La chiesa di S. Nicolò, scrive l’Adinolfi[776], dicesi da qualche
moderno «esser stata demolita ed essere stata nell’aia sulla quale è un
locale, forse fabbrica dell’Arciconfraternita di _Sancta Sanctorum_,
lasciando sospesa la curiosità del ricercatore di essa se questo
locale stesse a destra o a sinistra della via Maggiore». Però Cencio
Camerario, nel ricordare i luoghi ove si facevano gli archi sotto ai
quali passava il Papa nella solennità del _presbiterio_, c’indica il
sito ove sorgeva questa chiesa. Dice infatti: «Et dehinc usque ad _S.
Nicolaum de Colisaeo_.... deinde usque ad S. Mariam de Ferrariis....
deinde usque ad domum Johannis Papae VII.... deinde usque ad angulum
Sancti Clementis»[777]. La chiesa di S. Nicolò stava dunque prima di
quella di S. Maria _de Ferrariis_; ed essendo, per quel che si è detto
sopra, noto il posto di quest’ultima chiesa, potremo con facilità
stabilire il sito della chiesa di S. Nicolò. Questa fu certamente
vicina al Colosseo, da cui tolse il nome; e perciò la collocherei a
sinistra della via attuale del Colosseo, dove verso il Laterano ha
termine l’edificio dell’Anfiteatro. Qui infatti, negli scavi del 1895,
si rinvenne un lungo tratto di strada medievale, la quale, come nota il
Gatti, era la via per cui si passava nelle solenni processioni papali,
e dove appunto si facevano gli archi ricordati dal Camerario.
In questo luogo stesso e negli stessi scavi praticati nel 1895 si
rinvenne un grande masso rettangolare di travertino, sul quale era in
parte conservato l’intonaco primitivo dipinto. «Lo stile dell’affresco,
scrive il Gatti[778] conviene al secolo VIII in circa. Vi sono
rappresentati due santi, in piedi col nimbo circolare attorno al capo,
vestiti di lunga tunica adorna di croci quadrilatere, e coperti col
pallio. Ambedue tengono la mano destra sollevata all’altezza del petto;
e mentre la figura a dritta sostiene una corona, l’altro regge un libro
aperto, sul quale è scritto: