Non vi stupite però, o miei fratelli, se un tal male ci sia

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_TRADUZIONE_

_DI ELIA MORPURGO_

DE' DISCORSI EBRAICI

DI TOLLERANZA E FELICITÀ

DIRETTI DA NAFTALÌ HERZ WEISEL

AGLI EBREI DIMORANTI NE' DOMINJ

DELL'AUGUSTISSIMO IMPERADORE

_GIUSEPPE II._

_IL GIUSTO_.

CON LE NOTE DEL TRADUTTORE.

GORIZIA, nella Ces. Reg. Privilegiata Stamperia Tommasini 1783.

_Rex qui judicat in veritate pauperes, thronus ejus in æternum

firmabitur._

Prov. cap. 29. v. 14.

____ALL'ERUDITO SIGNORE__

_LEON GIUSEPPE MORPURGO_

UNO DE' DIRETTORI DELLA MAGNIFICA COMUNITÀ DEGLI EBREI DELL'INCLITA

CITTÀ E PORTO FRANCO DI ANCONA, ecc.

Gli atti di amicizia co' quali mi avete distinto, esigeranno da me in

ogni tempo quelli della mia gratitudine. Eccovi dunque data ragione di

questa dedica che non ha le macchie d'interesse e di adulazione, come

tant'altre. Dirà forse taluno, che pecca di superbia; ma il dica pure,

che io non men dolgo. Sì: questa dedica ha la superbia di presentarvi

nell'idioma italiano l'inimitabile discorso del nostro confratello

Weisel già con tanti elogi publicato in ebraico, e con tanta ansietà del

publico tradotto ancora in tedesco ed in francese; ed ha la superbia di

presentare a voi, che vantate tra i non pochi meriti personali que'

conosciutissimi del genitore e fratello vostro, il nome mio in attestato

della mia riconoscenza. A questi sinceri detti, so, che vi sentite

disposto a riconoscer una sì fatta dedica meritevole di esser letta: so,

che s'io con questi principi l'andassi tessendo, non vi ristuccherebbe

dessa, come van facendo moltissime; ma, signore, io mi ricordo, che voi

siete uno de' direttori di coteste scuole, che siete impiegato negli

affari di cotesta università, che siete necessario al bene de' vostri e

degli amici; sicchè non vogl'io staccarsi da sì belle occupazioni. Mi

basta che sappiate, ch'io vi dedico la versione di un opera degna di

voi; ma che se ciò nol dico, nè co' ricercati termini de' scioli, nè

cogli eleganti de' letterati, ve lo spiego con quelli del mio sincero

rispetto e della mia vera amicizia, soscrivendomi per sempre

Il vostro amico e congionto

_Elia Morpurgo._

___AMICO LETTORE._

Io _ti presento un frutto di stagione, o sia un operetta analoga a

questi tempi. Ella è l'elogio della tolleranza di GIUSEPPE II. IL GIUSTO

con giustizia lodata da uno de' migliori letterati ebrei del secolo

presente. Questo esimio e profondo etico_[1] _loda col tuono il più

energico il clementissimo nostro sovrano per la grazia che ha egli

impartita all'abbattuta nostra nazione. Io giuro, che non ho letto nè

conosciuto quest'opera se non nel terminare il discorso_[2] _sul fine

del quale l'ho citata; ma piccandomi di sincerità, confesso in faccia al

mondo tutto, che se io ho superato nelle note e nelle estranee

erudizioni, che sono una fatica di schiena, il celebre autor della

medesima, egli di gran lunga ha vinto me nell'accuratezza, nello

spirito, e nella sublimità del discorso. Senza il riguardo di rimanere

sicuramente da questo insigne autore ecclissato, ho voluto giovarti con

questa traduzione, e senza riflettere alle critiche alle quali un

traduttore va soggetto per ogni picciola mancanza, ancorchè

passabilmente la sua traduzione riesca, mi sono accinto alla presente

fatica. Gradiscila, qualunque ti sembri, giacchè io non pretendo altro

compenso da te, che quello di essere amichevolmente criticato. Vivi

felice._

[1] Il nostro autore ha dato alla luce diverse opere, fra le quali

quella che dà l'idea della vera sapienza, quella che spiega anzi

parafrasa il trattato etico-misnico _Avòt_, e la traduzione del

libro della sapienza con una eruditissima parafrasi.

[2] Il traduttore ha scritto un libriccino sulla medesima materia,

l'anno scorso dato alle stampe.

_____ CAPITOLO I._

Disse il più saggio tra gli uomini, che _si ammaestri il fanciullo

secondo la capacità di lui; poichè quando invecchierà, non devierà

dall'ammaestramento medesimo_[3]. Questo testo contiene due

proposizioni: la prima, l'ammaestramento del giovine, cioè, che egli

ammaestrato sia in gioventù, mentre ha la mente libera da' pensieri e

dalle vanità del mondo, e dalla corruzione delle cattive opinioni;

poichè libera essendo come carta non scritta la sua mente, facil cosa

riesce l'insinuarvi le proposizioni vere le quali perfettamente vi

s'imprimono: la seconda, che è relativa al temperamento suo, prescrive,

ch'egli ammaestrato venga secondo la natura e la forza del suo spirito;

giacchè uguali non essendo degli uomini i temperamenti nè le forze dello

spirito, ugualmente nemmeno, ciò che è facile concepirsi e ritenersi da

uno, facile sarà ritenersi e concepirsi da un altro, e così a vicenda,

come più diffusamente diremo al cap. 8, bastando per ora lo stabilire,

che se l'uomo sarà educato da fanciullo, che è quanto dire in età

tenera, ed a seconda della propria natura, non prescinderà certamente

neppure invecchiando dalla educazione ricevuta.

[3] Prov. cap. 22, v. 6.

La educazione de' fanciulli israeliti deve essere divisa in due parti:

la prima consiste in una buona morale, o sia in quelle cose che rendono

quello in cui concorrono degno del nome di uomo; indegno essendo (come

spiegheremo in seguito) di tale denominazione chi di virtù morali

fornito non sia: la seconda comprende la istruzione nella legge e

prescrizioni divine, cose superiori alla mente umana, che rivelate

furono al nostro gran maestro Moisè, il quale gode la vera pace, e che

incognite sarebbero anche a' primi savi del mondo se in questo modo

divino a noi tramandate non fossero; poichè desse che dalla natura la

sorgente loro non hanno, altro non sono, che regole alle quali i soli

figli di Giacobbe furono sottoposti. Queste divine prescrizioni sono

quelle che si leggono già dettate nella legge del nostro suddetto

maestro (sulla spiegazione rivelatagli dal medesimo Iddio) col lume

della profezia, e che egli rivelò a Giosuè ed agli anziani di quel

secolo. Così passate sono da una bocca e da una generazione all'altra

sino al tempo della seconda emigrazione degli israeliti; ma quando

dispersa la nazione nelle quattro parti del mondo, e ristrette, tra

l'aumento delle sciagure, le cognizioni e le potenze dello spirito,

dubitarono gli antichi savi che in progresso venisse la divina legge

dimenticata, risolverono di unirne in un codice le rivelazioni[4].

Coteste sono appunto quelle cose le quali, se non avessero la predetta

divina origine e se non fossero state in tal maniera alla posterità

tramandate, verun savio de' tempi, nè coll'arte, nè coll'ingegno le

avrebbe potute da se stesso produrre.

[4] Surenunzio nella prefazione della traduzion sua del Codice Misnà.

Non così può dirsi delle leggi morali che essendo dall'umana ragione

dettate e dalla maggior parte degli uomini savi per senso comune

accordate, non furono in verun codice compilate; poichè il saggio, o da

se va formandone le idee, o le rileva ed apprende dalle legislazioni

universali de' suoi tempi. Sotto il titolo poi di questa legge umana si

comprendono le leggi etiche, la buona disciplina, i buoni costumi, la

civiltà, ed il proprio ed elegante modo di esprimersi (cose tutte che

sono piantate nel cuore d'ogni uomo ragionevole, e che l'uomo

intelligente che n'è adornato le riguarda come mezzi da conoscer meglio

la legge di Dio, e le tracce ch'ella prescrive, come diremo al cap. 6)

come pure la cognizione della storia, della geografia, del gius publico,

del gius civile delle differenti provincie, e così pure le cognizioni

matematiche, cioè l'aritmetica, la geometria, l'astronomia ed altre, li

principj di cui sono quasi originati nell'uomo e nel di lui intelletto,

nel quale essendo piantati i principj comuni coltivati con savio

criterio, ne derivano le savie conseguenze in qualsivoglia arte, o

scienza la quale contiene tutte le cognizioni fisiche, o sia le

cognizioni delle differenti specie, cioè il regno animale, vegetabile,

minerale, e delle materie elementari, le ragioni dell'aria, delle nubi e

de' loro effetti, la botanica, l'anatomia, la medicina, la chimica, ed

altre scienze umane, le quali l'uomo ha potuto concepire mediante il di

lui proprio intelletto, e migliorare con l'ajuto de' suoi sensi, senza

aver bisogno di una rivelazione divina, nè di un codice che garantisca i

secoli, perchè tali cognizioni non si fossero perdute[5].

[5] Socrate, Platone, ed altri filosofi non hanno permesso ai loro

discepoli di scrivere le lezioni; il primo rimproverò uno che ne

scriveva alcune, asserendo, che egli più si fidava delle pelli

degli animali morti, che di una memoria viva; ed il secondo ordinò

ad un discepolo di bruciare un libretto in cui aveva egli scritte

le ascoltate lezioni, dicendo, che fidandole ad un libro, perduto

questo, esse sarebbero del pari perdute; ed all'incontro

conservandole nella memoria, non si sarebbero mai perdute.

Questa legge umana, o sia morale, ha preceduta la rivelazione, o sia la

divina legge, per lo che appunto conviene, che l'uomo sino dalla sua età

giovanile si avvezzi a temer Dio con quelle massime ed opinioni che

degno lo rendono di chiamarsi uomo, e che con quelle egli si disponga ad

apprendere la legge di Dio e le sue prescrizioni, onde osservare que'

divini precetti che sono superiori alla mente umana, e che formano il

dovere di un vero israelita; e questo è quello che i nostri savi rabini

hanno notato con dire, che già per il corso di 26 secoli la morale ha

preceduta la legge rivelata, poichè 26 secoli appunto sono trascorsi da

Adamo sino a Moisè, ne' quali ha servito di contegno la sola buona

morale che è ben spiegata da que' 7 precetti a cui noi crediamo

obbligato tutto il genere umano[6], li quali, qualora vengano ben

digeriti, sono accordati dal senso comune, e convengono con tutte le

leggi naturali, con le leggi comuni, e con le filosofiche legislazioni

che sono tutte comprese sotto il nome di un contegno morale, e che

giovano alla società umana, instruendo l'uomo del modo di prevalersi del

mondo, perchè egli non solo sia esatto rispetto a se stesso; ma anche lo

instruiscano del modo con cui deve essere vantaggioso al suo simile con

il proprio contegno e con le rispettive azioni, per lo che colui che

manca nella legge umana, ancorchè egli fosse bene instrutto nella legge

divina e ne facesse anco buon uso, non è vantaggioso al mondo per due

ragioni, la prima, perchè egli serve di un peso inutile alla società,

giacchè essendo incivile nella sua condotta nè avendo la minima idea di

mondo, il di lui contegno ne' mondani affari, essendo fuori di

proposito, non riesce di alcun vantaggio all'uman genere; e la seconda,

perchè quantunque la divina legge e le sue prescrizioni siano assai più

elevate ed estimabili della legge umana e morale; queste sono

nulladimeno tanto connesse e concatenate con essa, che dove l'umana

legge finisce, principia la divina; rivelandosi con questa quelle cose

che la mente umana non potrebbe da se concepire; dal che nasce in

conseguenza, che colui che ignora la legge divina e conosce la morale,

quantunque non possa far godere de' suoi lumi i saggi d'Israele nella

scienza legale; nulladimeno riuscirà vantaggioso agli uomini di altre

nazioni: per l'opposto poi, chi non conosce una buona morale, comunque

sia egli instrutto nella legge divina, non è vantaggioso, nè alla

propria, nè alle altre nazioni; il che è molto bene spiegato da' nostri

savi con un loro ben instruttivo assioma, cioè, che qualsivoglia savio

nella legge, per esempio, un teologo privo di scienza morale, è peggiore

di un cadavere di una bestia non macellata secondo il rito ebreo, vale a

dire, che un teologo privo di scienza non sia migliore di quell'animale

di cui in seguito alla legge divina ci è proibito di servirci per un

difetto legale; e che non essendo, nè schifoso, nè ributtante, non è

vietato fuorchè alla nostra società, potendo gli altri uomini goderlo, a

cui possiamo perciò venderlo[7]; ma costui è ancora peggiore, perchè non

dirigendosi secondo i precetti della vera morale, non è utile, nè alla

propria, nè alle altre nazioni; giacchè le teologiche di lui cognizioni

sono spregievoli alla propria nazione, ed il contegno di lui si rende

abbominevole e ributtante anche verso le altre nazioni.

[6] Il nostro celebre Maimonide nel suo Jad achazakà, Tratt. de' Re,

cap. 9, art. 1, c'insegna, che questi siano, al numero di 6

precetti negativi, stati dati ad Adamo, allorchè proibita fugli

l'idolatria, la bestemmia, l'omicidio, l'adulterio, il furto, e la

violazione della giustizia; e che a Noè sia stato aggiunto l'altro

della proibizione dell'uso della carne staccata da un animale

vivo.

[7] Deuteron. cap. 14, v. 21.

___CAPITOLO II._

La legge morale ne' primitivi tempi era maneggiata dagli uomini più

rispettabili; ed i suoi dettami hanno formate le unioni sociali, e

fondate le monarchie, dividendo in seguito i popoli in differenti

gerarchie: parte di questi destinati furono a presiedere al governo ed

alla giudicatura, e parte ad essere condottieri di armate in difesa

dello stato: i più savi hanno erette scuole per instruire la nazione

nelle scienze e nelle virtù, ed il rimanente del popolo è stato diviso,

chi alle arti meccaniche, e chi all'agricoltura; ed ogni differente

società ha stabilito certi usi e costumi, sì per trattare con i propri

individui, che per contenersi con gli estranei; e quindi si è formato il

diritto delle genti, affinchè questo serva di base alle regole con le

quali un regno od un popolo debba trattare con l'altro; il che ha

contribuito non solo a formare de' trattati di pace; ma ancora delle

alleanze che servirono a communicarsi a vicenda le arti, le scienze, il

commercio, e concambio delle rispettive derrate, con il di cui mezzo le

differenti parti del mondo si sono collegate una con l'altra, tendendo

ognuna a cercare l'altrui pace e felicità, sicuri essendo, che tanto il

bene, che il male di una popolazione influirebbe sul bene, o male

dell'altra, ed in tal guisa ogni privato può, e deve riuscire di

vantaggio alla generale popolazione dell'universo.

Nel modo istesso la legge morale ha servito di base fondamentale al

contegno de' capi rispettabili d'Israele; e sebbene i re, i profeti, i

ministri di Dio, e più di ogn'altro il nostro legislatore Mosè cui gli

statuti legali rivelati furono, fosser stati da Dio ispirati; pure nulla

per via di rivelazione han saputo delle leggi morali, quantunque abbin

appreso cose maggiori; poichè al contegno morale il sommo Dio aveva già

provveduto nell'atto di creare il genere umano, con accordargli diverse

cognizioni, e l'abilità altresì di poterle comprendere da se stesso,

riflettendo agli oggetti che la creata natura presentava loro; e però

poteva trarne delle massime conseguenti ed atte a formar delle leggi e

delle regole capaci a sostenere le republiche in ogni parte, ed in

qualsivoglia provincia che esister potesse; e prima ancora che la

divinità si fosse dimostrata a' nostri santi maggiori, essi già erano

perfettamente instruiti di tutte le leggi umane, tanto ne' rispettivi

diritti e buon governo, quanto anche nelle cognizioni, e fisiche, e

speculative; ed abbenchè fossero illuminati dallo spirito divino,

nulladimeno non si sono allontanati da un simile contegno di mondo, il

quale si rese sempre indispensabile e necessario, tanto per trattare con

i privati, quanto col publico; e per sostenere altresì proposizioni con

grazia ed energia, e per incamminare i trattati che dovevano

indispensabilmente avere con altri popoli, e così con i loro rispettivi

sovrani, non essendo possibile, che un uomo dirigga un popolo intiero, e

lo conservi in una buona armonia, senza essere un perfetto conoscitore

de' diritti publici e privati, e così pure dell'uman cuore, e de'

costumi ed inclinazioni delle nazioni.

E ciò è tanto più naturale, cioè, che allora quando i nostri maggiori

hanno preso un regolato sistema abitando la terra santa, fondando il

loro regno secondo il dettame della divina legge, e stabilendo le

proprie tribù nelle città e distretti stati loro assegnati, abbiano

avuto bisogno maggiormente di un contegno morale per stabilire i

rispettivi tribunali di giustizia e per disporre il governo con

quell'ordine umano che fu poi meglio perfezionato dalle divine

prescrizioni, destinando maestri, onde vegliassero all'educazione della

gioventù, incaricandoli di regolarla sul piano del divino volere; ed

indi hanno avuto bisogno di agrimensori par la giusta divisione delle

terre, e così pure degli architetti per piantare abitazioni, per

costruire torri, fortezze e fortificazioni, e per formare le città, ed

hanno avuto bisogno de' conoscitori dell'arte della guerra, e de'

fabbricatori d'armi, degli aritmetici, degli astronomi, e degli

agricoltori, e di uomini abili a conoscere il contegno de' regni, delle

provincie, e de' rispettivi sovrani, non meno che le loro religioni, le

leggi, e le loro forze, non che di aver attenzione a quello che

succedeva giornalmente, e così degli scrittori i quali scrivessero i

fatti storici che accadevano; il che si vede con ispecialità espresso

nel Paralipomenon[8], essendo queste cose tanto necessarie e per il buon

governo e per la durabilità del medesimo; ed a tutto ciò non si nega,

che sia superiore la legge divina, che egualmente si deve conoscere

affine di saper esercitare le funzioni dalla medesima prescritte, e per

mantenere un contegno divoto, e per conseguire le cognizioni metafisiche

che formano la felicità dell'anima; in tutti i modi però queste due

leggi sono necessarie egualmente, perchè ambedue riconoscono il medesimo

divino autore, servendo la legge rivelata di ornamento e di corona alla

morale; e quantunque parte delle cognizioni divine siano il decoro delle

leggi umane presso tutte le nazioni; si rende nulladimeno necessario,

che la morale preceda, e sia appunto la prima a piantarsi, non

altrimenti che precede l'infanzia e la gioventù alla maturità ed alla

rispettabile vecchiezza, la notte al giorno, ed il verno all'estate.

Così appunto la morale dispone l'anima la quale si rende poi perfetta

mediante le cognizioni maggiori, come abbiamo dimostrato; e questo si è

il contegno che ne' nostri tempi si osserva, poichè tutte le nazioni che

sussistono, che riconoscono la subordinazione, e che amano la

tranquillità, devono tuttociò alle leggi della buona morale con cui si

regolano, procurando a tutti i sudditi una lingua istessa, ed un

contegno eguale ne' professori di arti, scienze, o lettere, potendo

ognuno appigliarsi a quell'arte o scienza che più gli aggrada, ed a cui

meglio inclina; e mediante un tale contegno viene sostenuta la società:

contegno, che dal più al meno è osservato in qualunque paese; essendo

per altro considerabile, che a misura che un paese viene trattato con

buona morale, a misura è ancora felice, savio, potente, onorato, e

rispettato; ove all'opposto qualora vi manchi il buon costume, il paese

decade, non solo nel credito; ma ancora nella felicità: ciocchè è tanto

noto universalmente, che non occorrono prove per accertarlo.

[8] Paralipom. Lib. I, cap. 29, v. 29, 30.

_CAPITOLO III._

Se v'ha popolo alcuno nell'universo che non sia versato quanto conviene

sulle leggi umane, e che abbia altresì nella sua gioventù e nelle

proprie scuole trascurati gli studi del jus, della fisica, e delle

matematiche, un tale popolo siamo noi certamente israeliti dispersi ne'

differenti dominj di Europa, dimoranti nella maggior parte de' suoi

regni, avendo intieramente abbandonati sì rispettabili e vantaggiosi

studi, e specialmente li popolatori dell'Allemagna, e della Polonia,[9]

molti de' quali sono uomini di profondo sapere, di un giusto criterio, e

di buona morale dotati, e timorati di Dio; ma il loro studio

dall'infanzia è stato sempre quello della legge divina e de' suoi

precetti, avendo poi la notizia delle leggi umane intieramente

trascurata, ignorando ben anco la grammatica della propria santa lingua,

non conoscendo la bellezza, la forza, l'eloquenza, la grazia della

medesima, dalla quale risultano tante belle e savie cognizioni, essendo

conseguentemente naturale, che non sappiano ben parlare la lingua della

nazione, tra cui si contan non pochi i quali non sanno neppur leggerla,

e tanto meno scriverla, ignorano la Geografia, non conoscono punto la

storia, e così pure non hanno la menoma idea della legge civile, della

fisica, delle matematiche; poichè non furono mai istruiti da' genitori,

o da' maestri, appunto perchè i genitori istessi non avevano di tutto

ciò alcun principio; che anzi neppure i fondamenti della medesima fede

non vengono a dovere insegnati, nè la gioventù li apprende con un metodo

eguale. Nelle nostre scuole non si studia, nè l'etica, nè la metafisica,

e que' pochi scolari che hanno la grazia di Dio di aver riportato

qualche profitto dagli studi della divina legge, fatti adulti, con loro

sensibile dispiacere conoscono quanto loro manchi, e quindi nasce quella

dura fatica di rimediare a' difetti dell'educazione, e per guadagnarsi

le opportune cognizioni, devono cercarle nelle conversazioni, o

mendicarle da' libri talvolta mal digeriti, e mendicarle senza ordine e

con poco profitto, formandosi un'erudizione irregolare, poichè una

cognizione chiara delle scienze non si trova nella nostra nazione,

fuorchè in pochi privati che si sono dati alle scienze ed alle virtù; ed

apprendendo le lingue onde capire i libri delle differenti nazioni, si

formarono da se quasi una sorgente di cognizioni, approfittando senza

maestri e senza l'assistenza de' loro genitori, e questi tali sono stati

guidati unicamente dal vero amore della virtù. Soggetti però di tale

fatta sono pochissimi[10]; ed il volgo che non si è dato allo studio

sacro, per lo più resta privo intieramente delle vere leggi umane, e

manca conseguentemente allo stesso la rettorica, la morale, le scienze e

le arti; cosicchè sprovvisti somiglianti uomini di tali lumi, riescono

inutili alla società. Un tale difetto è andato crescendo nella nostra

nazione da un secolo all'altro, e vige ancora al presente, senzacchè

nessuno avesse pensato o cercato di levarci il velo dell'ignoranza con

cui siamo stati sgraziatamente coperti.

[9] Questo è un tratto della modestia dell'autore; giacchè il

traduttore nel citato suo discorso ha provato, che nel corso di

pochi anni li fratelli di lui ebrei Allemanni hanno prodotte

cinquanta e più opere letterarie; e la maggior parte in materie

profonde, e nelle lingue latina, tedesca, e francese.

[10] Quì il nostro autore fa un modesto ritratto del celebre filosofo,

e metafisico sig. Mosè Mendelssohn, e di altri suoi simili, i

quali dalle nostre sacre cognizioni, e dalla lettura de' medesimi

filosofi sono giunti al sublime grado delle vere cognizioni.

Non vi stupite però, o miei fratelli, se un tal male ci sia accaduto, e

se quella nazione che ne' primitivi tempi fu da Dio istesso chiamata per

savia ed intelligente, e che fu data alle altre nazioni per modello,

siasi poi in progresso di tempo guastata nelle cognizioni umane e

ridotta perciò inferiore alle altre nazioni, trascurando quegli studi

che rendono rispettabili chi le possiede, quantunque questa nazione

medesima continui nello studio della divina legge e nelle cognizioni

dello spirito, e quantunque il maggior numero de' nostri confessi si

applichi fervorosamente a questi studi: non vi stupite, ripeto, se fra

gli individui nostri ve ne siano alcuni di sopraffino intendimento, di

acutissimo ingegno, non solamente ne' nostri studi, ma ancora in

qualunque altra applicazione; e che ciononostante ignorino le scienze e

le cognizioni che formano la legge morale; poichè, sappiate o miei amati

fratelli, che la colpa non è nostra, nè abbiamo motivo di querelarsi del

proprio contegno, nè di lamentarsi di noi medesimi; ma dobbiamo

incolpare bensì quelle nazioni le quali ci hanno preceduto da mille e

più anni in quà, e che ci hanno tanto malamente trattati con i decreti

de' loro sovrani e ministri, avendo con le loro legislazioni cercato di

abbassarci, e di annichilirci, imponendoci delle leggi contrarie alla

ragione. Essi sono quelli che ci hanno resi incapaci di conservare una

sana morale, abbattendo il nostro spirito, sino ad umiliare il nostro

coraggio, obbligandoci a trascurare le scienze umane; e da quel tempo in

poi avviliti gli animi de' nostri predecessori, non furon suscettibili

di quella forza che si richiede per proseguire nel cammino delle morali

cognizioni. Questo è che ha ridotti i nostri maggiori ad abborrire tutti

gli studi naturali, perchè furono esclusi da tutti que' suffragi a'

quali Iddio ha ammesse tutte le sue creature dall'una all'altra parte

dell'universo; e però lor mal grado abbandonarono quelle cognizioni, e

quegli studi i quali hanno per scopo il contegno, come sarebbero le

cognizioni di astronomia, di agricoltura, di nautica, di fortificazione,

del jus privato e publico, cose da loro riputate per superflue,

riflettendo, che le nazioni li trattavano da nemici, non curavano i loro

consigli, e non facevano conto alcuno della loro robustezza. Dicevan

quindi: _Noi non siamo abilitati a possedere terreni, nè a sostenere

impieghi; trascuriamo dunque tutti gli studi, e diamoci intieramente al

commercio, onde procurarci qualche sostegno e nutrire le nostre proli;

dacchè il solo ed unico commercio ci è permesso, ed anche questo con

pesi enormi e con ristrettissime limitazioni, confidiamo in Dio, non

studiando, fuorchè gli oggetti di religione i quali ci guideranno alla

futura felicità, giacchè questi sono i doveri precisi per i quali Iddio

ha contratta l'alleanza con i nostri maggiori._

Li pochi letterati poi, li quali, come si è detto, si sono da se stessi

formati, hanno trascurato d'istruire i loro allievi nelle scienze, e

nelle belle arti, sapendo per pratica, che il dolce delle scienze non si

possa gustare da chi è amareggiato nell'animo, conoscendo essi, che

quand'anche li avessero ben istruiti ne' doveri dell'amore dovuto al

loro simile, che è la corona ed il fregio di tutte le civili e morali

cognizioni; pure non li avrebber posti in pratica, dacchè dovean vivere

in mezzo a quelle nazioni da cui venivano continuamente imposturati,

macchinando contro di loro, ed inventando mille false imputazioni, per

aver campo d'isfogare il loro ingiusto odio, o la vergognosa loro

avarizia, con delle crudeltà inaudite, e dacchè prevedevano, che il loro

amore per simili prossimi sarebbe stato contracambiato con l'odio; anzi,

che se le proli fossero state istruite a dovere nella lingua del paese

per modo che avessero potuto presentarsi alle corti ed ai magistrati,

non sarebbero state ascoltate, giacchè i loro talenti non erano punto

stimati, e le migliori loro produzioni sarebbero state ributtate, e

dacchè finalmente congetturavano, che se venivano istrutte nella fisica

e nella matematica, si sarebbero in progresso disgustate, perchè non vi

avrebber trovati vantaggi reali; stantecchè non avendo campo di

adoperarsi nell'agricoltura, nè nell'architettura, nè in qualsivoglia

altra professione, attesa l'inibizione, non averebbero da' loro studi

riportato il bramato effetto; ed essendosi in progresso di tanti secoli

dimenticata la nazione dello studio e dell'esercizio delle scienze, non

vi fu più il caso di riacquistarle, nè anco in que' medesimi stati ne'

quali regnarono i più clementi sovrani, da cui ci fu accordato qualche

raggio di grazia, e ci fu allegerito il peso della sofferta schiavitù,

perchè le cognizioni erano nella nostra nazione affatto perdute.

Nella lingua ebrea non avevamo libri che c'istruissero, e le lingue

delle altre nazioni non le conoscevamo e non ne potevamo approfittare,

perchè esclusi dalle publiche scuole; giacchè ne' tempi di persecuzione

ci hanno talmente proscritti ed allontanati dal commercio delle nazioni,

che non avendo se non se poca occasione di trattarle, non conoscevamo

più nè le loro lingue, nè i loro libri; e tanto meno potevamo con

eleganza spiegarci: allorchè poi le più forti persecuzioni ci hanno

obbligati a dover emigrare da una in altra provincia, ci siamo scordati

una parte della lingua della patria che abbandonavamo, imparando una

confusa parte di quella del paese che ci ammetteva, avendo per

conseguenza formata una lingua barbara e male pronunciata; e così di noi

è accaduto quanto si legge nella storia delle nostre vicende, la quale

facendoci fremere, rende anche maraviglia come fossimo restati un corpo

di nazione[11] a fronte di tante persecuzioni, espulsioni, e martirj, e

come abbiamo potuto resistere ad una corrente sì forte: così pure è da

stupirsi come a fronte di tuttociò siano tra noi rimasti tanti umani e

plausibili usi, ed una sana morale con cui ci siam regolati; questo però

è un effetto della sacrosanta divina legge, la quale, anche allora che

mancarono le scienze, è stata capace a formare il nostro spirito,

inspirandoci sentimenti di morale e di pietà, allontanandoci dalla

barbarie e da passare a' criminali da cui per la Dio grazia siamo

restati illesi, poichè noi non abbiamo in alcun tempo avuta parte nelle

congiure o sollevazioni, abbiamo macchinati assassinj o insidie; anzi in

ogni tempo ci siamo dimostrati fedeli e rispettosi a' sovrani che ci

hanno dominato, ed alli paesi che ci hanno sofferto, sempre pregando Dio

per la prosperità del paese in particolare, e del mondo in generale[12];

e quantunque ci siamo veduti maltrattati ed abbattuti, ci siamo

consolati con la nostra innocenza, pensando, che il mal contegno delle

altre nazioni verso di noi era un effetto del pregiudizio inveterato,

tanto ne' popoli, quanto in alcuni che li governavano (pregiudizio che

dura ancor di presente per abito): motivo appunto per cui abbiamo

pregato il sommo Dio di voler mutare i loro cuori, affinchè ci

riguardino una volta con occhio umano, e ci usino i tratti di tolleranza

e di benevolenza, la quale si è meritata dal nostro umile e sofferente

contegno.

[11] Il Benverga nel suo Scevèt Jeudà, un altro spagnuolo nel suo libro

intitolato le tribolazioni d'Israello, e Abarbanel nelle sue

opere, hanno dato conto delle persecuzioni sofferte; ma più

fusamente il sig. de Basnage nella sua storia ebraica.

In questo modo le cose sono passate da un secolo all'altro, e tali

ancora si conservano, perchè quantunque in molti regni si sono veduti

principi tolleranti, e massime in questo secolo nel quale i sovrani di

Europa sono filosofi amici dell'uomo, e tolleranti, e da cui anzi

riceviamo distinte grazie (del che Dio sia il rimuneratore); nulladimeno

non è cessata la durezza delle antiche leggi, e degli invecchiati

pregiudizi che ci hanno impedito l'uso delle arti e scienze, ed

allontanati dalla società, come abbiamo dimostrato nel cap. 1, e 2do:

pregiudizi che sono troppo radicati ne' cuori del minuto popolo, ne'

quali il pregiudizio è solito a piantar radice, ed il buon criterio rare

volte vince od è capace di estirparli; poichè quand'anco l'amico

dell'uomo formi per un momento idee di filosofica tolleranza, l'uso ed

il pregiudizio ne offusca le idee; e questo è ciò che ha causato, che

nessuno si sia mosso a pietà di una sì grande quantità di poveri

innocenti che pensano sempre al bene, alla quiete, ed alla tranquillità,

e che non hanno altra colpa fuorchè quella di essere nati figli

d'Israele, e di conservare la primitiva credenza, come tutte le altre

nazioni conservano quella religione che hanno succhiata con il latte

materno; e quantunque noi crediamo in un solo ed unico Dio che è padre

universale (principio che è comune a tutti i nostri fratelli figli di

Adamo popolatori dell'Europa, come a que' nostri simili che popolavano

l'Asia e l'Africa), e tuttochè la nostra legge insegni l'amore dovuto al

nostro prossimo, ed il contegno di pace e di buona morale, ciocchè serve

di base fondamentale, tanto alla legge degli europei, quanto a quella

de' maomettani; contuttociò nessuno ci ha riguardato con buon occhio, nè

ebbe per noi riguardi favorevoli, per modo che, dubitando di mai più

essere favoriti, ne disperavamo intieramente.

[12] Il traduttore nel suo citato discorso ha provato questo contegno

con le scritture sacre, con gli storici della nazione, e con la

pratica ancora, come si vede nella sua citazione dalla pag. 13

sino alla pag. 17.

___CAPITOLO IV._

Ma nulladimeno gli eventi non corrispondono sempre alle umane

aspettazioni, perchè ogni cosa ha il suo tempo determinato, ed ogni

avvenimento di questo mondo ha il suo termine[13], e dal momento che Dio

ha creato cielo e terra, ha prescritti gli eventi delle rispettive

epoche del mondo, or felici ed or funesti; giacchè leggendo nel futuro,

e conoscendo le generazioni prima ancora che esistano, prevede tutto

quello che accaderà sino alla consumazione de' secoli; e come che da un

secolo all'altro sempre più si sviluppano gli arcani della natura, e si

scuoprono nuove invenzioni, tanto nelle arti, quanto nelle scienze, come

in grazia d'esempio la scoperta dell'America, l'invenzione utile della

stampa, l'invenzione terribile della polvere di fucile, le differenti

qualità delle macchine elettriche, ottiche, e cose simili; così ha egli

ab eterno destinato chi debba regnare, dirigere, e governare i secoli

rispettivi: egli eleva i re al trono, perchè siano gli stromenti della

sua volontà, e per operare col loro mezzo gli effetti della di lui

grazia, o giustizia, e quindi è che il profeta Isaia predicesse 300 anni

prima del tempo la distruzione di Babilonia, e chi ne dovesse in seguito

essere il conquistatore da lui espressamente nominato[14], ed un altro

profeta predisse a Geroboamo, che nascerebbe un figlio nella real casa

di Davide che sarà chiamato Jozia ben 200 anni prima, ed il savio re

Salomone distinse la somma differenza fra i differenti tempi che passano

per tutti li popolatori del mondo li quali, o per bene o per male, si

estendono e comprendono le generali nazioni o popolazioni, segnando tra

questi i vari tempi di amore o di odio[15]; così sarà questa l'epoca

felice destinata a sradicare l'odio irragionevole che passa tra le varie

società del genere umano: odio ingiusto che riconosce una incompetente

origine perchè ha per base la diversità di religione e di culto. Oh

secolo illuminato! Adorate la bontà divina che ha elevato l'eroe, il

restauratore dell'umanità _GIUSEPPE II_, la di cui gloria sia inalzata,

il quale oltre il di lui sapere, buon governo e valore guerriero, cose

più sorprendenti sentiamo che abbia stabilite publicando le leggi di

tolleranza generalmente per tutti li felici suoi popoli i quali hanno

per base l'amore del genere umano, e nell'impartire le sue sovrane

beneficenze non ha trascurato il popolo il più povero, il più abbattuto,

i figli d'Israello da tanti secoli dimenticati, ordinando anche a nostro

prò favorevoli e consolanti leggi, non altrimenti che un vero padre a'

cari figli, come un precettore diligente agli amati suoi discepoli, e

come un clemente sovrano a' sudditi i più fedeli, aprendo per la loro

sussistenza le più facili vie, permettendo l'agricoltura, animando alle

arti, levando gli ostacoli e le restrizioni, a cui il nostro commercio

andava soggetto. Questo prode sovrano ha conosciuta la nostra

infelicità; e perchè pochi di noi parlavano perfettamente la lingua

tedesca per le ragioni descritte al cap. 3, per la di cui mancanza era

impedita l'intelligenza de' migliori libri, e ci rendeva

conseguentemente inerti alla storia, alla fisica, al jus, ed alla

matematica, onde poi nacque che non eravamo in grado di poterci spiegare

nè con la corte, nè con li dicasteri, nè con la nobiltà, perciò ha

destinato un retto sistema, comandando, che fossero stabilite scuole in

cui li nostri figli apprendessero a ben scrivere e leggere nell'idioma

tedesco, e che fossero anzi composti libri di sana morale analoghi però

alla propria religione, affinchè le tenere proli imparassero un buon

contegno ed una morigerata condotta; giacchè le matematiche, la

filosofia e la fisica, essendo analoghe a' principj comuni, potevano i

nostri figli impararle con tutti gli altri sudditi nelle publiche

università nelle quali non si trattan differenze che riguardino la

religione, ond'è che son comuni a tutto il genere umano: tuttociò per

rimediare a' corsi mali, per rimettere i danni causati in tempo di odio

e di persecuzione, come s'è detto al cap. 3, e perchè noi ci rendiamo

attivi, ed utili alla republica, ed allo stato colle arti, colle

scienze, e con gl'impieghi. Felice quel sovrano che pensa tanto

egregiamente, giacchè è stato prescielto da Dio a far bene e grazie a

tutto il genere umano! Esso è l'istromento di cui Dio si serve per

operare nel mondo sorprendenti imprese. Di lui si può dire con verità,

che molti eroi si sono distinti, ma che egli li abbia oltrepassati

tutti, giacchè un tale contegno prova una vera superiorità di spirito,

sapendo superare i pregiudizi comuni che si trovano invalsi in molti, ed

a seconda de' quali si è formata l'educazione già per il corso di tanti

secoli: pregiudizi adottati da tanti secoli, e che egli ha superati,

dimostrando la sua pietà, e la sua giustizia, volendo, che gli uomini si

amino tra loro fraternamente, e vivano in una morale e pacifica unione.

Per lui ha scritto il savio re Salomone: _Meglio è il tollerante, che il

conquistatore: e migliore è quello che domina il proprio spirito, che

quello che conquista città._ Un sì grande sovrano assista Dio Signore,

egli lo difenda e lo garantisca da qualsivoglia sinistro evento; e la

pacifica fabbrica di savia tolleranza che ha egli eretta, di modello

serva agli altri principi della terra, affine di rendere comune la pace,

e la buona armonia nel mondo[16]. Si renda immortale il di lui nome, e

le nazioni tutte lo rispettino, imitando il suo esempio; ed il suo

impareggiabile merito sia conservato nel cielo per tutti i tempi

dell'eternità.

[13] Eccl. cap. 3, v. 1.

[14] Reg. lib. 1, cap. 10, v. 1.

[15] Eccl. cap. 3, v. 9.

[16] È nostro uso di aggiugnere una benedizione al nome del sovrano.

_CAPITOLO V._

E Voi, o miei fratelli e figli d'Israello che godete la felicità di

essere sudditi di un sì pio monarca, quale gratitudine dimostrarete,

onde compensare in parte al gran vantaggio ch'egli vi destina, o cosa

potrete fare onde rendervene degni? Non potrete al certo, se non porgere

sincere e fervorose preci al sommo Dio per la di lui felicità, e per

l'esaltazione del suo Impero, ubbidendo a quanto vi ha imposto; e poichè

esso non esige da voi, fuorchè quello che forma la vostra felicità,

ammettendovi all'agricoltura, all'esercizio delle arti, ed alla libertà

del commercio, è necessario dunque, che, accordando Dio la sua

benedizione alle vostre imprese, trattando voi con la nobiltà, co'

dicasteri e con la sovrana corte, abbandoniate quegli atti di cattiva

grazia a cui vi hanno condotti le persecuzioni de' trascorsi tempi, e

rinunziate alla cattiva pronunzia ed a' termini vili e barbari,

addestrandovi alla purità delle lingue, procurando, che i vostri figli

imparino le grammatiche delle lingue che si usano ne' paesi ove voi

dimorate, e che apprendano le leggi, la fisica, le matematiche, ed

altresì le belle lettere; onde essendo ammessi alle publiche società, e

dovendo quindi di parecchie materie parlare, a misura appunto che si

presenta l'incontro, non compariscano, come ora, di tutto ciò affatto

digiuni ed addormentati, o immersi nell'ignoranza; e ciò tanto più,

quantochè queste umane cognizioni sono molto opportune per

l'intelligenza della divina legge, alla quale noi siamo tanto attaccati.

La trascuratezza sino ad ora avuta nell'imparare le lingue delle

rispettive provincie in cui abitiamo, e l'incapacità di parlare

purgatamente, ha partorita la troppo funesta conseguenza di mal appena

conoscere la lingua ebrea e forse anco la di lei grammatica, e così la

poesia e la rettorica; e conseguentemente non approfittandosi di questi

vantaggi che si ricavano da quelli i quali intendono le lingue, non

giungiamo a perfettamente comprendere le frasi della scrittura sacra, la

quale, oltre alle felicità future che a noi promette nell'altra vita,

supposta però sempre l'osservanza de' suoi precetti, facilita inoltre la

felicità in questa vita umana, poichè istruisce l'uomo con leggi

tendenti ad usare un buon contegno savio e morale in tutte le sue

azioni: motivo che ha determinato l'eccellentissimo sig. Moisè

Mendelssohn a tradurre in tedesco il Pentateuco con grande eleganza, in

grazia appunto della pratica nel sopraddetto idioma, e dell'erudizione

nelle scienze: opera con cui ha egli alla nazione reso un'importante

servigio, come si vedrà al cap. 7.

E così gli studi fisici, legali e matematici, non solo fanno sommo onore

a chi li possiede, non solo lo rendono utile allo stato ed agli

individui di cui è parte; ma sono inoltre in grado di sostenere la fede,

radicando l'amore ed il timor di Dio, e sono utili altresì per essere

capaci di rendere più rispettabili i sacri libri, e la rivelazione nella

sua società; e perciò li nostri letterati hanno bisogno di sapere la

cronologia e la storia, onde conoscere le antiche rivoluzioni del mondo,

come per esempio: chi, e quali fossero gli antichi possessori delle

provincie, e come dall'uno all'altro siansi devolute? Come siansi

formati i regni, e d'onde abbiano la loro origine li differenti nomi che

hanno avuto gli stati, e le nazioni? Quali fossero li loro costumi,

quale la storia e le legislazioni? Queste notizie giovano, tuttochè

siano esse profane all'intelligenza della divina scrittura, da cui ci

viene delineata l'idea della divisione della terra tra li figli di Noè,

e così pure l'idea de' nomi delle provincie originate da' nomi di queste

famiglie che in allora le popolavano, come del regno di Nembrot, quello

de' Siri, la guerra de' cinque re contro quattro ne' tempi del patriarca

Abramo, e così de' paesi che hanno occupati, e molte altre simili storie

scritte da Mosè e da altri profeti ne' rispettivi loro libri; poichè

colui che non possiede una vera idea dell'antichità, reputa, come

altrettanti sogni, questi racconti; nè può con fondamento appagarsi.

Cognizioni sono queste le quali sono incamminate a promuovere, e

l'amore, ed il timore di Dio; poichè conoscendo gli antichi costumi

delle trascorse nazioni, si giunge a conseguentemente capire, come,

essendosi gli antecessori scostati dalla sana morale, Iddio li abbia

proscritti, e perchè tra tutti prescielto avesse il patriarca Abramo

(che gode la vera pace) contraendo secolui una perpetua alleanza per se

e suoi successori; e si arriva a comprendere, che la legge ed i precetti

divini siano stati dati, affine di sottrarci dal corrotto ed

abbominevole contegno delle nazioni idolatre; e si capisce la verità di

qualsivoglia proposizione delle sacre carte utili ed instruttive.

Con questo mezzo sarà ben regolata la fantasia delli giovani studiosi

che si avezzeranno a pensare con aggiustatezza, senza formarsi idee

false, o tessere racconti di vecchiarelle, di romanzi, o favole, come

furono in vari tempi inventati, e così pure l'uomo resta dalla storia

instrutto, leggendo i fatti accaduti alle nazioni già corse, ne' loro

usi, condotte, invenzioni, e riflettendo ai loro successi, conoscerà il

buon effetto della vera condotta, e della giusta direzione, vedendo

prosperare intere monarchie, e produrre sommi eroi e letterati, ed

osserverà inoltre, come un cattivo contegno abbia precipitate le

maggiori provincie che si sono distrutte, perdendo anche nelle loro

ruine que' direttori che si avevano meritata una grande riputazione;

certo essendo che simili cognizioni sollevino l'uomo sopra l'ignorante

volgo il quale dorme vegliando, e così pure la cognizione della

geografia, da cui ci viene esibita l'estensione del globo, la sua

divisione in provincie, li rispettivi limiti delli differenti stati, ed

a quali gradi di latitudine e di longitudine essi siano situati, le

diverse situazioni e denominazioni de' mari e de' fiumi: cognizioni, che

sono egualmente utili, come appunto la storia per l'intelligenza della

divina scrittura, ed affine di comprendere quali differenti provincie

siano state assegnate alli diversi discendenti di Noè, li viaggi del

patriarca Abramo, li veri limiti e confini di terra santa, il viaggio

delli nostri maggiori nel deserto, e i mari ed i fiumi che sono nella

sacra scrittura descritti: cognizioni che riescono strane, e di

difficile intelligenza a chi è di tali notizie privo, come lo dimostra

l'esperienza; e per contrario chi è di simili cognizioni dotato,

comprova que' fatti colla naturale evidenza.

Si rende poi del pari utile la conoscenza dello stato presente di tutte

le nazioni, il loro commercio, i loro costumi, le differenti religioni:

cose tutte che servono a facilitare il commercio, ed a fare un onesta

comparsa nelle pulite ed erudite conversazioni.

Non v'ha dubbio, che le cognizioni fisiche de' vegetabili, degli

animali, de' minerali, e delle materie elementari, come quelle altresì

dell'aritmetica, dell'agrimensura, dell'architettura, e dell'astronomia,

sono essenzialmente necessarie per l'uso della religione ed intelligenza

delle sacre carte; giacchè con queste si spiegano le proporzioni delle

distanze necessarie nelle differenti piantagioni, per l'intelligenza del

corso delli due astri maggiori tanto necessaria per la rispettiva

destinazione delle feste: la cognizione fisica degli animali che sono

permessi, e di quelli che ci sono proibiti, e per quelli che trascurano

simili cognizioni, il profeta ha scritto il rimprovero dicendo, che non

riguardano le opere di Dio, nè considerano le opere delle di lui

mani[17]; per quello poi che le studia, Salomone promette, che allora

concepirà il timore di Dio[18]; giacchè con il mezzo delle scienze

l'uomo comprende la grandezza di Dio, la di lui forza e potere, e ciò lo

porta ad un maggior rispetto e divozione per il di lui fattore, e su di

ciò non è bisogno di maggiormente diffondersi, mentre gli antichi nostri

autori, di buona memoria, si sono bastantemente spiegati; e poichè Sua

Maestà Imperiale ha ingionta la coltivazione delle scienze, li di lui

ordini sono in vero consolanti, essendo la verità cara a Dio, è giusto

altresì di obbedire a questo sovrano comando tanto dilettevole e

vantaggioso.

[17] Isaja cap. 5, v. 12.

[18] Proverb. cap. 2, v. 5.

_CAPITOLO VI._

Traduzione di Elia Morpurgo de' Discorsi Ebraici di Tolleranza e Felicità diretti da Naftalì Herz Weisel, agli Ebrei dimoranti ne' dominj dell'Augustissimo Imperadore Giuseppe II. il Giusto con le note del traduttore · 第 1 / 3 段