Maria si era avvicinata...

--Io rimango qui--disse con un sussulto convulso--perchè quando la

signora si sarà spiegata con suo marito, sarò io che gli parlerò.

--Siete nel vostro diritto, nè ve lo contendo--rispose con dolcezza

Adriana--venite Maria, venite con me: a rivederci Gabriele...

Fece un passo per allontanarsi, ma in quel momento si udì un lontano

rumore di sonagliere...

--È lui che torna--disse vivamente Adriana--Gabriele... non avete più

tempo a ritirarvi, rimanete qui nascosto...

E prendendo una mano di Maria, la trasse seco, aggiungendo:

--Rientriamo subito, non vi è un minuto da perdere...

Maria la seguì senza dire una parola, ma se Adriana avesse guardato il

suo volto, sarebbe rimasta atterrita, tanto ne era terribile

l'espressione, tanto esprimeva la collera, il dolore, la disperazione!

CAPITOLO NONO.

La vendetta della tradita.

Era proprio Diego che tornava alla villetta. Una passeggiata

vertiginosa fatta in calesse, in compagnia del domestico, che tremava

come una foglia vedendosi spesso in procinto di essere sbalzato sulla

strada per la rapidità della corsa e la violenza con cui il suo

padrone frustava a sangue il cavallo, non bastò a calmargli i nervi

violentemente eccitati.

Sentiva una collera pazza contro sua moglie, il cui disprezzo, le

parole insultanti lo bruciavano, e chiedeva a sè stesso con qual mezzo

sarebbe riuscito a piegarla. Il suo domestico non osava rivolgergli la

parola, vedendolo roteare minacciosamente gli occhi, bestemmiare,

imporporarsi talvolta in volto e dopo poco impallidire. Temeva che

quella tempesta gli si scaricasse sul capo e soltanto quando il

giovane, rallentata alquanto la corsa, fece riprendere al cavallo la

via di casa, il servo respirò più liberamente.

Quando si trovarono vicino al cancello della villa, Diego di un balzo

fu a terra e gettate le briglie al domestico.

--Abbi cura del cavallo,--disse brevemente.

--Sì, signor marchese.

Questi che già era entrato nel giardino, fece un passo indietro.

--Non importa che tu venga poi a raggiungermi nella mia

camera--aggiunse--io non ho bisogno di cosa alcuna: vattene a letto.

Salì difilato al suo appartamento, si tolse il cappello ed i guanti,

si guardò allo specchio, sorrise con una contrazione nervosa, che mise

allo scoperto i suoi denti bianchi ed acuti e deformò la sua bocca,

poi si diresse verso la camera di Adriana.

Provava un malessere inesplicabile, le tempia gli ardevano

terribilmente, tuttavia nei suoi occhi eravi un'espressione di volontà

frenetica, che pareva dovesse tutto piegare a lui dinanzi.

Adriana aveva avuto il tempo di collocare Maria nel suo ricco

spogliatoio, in modo che potesse vedere ed udire ciò che succedeva

nella sua camera.

Poi sormontando il suo orrendo disgusto, il turbamento che la

dominava, si decise recarsi ella stessa incontro al marito.

Ma allorchè aprì l'uscio, non potè reprimere un movimento di stupore e

di paura, trovandosi Diego di faccia...

--Che volete?--chiese indietreggiando alquanto.

--Suppongo non crediate voglia farvi del male, se mi presento qui dopo

la scena fra noi avvenuta; ma dobbiamo parlare ancora una volta

insieme e state pur certa, che dopo non vi tormenterò più colla mia

presenza.

Diego aveva ripreso il suo spirito, la sua correttezza di modi.

--Passate,--disse Adriana con quel fare altezzoso, che le stava così

bene.

E quando ebbe rinchiuso l'uscio, gl'indicò una poltrona presso il

divano, su cui ella sedette.

Per qualche minuto si guardarono in faccia senza parlare. A Diego

pareva che durante le ore rimasto assente, si fosse prodotto un

cambiamento in sua moglie.

Non l'aveva mai veduta così bella, animata. Vi era come un riflesso

dolcissimo negli occhi di lei, le guancie avevano acquistata una

lievissima tinta rosea, trasparente, nell'insieme della persona vi era

un incanto, una grazia da commovere, incantare. I nervi di Diego

andavano rammollendosi.

--E la vostra cameriera?--chiese un po' imbarazzato.

--L'ho mandata a letto: avete forse bisogno di lei?...

--No, tutt'altro, anzi sono lieto della sua mancanza, perchè stanotte,

spero far io le sue veci presso di voi.

Adriana aggrottò alquanto le sopraciglia.

--Siete venuto qui per dirmi delle galanterie?--esclamò in tono duro,

glaciale,--Potete allora risparmiarle, perchè non sono in vena di

sentirle.

Diego si morse le labbra, tuttavia rispose con disinvoltura.

--Non montate in furore, mia cara, perchè come vedete, m'inchino

rassegnato al vostro volere; può darsi però che fra poco desideriate

assai più un linguaggio tenero, galante a quello che vi ho preparato.

Adriana colle labbra strette frenava l'impazienza, la collera che

suscitavano in lei quelle parole: provava una sensazione dolorosa.

Diego si passò la mano bianca sulla fronte: non sorrideva più...

--Del resto ero preparato a questa accoglienza--aggiunse--e se mi sono

permesso di comparirvi dinanzi, non è stato senza lotta... Ma ero

stanco della parte ridicola che mi fate fare; infine vi ho presa io a

forza?

La giovine donna si alzò bruscamente, cogli occhi fiammeggianti.

--Colla forza no--disse fremendo d'indignazione--ma coll'inganno, il

tradimento...

Aspettava quasi tremando la risposta del marito.

Egli si mise a ridere, di un riso aspro, convulso, che fece salire il

rossore sulla fronte di Adriana: tuttavia seppe frenarsi.

--Ah! ah! vi hanno forse raccontato il tiro che giuocai al vostro

sentimentale amante ed alla bella guantaia, una sciocca che prendeva

sul serio le mie promesse, i miei giuramenti? Ebbene, non vi nego di

esserne l'autore e che perciò? Tutti i mezzi sono buoni quando si vuol

giungere ad uno scopo ed il mio era quello di possedervi, perchè vi

amavo.

Adriana era pallida di un furore indicibile.

--Non bestemmiate la parola amore. Voi avete compiuta un'azione

vigliacca, infame, malvagia. Ed io non voglio passare per vostra

complice, nè sopportare più a lungo la vergogna di vivere sotto il

vostro tetto: però vi cedo il posto.

Fece un passo verso l'uscio, ma Diego più pronto di lei, balzò in

piedi ed afferrandola con violenza per un braccio.

--Voi non uscirete--disse con voce sorda--prima di avermi ascoltato.

Ella non chinò gli occhi sotto lo sguardo infocato, terribile del

marito.

--Avete qualche altra vergogna a rivelarmi?--esclamò lentamente.

--L'avete scelta bene la parola: sì... _una vergogna_, che farà

chinare la vostra fronte superba, schiaccierà quell'orgoglio che vi

domina...

Ella si era svincolata da lui ed aveva incrociate le braccia al seno

fremente.

--Scendete anche all'insulto, signore...

--Non si insulta, quando si parla la voce della verità. Credete che se

io non vi avessi ottenuta con un inganno, altri vi avrebbe sposata?

Sapete chi sia stato vostro padre, l'uomo che la società stima,

rispetta, perchè ne ha dimenticate le sembianze, le gesta malvagie?

Un'infame spia, un traditore della patria, che il popolo milanese nei

giorni memorabili della sollevazione, aveva giurato di ammazzare. Egli

è riuscito a fuggire, ma abbandonò alle furie dei ribelli, che ne

dovettero far strazio, perchè non se ne seppe più nuova, una moglie

giovane e bella, un'innocente bambina.

--Mentite... mentite!--gridò con energia Adriana, rizzandosi

minacciosa dinanzi al marito, che ne sentì sul viso l'alito

infiammato.

Egli la fissava con degli sguardi atroci, quasi sfidandola.

--Posso darvene le prove che ebbi da mio padre--disse freddamente--e

che tengo nel cassetto del mio scrittoio, nella camera da letto. E

poi--aggiunse con un sorriso insultante--se il conte Patta non mi

avesse temuto, forse che mi avrebbe concessa la mano di sua figlia...

ed aiutato a formare il piano, che doveva gettarla nelle mie

braccia...?

Adriana sentì al cuore un dolore così atroce, come non ne aveva mai

provato in sua vita. In uno spasimo di terrore, la disgraziata tentò

fuggire, ma fu colta da una vertigine e prima che Diego pensasse a

sostenerla, gli cadde ai piedi svenuta.

Egli fissò un istante lo sguardo su quel bellissimo corpo inerte, le

cui linee pure, delicate, sembravano scolpite nell'alabastro, su quei

capelli, che disciolti si spandevano sul tappeto in onde dorate... ed

una fiamma d'inferno si accese nei suoi occhi. Si curvò su di lei e

sollevatala violentemente fra le sue braccia, la depose sul letto.

E le sue mani si accinsero a slacciare con moto febbrile il corsetto

della disgraziata, allorchè una voce aspra, mordente, risuonò alle sue

spalle.

--Attendete, signor marchese, prima avete da discorrere con me...

Diego si volse con un fremito. Ritta in mezzo alla camera, stava

Maria, bianca come una morta, sublime d'indignazione, di collera.

Il giovane, per quanto cinico, a quell'apparizione improvvisa,

rinculò, madido di un sudor freddo, cogli occhi sbarrati, diffidenti,

paurosi.

Maria invece fece due passi innanzi ed allora Diego si accorse che

teneva una rivoltella nelle mani.

--Ah! non ti attendevi di vedermi ancora comparirti

dinanzi--esclamò-con tale accento, che Diego sentì un brivido

percorrergli le vene.--Tu speravi che la _povera sciocca, dopo aver

preso sul serio le tue promesse, i tuoi giuramenti_, si fosse

rassegnata al triste avvenire, che le avevi preparato, subisse senza

ribellarsi l'oltraggio inflittole col mentirle il nome, versare a

piene mani su di lei il fango e la vergogna. Ebbene, ti inganni...

Diego:... dal giorno che scopersi il tuo tradimento, non ebbi che un

pensiero: vendicarmi. E tanto ti ricercai coll'uomo da te atrocemente

offeso, che abbiamo finito per trovarti. Gabriele, IL VERO, la tua

vittima al pari di me e di tua moglie, avrebbe voluto provocarti per

il primo, chiederti soddisfazione. Ah... ah! un duello, uno scandalo,

che sarebbe ancora ricaduto su di lui... Ho pianto, ho supplicato per

aver io il diritto di smascherarti con tua moglie, erigermi a tuo

giudice. Un miserabile tuo pari, non può incrociare il ferro con un

galantuomo; un delitto ne chiama un altro e vendicando me stessa,

vendico anche gli altri, libero la terra da un mostro.

Egli l'aveva lasciata parlare, senza interromperla, tanto era intento

a guardarla! A prima vista l'aveva riconosciuta, ma esaminandola

attentamente, si stupiva dei guasti avvenuti in così breve tempo nella

sua fisonomia, in tutta la persona.

Dov'era quella splendida bellezza che per un istante l'aveva

affascinato, di cui si parlava spesso tra i giovani gaudenti milanesi,

che non erano riusciti a conquistarla?

Di Maria, la bella guantaia, non rimaneva che l'ombra. Il corpo

spariva nelle pieghe dell'abito severo, i lineamenti portavano

impressi le stimmate di tutte le torture sofferte, esprimevano

eloquentemente la veemenza della disperazione. Un largo solco livido

cerchiava gli occhi, che si fissavano lugubremente sul giovane.

Invece di provare della pietà, Diego apparve disgustato a quella

vista. Volle quindi far pompa ancora di cinismo.

--Oh! finiamola--proruppe impazientito--le tue parolone non mi

spaventano e faresti meglio deporre quel gingillo che tieni in mano e

non è fatto per te. Mi sembri un'attrice tragica da strapazzo. Orsù,

che pretendi da me? Sono io forse il primo che dopo aver corso dietro,

per qualche tempo a una bella ragazza, che tutti corteggiano, mette

giudizio e ne sposa un'altra? Ho fatto male cangiar nome, ma di questo

non devo renderne conto a te. Mi dicesti più volte esserti innamorata

della mia persona, non del mio nome: che importa dunque mi chiamassi

Gabriele o Diego? Infine ti ho io usata violenza? No... mi è bastato

aprire le braccia, perchè tu vi ci gettassi. È inutile quindi che

adesso ti atteggi a Dio vendicatore; questo non basterà a ricondurmi

ai tuoi piedi.

Maria si sentiva assalita dalle vertigini: la nausea, il disgusto,

l'orrore si dividevano il suo cuore. E più l'infame l'insultava, più

cresceva il suo odio per lui, il desiderio di punire. Ed era per

quell'uomo che ella aveva sacrificato gioventù, bellezza, avvenire,

che aveva ingannata una madre, si era resa un oggetto di dispregio per

tutti?...

Una nube di sangue le velò gli occhi. Fattasi incontro al miserabile,

che a sua volta aveva istintivamente indietreggiato fino a toccare

colle spalle il muro, con un riso sinistro, terribile.

--Ah! non vuoi più cadermi ai piedi--esclamò--eppure lo farai, per

spirarvi l'anima tua nefanda.

Con rapido atto strinse il grilletto della rivoltella. Rintronò uno

sparo seguito tosto da un grido di suprema agonia.

Diego era stato colpito in mezzo al petto e cadde colla faccia riversa

al suolo, vomitando un rivo di sangue, che spruzzò sugli abiti e fin

sulle mani di Maria... Ella non sembrò provarne alcun ribrezzo: colla

bocca increspata, gli occhi accesi, guardava lo sciagurato che si

dibatteva nelle ultime convulsioni.

Intanto al rumore della detonazione, erano accorsi Gabriele, Clarina

ed il domestico di Diego.

Il servo dato una rapida occhiata alla scena drammatica, se la svignò

quasi subito.

Clarina era accorsa al letto della sua padrona, che non dava segni di

vita.

Gabriele veduto il corpo sanguinoso di Diego, afferrò bruscamente per

un braccio la guantaia, chiedendole con voce commossa, tronca.

--Sciagurata, che avete fatto?

Ella conservava sempre un sorriso crudele sulle labbra.

--Lo vedete: mi sono vendicata... ed ho vendicati gli altri; ora

costui non potrà più nuocere ad alcuno.

--È morto?

--Sì... la mia mano non ha tremato nel prendere la mira; devo avergli

spezzato il cuore, come egli ha spezzato un giorno il mio.

Si passò una mano sulla fronte, rivolse lo sguardo verso il letto... e

tornando al sentimento della realtà.

--Non occupatevi di lui, che non lo merita--disse con voce rapida e

breve--pensate piuttosto a salvare la donna che amate.

Gabriele trasalì.

--Mio Dio... sembra morta--esclamò--Che è dunque successo?

Un lungo brivido percorse il corpo di Maria.

--Qui non vi hanno che cuori devoti a quella sventurata--pronunziò con

voce lenta--quindi posso dirvi tutto: ah! vedete... quell'infame non

ha voluto risparmiarla... non gli bastò di averla un giorno ingannata

al pari di me, ora con una raffinata scelleratezza ha avvelenata tutta

la vita della povera donna, rivelandole un segreto d'infamia, che

perderebbe suo padre, se si venisse a scoprire; ma Dio ha voluto che

io ascoltassi... ed il segreto, perirà con quel morto... ve lo giuro;

non chiedetemi di più, ma per quanto avete di più sacro... conducete

Adriana lungi di qui... in casa di suo padre... prima che abbia

acquistata la conoscenza di sè stessa: dite pure al conte Patta il

dramma qui successo, ma affrettatevi, affrettatevi ad allontanarvi con

lei... lasciatemi qui sola.

Quella giovine ritta presso il cadavere di Diego, che parlava così

freddamente, non pensando a sè stessa, ma solo alla salvezza degli

altri, scombussolava orribilmente Gabriele.

--Perchè non venite con noi? Che volete far qui?

--Attendere che vengano ad arrestarmi: ho commesso un delitto, non

cercherò sfuggire alla pena.

--Io rimarrò con voi.

--Non voglio, nè lo dovete per l'onore di Adriana--esclamò con accento

imperioso.--Suvvia partite, partite prima che alcuno giunga: il degno

servo di costui, deve essere già corso in paese ad avvertire i

carabinieri, non avete quindi tempo da perdere; la vostra vettura,

Gabriele, deve sempre attendervi dietro quel sentiero; vi sarà facile

trasportare in braccio quella sventurata fino là. Clarina verrà con

voi... e ricordatevi entrambi se veniste interrogati, di dire che la

marchesa da qualche giorno si trovava da suo padre, fate che questi lo

confermi.

Gabriele esitava ancora. La bella guantaia ebbe un grido di dolore.

--Ma non capite che mi fate assai più male rimanendo qui,--proruppe

concitata, convulsa.

C'era tanta supplica nel suo accento, tanta solennità nel suo gesto,

che il giovane vinto, si affrettò a sollevare la svenuta fra le sue

braccia, esclamando:

--Ebbene... vado... vado, ma ad una condizione: tornerò.

--No, sotto nessun pretesto, dovete farvi rivedere; non voglio che si

creda siate stato mio complice; non salvereste me e perdereste la

donna che amate. Solo vi raccomando ancora, quando ella riaprirà gli

occhi, se ricorderà la rivelazione orrenda di suo marito, di

giurarle... che il marchese Diego aveva mentito, che suo padre... è

innocente.

--Ve lo prometto.

--Ed ora... non perdete un minuto: addio.

Gabriele non ebbe più la forza di aggiungere parola: si allontanò col

suo prezioso peso, seguito da Clarina piangente, smarrita.

La notte avrebbe protetta quella fuga singolare. Maria non dette il

minimo segno di debolezza, neppure quando rimasta sola, si mise a

frugare il cadavere di Diego.

Era dominata da un'idea fissa e compiva la sua opera con ostinazione,

con fermezza. Esaminò il portafogli del morto, rovesciò le tasche

interne del soprabito, dei pantaloni, colla frenesia di un ladro, e

nulla trovando di quello che cercava, si mordeva le labbra, le

sopraciglia si aggrottavano.

Ad un tratto dall'apertura della camicia, in mezzo al sangue, del

quale tutta s'imbrattava, scorse una microscopica catenella d'oro,

alla quale era attaccata una chiavicina ritorta.

Gli occhioni di Maria ebbero un luccicore ardente. Strappare quella

catenella dal collo del morto, impadronirsi della chiave, balzare in

piedi, fu l'opera di un secondo.

Maria non rivolse un solo sguardo ai lineamenti contraffatti del

cadavere; un sentimento superiore la dominava in quell'istante,

precipitava le sue risoluzioni.

Afferrato un candeliere che posava sul velluto del caminetto, si

diresse verso l'appartamento di Diego, che Adriana stessa le aveva

insegnato, ed entrò risoluta nella camera da letto. Scorse tosto lo

scrittoio fra le due finestre. Era un mobile di quercia all'antica,

che poteva servire anche da casa-forte. Diego l'aveva ivi fatto

trasportare da Milano.

Maria si avvicinò e in quel momento solo, fu colta da una straziante

apprensione, che diede al suo sguardo un non so che di smarrito,

increspò fortemente le sue labbra. Se si fosse ingannata in ciò che

desiderava!

Posò il candeliere sul mobile e con mano febbrile introdusse la chiave

nell'unica serratura, che lo chiudeva come un armadio.

E tosto un grido di gioia eruppe dal suo petto oppresso. La chiave

girava a meraviglia, la tavola dinanzi si abbassò lentamente, ponendo

allo scoperto una quantità di piccoli cassetti.

Maria li aprì uno dopo l'altro, frugando in tutti con ansioso ardore.

Vi trovò delle cambiali, lettere di donna, gioielli, denari.

Mise da parte la lettere, spargendo di mano in mano al suolo gli altri

oggetti che trovava: era sotto il dominio di una viva impazienza; la

sua emozione ritornava, cresceva, diveniva più pungente.

Finalmente nell'ultimo cassetto, scorse un piego voluminoso, rattenuto

da una fascia, su cui stava scritto a grossi caratteri.--_Documenti

riguardanti il conte Ercole Patta._--Con quei fogli, Maria avrebbe

potuto perdere l'uomo che aveva aiutato Diego ad ingannarla; con quel

tremendo segreto, ella poteva ancora salvarsi, avere una posizione, un

avvenire.

Ma la generosa e sventurata creatura non pensava a sè; ma a Gabriele,

ad Adriana. L'uno era divenuto suo amico, si era appoggiato a lei con

somma fiducia, l'aveva chiamata sorella; l'altra era caduta ai suoi

piedi, chiedendole perdono d'averla sospettata, poi l'aveva stretta

fra le sue braccia, pianto con lei.

Pareva quindi a Maria che se avesse potuto contribuire alla felicità

di quei due cuori ammirabili, amanti, Dio le avrebbe forse perdonata

la sua colpa, il suo delitto.

Fu quindi con una specie di straziante ebbrezza, che ella tolse ad una

ad una quelle carte dalla fascia, e senza leggerle, le bruciò alla

fiamma della candela.

Così pure fece di tutte le altre lettere e fogli ritrovati nello

scrittoio...

E quando la sua opera di distruzione fu compiuta, una specie di

sorriso dischiuse le sue labbra, un sospiro profondo sollevò il suo

petto.

--Ed ora vengano pure ad arrestarmi--esclamò a voce alta e ferma--io

sono pronta!

CAPITOLO DECIMO.

Le deposizioni.

Il processo di Maria, la bella guantaja di Porta Vittoria, accusata e

confessa di aver assassinato il marchese Diego Tiani suo amante, aveva

menato gran rumore in tutta Milano.

Si attendeva con impazienza il giorno delle Assisie, perchè i fatti

non erano ben noti, vi era un lato misterioso, che tutte le indagini

dell'istruttoria, non riuscirono a chiarire.

L'accusata aveva raccontato senza reticenze, freddamente, a testa alta

«che ella era stata l'amante del giovine, prima ancora che egli

prendesse moglie: aggiunse che Diego le aveva giurato di continuare la

loro relazione, perchè sposando la figlia del conte Patta, non aveva

avuto in mira altro che l'interesse; quindi invece di condurre la

sposa lontano aveva scelto per la luna di miele la solitudine di

quella villetta presso Cernusco-Merate, così poteva continuamente

recarsi a Milano...

«Ma il marchese Diego dopo alcuni giorni pareva aver dimenticati i

suoi giuramenti: si erano incontrati una sol volta, ed egli si era

mostrato freddo, annoiato, rispondendo alle sue smanie, alle sue

suppliche di non abbandonarla, con delle beffe, parole insultanti, e

persino con delle minaccie...

«Ella aveva tutto sofferto, illudendosi ancora, sperando sempre che il

giovane sarebbe ritornato a lei; ma Diego non le dette più segno di

vita.

«Folle, disperata, gli aveva scritto più volte senza ottenerne

risposta.

«Descrisse per quale periodo d'ansia, di disperazione, di amarezze era

passato il suo cuore... e come a poco a poco un istinto di ribellione

si fosse fatto strada nella sua anima.

«E si rivolse alla marchesa Adriana, e nella gelosia che la torturava,

le rivelò tutta la verità.

«La giovine sposa aveva avuta una scena violente col marito, poi

l'aveva abbandonato per ritirarsi col padre.

«Seppe tutto ciò da Diego che si era recato furente da lei, poi ad un

tratto parve che egli si ammansasse, tornò a parlarle d'amore,

l'invitò a recarsi con lui nella villa stessa, dove era stato con sua

moglie.

«Disse che ebbe tosto il presentimento che l'attirasse in un tranello,

perchè aveva letto qualche cosa di crudele, di feroce nei suoi occhi;

capiva che la menzogna deturpava le sue labbra. Tuttavia aveva

accettato l'invito; solo, per quell'implacabile sensazione che la

dominava, aveva portato seco una rivoltella.

«E quel malessere dei presentimenti l'aveva perseguitata durante il

tragitto fatto in carrozza con Diego.

«Nella villa non vi era alcuno ad attenderli.

«Il marchese dopo averle fatta visitare tutta la casa, la condusse

nella camera della moglie.

«Ed era stato lì, che si era svolto il sanguinoso dramma.

«Entrando in quella stanza, Diego aveva cambiato subitamente modi e

linguaggio.

«Ai rimproveri, ai sarcasmi, erano seguiti gl'insulti, le offese

atroci e non accontentandosi di straziarla, attanagliarla, imprimerle

sulla fronte il marchio rovente dell'umiliazione, della vergogna, si

era avanzato verso di lei minaccioso, furente, dicendole che era un

ostacolo alla sua vita e voleva sbarazzarsene...

«Ed allora perduta la testa, folle di disperazione, aveva estratta la

rivoltella ed aveva colpito.»

Tutto ciò disse Maria, senza smentirsi mai, sebbene cercassero tutti i

mezzi per coglierla in flagrante contraddizione.

La trovatella di Milano · 第 3 / 5 段