nuovo gli articoli di fede, e le massime di religione e di buon costume,
onde instruire i nostri figli nelle nuove scuole, ed anco a ciò ha
proveduto S. M. Imperiale con la sua savia providenza, ordinando, che ci
serviamo de' libri di morale analoghi a questi tempi, e diretti da una
sana filosofia, onde col mezzo di questi venga impresso nella gioventù
un vero contegno; ed allorchè rifletteremo con esattezza, concluderemo
certamente, che il lume di tutte le morali scienze sia ecclissato dal
forte splendore che tramandano li precetti morali della divina legge; ma
il lume della sacra morale non si può così facilmente capire dalli
principianti studiosi, perchè il rilevare le profonde massime ed il buon
contegno dalla fonte originale, e da' profondi divini oracoli, ella è
opera di uomini savi e provetti, e non già, come dissi, di principianti;
essendo a ciò necessaria una profonda cognizione, ed un criterio non
ordinario; ed in conseguenza è indispensabile che sia prima compilato un
libro riguardo agli articoli della fede alla quale ogni israelita è
tenuto di credere; libro che sia scritto con una frase chiara, ed assai
intelligibile; e che l'autore proporzioni il suo stile all'abilità de'
scolari che devono essere instruiti, affinchè tutti nell'infanzia
imparino con una medesima formalità gli articoli di fede, e tuttocciò
che da essi deriva, provando ogni articolo con li testi scritturali dai
quali ciascun articolo proviene, e ciò affinchè restino informati nella
loro religione, ed affinchè pure di questa restino interamente persuasi
e convinti dell'origine delle cose nella vera loro sorgente; cosicchè
anche quelli che non saranno in grado di avanzare nelle scuole, non
manchino di sapere metodicamente quelle cose le quali sono proficue e
necessarie per renderli felici nell'una e nell'altra vita[19].
[19] Oportunamente è stato scritto dal dotto Rabino Simone Calimani di
Venezia un Catechismo in italiano per la gioventù ebrea, e questo,
che è già sortito da' torchi del Ces. Reg. privilegiato Stampatore
Giacomo Tommasini di Gorizia, è prossimo a venire alla luce da'
torchi medesimi in lingua ebraica e tedesca.
E' poi necessaria del pari ancora la compilazione di altri libri di
savia instruzione per le scuole, parte intorno a' precetti morali che
formano una parte della legge umana, e che sono strettamente connessi
con la legge divina, ed alcuni ancora sulle virtù dell'anima e le sue
potenze le quali influiscono su i costumi, mediante le quali essa opera,
come sarebbe a dire la virtù e l'ignoranza, la fermezza e l'instabilità,
l'allegrezza e la melanconia, l'amore e l'odio, la generosità e
l'avarizia, e molte simili cose; ed essendochè quasi tutti i buoni
costumi sono connessi con li divini precetti, come il non desiderare la
casa altrui[20] , il non vendicarsi ed il non serbar odio[21] , il non
odiare internamente il suo simile[22], l'amare il suo prossimo come se
stesso[23], oltre a quelli che si vedono sparsi negli altri libri
inspirati, come per esempio, è abbominato da Dio ogni perverso di
cuore[24], abbomina Dio qualunque superbo[25] , e molti simili divini
precetti e morali avvertimenti; quindi è necessario, che li compilatori
ricavino le loro sane sentenze dalla sacra fonte della rivelazione,
esponendole con buon criterio ed ottimo sistema, affinchè queste cose
persuadino le loro menti, aprendo loro l'ingegno onde approfittare delle
istruzioni col mezzo di queste regole, e reggere con queste le loro
azioni, onde con un savio e divoto contegno siano amati da Dio e dal
mondo savio, come insegnò Salomone nel principio de' suoi divini
proverbi[26] _per ricevere l'instruzione della prudenza, la giustizia,
il giudizio, e la rettitudine_; giacchè l'instruzioni della divina
legge, quando sono giudiziosamente esaminate e ben capite, si fondano
tutte nella giustizia, nel giudizio, e nella rettitudine; e sono
bastanti a persuadere qualsivoglia oggetto pensante, nè sono esse
opposte in verun modo alla sana morale de' filosofi e delle altre
nazioni, come non sia vero giammai, che alcun precetto divino fosse
soggetto a qualsisia eccezzione, e che qualunque scritta legislazione
avesse trovato, che un solo di questi precetti avesse servito d'intoppo
a qualsivoglia giusto affare, e questo non si potrà mai dire, non solo
della divina scrittura; ma neppure delle leggi de' nostri savi rabini,
allorchè siano veramente e perfettamente intesi; il che è dimostrato
nell'articolo dell'usura, che Dio permette verso l'estraneo, e la
proibisce col proprio nazionale[27]; e la ragione si è, che dalle
nazioni estranee è permesso l'esigere quell'usura che è accordata dalle
leggi del paese, ed in cui essa è in uso tra gli abitanti, come sarebbe
a' nostri giorni il 4, o 5 per 100, e pretendendo da un estraneo più di
quello che viene dalla municipale legislazione prefisso, è una frode; e
ad un israelita, anche uno per mille è vietato, appunto per essere
questo un precetto d'ordine positivo, come si rileva dalla divina
legislazione; come vi sono ancora delle altre prescrizioni superiori
alle umane cognizioni; e si osserva, che tra le lodevoli azioni
descritte dal reale salmista, cioè di non prendere benchè minima usura,
accerta, che chi le osserva non inciamperà in eterno[28]. Su di questo
testo i Rabini hanno spiegato nel Talmud[29] che si tratti di colui che
abborrisce l'usura a segno di non esigerla neppure dall'estraneo; e
questa è un ottima Talmutistica instruzione, come si vede in tutte le
altre cose; dovrà dunque il compilatore di queste tali opere dividere li
trattati con buon ordine, onde facilitarne l'intelligenza agli studiosi,
spiegando prima li doveri dell'uomo verso Dio, cioè l'amore al medesimo
dovuto, il timore, il contenersi secondo le di lui leggi, e la purità
de' costumi; indi il dovere dell'uomo verso il sovrano, come suddito
verso il superiore, ed alli maggiori a cui è sottoposto, e così il
dovere morale verso ogni individuo della società; il tutto si esporrà
con savio e prudente criterio, e con pruove tratte dalla legge divina,
dalle profetiche prescrizioni, e da' dettami de' nostri savi Rabini (di
felice ricordazione) e queste tali compilazioni doveranno essere estese
in pura lingua ebraica, ed indi un perito nella lingua allemanna dovrà
tradurle in elegante idioma tedesco, e col mezzo di una tale traduzione
dovrà il maestro instruire i suoi discepoli, e ciò affinchè profittino
in ambidue le lingue, instruendoli e nell'ebreo, e nel tedesco idioma,
poichè ad ogni costo dobbiamo ben ammaestrare li nostri figli nella
lingua ebrea, affinchè capiscano la grammatica originale, e così le
figure e la forza della lingua, onde passando alle scuole misniche, e
talmutistiche sappiano, mediante le cognizioni della lingua, conoscere
le cose nella loro vera sorgente ed origine, e se anche crescendo in
età, passeranno alle arti od al commercio, le cognizioni acquistate
nella gioventù loro torneranno utili, onde capire il litterale della
scrittura, e comprendere la forza delle quotidiane preghiere, ed
intendere li libri di morale, e cose simili che sono tanto atte a formar
l'uomo, il suddito ed il cittadino; e col mezzo delle acquistate
cognizioni nella lingua tedesca potranno profittare de' libri di storia,
de' viaggiatori, e de' libri di commercio che dalle altre nazioni sono
stati composti: libri che riescono assai utili, affine d'instruire
vantaggiosamente l'uomo nella legge umana, nel buon contegno, nella
morale con il suo simile, nel commercio, e così pure negli altri umani
doveri.
[20] Exod. cap. 20, v. 14.
[21] Levit. cap. 19, v. 18.
[22] Levit. cap. 19, v. 17.
[23] Levit. cap. 19, v. 17.
[24] Proverb. cap. 11, v. 3.
[25] Proverb. cap. 14, v. 5.
[26] Proverb. cap. 1, v. 3.
[27] Psalm. cap. 15, v. 5.
[28] Salm. 15, v. 5.
[29] Talmud, tratt. Macot pag. 24, fr.
_CAPITOLO VII._
O Quanto sono da stimarsi le cose che accadono in tempo oportuno,
esclamò il più savio tra gli uomini[30], e tale è appunto la presente
felice combinazione che giustamente in questi momenti esce da' torchi la
buona traduzione de' 5 libri di Mosè felicemente eseguita
dall'eccellentissimo sig. Mendelssohn nell'allemanna favella, e come
abbiamo detto al 5 cap. la nostra nazione ne ricaverà sommo vantaggio,
perchè instruendo i maestri i loro discepoli, spiegando loro col mezzo
di questa felice traduzione estesa nell'idioma tedesco il più purgato,
ed il più eccellente, sarà a mio credere il primo mezzo, onde
incamminare la gioventù ebrea a ben parlare la lingua patria, ed
apprendere con un tal mezzo più facilmente il genuino senso delle sacre
carte; giacchè sino ad ora, essendo gli instruttori mancanti, e nella
pronunzia e nella purità della lingua, non era possibile che potessero
essi spiegare il testo ebreo, onde li fanciulli ne capissero il vero
senso, poichè volendo spiegare ad altri col mezzo di una lingua che è a
loro incognita e pellegrina, quanto gli uni perfettamente comprendono,
appunto perchè possedono la forza della medesima lingua, si rende quindi
indispensabile, che la lingua in cui si ha da tradurre, sia molto bene
trattata da quello da cui viene essa spiegata, e che que' a' quali viene
spiegata comprendan la vera purità della medesima, e che convengasi
intieramente ne' termini, e così resterà altamente impresso nella mente
dello studioso il fondamento della lingua, il che sino ad ora non poteva
accadere, perchè si mancava nella buona pronuncia, e nella adequata
cognizione della lingua; non avendo quindi il maestro li veri termini
per spiegarsi con il discepolo in certe frasi che egli andava
traducendo, nasceva perciò che lo scolare non giugnesse a penetrarne il
senso, e però in luogo di giovare al discepolo, lo imbrogliava anzi, e
l'obbligavano a dover alterare e contraffare con la irregolare
spiegazione li sacri testi che sono pure testi di purità per ben 7 volte
raffinati[31], e ciò tanto più, quanto che i maestri non arrivando alla
forza della grammatica ebraica[32], e tanto meno la rettorica, e
sentendo all'opposto li scolari da' loro maestri barbarismi, vengono
questi nella loro mente sì altamente impressi, che non si scordano mai
più in avvenire. All'opposto col mezzo di questa felice traduzione
s'instruiranno tutti con una eguale formalità, accostumandosi a parlare
elegantemente il tedesco, e ad apprendere a perfezione la grammatica
ebrea, mediante le parafrasi che si sono già fatte intorno a questa
utile traduzione.
[30] Prov. cap. 15, v. 23.
[31] Salm. 12, v. 7.
[32] I maestri della nazione ebrea hanno bisogno di una somma
attenzione nell'insinuare la pronuncia alle tenere proli, giacchè
la loro lingua avendo la _Zain_, la _Samech_, la _Tzade_, e la
_Scin_, forma una pronunciazione assai particolare che bisogna
adattare a quelle delle rispettive nazioni, come devono fare i
greci, gli allemanni, gl'illirici ecc.
Nè avendo, come si è detto, saputo li maestri il valore nè dell'una, nè
dell'altra lingua, hanno perciò tradotte le parole ebree da loro non
intese con le più barbare e stravaganti espressioni tedesche, cosicchè
li sacri testi, le poesie, e le sacre cantiche si ridussero insulse e
del tutto alterate; e quindi appunto nacque, che molti scolari siano mal
riusciti, ed abbiano sì malamente concepite le cose, che resi adulti ed
abbandonate le scuole si appigliarono al commercio, ed essendosi ben di
sovente incontrati nelle conversazioni degli innovatori, e nemici della
rivelazione, sentendo a trattare con buon ordine e bellezza di lingua le
loro proposizioni ereticali, sono stati presi dalla forza del dire, e
così dalla tessitura, e si sono lasciati corrompere, misurando
dall'eleganza la bontà delle cose, e tale è appunto l'uso de' sciocchi,
i quali quelle cose che lor vengono spiegate nel modo che capiscono e
che le aggradano, si danno per vinti, decidendo il tutto essere vero: e
ciò deriva appunto, perchè non hanno da' loro maestri intese delle
chiare verità nello spiegare la legge divina, nè comprendendo la forza
della lingua con cui viene loro parlato, nè le poetiche frasi, nè gli
ornamenti rettorici, determinano francamente, che la lingua ebrea non
abbia alcun merito, e che non vi sia nè piacere, nè dolcezza nelle
proposizioni scritturali, ed abbandonano quindi il sacro studio, dandosi
in braccio alla miscredenza, ed alla irreligione, come si vedono
quotidianamente gli esempi.
Sentendo all'opposto il fanciullo in seguito alla sopraccitata
traduzione tedesca la spiegazione della scrittura nel suo genuino senso,
questa in essolui sì altamente s'imprime, che anco a fronte degli anni,
e dell'età non fa smarrire di vista la bellezza della lingua sacra, il
di lei laconismo, e la dolcezza, la grazia e la bellezza delle di lei
poesie e rettoriche figure, cosicchè non resta sorpreso punto dalla
bellezza delle spiritose frasi degli innovatori, dacchè egli è in grado
di decidere rapporto ai vantaggi che la nostra sacra lingua vanta sopra
tutte le altre, contenendo in poche parole profondissime questioni, nè
contiene cose superflue, come le altre lingue, e però quelli che
giungono a comprendere la nostra lingua a segno di conoscerne le radici
delle sue voci, e come in conseguenza ogni voce sia analoga alla natura
dell'oggetto che si denomina, come abbiamo spiegato nelli libri che
abbiamo in somiglianti materie dati alla luce, e nella parafrasi del
Levitico dell'encomiata traduzione, certamente aumenterà in un desiderio
di vieppiù internarsi nello studio di tale lingua, e della divina legge,
ed in seguito acquisterà maggior cognizione ancora nelle altre scienze.
Osservate di grazia, o diletti fratelli, e considerate, come il difetto
della nostra nazione di essere mancante nella pronunzia, e nelle
cognizioni della patria lingua, quasi non si estenda, fuorchè nelli
nostri fratelli che dimorano nell'impero romano-germanico; poichè quelli
che sortirono dalla Spagna e dal Portogallo trattano tra essi in
commercio, e nelle famiglie la lingua spagnuola a perfezione, e quelli
che abitano l'Italia, parlano a dovere l'italiano, e così li francesi la
francese, e l'inglese in Inghilterra; che anzi i nostri fratelli
orientali parlano bene il turco e l'arabo, ed i polacchi la lingua di
quel paese, con la sola distinzione, che essendo essi originati dalla
Germania, parlan tra essi un tedesco assai corrotto, il che non fa torto
appresso la nazione dominante, la quale non parla quella lingua, ed essi
sono abbastanza instrutti nella lingua del paese.
Noi soli che abitiamo la Germania non abbiamo scusa di giustificarci del
cattivo modo con cui si borbotta tra noi la patria lingua, abitando in
mezzo ad una nazione che la parla a perfezione, e che vanta scrittori
abili nella poesia, e nella rettorica in quella identica lingua. Noi
all'opposto non abbiamo pensato mai di profittare, nè di far instruire
le nostre proli, per modo che la conoscano e la trattino nel vero suo
sistema, essendosi sempre avvezzati a farli instruire dalli maestri
polacchi li quali parlano la lingua nel modo più barbaro ed il più
corrotto, e che possedendola malamente, come si è detto, pure così
sfigurata la insegnano alli loro discepoli, tuttochè questo contegno sia
del tutto opposto alli dettami delli nostri maggiori e dottori antichi,
insegnando, che non si ammettino nelli tribunali, se non se quelli e
soli giudici che sono esperti in tutte le lingue, perchè non siano
astretti a servirsi de' dragomani, come vediamo un chiaro esempio ne'
cortigiani del nostro pio re Ezecchia, che erano ministri degni di un
tale sovrano, e che erano tanto buoni conoscitori delle lingue degli
assiri, che dissero agli ambasciatori del re di Assiria, che essi
parlassero siriaco, dacchè loro l'intendevano; e se li cortigiani della
nostra capitale che conoscevano sì perfettamente la propria lingua, si
facevano un dovere di conoscere la lingua de' loro vicini, come
giustificaremo la nostra trascuratezza noi che non conserviamo la purità
della nostra santa lingua, se non per quello che contiene il canone
della scrittura santa, e che popolando li paesi de' sovrani, e
conversando con popoli che sì bene parlano il tedesco, facciamo tra essi
la figura delle gaze e de' papagalli, giacchè l'ebreo idioma deve essere
adoperato ad un uso, ed il tedesco ad un altro: il primo per il divino
culto, per le preghiere ed intelligenza delle sacre carte, ed il secondo
per gli mondani affari, per il commercio, per trattare la società, per
il jus, per la fisica, per le matematiche, e per tutti generalmente gli
oggetti del mondo.
Osservisi ancora, che li signori e gli eruditi delle altre nazioni
entrano spesse volte con noi in controversia di religione, ed in
discussioni scientifiche e morali, e che allora quando il savio
israelita è astretto a tradurre un testo scritturale, o qualche assioma
rabinico, non trova termini addattati e capibili dal soggetto che tratta
seco; e però offusca le sue savie cognizioni con il barbaro modo con cui
si spiega, con un contegno assai opposto a quello che ci ha prescritto
il reale le salmista, cioè di raccontare alle altre nazioni le opere
aspettanti alla divina gloria[33], dacchè è ognuno tenuto a comunicare
al publico ciò che riguarda la gloria e l'onnipossenza divina, e
specialmente in questi tempi in cui (lodato Dio) la maggior parte degli
stati che formano il nostro mondo cognito, conviene nel punto de' divini
attributi, accordando tutti, ch'egli sia _incomprensibile, onnipossente,
scrutatore de' cuori_, ch'egli conosca il passato, il presente, e
l'avvenire, ch'egli condanni, e premj tutti a seconda delle proprie loro
azioni, ch'egli ascolti le orazioni del genere umano, e provveda a' di
lui bisogni, ch'egli regga il mondo con giustizia distributiva, e che il
suo contegno sia santo, pio, misericordioso, e clementissimo, e così
molti altri articoli che sono il fondamento della divina legge, la quale
a noi fu rivelata mediante il nostro legislatore Mosè (che gode la vera
pace), e nella quale non v'è minima disputa tra qualsivoglia
religionista, perchè tutti li legislatori hanno bevuto le loro notizie
dalla fonte della divina legge; e quindi è, che un uomo possa convenire
con l'altro, senza andare in traccia del punto intorno al quale le
rispettive religioni controvertono, perchè queste un tempo hanno formate
le dispute le quali causarono tante distruzioni; ma peggio ancora
costato avendo tanti rivi di sangue, ad onta di che è rimasto ognuno ne'
suoi propri principj, e negli usi de' suoi antenati, in vigore de' quali
un uomo non vanta diritto sopra l'altro, e conseguentemente non deve
portar odio a' suoi fratelli che sono dati ad un altro culto, o di
promuovere disputazioni che producono odio, dissapori ed alienazioni in
offesa del creatore, e contra il publico e privato bene, del che
tratteremo precisamente nelle opere di morale le quali si compilano,
come si è notato al cap. 8; e la poca cognizione della patria lingua,
produce, come dissi di sopra, questo cattivo effetto, che l'uomo dotto
di una nazione non possa trattare con un altro uomo erudito di
differente nazione, e ciò con sommo discapito e danno della società; e
pure osserviamo, che i nostri più savi antenati, e li più divoti abbiano
composti molti libri nelle scienze e nella morale in idioma arabo, come
sono i libri riguardanti i doveri interni di Rabì Becai il vecchio,
l'esposizione del codice misnico, e l'instruttore de' perplessi del
nostro celebre Maimonide, e quanti altri libri rispettabili che
scrissero i nostri fratelli spagnuoli, come potressimo noi fare nel
nostro buon idioma tedesco, dacchè ogni lingua ha le sue grazie, e tutte
atte sono a spiegare qualsivoglia materia.
[33] Sal. 96, v. 3.
Goderemo dunque il bel vantaggio, che li giovani avendo appresa la
scrittura santa dalla già lodata traduzione, mediante maestri pratici
nella lingua tedesca, ed uscendo dalle nostre scuole averanno imparato
il tedesco eloquentemente, e passando indi alle scuole più alte, lo
apprenderanno a seconda delle regole grammaticali, e conseguentemente si
perfezioneranno nella lingua, e resi poi adulti, tratteranno cogli
eruditi delle altre nazioni, in materia di sacre lettere, e li testi che
saranno per addurre li citeranno con quella purità di lingua con cui li
averanno imparati, dacchè quando si apprende bene nell'infanzia, resta
altamente impresso nell'umana fantasia; e così col mezzo di un tale
metodo, e con l'ajuto della sopra lodata traduzione, si accostumerà la
gioventù a parlare con eleganza, e si guarderanno sin dall'età giovanile
dalle cattive espressioni che sentono dal volgo, e conosceranno
apertamente di quale vantaggio sia il parlar bene, e quale sia l'effetto
che produca in chi ci ascolta, poichè dall'esperienza si arriva a
conoscere come pensi colui che ci parla; mentre un racconto istesso
ripetuto da tre differenti soggetti, ha tre differenti gusti, cioè a
seconda appunto delle grazie con cui l'espositore lo condisce, e quello
ch'è meglio diretto e più a dovere spiegato, si rende più atto a
persuadere l'uditore, e meglio ancor lo dispone al partito di quelle
disposizioni a cui si cerca col di lui mezzo d'incamminarlo. Le
composizioni poetiche sono di lor natura superiori a qualsivoglia
rettorico discorso; conciossiacchè le poesie dirette con il dovuto
metro, e debitamente disposte hanno l'attività di talmente operare
sull'anima, che giungono a scuotere le più oppresse potenze; tuttociò
però che si potrà dire della poesia, non sarà accordato dalli nostri
fratelli tedeschi, come quelli li quali non conoscono la dolcezza, li
fregi, la forza, dell'ebraica favella, appunto per non averla mai
esaminata dal suo vero fondo; e quindi è, che la maggior parte de' libri
sacri stati scritti come ispirati dallo Spirito Santo, onde instruire il
popolo nelle sane sentenze e rassodarlo nel timor di Dio, furono scritti
in versi, e tali sono li salmi di David, gli scritti di Job, e li
proverbi unitamente alla cantica di Salomone: tale è ancora la maggior
parte delle profezie d'Isaja, quelle di Geremia, e le altre di
Ezecchiello, e così degli altri 12 profeti minori, come pure buona parte
del Pentateuco, cioè la cantica del mar rosso, le profezie di Balaam, la
cantica per il pozzo, ed i penultimi capitoli del Deuteronomio: opere
sono elleno sì elevate e grandi, che una mente ben attenta e regolata
ritrova in esse un non so che di divino; e pure la maggior parte della
nostra nazione non fa intorno ad esse la menoma osservazione. Quantunque
la maggior parte degli stati sì presenti, che passati hanno conosciuto,
che la purità delle lingue porti seco diverse cognizioni, e fisiche, e
morali, e perciò hanno rispettati e distinti li loro poeti, appunto
perchè la poesia produce mirabili effetti nella natura e nello spirito,
ed è una somma meraviglia il vedere, che nè in Germania, nè in Polonia
già da tanti secoli si sia prodotto un distinto poeta, il che sarebbe
compatibile in quelle nazioni le quali vanno prive di esempi ne'
trapassati loro antenati, non così però negli ebrei, poichè, come
abbiamo dimostrato di sopra, la maggior parte de' libri sacri ha
coltivato la poesia, nè si può dire, che essa sia inutile, poichè di
questa hanno fatto uso i profeti di Dio, e li nostri istessi re e
principi della nazione, e li più rinomati poeti delle altre nazioni in
questo illuminato secolo[34] hanno dovuto confessare, che il fasto, le
grazie, la dolcezza, la forza, il pregio che in se racchiudono le poesie
scritturali, abbiano superati li poetici componimenti delle altre
nazioni e di tutti i tempi, e non già solamente quelle di Omero, di
Pindaro, di Orazio; e perchè dunque le abbiamo noi abbandonate, e non
seguitiamo il costume? Ciò è accaduto, perchè instrutti sin negli anni
più verdi da imperiti maestri nella lingua in cui essi ci hanno educati,
ed educati con frasi grossolane e popolari, non abbiamo gustata la
dolcezza delle buone frasi e la forza della lingua, come fanno le altre
nazioni; e però non abbiamo avuta una vera idea del fondo di questa
lingua e de' progressi di cui è essa capace, ed in cui la provvidenza ha
riposti tanti vantaggi onde perfezionare lo spirito a seconda appunto di
quelle proposizioni col di cui mezzo noi siamo istrutti; poichè il
discorso, spiegando l'interno dell'anima, dà saggio della sua propria
abilità. Ora è impossibile, che si ottenga il desiderato fine, se non
col mezzo di un discorso purgato da qualsivoglia equivoco, e con
proporzioni esposte con garbo a quell'uditorio a cui esse sono
indirizzate, e mancandovi una buona rettorica, necessaria per altro in
ogni lingua da insegnarsi con grande impegno: se, dissi, manca la
rettorica, per quanto siano sublimi le idee che uno da se stesso si
forma, resteranno miseramente sepolte, ed il fuoco che lo occupa resta
da se stesso soppresso; ed anzi si rende esso tanto meno attivo,
quantochè non è punto capace di risvegliare negli altri la lor fantasia.
[34] Vedi la lettera di Monsieur l'Advocat professore di Sorbona 30
agosto 1762 portata dal traduttore a car. 80 nel suo discorso
succennato.