Dalla famosa serata dell'8 marzo 1910 al Teatro Chiarella di Torino,

dove, al fianco del poeta Marinetti lanciammo il nostro primo manifesto

della Pittura futurista contro migliaia d'avversari, noi abbiamo molto

combattuto, molto conquistato e intensamente lavorato!

E oggi possiamo affermare senza alcuna boria, che questa Esposizione di

Pittura futurista è la più importante manifestazione dell'arte Italiana,

da Michelangelo ad oggi.

Noi siamo infatti, dopo secoli di letargo, i soli giovani italiani che

veramente si preoccupino di rinnovare la pittura e la scultura del

nostro grande paese, obbrobriosamente disonorate dalla più vile apatia

intellettuale e dal commercialismo più spudorato.

Le esposizioni futuriste di Parigi, Londra, Berlino, Bruxelles, Amburgo,

Amsterdam, l'Aja, Monaco, Vienna, Budapest che suscitarono così vasto

tumulto di polemiche hanno dimostrato che solo per noi oggi l'Italia è

all'avanguardia della pittura mondiale.

Con un accanito fervore di ricerche, abbiamo rapidamente maturato e

superato in noi stessi tutte le meravigliose fasi della pittura francese

nel diciannovesimo secolo, fino alle ultime espressioni dei nostri amici

_Fauves_ e _Cubisti_, dai quali, malgrado la nostra stima e la nostra

amicizia personale, dissentiamo.

L'importanza decisiva della nostra rivoluzione artistica è stata

constatata dai maggiori critici esteri, fra i quali ci basta citare

Brooke, del _Times_, P. G. Konody, della _Pall Mall Gazette_, Herwarth

Walden della rivista _Der Sturm_, Ray Nyst della _Belgique artistique et

littéraire_, e il poeta Gustave Kahn. L'illustre creatore del verso

libero francese, che è anche il più moderno critico d'arte parigino,

proclamò infatti in due articoli del _Mercure de France_ che

«_certamente non si vide mai un movimento novatore altrettanto

importante, dopo le prime esposizioni dei Pointillistes._»

* * * * *

Pure ammirando l'eroismo dei nostri amici _Cubisti_, pittori di

altissimo valore, che hanno manifestato un lodevole disprezzo per il

mercantilismo artistico e un odio possente contro l'accademismo, noi ci

sentiamo e ci dichiariamo assolutamente opposti alla loro arte.

Essi si accaniscono a dipingere l'immobile, l'agghiacciato e tutti gli

aspetti statici della natura. Adorano il tradizionalismo di Poussin,

d'Ingres, di Corot, invecchiando e pietrificando la loro arte con una

ostinazione passatista che rimane, per noi, assolutamente

incomprensibile.

Con dei punti di vista assolutamente avveniristici, invece, noi

cerchiamo uno stile del movimento, il che non fu mai tentato prima di

noi.

Ben lontani dall'appoggiarci sull'esempio dei Greci e degli Antichi, noi

esaltiamo incessantemente l'intuizione individuale, con lo scopo di

fissare leggi completamente nuove, che possano liberare la pittura

dall'ondeggiante incertezza nella quale si trascina.

La nostra volontà di dare, quanto più sia possibile, ai nostri quadri

una costruzione solida non potrà certo ricondurci ad una tradizione

passata qualsiasi. Ne siamo convinti!

Tutte le verità imparate nelle scuole o negli studi sono per noi

abolite. Le nostre mani sono abbastanza libere e abbastanza vergini per

ricominciare tutto.

È indiscutibile che molte affermazioni estetiche dei nostri compagni di

Francia rivelano una specie di accademismo larvato.

Non è infatti un ritornare all'Accademia, il dichiarare che il soggetto,

in pittura, ha un valore assolutamente insignificante?

Noi dichiariamo invece che non può esistere pittura moderna senza il

punto di partenza di una concezione assolutamente moderna, e nessuno può

contraddirci quando affermiamo che la nostra pittura è fatta di

_concezione_ e _sensazione_ finalmente riunite.

Se i nostri quadri sono futuristi, è perchè essi rappresentano, il

risultato di concezioni etiche, estetiche politiche, e sociali,

assolutamente futuriste.

Dipingere fissando il modello in posa è un'assurdità, e una viltà

mentale, anche se il modello è tradotto nel quadro in forme lineari,

sferiche o cubiche.

Dare un valore allegorico ad un nudo qualunque, traendo il significato

del quadro dall'oggetto che il modello tiene in mano, o da quelli che

gli sono disposti intorno, è, secondo noi, la manifestazione di una

mentalità tradizionale o accademica.

Questo metodo alquanto simile a quello dei Greci, di Raffaello, di

Tiziano, del Veronese è tale da disgustarci!

Pur ripudiando l'impressionismo, noi disapproviamo energicamente la

reazione attuale, che vuole uccidere l'essenza dell'impressionismo, cioè

il lirismo e il movimento.

Non si può reagire contro la fugacità dell'impressionismo, se non

superandolo.

Nulla è più assurdo che il combatterlo adottando le leggi pittoriche che

lo precedettero.

I punti di contatto che la nostra ricerca dello stile può avere con ciò

che si chiama _arte classica_ non ci riguardano affatto.

Altri cercheranno e troveranno certamente queste analogie, che in ogni

caso, non possono essere considerate come un ritorno a dei metodi, a

delle concezioni e a dei valori trasmessi dalla pittura classica.

* * * * *

Alcuni esempi chiariranno la nostra teoria.

Noi non vediamo alcuna differenza fra uno di quei nudi che si chiamano

comunemente artistici, e una tavola d'anatomia. C'è invece, una

differenza enorme fra uno di quei nudi _artistici_ e la nostra

concezione futurista del corpo umano.

La prospettiva com'è intesa dalla maggioranza dei pittori ha per noi lo

stesso valore che essi attribuiscono a un progetto d'ingegneria.

La simultaneità degli stati d'animo nell'opera d'arte: ecco la mèta

inebbriante della nostra arte.

Spieghiamoci ancora per via d'esempi. Dipingendo una persona al balcone,

vista dall'interno, noi non limitiamo la scena a ciò che il quadrato

della finestra permette di vedere; ma ci sforziamo di dare il complesso

di sensazioni plastiche provate dal pittore che sta al balcone:

brulichio soleggiato della strada, doppia fila delle case che si

prolungano a destra e a sinistra, balconi fioriti, ecc. Il che significa

simultaneità d'ambiente, e quindi dislocazione e smembramento degli

oggetti, sparpagliamento e fusione dei dettagli, liberati dalla logica

comune e indipendenti gli uni dagli altri.

Per far vivere lo spettatore al centro del quadro, secondo l'espressione

del nostro manifesto, bisogna che il quadro sia la sintesi di _quello

che si ricorda e di quello che si vede_.

Bisogna rendere l'invisibile che si agita e che vive al di là degli

spessori, ciò che abbiamo a destra, a sinistra e dietro di noi, e non il

piccolo quadrato di vita artificialmente chiuso come fra gli scenari

d'un teatro.

Nel nostro manifesto, abbiamo dichiarato che bisogna dare la _sensazione

dinamica_, cioè il ritmo particolare di ogni oggetto, la sua tendenza,

il suo movimento, o per dir meglio la sua forza interna.

Si ha l'abitudine di considerare l'essere umano sotto i suoi diversi

aspetti di movimento o di calma, di agitazione allegra o di gravità

malinconica.

Ma nessuno si accorge che tutti gli oggetti cosidetti inanimati rivelano

nelle loro linee, della calma o della follia, della tristezza o della

gaiezza. Queste tendenze diverse danno alle linee di cui sono formati un

sentimento e un carattere di stabilità pesante o di leggerezza aerea.

Ogni oggetto rivela, per mezzo delle sue linee, come si scomporrebbe

secondo le tendenze delle sue forze.

Questa scomposizione non è guidata da leggi fisse ma varia secondo la

personalità caratteristica dell'oggetto che è poi la sua psicologia e

l'emozione di colui che lo guarda.

Inoltre, ogni oggetto influenza l'oggetto vicino, non per riflessi di

luce (fondamento del _primitivismo impressionista_) ma per una reale

concorrenza di linee e delle reali battaglie di piani, secondo la legge

di emozione che governa il quadro (fondamento del _primitivismo

futurista_.) Ecco perchè, fra la rumorosa ilarità degli imbecilli, noi

dicemmo:

«_Le sedici persone che avete intorno a voi in un tram che corre

sono una, dieci, quattro, tre; stanno ferme e si muovono; vanno e

vengono, rimbalzano sulla strada, divorate da una zona di sole,

indi tornano a sedersi, simboli persistenti della vibrazione

universale. E, talvolta sulla guancia della persona con cui

parliamo nella via noi vediamo il cavallo che passa lontano. I

nostri corpi entrano nei divani su cui ci sediamo, e i divani

entrano in noi, così come il tram che passa entra nelle case, le

quali alla lor volta si scaraventano sul tram e con esso si

amalgamano_».

* * * * *

Il desiderio d'intensificare l'emozione estetica, fondendo, in qualche

modo, la tela dipinta con l'anima dello spettatore ci ha spinti a

dichiarare che questo _deve ormai essere posto al centro del quadro_.

Esso non assisterà, ma parteciperà all'azione. Se dipingiamo le fasi di

una sommossa, la folla irta di pugni e i rumorosi assalti della

cavalleria si traducono sulla tela in fasci di linee che corrispondono a

tutte le forze in conflitto secondo la legge di violenza generale del

quadro.

Queste _linee-forze_ devono avviluppare e trascinare lo spettatore, che

sarà in qualche modo obbligato a lottare anch'egli coi personaggi del

quadro.

Tutti gli oggetti, secondo ciò che il pittore Boccioni chiama

felicemente _trascendentalismo fisico_, tendono verso l'infinito

mediante le loro _linee-forze_, delle quali la nostra intuizione misura

la continuità.

Noi dobbiamo appunto disegnare queste _linee-forze_ per ricondurre

l'opera d'arte alla vera pittura. Noi interpretiamo la natura dando

sulla tela queste _linee_ come i principii o i prolungamenti dei ritmi

che gli oggetti imprimono alla nostra sensibilità.

Dopo aver dato per esempio, in un quadro, la spalla o l'orecchio destro

di una figura noi troviamo assolutamente inutile dare ugualmente la

spalla o l'orecchio sinistro della stessa figura.

Non disegnamo i suoni, ma i loro intervalli vibranti. Non dipingiamo le

malattie, ma i loro sintomi e le loro conseguenze.

Chiariremo ancora la nostra idea con un confronto tratto dalla

evoluzione della musica.

Non solo noi abbiamo abbandonato in modo radicale il motivo interamente

sviluppato secondo il suo movimento fisso e quindi artificiale, ma

tagliamo, bruscamente e a piacere nostro, ogni motivo, con uno o più

altri motivi, di cui non offriamo mai lo sviluppo intero, ma

semplicemente le note iniziali, centrali o finali.

Come vedete, c'è in noi, non solo varietà, ma caos e urto di ritmi

assolutamente opposti, che riconduciamo nondimeno ad un'armonia nuova.

Noi giungiamo così a ciò che chiamiamo _la pittura degli stati d'animo_.

Nella descrizione pittorica dei diversi stati d'animo plastici di una

partenza, certe linee perpendicolari, ondulate e come spossate, qua e là

attaccate a forme di corpi vuoti, possono facilmente esprimere il

languore e lo scoraggiamento.

Linee confuse, sussultanti, rette o curve, che si fondono con gesti

abbozzati di richiamo e di fretta, esprimeranno un'agitazione caotica di

sentimenti.

Linee orizzontali, fuggenti, rapide e convulse, che taglino brutalmente

visi dai profili vaghi e lembi di campagne balzanti daranno l'emozione

plastica che suscita in noi colui che parte.

* * * * *

È quasi impossibile esprimere con parole i valori essenziali della

pittura.

Il pubblico deve dunque convincersi che per comprendere sensazioni

estetiche alle quali non è abituato, deve dimenticare completamente la

propria cultura intellettuale, non per _impadronirsi_ dell'opera d'arte,

ma per _abbandonarsi_ a questa.

Noi iniziamo una nuova epoca della pittura.

Noi siamo ormai sicuri di realizzare concezioni della più alta

importanza e della più assoluta originalità. Altri ci seguiranno, che

con altrettanta audacia e altrettanto accanimento conquisteranno le cime

da noi soltanto intraviste. Ecco perchè ci siamo proclamati _i primitivi

di una sensibilità completamente rinnovata_.

* * * * *

In alcuni dei quadri da noi presentati al pubblico, la vibrazione e il

movimento moltiplicano innumerevolmente ogni oggetto.

Così noi abbiamo realizzato la nostra famosa affermazione del _cavallo

in corsa, che non ha quattro zampe ma venti_.

Si possono inoltre notare nei nostri quadri, delle macchie, delle linee,

delle zone di colore, che non corrispondono a nessuna realtà ma, secondo

una legge della nostra matematica interna, preparano musicalmente ed

aumentano l'emozione dello spettatore.

Noi creiamo, così in qualche modo, un ambiente emotivo, cercando a colpi

d'intuizione le simpatie e gli attaccamenti che esistono fra la scena

esterna (concreta) e l'emozione interna (astratta). Quelle linee, quelle

macchie, quelle zone di colore apparentemente illogiche e inesplicabili

sono appunto le chiavi misteriose dei nostri quadri.

Ci si rimprovererà certamente di voler troppo definire ed esprimere in

modo evidente i legami sottili che uniscono il nostro interno astratto

con l'esterno concreto.

Come volete, d'altronde, che noi accordiamo una assoluta libertà di

comprensione ad un pubblico che continua a vedere come gli fu insegnato,

con occhi falsati dall'abitudine?

Noi andiamo distruggendo ogni giorno in noi e nei nostri quadri, le

forme realistiche, e i dettagli evidenti che ci servono ancora a

stabilire un ponte d'intelligenza fra noi e il pubblico. Perchè la folla

goda del nostro meraviglioso mondo spirituale che le è ignoto, noi siamo

ancora costretti a darle delle indicazioni materiali.

Così noi rispondiamo alla curiosità grossolana e semplificatrice che ci

circonda, coi lati brutalmente realistici del nostro primitivismo.

CONCLUSIONE

La pittura futurista contiene tre nuove concezioni della pittura:

1. Quella che risolve la questione dei volumi nel quadro,

opponendosi alla liquefazione degli oggetti, conseguenza fatale

della visione impressionista.

2. Quella che ci porta a tradurre gli oggetti secondo le

_linee-forze_ che li caratterizzano, e mediante le quali si ottiene

un dinamismo plastico assolutamente nuovo;

3. Quella (conseguenza naturale delle altre due) che vuol dare

l'ambiente emotivo del quadro, sintesi dei diversi ritmi astratti

di ogni oggetto, da cui scaturisce una fonte di lirismo pittorico

fino ad oggi ignorata.

_VALENTINE DE SAINT-POINT_

=Manifesto della donna futurista=

_25 Marzo 1912._

«Noi vogliamo glorificare la guerra, sola igiene del mondo, il

militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari,

le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna».

(_Primo Manifesto del Futurismo_).

L'Umanità è mediocre. La maggioranza delle donne non è superiore nè

inferiore alla maggioranza degli uomini. Esse sono uguali. Tutte e due

meritano lo stesso disprezzo.

* * * * *

Il complesso dell'umanità non fu mai altro che il terreno di coltura dal

quale balzarono i genii e gli eroi dei due sessi. Ma, nell'umanità come

nella natura, vi sono momenti più propizi alla fioritura. Nelle estati

dell'umanità come il terreno è arso di sole, i genii e gli eroi

abbondano. Noi siamo all'inizio di una primavera; ci manca ancora una

profusione di sole, cioè molto sangue sparso.

Le donne come gli uomini, non sono responsabili dell'arenamento di cui

soffrono gli esseri veramente giovani, ricchi di linfa e di sangue.

È ASSURDO DIVIDERE L'UMANITÀ IN DONNE E UOMINI; essa è composta soltanto

di FEMMINILITÀ e di MASCOLINITÀ.

Ogni superuomo, ogni eroe, per quanto sia epico, ogni genio per quanto

sia possente, è l'espressione prodigiosa di una razza e di un'epoca solo

perchè è composto, ad un tempo, di elementi femminili e di elementi

maschili di femminilità e di mascolinità: cioè un essere completo.

Un individuo esclusivamente virile non è altro che un bruto; un

individuo esclusivamente femminile non è altro che una femmina.

Avviene delle collettività e dei momenti dell'umanità come degli

individui. I periodi fecondi, in cui dal terreno di cultura in

ebullizione balzano fuori in maggior numero genii ed eroi, sono periodi

ricchi di mascolinità e di femminilità.

I periodi che ebbero solo delle guerre poco feconde d'eroi

rappresentativi, perchè il soffio epico li livellò, furono periodi

esclusivamente virili; quelli che rinnegarono l'istinto eroico, e che,

rivolti verso il passato, s'annientarono in sogni di pace, furono

periodi in cui dominò la femminilità.

Noi viviamo alla fine di uno di questi periodi. CIÒ CHE MANCA DI PIÙ

ALLE DONNE COME AGLI UOMINI È LA VIRILITÀ.

Ecco perchè il Futurismo, con tutte le sue esagerazioni, ha ragione.

Per ridare una certa virilità alle nostre razze intorpidite nella

femminilità bisogna trascinarle alla virilità, fino alla brutalità.

Ma bisogna imporre a tutti, agli uomini e alle donne ugualmente deboli,

un dogma nuovo di energia, per arrivare ad un periodo di umanità

superiore.

Ogni donna deve possedere non soltanto delle virtù femminili, ma delle

qualità virili; altrimenti è una femmina. E l'uomo che ha soltanto la

forza maschia, senza l'intuizione, non è che un bruto.

* * * * *

Ma nel periodo di femminilità in cui viviamo, solo l'esagerazione

contraria è salutare. ED È IL BRUTO CHE SI DEVE PROPORRE A MODELLO.

Non più donne di cui i soldati debbano temere «le braccia in fiore che

s'intrecciano alle ginocchia il mattino della partenza»; donne

infermiere che perpetuino le debolezze e le vecchiezze, addomesticando

gli uomini pei loro piaceri personali o pei loro bisogni materiali! Non

più donne che facciano figli solo per sè stesse, riparandoli da ogni

pericolo, da ogni avventura cioè da ogni gioia; che disputano la loro

figliuola all'amore e il loro figliuolo alla guerra! Non più donne

piovre dei focolari, dai tentacoli che esauriscono il sangue degli

uomini e anemizzano i fanciulli; DONNE BESTIALMENTE AMOROSE, CHE

DISTRUGGONO NEL DESIDERIO ANCHE LA SUA FORZA DI RINNOVAMENTO!

Le donne sono le Erinni, le Amazzoni; le Semiramide, le Giovanna d'Arco,

le Giovanna Hachette; le Giuditta e le Caroline Corday; le Cleopatra e

le Messalina, le guerriere che combattono più ferocemente dei maschi, le

amanti che incitano, le distruggitrici che spezzando i più fragili

contribuiscono alla selezione, mediante l'orgoglio o la disperazione,

«la disperazione che dà al cuore tutto il suo rendimento».

Che le prossime guerre suscitino delle eroine simili a quella magnifica

Caterina Sforza che, mentre sosteneva l'assedio della sua città, vedendo

dall'alto delle mura il nemico minacciare la vita di suo figlio per

obbligarla ad arrendersi, mostrando eroicamente il proprio sesso, gridò:

«Ammazzatelo pure! Mi rimane lo stampo per farne degli altri!»

* * * * *

Sì, «il mondo è fradicio di saggezza», ma, per istinto, la donna non è

saggia, non è pacifista, non è buona.

Perchè ella manca totalmente di misura, ella diventa, in un periodo

sonnolento della umanità, troppo saggia, troppo pacifista, troppo buona.

Il suo intuito, la sua immaginazione, sono ad un tempo la sua forza e la

sua debolezza.

Ella è l'individualità della folla; fa corteo agli eroi, o, se questi

mancano, sostiene gl'imbecilli.

Secondo l'apostolo, incitatore spirituale, la donna, incitatrice

carnale, immola o cura, fa scorrere il sangue o lo terge, è guerriera o

infermiera.

La stessa donna, in una stessa epoca, a seconda delle idee ambienti,

raggruppate intorno all'avvenimento del giorno, si stende sulle rotaie

per impedire ai soldati di partire per la guerra, o si getta al collo

del campione sportivo vittorioso.

Ecco perchè nessuna rivoluzione deve rimanerle estranea; ecco perchè

invece di disprezzare la donna, bisogna rivolgersi a lei.

È la conquista più feconda che si possa fare; è la più entusiasta, che,

alla sua volta, moltiplicherà le recinte.

* * * * *

Ma si lasci da canto il Femminismo. Il Femminismo è un errore politico.

Il Femminismo è un errore cerebrale della donna, un errore che il suo

istinto riconoscerà.

NON BISOGNA DARE ALLE DONNE NESSUNO DEI DIRITTI RECLAMATI DAL

FEMMINISMO. L'ACCORDAR LORO QUESTI DIRITTI NON PRODURREBBE ALCUNO DEI

DISORDINI AUGURATI DAI FUTURISTI, MA DETERMINEREBBE, ANZI, UN ECCESSO

D'ORDINE.

L'attribuire dei doveri alla donna equivale a farle perdere tutta la sua

potenza feconda. I ragionamenti e le deduzioni del Femminismo non

distruggeranno la sua fatalità primordiale; non posson far altro che

falsarla e costringerla a manifestarsi attraverso deviazioni che

conducono ai peggiori errori.

* * * * *

Già da secoli si cozza contro l'istinto della donna, null'altro si

pregia di lei che la grazia e la tenerezza. L'uomo anemico, avaro del

proprio sangue, non le domanda più che di essere un'infermiera. Essa si

è lasciata domare. Ma gridatele una parola nuova, lanciate un grido di

guerra, e con gioia, cavalcando di nuovo il suo istinto, essa vi

precederà verso conquiste insperate.

Quando le vostre armi dovranno servire, la donna le forbirà. Essa

contribuirà, di nuovo, alla selezione.

Infatti se non sa ben discernere il genio, perchè ne giudica dalla

rinomanza passeggera, la donna seppe sempre premiare il più forte, il

vincitore, colui che trionfa pei propri muscoli e pel proprio coraggio.

Essa non può sbagliare, su questa superiorità che s'impone brutalmente.

RIACQUISTI LA DONNA LA SUA CRUDELTÀ E LA SUA VIOLENZA CHE FANNO CH'ELLA

SI ACCANISCA SUI VINTI, PERCHÈ SONO VINTI, fino a mutilarli. Cessate di

predicarle la giustizia spirituale che invano s'è sforzata d'acquistare.

DONNE, RIDIVENTATE SUBLIMAMENTE INGIUSTE, COME TUTTE LE FORZE DELLA

NATURA!

Liberate da ogni controllo, ritrovato il vostro istinto, voi

riprenderete posto fra gli Elementi, opponendo la fatalità alla

cosciente volontà dell'uomo.

Siate la madre egoista e feroce, che custodisce gelosamente i suoi

piccoli avendo su loro ciò che si chiama i diritti e i doveri, FINCHÈ

ESSI ABBIANO FISICAMENTE BISOGNO DELLA SUA PROTEZIONE.

Che l'uomo, liberato dalla famiglia, viva la propria vita d'audacia e di

conquista, non appena ne abbia la forza fisica, e quantunque sia figlio,

e quantunque sia padre.

L'uomo che semina non si ferma sul primo solco che feconda.

Nei miei _Poèmes d'Orgueil_, come nel _La Soif et les Mirages_, io ho

rinnegato il sentimentalismo come una debolezza spregevole, perchè lega

delle forze e le immobilizza.

LA LUSSURIA È UNA FORZA, perchè distrugge i deboli, eccita i forti a

spendere energie, dunque al loro rinnovamento. Ogni popolo eroico è

sensuale: la donna è per esso il più esaltante trofeo.

La donna deve essere madre o amante. Le vere madri saranno sempre amanti

mediocri, e le amanti saranno madri insufficienti per eccesso. Uguali di

fronte alla vita, queste due donne si completano. La madre che riceve il

figlio fa, con del passato dell'avvenire. L'amante dispensa il desiderio

che trasporta verso il futuro.

CONCLUDIAMO:

La donna, che colle sue lagrime e il suo sentimentalismo ritiene l'uomo

ai suoi piedi, è inferiore alla prostituta che spinge il suo maschio per

vanagloria a conservare col revolver in pugno la sua spavalda

dominazione sui bassifondi della città. Questa femmina coltiva almeno

una energia che potrebbe servire migliori cause.

DONNE, PER TROPPO TEMPO SVIATE FRA LE MORALI E I PREGIUDIZI, RITORNATE

AL VOSTRO ISTINTO SUBLIME: ALLA VIOLENZA E ALLA CRUDELTÀ.

Per la fatale decima del sangue, mentre gli uomini guerreggiano e

lottano, fate dei figli, e, tra essi, in olocausto all'Eroismo, fate la

parte del Destino.

Non li allevate per voi, cioè per la loro diminuzione, bensì in una

larga libertà, per uno sviluppo completo.

Invece di ridurre l'uomo alla servitù degli esecrabili bisogni

sentimentali, spingete i vostri figliuoli e i vostri uomini a superarsi.

Siete voi che li fate. Voi avete su loro ogni potere.

ALL'UMANITÀ VOI DOVETE DEGLI EROI. DATEGLIELI.

_BOCCIONI_

=La Scultura futurista.=

_11 Aprile 1912._

La scultura nei monumenti e nelle esposizioni di tutte le città d'Europa

offre uno spettacolo così compassionevole di barbarie, di goffaggine e

di monotona imitazione, che il mio occhio futurista se ne ritrae con

profondo disgusto!

I manifesti del futurismo · 第 4 / 12 段