di far vivere la

figura nel suo ambiente, senza renderla schiava di luci artificiali o

fisse, o di un piano d'appoggio. Tali procedimenti distruggerebbero

l'«architettonico» e dovrebbero troppo ricorrere all'aiuto della

pittura, secondo l'errore fondamentale della scultura impressionista.

Allargando quindi la concezione dell'oggetto scultorio ad una risultante

plastica di oggetto e ambiente si avrà la necessaria abolizione della

distanza che esiste, per esempio, tra una figura e una casa lontana 200

metri. Si avranno, inoltre, il prolungarsi di un corpo nel raggio di

luce che lo colpisce e l'entrare di un _vuoto_ nel _pieno_ che gli passa

davanti.

Io ottengo tutto questo unendo dei _blocchi atmosferici_ ad elementi di

realtà più concreti.

Quindi, se una calotta sferica (equivalente plastico di una testa) è

attraversata dalla facciata di un palazzo il semicerchio interrotto il

quadrato della facciata che lo interrompe formano insieme una figura

nuova, una nuova unità composta di ambiente+oggetto.

Bisogna dimenticare completamente la figura chiusa nella linea

tradizionale e dare invece la figura come centro di direzioni plastiche

nello spazio.

Gli scultori schiavi delle tradizioni del mestiere mi domandano

terrorizzati come potrò fermare la _periferia_ dell'insieme scultorio,

dato che in scultura la figura si ferma nella linea che fatalmente

determina la materia isolata nello spazio (sia, questa materia, creta,

gesso, marmo, bronzo, legno, o vetro).

A costoro io rispondo che io posso _far sfumare_ la periferia di un

insieme scultorio nello spazio, colorendone di nero o di grigio gli

estremi contorni con gradazione di chiari verso il centro. Così creo un

chiaroscuro ausiliare che mi dà un nucleo nell'ambiente atmosferico

(primo risultato dell'impressionismo). Questo nucleo serve ad aumentare

la forza del nucleo scultorio nel suo ambiente composto di direzioni

plastiche (dinamismo).

Quando non giudico necessario servirmi delle colorazioni, trascuro

questo mezzo materiale di espansioni o sfumature nello spazio, e lascio

vivere le sinuosità, le interruzioni, la corsa di rette e di curve nella

direzione suggerita dal moto dei corpi.

Avremo, ad ogni modo, il risultato di uscire finalmente dalla ripugnante

e odiosa continuità della figura greca, gotica o michelangiolesca.

_MARINETTI_

=Manifesto tecnico della letteratura futurista.=

_11 Maggio 1912._

In aeroplano, seduto sul cilindro della benzina, scaldato il ventre

dalla testa dell'aviatore, io sentii l'inanità ridicola della vecchia

sintassi ereditata da Omero. Bisogno furioso di liberare le parole,

traendole fuori dalla prigione del periodo latino! Questo ha

naturalmente, come ogni imbecille, una testa previdente un ventre, due

gambe e due piedi piatti, ma non avrà mai due ali. Appena il necessario

per camminare, per correre un momento e fermarsi quasi subito sbuffando!

Ecco che cosa mi disse l'elica turbinante, mentre filavo a duecento

metri sopra i possenti fumaiuoli di Milano. E l'elica soggiunse:

1.--BISOGNA DISTRUGGERE LA SINTASSI DISPONENDO I SOSTANTIVI A CASO,

COME NASCONO.

I manifesti del futurismo · 第 5 / 12 段