CAPITOLO IX.

_Stato della Germania fino all'invasione dei Barbari al tempo

dell'Imperatore Decio._

Il governo e la religione della Persia hanno meritato qualche riguardo

per la loro connessione colla decadenza e rovina dell'Impero romano. Noi

faremo accidentalmente menzione delle tribù degli Sciti, e dei Sarmati,

che colle loro armi, e co' loro cavalli, con i greggi e gli armenti,

colle mogli e famiglie andavano errando per le immense pianure, che si

stendono dal mar Caspio alla Vistola, dai confini della Persia a quelli

della Germania. Ma i guerrieri Germani, che dopo avere resistito

all'occidental monarchia dei Romani, ne divennero gl'invasori, e poi i

distruttori, occuperanno un luogo più importante in questa Storia, ed

hanno un diritto maggiore, e (se dir si può) più domestico per

richiamare la nostra attenzione. Le più civili nazioni della moderna

Europa uscirono dalle foreste della Germania, e nelle rozze istituzioni

di quei Barbari si possono rintracciar tuttavia gli originali principj

delle nostre leggi, e dei nostri costumi presenti. Tacito, il primo tra

gli storici che applicasse la filosofia allo studio dei fatti, ha con

occhio perspicace considerato i Germani nel loro primo stato di

semplicità e d'indipendenza, e gli ha delineati coi soliti tratti del

suo eccellente pennello. L'espressiva concisione delle sue descrizioni

ha meritato di esercitare la diligenza d'innumerabili antiquarj, e di

eccitare l'ingegno e l'acume degli storici filosofici de' nostri giorni.

Questo soggetto, benchè vario e importante, è già stato discusso così

spesso, così dottamente, e con tanto successo, che è divenuto ormai

famigliare al lettore e difficile per lo scrittore. Ci contenteremo

pertanto di osservare, o (per meglio dire) di ripetere alcune delle più

importanti circostanze del clima, dei costumi, e delle istituzioni, per

le quali i rozzi Barbari della Germania divennero nemici tanto

formidabili alla potenza romana.

L'antica Germania, escludendo da' suoi indipendenti confini

l'occidentale provincia del Reno, che già era soggetta al giogo romano,

comprendeva una terza parte dell'Europa. Quasi tutta la moderna

Germania, la Danimarca, la Norvegia, la Svezia, la Finlandia, la

Livonia, la Prussia, e la maggior parte della Polonia erano popolate

dalle diverse tribù di una numerosa nazione, le quali nel colore, nei

costumi, e nel linguaggio indicavano una comune origine, e conservavano

una forte rassomiglianza. All'occidente il Reno separava l'antica

Germania dalle galliche province dell'Impero, e al mezzogiorno il

Danubio la dividea dalle illiriche. La catena dei monti Carpazj, che

cominciavano dal Danubio, copriva la Germania dalla parte della Dacia, o

dell'Ungheria. La frontiera orientale era debolmente segnata dai timori

scambievoli dei Germani e dei Sarmati, e spesso confusa per lo mescuglio

delle due confinanti nazioni, ora nemiche ed ora confederate. Nella

remota oscurità del Settentrione gli antichi descrivevano

imperfettamente un gelato Oceano che giace di là del Baltico, e dalla

penisola, ovvero dall'isole[635] della Scandinavia.

Alcuni ingegnosi Scrittori[636] hanno sospettato che l'Europa fosse

prima molto più fredda di quel che sia di presente, e le più antiche

descrizioni del clima della Germania tendono moltissimo a confermare la

loro teoria. Poco forse meritano di essere considerate le generali

lagnanze d'intenso gelo, e di perpetuo inverno, giacchè non abbiamo un

metodo di ridurre all'esatta misura del termometro i sensi o le

espressioni di un oratore nato nelle più fortunate regioni della Grecia

o dell'Asia. Ma io sceglierò due notevoli e meno equivoche prove. I. I

due grandi fiumi, che coprivano le province romane, il Reno ed il

Danubio, erano spesso gelati, e capaci di sostenere i pesi più enormi. I

Barbari, scegliendo sovente quella rigida stagione per le loro

incursioni, passavano senza timore o pericolo, con le loro numerose

armate, con la cavalleria e con i pesanti carri sopra un vasto e stabile

ponte di ghiaccio[637]. I secoli moderni non ci hanno dato alcun esempio

di somigliante fenomeno. II. I Rangiferi, quegli animali sì utili, da

cui ricava il Selvaggio del Settentrione i migliori sollievi della sua

orrida vita, sono di un temperamento che soffre, anzi richiede il freddo

più intenso. Si trovano sugli scogli di Spitzberg, dentro dieci gradi

dal polo; sembrano dilettarsi delle nevi della Lapponia e della Siberia;

ma adesso non possono vivere, e molto meno moltiplicare, in alcun paese

al mezzogiorno del Baltico[638]. Ai tempi di Cesare i Rangiferi, come

pure la Gran Bestia ed il toro salvatico, erano naturali della selva

Ercinia, che allora occupava una gran parte della Germania e della

Polonia[639]. I moderni miglioramenti spiegano abbastanza le cagioni

della diminuzione del freddo. A poco a poco si sono abbattuti quei

boschi immensi, che toglievano al suolo i raggi solari[640]. Si sono

seccate le paludi, ed a proporzione che il terreno è stato coltivato,

l'aria è divenuta più temperata. Il Canadà ai giorni nostri è l'esatto

quadro dell'antica Germania. Benchè situato sotto il medesimo parallelo

colle più belle province della Francia e dell'Inghilterra, soffre quel

paese il freddo più rigoroso. Vi sono in gran numero i Rangiferi; la

terra è coperta di neve alta e durevole; ed il gran fiume di S. Lorenzo

è regolarmente gelato in una stagione, nella quale le acque della Senna

e del Tamigi sono ordinariamente sciolte dal ghiaccio[641].

È difficile il determinare, e facile l'ingrandire l'influenza del clima

dell'antica Germania sopra gli animi e sopra i corpi dei nazionali.

Molti Scrittori hanno supposto, e moltissimi hanno affermato (benchè,

per quanto sembra, senza alcuna adeguata prova) che il freddo rigoroso

del settentrione fosse favorevole alla lunga vita, ed alla forza

generatrice; che le donne vi fossero più feconde, e la specie umana più

prolifica, che nei climi più caldi o più temperati[642]. Noi possiamo

asserire con maggior confidanza che l'aria pungente della Germania

formasse le grandi e maschie membra dei nazionali, i quali erano in

generale di una più alla statura, che i popoli del mezzogiorno[643]; e

desse loro una specie di forza meglio adatta ai violenti esercizj che

alla paziente fatica; ed inspirasse un valor macchinale, che è l'effetto

dei nervi e degli spiriti. L'asprezza di una campagna d'inverno, che

agghiacciava il coraggio dello truppe romane, veniva appena sentita da

quei robusti figli del Settentrione[644], i quali erano a lor volta

incapaci di resistere ai calori estivi, e cadevano in languidezza ed

infermità sotto i raggi d'un sole d'Italia[645].

Non v'è in tutto il globo un largo tratto di paese, che sia stato

scoperto privo d'abitatori, o la cui prima popolazione possa fissarsi

con qualche grado di storica certezza. E ciò non ostante, siccome le

menti le più filosofiche possono raramente trattenersi dall'investigare

l'infanzia delle grandi nazioni, la nostra curiosità si consuma in

faticosi ed inutili sforzi. Quando Tacito considerò la purità del sangue

germano, e il ributtante aspetto del paese, si determinò a dichiarare

Indigeni, ovvero nativi del suolo quei barbari. Possiamo asserire con

sicurezza e forse con verità, che l'antica Germania non fu

originariamente popolata da alcuna colonia straniera, già unita in

società politica[646], ma che il nome e la nazione riceverono

l'esistenza dalla lenta unione dei vagabondi selvaggi delle Ercinie

foreste. Il sostenere che quei Selvaggi erano una naturale produzione

della terra da loro abitata, sarebbe una temeraria dottrina, condannata

dalla religione, e non sostenuta dalla ragione.

Un dubbio così ragionevole mal si combina collo spirito della vanità

popolare. Le nazioni, che adottarono la storia Mosaica del Mondo, han

fatto dell'Arca di Noè quell'uso medesimo che fecero una volta i Greci e

i Romani dell'assedio di Troia. Sulla angusta base di quella

riconosciuta verità, è stato innalzato un vasto ma uniforme edifizio di

favole; ed il rozzo Irlandese[647] non meno che il Tartaro

selvaggio[648] potrebbero indicare qual fu tra i figli di Jafet quegli,

da' cui lombi direttamente discesero i lor maggiori. L'ultimo secolo fu

fertile in dottissimi e creduli antiquarj, i quali colla dubbia scorta

delle leggende e delle tradizioni, delle congetture e delle etimologie,

condussero i discendenti di Noè dalla torre di Babel fino alle estremità

del Globo. Tra que' critici giudiziosi, Olao Rudbeck, professore

dell'Università di Upsal[649], è il più dilettevole. Questo zelante

cittadino riferisce alla sua patria tutto ciò, che vi ha di celebre

nella favola o nella storia. Dalla Svezia (ch'era una parte

considerabile della Germania) riceverono i Greci il loro alfabeto, la

religione e l'astronomia. Quella amena regione, (che tal pareva agli

occhi di un nazionale), avea dato luogo alle deboli ed imperfette copie

dell'Atlantide di Platone, del paese degli Iperborei, degli orti

Esperidi, delle Isole Fortunate, e dei campi Elisi. Un clima, sì

prodigamente favorito dalla natura, non potea rimanere lungo tempo

disabitato dopo il diluvio. Il dotto Rudbeck concede alla famiglia di

Noè pochi anni per moltiplicare da otto sole persone a ventimila. Li

disperde quindi in diverse piccole colonie per popolar la terra e

propagare la specie umana. Il distaccamento germano o svezzese (che, se

non m'inganno, marciò sotto il comando di Askenaz, figlio di Gomer,

figlio di Jafet) si distinse con una straordinaria diligenza nel

proseguimento di questa grand'opera. Il settentrionale alveare mandò i

suoi sciami nella maggior parte della Europa, dell'Affrica e dell'Asia,

e (per servirsi della metafora dell'autore) il sangue tornò indietro

dalle estremità al cuore.

Ma tutto questo ingegnoso sistema delle germane antichità è distrutto da

un semplice fatto, troppo bene attestato per metterlo in dubbio, e

troppo decisivo per dar luogo ad alcuna replica. I Germani ai tempi di

Tacito non conoscevano l'uso delle lettere[650]; e l'uso delle lettere è

la principale circostanza che distingue una culta nazione da un gregge

di Selvaggi, incapaci di scienza o riflessione. Senza questo aiuto

artificiale, l'umana memoria perde presto o corrompe le idee affidatele;

e le facoltà più nobili della mente, non più aiutate dagli esempj o dai

materiali, perdono a poco a poco la loro attività: l'intendimento divien

debole ed assopito, l'immaginazione languida o irregolare. Per meglio

comprendere una verità sì importante, procuriamo di calcolare, in una

società incivilita, l'immensa distanza, che passa tra l'uomo scienziato,

ed il contadino ignorante. Il primo, con la lettura e con la

riflessione, moltiplica la sua propria esperienza, e vive in secoli ed

in paesi remoti; mentre il secondo, attaccato ad un sol pezzo di terra,

è confinato a pochi anni di esistenza, e supera, ma molto poco,

nell'esercizio delle facoltà della mente, il bove compagno di sue

fatiche. Si troverà la medesima differenza, e forse ancora più grande,

fra le nazioni che fra gl'individui; e si può con sicurezza asserire,

che senza qualche genere di scrittura niun popolo ha mai conservato i

fedeli annali della sua storia, nè fatti progressi considerabili nelle

scienze astratte, nè mai posseduto in un grado tollerabile di perfezione

le arti utili, o dilettevoli per la vita.

Di queste arti erano miseramente privi gli antichi Germani. Passavano la

vita nello stato d'ignoranza e di povertà, che alcuni declamatori si

sono compiaciuti di decorare col nome di virtuosa semplicità. La moderna

Germania si dice contenere quasi duemila trecento città cinte di

mura[651]. In una più vasta estensione di paese, il geografo Tolomeo non

potè discoprire più di novanta luoghi, ch'ei decorò col nome di

città[652]; quantunque (secondo le nostre idee) mal meritassero quello

splendido titolo. Si può soltanto supporre che fossero informi fortezze,

costruite nel centro dei boschi, e destinate a porre in sicuro le donne,

i ragazzi, ed il bestiame, nel tempo che i guerrieri delle tribù

uscivano fuori a respingere un'improvvisa invasione[653]. Ma Tacito

asserisce, come fatto ben noto, che i Germani dell'età sua non aveano

città[654]; ed affettavano di sprezzare le opere dell'industria romana,

come luoghi piuttosto di prigionia che di sicurezza[655]. Le loro case

non erano nè contigue, nè distribuite in regolari villaggi[656]; ogni

Barbaro fissava la sua indipendente abitazione nel sito, al quale una

pianura, un bosco, o una sorgente di acqua dolce lo aveva indotto a dare

la preferenza. In quei deboli abituri non s'impiegavano pietre, nè

mattoni, nè tegole[657]. Non erano di fatto più che basse capanne di

circolare figura, fabbricate di rozzo legno, coperte di strame, e aperte

in cima per lasciare un passo libero al fumo. Nel più rigido inverno il

duro Germano si contentava d'uno scarso vestito, fatto della pelle di

qualche animale. Le nazioni che abitavano verso il Settentrione si

coprivano di pellicce; e le donne si facevano per loro uso le vesti di

un lino assai rozzo[658]. La cacciagione di varie sorte, di cui eran

piene le foreste della Germania, serviva a nutrire ed esercitare i suoi

abitatori[659]. I loro numerosi bestiami, più utili in vero che

belli[660], formavano la loro ricchezza principale. Una piccola quantità

di grano era il solo prodotto di quelle contrade. L'uso dei prati e

degli orti era sconosciuto ai Germani; nè si poteva sperare alcun

progresso nell'agricoltura da un popolo, le cui possessioni soffrivano

ogni anno una generale mutazione per la nuova divisione delle terre

arative; e che in quella strana operazione evitava le dispute, lasciando

una gran parte de' terreni nuda ed inculta[661].

L'oro, l'argento, ed il ferro erano rarissimi nella Germania. I suoi

barbari abitatori non avevano nè abilità, nè pazienza per investigare

quelle ricche vene di argento, che hanno ricompensata sì generosamente

l'attenzione dei Principi di Brunswich e della Sassonia. La Svezia, che

ora dispensa il ferro all'Europa, non conosceva neppur essa le proprie

ricchezze; e l'aspetto dell'armi dei Germani era una prova bastante

della piccola quantità di ferro, ch'essi poteano impiegare nell'uso da

loro creduto il più nobile di questo metallo. I varj trattati di pace e

di guerra aveano introdotto alcune monete romane (specialmente

d'argento) tra gli abitanti delle rive del Danubio e del Reno; ma le

tribù più remote ignoravano affatto l'uso della moneta, faceano il lor

piccolo traffico con il cambio delle merci, e tanto stimavano i rozzi

lor vasi di terra, quanto quelli di argento, che i loro Principi, ed

Ambasciatori riceveano in dono da Roma[662]. Uno spirito riflessivo

ricaverà maggiore istruzione da quegli fatti principali, che da una

tediosa serie di minuti racconti. Il valore della moneta è stato

istituito dal generale consenso per rappresentare i nostri bisogni ed i

nostri beni, come le lettere furono inventate per esprimere le nostre

idee; ed ambedue queste istruzioni dando alle potenze e alle passioni

degli uomini una più attiva energia, hanno contribuito a moltiplicare

gli oggetti cui furono destinate a rappresentare. L'uso dell'oro e

dell'argento è in gran parte fattizio; ma sarebbe impossibile di

enumerare i diversi ed importanti vantaggi che l'agricoltura e tutte le

arti hanno ricevuti dal ferro temperato e manipolato dal fuoco e dalla

industriosa mano dell'uomo. La moneta, in una parola, è l'incitamento

più universale; ed il ferro è il più potente strumento dell'industria

umana; ed è molto difficile di concepire come un popolo non animato dal

primo, nè secondato dall'altro, sorger potesse fuori dalla più rozza

barbarie[663].

Se contempliamo una nazione selvaggia in qualunque parte del Globo,

vedremo che il suo carattere generale è una supina indolenza e non

curanza dell'avvenire. In uno Stato civile l'uomo esercita ed estende

ogni sua facoltà; e la gran catena dei bisogni scambievoli lega ed

unisce i diversi membri della società. La maggior parte di essa è

impiegata in lavori perseveranti ed utili. Quei pochi che la fortuna ha

messi al di sopra della necessità, possono per altro occuparsi nel

cercar l'interesse o la gloria, nel migliorare il loro patrimonio o il

loro intelletto, nei doveri, nei piaceri, e nelle follìe ancora della

vita sociale. Non aveano i Germani tanti compensi. I vecchi e i malati,

le donne e gli schiavi tenevano il governo della casa e della famiglia,

e la cura delle terre e degli armenti. Gli oziosi guerrieri, privi

d'ogn'arte che potesse impiegare le ore loro disoccupate, passavano i

giorni e le notti negli animaleschi piaceri del sonno e del cibo. E ciò

nonostante, per una maravigliosa contrarietà di natura (secondo

l'osservazione di uno Scrittore che è penetrato ne' più oscuri di lei

recessi) i Barbari stessi sono a vicenda i più indolenti, e più attivi

degli uomini. Amano la pigrizia, detestano la tranquillità[664]. L'anima

illanguidita ed oppressa dal suo proprio peso, ansiosamente ricercava

qualche nuova e forte sensazione; e la guerra e pericoli erano i soli

trattenimenti adeguati al loro fiero temperamento. La tromba che

invitava il Germano alle armi, era grata alle orecchie di lui. Lo

scuoteva dal suo tristo letargo, gli dava un attivo vigore, e col forte

esercizio del corpo, e colle scosse violente dell'animo, ravvivava in

esso il sentimento della propria esistenza. Negli oziosi intervalli di

pace, quei Barbari s'abbandonavano con eccesso al giuoco ed al bere: e

queste due occupazioni, la prima infiammando le loro passioni, l'altra

estinguendo la loro ragione, egualmente li liberavano dalla pena di

pensare. Si vantavano di passare gl'interi giorni e le notti alla mensa;

ed il sangue degli amici e dei parenti spesso macchiava le numerose loro

e intemperanti assemblee[665]. Pagavano i loro debiti di onore (giacchè

in questo aspetto ci hanno trasmesso l'uso di soddisfare quelli del

giuoco) con la più romanzesca esattezza[666]. Il disperato giuocatore,

che aveva arrischiato la sua vita e la sua libertà ad un ultimo tiro di

dado, ubbidiva con pazienza alla decisione della fortuna, e soffriva di

essere legato, castigato, e venduto schiavo in luoghi remoti dal suo più

debole, ma più fortunato avversario.

La birra gagliarda, liquore estratto con pochissimo artifizio dal grano,

o dall'orzo, e corrotto (secondo la forte espressione di Tacito) ad una

certa somiglianza col vino, bastava alle grossolane dissolutezze dei

Germani. Ma quelli che avevano gustati i preziosi vini dell'Italia, e

poi delle Gallie, sospiravano per quella più deliziosa sorgente di

ubbriachezza. Non tentarono per altro (come dopo è stato eseguito con

tanto successo) di far germogliare le viti sulle rive del Danubio e del

Reno; nè procurarono di acquistare con l'industria i materiali di un

vantaggioso commercio. Il procacciarsi con la fatica ciò che rapir si

poteva con le armi, si riputava cosa indegna di uno spirito

Germano[667]. L'inestinguibile sete di liquori forti spesso costrinse

quei Barbari ad invadere quelle province, alle quali la natura o l'arte

aveva accordati quei tanto invidiati doni. Il Toscano, che abbandonò la

sua patria alle celtiche nazioni, le attrasse in Italia col bell'aspetto

dei preziosi frutti, o dei deliziosi vini, produzioni di un clima più

fortunato[668]. E nella stessa maniera i Germani ausiliarj, chiamati in

Francia nelle guerre civili del sedicesimo secolo, furono allettati

dalla promessa di avere abbondanti quartieri nelle province della

Sciampagna e della Borgogna[669]. L'ubbriachezza, il più vile, ma non il

più pericoloso dei nostri vizj, fu qualche volta capace di eccitare una

battaglia, una guerra, o una rivoluzione tra gli uomini in uno Stato

inferiore di civiltà.

Il lavoro di dieci secoli, dal tempo di Carlo Magno in poi, ha

raddolcito il clima dell'antica Germania, e fertilizzato il terreno. La

medesima estensione di paese che adesso mantiene nell'agio e

nell'abbondanza un milione di agricoltori e di artefici, non era prima

capace di fornire a centomila oziosi guerrieri le sole cose necessario

alla vita[670]. I Germani lasciavano le loro immense foreste per

l'esercizio della caccia, impiegavano nei pascoli la maggior parte de'

loro terreni, davano una rozza e indolente cultura al piccolo resto, ed

accusavano poi la scarsezza e la sterilità di un paese, che non bastava

a mantenere la moltitudine dei suoi abitatori. Quando il ritorno della

carestia severamente gli avvertiva della necessità delle arti, la

nazionale miseria s'alleggeriva talvolta con l'emigrazione di una terza,

e forse di una quarta parte della sua gioventù[671]. Il possesso ed il

godimento di un patrimonio sono i vincoli che ritengono un popolo

incivilito in un paese culto. Ma i Germani, che seco loro portavano ciò

che più stimavano, le armi, il bestiame, e le donne, abbandonarono con

piacere il vasto silenzio dei loro boschi per le illimitate speranze di

preda e di conquista. Gl'innumerabili sciami, che uscirono, o parvero

uscire dal grande alveare delle nazioni, furono moltiplicati dal timore

dei vinti, e dalla credulità dei secoli successivi. E sopra fatti così

esagerati, a poco a poco si stabilì l'opinione sostenuta da varj

scrittori di riputazione distinta, che nel secolo di Cesare e Tacito gli

abitanti del Settentrione erano molto più numerosi che non lo sono a' dì

nostri[672]. Un più serio esame sulle cause della popolazione pare che

abbia convinto i moderni filosofi della falsità, anzi dell'impossibilità

di questa supposizione. Ai nomi di Mariana e di Macchiavello[673],

possiamo opporre i non meno illustri nomi di Robertson e di Hume[674].

Una nazione bellicosa come i Germani, senza città, lettere, arti, o

moneta, trovava qualche compenso a questo stato selvaggio nel godimento

della libertà. La loro povertà ne assicurava la indipendenza, giacchè i

nostri desiderj e i nostri possessi sono le più forti catene del

dispotismo. «Tra i Suioni,» dice Tacito, «i ricchi vengono onorati: Sono

però soggetti ad un assoluto monarca, che invece di permettere al suo

popolo il libero uso delle armi, come si pratica nel resto della

Germania, le confida alla sicura custodia non di un cittadino, o di un

liberto, ma di uno schiavo. I Sitoni, vicini dei Suioni, oppressi dalla

servitù, obbediscono ad una donna[675]». Nel riferire queste eccezioni,

quel grande Storico riconosce bastantemente la generale teoria del

Governo. Quello che non possiamo concepire, è come le ricchezze e il

dispotismo penetrassero in una remota contrada del Settentrione, ed

estinguessero la generosa fiamma che ardeva con tanto vigore sulla

frontiera delle province romane; o come gli antenati di quei Danesi e

Norvegi, così illustri nei secoli successivi pel loro indomabile

spirito, potessero abbandonare così tranquillamente il gran carattere

della germana libertà[676]. Alcune tribù per altro, sulle coste del

Baltico, riconoscevano l'autorità dei Re, ma senza rinunziare ai diritti

degli uomini[677]; nella maggior parte della Germania però il Governo

era una democrazia moderata, e frenata non tanto dalle leggi generali e

positive, quanto dall'accidentale ascendente della nascita o del valore,

dell'eloquenza o della superstizione[678].

I Governi civili nella loro prima istituzione sono volontarie

confederazioni per difesa scambievole. Per ottenere il fine desiderato,

è assolutamente necessario che ogni individuo si creda obbligato a

sottoporre la sua opinione e le sue azioni private al giudizio del

maggior numero de' suoi compagni. Le Tribù germane eran contente di un

rozzo, ma non servile abbozzo di politica società. Appena che un

giovane, nato da genitori liberi, era giunto all'età virile, veniva

introdotto nel Consiglio generale de' suoi concittadini, solennemente

armato di uno scudo e di una lancia, e adottato come uguale e degno

membro di quella militare repubblica. L'assemblea dei guerrieri della

tribù si convocava in certi tempi stabiliti, o nelle subite emergenze:

si decideva dal suo voto inappellabile il processo delle pubbliche

offese, l'elezione dei magistrati, e il grande affare della pace e della

guerra. Talora però queste importanti questioni erano previamente

esaminate, e preparate in un più scelto consiglio dei principali

capitani[679]. I Magistrati potevano deliberare e persuadere; il popolo

solo potea risolvere od eseguire; e le risoluzioni dei Germani erano

quasi sempre pronte e violente. Quei Barbari, avvezzi a far consistere

la libertà nel soddisfare la presente passione, ed il coraggio nel

disprezzare tutte le conseguenze future, rigettavano con isdegnoso

disprezzo le rappresentanze della giustizia e della politica, e solevano

dimostrare con un cupo bisbiglio la loro avversione pe' timorosi

consigli. Ma qualora un più gradito oratore proponeva di vendicare

l'infimo cittadino di una offesa straniera o domestica, qualora esortava

i suoi concittadini a sostenere l'onore della nazione, o ad abbracciare

un'impresa piena di pericolo e di gloria, un alto strepito di scudi e di

lance esprimeva l'ardente applauso dell'assemblea. I Germani, di fatto,

si radunavano armati; ed era sempre da temersi, che una sfrenata

moltitudine, infiammata dalla fazione e dai forti liquori, non si

servisse di quelle armi per dichiarare o per avvalorare le sue furiose

risoluzioni. Ricordiamoci quanto spesso le Diete della Polonia sono

stato macchiate di sangue, ed il partito più numeroso è stato costretto

a cedere al più violento e sedizioso[680].

Si eleggeva un Generale della tribù all'occasione d'un pericolo; e se

questo era pressante ed esteso, diverse tribù concorrevano nella scolta

del medesimo Generale. Il guerriero più prode era nominato a guidare nel

campo i suoi concittadini più coll'esempio, che col comando. Ma questo

potere, benchè ristretto, era sempre invidiato. Finiva con la guerra; e

in tempo di pace le germane tribù non riconoscevano alcun Capo

supremo[681]. Si creavano però nella generale assemblea alcuni

_Principi_, per amministrar la giustizia, o piuttosto per comporre le

liti[682] nei loro rispettivi distretti. Nella scelta di questi

magistrati si aveva riguardo alla nascita come al merito[683]. Il

Pubblico dava a ciascuno di essi una guardia e un Consiglio di cento

persone; e sembra che il primo di questi _Principi_ godesse una

preeminenza di grado e di onore, per la quale furono talora tentati i

Romani di salutarlo col titolo regio[684].

Il solo paragone della diversa autorità dei magistrati, in due

importanti articoli, basta per esporre tutto il sistema dei costumi

della Germania. Da loro assolutamente dipendeva la distribuzione dei

terreni situati ne' rispettivi distretti, distribuzione ch'essi facevano

ogni anno secondo una nuova divisione[685]. Ma nel tempo stesso, non

potevano essi nè punir con la morte, nè imprigionare, nè tampoco

percuotere un cittadino privato[686]. Popoli tanto gelosi delle loro

persone, e sì poco dei loro beni, devono essere stati affatto privi

dell'industria e delle arti, ma animati da un sentimento profondo di

onore e d'indipendenza.

I Germani rispettavano quei doveri soltanto, che s'imponevano da se

stessi. Il più oscuro soldato resisteva con disprezzo all'autorità dei

magistrati. «I più nobili giovani non arrossivano di essere contati tra

i fedeli _compagni_ di qualche illustre Capo, al quale consacravano le

loro armi ed i loro servigi. Regnava tra questi compagni una nobile

emulazione di ottenere il primo posto nella stima del loro Capo, e tra i

Capi, di acquistare il numero maggiore di valorosi _compagni_.

L'ambizione e la forza dei Capi consisteva nell'essere sempre

accompagnati da una truppa di scelti giovani, loro ornamento in pace, e

loro difesa in guerra. La gloria di eroi così illustri si diffondeva

oltre gli angusti confini della loro propria tribù. Con regali e con

ambasciate si ricercava la loro amicizia; e la fama delle loro armi

assicurava sovente la vittoria a quel partito ch'essi abbracciavano.

Nell'ora del pericolo era vergogna pel Capo l'essere superato in valore

da' suoi compagni; e per questi era vergogna il non eguagliare il valore

del loro Capo. Il sopravvivere alla caduta di lui nella battaglia, era

una eterna infamia. Il più sacro de' loro doveri stava nel proteggere la

persona e adornare la gloria di lui con i trofei delle proprie geste. I

Capi combattevano per la vittoria, i compagni pel Capo. I più nobili

guerrieri, quando il loro paese nativo era immerso nell'ozio della pace,

mantenevano le numerose lor truppe in qualche remota scena d'azione, per

esercitarne l'instancabil coraggio, ed acquistar fama in quei volontarj

pericoli. Il feroce destriero, la sanguinosa ed invitta lancia, doni ben

degni di un soldato, erano le ricompense, che i compagni esigevano dalla

liberalità del loro Capo. La rustica abbondanza della sua mensa ospitale

era l'unica paga ch'egli potesse accordare, e ch'essi volessero

ricevere. La guerra, la rapina, e le volontarie offerte de' suoi amici

fornivano i materiali di tale munificenza[687].» Questa istituzione, per

quanto potesse accidentalmente indebolire le diverse repubbliche dei

Germani, invigoriva però il generale carattere della nazione, e

conduceva ancora a maturità tutte le virtù, delle quali i Barbari sono

capaci, la fede, l'ospitalità e la cortesia, virtù tanto cospicue, gran

tempo dopo, nei secoli della cavalleria. Un ingegnoso scrittore ha

supposto, che gli onorevoli doni largiti dal Cupo ai suoi valorosi

compagni, contengano i primi rudimenti dei feudi, distribuiti dopo la

conquista delle province romane dai barbari Signori ai loro vassalli,

con un obbligo somigliante di militar servigio ed omaggio[688]. Queste

condizioni sono però ripugnanti alle massime degli antichi Germani, che

si facevano con piacere doni scambievoli, ma senza imporre o ricevere il

peso delle obbligazioni[689].

«Al tempo della cavalleria, o per meglio dire dei romanzi, tutti gli

uomini erano valorosi, tutte le donne eran caste»; e benchè quest'ultima

virtù si conservi con maggiore difficoltà della prima, viene per altro

attribuita, quasi senza eccezione, alle mogli degli antichi Germani. Non

era in uso la poligamia che tra i Principi, e questa soltanto per

moltiplicare le loro parentele. I costumi più che le leggi proibivano i

divorzi. Gli adulteri venivano puniti come delitti rari ed inespiabili;

nè l'esempio o la moda[690] giustificava la seduzione. Facilmente si

vede che Tacito si lancia trasportare dall'onesto piacere di mostrare il

contrasto della _barbarica_ virtù con la dissoluta condotta delle dame

romane, ma pure vi sono alcune circostanze molto notevoli, che danno

un'aria di verità, o almeno di probabilità, alla fede e castità

coniugale dei Germani.

Benchè il progresso della cultura abbia indubitatamente contribuito a

raddolcire le più fiere passioni della natura umana, sembra però che sia

stato men favorevole alla virtù della castità, il cui più pericoloso

nemico è la mollezza dell'animo. I raffinamenti della vita corrompono,

mentre rendono più gentile la corrispondenza dei due sessi. Il

grossolano appetito dell'amore diviene più pericoloso, quando è

sublimato, o piuttosto in verità mascherato dal sentimento. L'eleganza

del vestire, dei modi, e dei costumi da un risalto alla bellezza, ed

infiamma i sensi per via della immaginazione. Liberi discorsi, balli

notturni, e licenziosi spettacoli presentano la tentazione e lo

occasioni alla fragilità femminile[691]. La povertà, la solitudine, e le

penose cure della vita domestica assicuravano da tali pericoli le rozze

mogli de' Barbari. Le capanne germane, da per tutto aperte all'occhio

della indiscretezza o della gelosia, custodivano meglio la fedeltà

coniugale, che non le mura, i chiavistelli, e gli eunuchi di un

serraglio persiano. A questa ragione un'altra se ne può aggiugnere di

più onorevol natura. I Germani trattavano le loro mogli con istima e

confidenza; le consultavano in ogni importante occasione, e ciecamente

credevano che risedesse nei loro petti una santità e prudenza sovrumana.

Alcune di queste, interpreti del fato, come Velleda nella guerra dei

Batavi, governavano a nomo della Divinità le più feroci nazioni della

Germania[692]. Le altre, senza essere adorate come Dee, erano rispettate

come libere ed uguali compagne dei soldati; associate ancora dalla

cerimonia del matrimonio ad una vita piena di fatica, di pericolo, e di

gloria[693]. Nelle loro grandi invasioni, il campo dei Barbari era

ripieno di una moltitudine di donne che stavansi ferme ed intrepide in

mezzo al suono delle armi, ai diversi aspetti della distruzione, ed alle

gloriose ferite dei loro figli e mariti[694]. Più di una volta i

fuggitivi Germani sono stati ricondotti contro il nemico dalla generosa

disperazione delle donne, più atterrite dalla schiavitù che dalla morte.

Se la battaglia era irreparabilmente perduta, sapevan bene con le

proprie mani liberare se stesse ed i figli dagl' insulti del

vincitore[695]. Eroine di questa tempra meritano, è vero, la nostra

ammirazione, ma sicuramente non erano nè amabili, nè molto capaci di

amore. Affettando di emulare le fiere virtù degli uomini, doveano avere

rinunziato a quella seducente dolcezza, nella quale principalmente

consiste l'incanto e la debolezza della donna. Il proprio orgoglio aveva

avvezzate le donne germane a sopprimere ogni tenera commozione contraria

al loro onore, ed il primo onore del sesso è sempre stata la castità. I

sentimenti, e la condotta di quelle coraggiose matrone possono essere

considerati nel tempo medesimo come una causa, un effetto, e una prova

del carattere generale della nazione. Il coraggio femminile, per quanto

sia animato dal fanatismo, o confermato dall'abito, non può essere che

una debole ed imperfetta imitazione del valore degli uomini, che

illustrano il secolo, od il paese, nel quale essi vivono.

Il sistema religioso dei Germani (se pur le rozze opinioni dei selvaggi

meritano questo nome) era dettato dai loro bisogni, dai loro timori, e

dalla loro ignoranza[696]. Adoravano i grandi oggetti visibili ed agenti

della natura, il Sole e la Luna, il Fuoco e la Terra, insieme con quelle

immaginarie divinità, le quali si supponevano presedere alle più

importanti occupazioni dell'umana vita. Erano persuasi di potere, colle

ridicole arti della divinazione, indagare la volontà degli enti

superiori, e credevano che i sacrifizj umani fossero le più preziose o

gradite offerte ai loro altari. È stato con troppa fretta fatto applauso

alla sublime idea, che quei popoli avevano della divinità, non confinata

da loro dentro le mura di un tempio, nè rappresentata sotto alcuna

figura umana; ma quando si riflette che i Germani erano imperiti

nell'architettura, ignoranti affatto nella scultura, presto trovasi la

vera ragione di uno scrupolo, derivante non tanto da superiorità

d'intelletto, quanto da mancanza d'ingegno. I soli tempj della Germania

erano gli oscuri ed antichi boschi, consacrati dalla venerazione di

varie generazioni. Il loro tenebroso silenzio, l'immaginaria residenza

di un invisibil potere, non presentando alcun distinto oggetto di

terrore o di adorazione, imprimea nella mente un profondo sentimento di

orrore religioso[697]; ed i sacerdoti, rozzi ed ignoranti com'erano,

avevano appreso dall'esperienza l'uso di tutti quegli artifizj, che

potessero conservare e fortificare impressioni sì convenienti al loro

proprio interesse.

La stessa ignoranza, che rende i Barbari incapaci di comprendere il

bene, o di accettare l'utile freno delle leggi, gli espone nudi e

disarmati ai ciechi terrori della superstizione. I sacerdoti germani,

aumentando questa favorevole disposizione dei loro concittadini, avevano

usurpata, anche negli affari temporali, una giurisdizione, che i

Magistrati non avrebbero ardito di esercitare, ed il superbo guerriero

pazientemente si sottoponeva alla sferza della correzione, quando veniva

non da alcuna potenza umana, ma dall'ordine immediato del Dio della

guerra[698]. Ai difetti della politica civile suppliva talora

l'interposizione della sacerdotale autorità. L'ultima era costantemente

impiegata a mantenere il silenzio e la decenza nelle assemblee popolari;

e si estendeva talvolta ad interessi più importanti per la pubblica

prosperità. Fu per qualche casuale circostanza fatta una solenne

processione nei paesi or conosciuti sotto i nomi di Meclenburgo e di

Pomerania. L'ignoto simbolo della _Terra_, coperto con un denso velo, fu

posto sopra un carro tirato dalle vacche; e in questa guisa la Dea, che

risedeva ordinariamente nell'isola di Rugen, visitò le diverse

circonvicine Tribù de' suoi adoratori. Durante il suo viaggio fu

acchetato ogni rumore di guerra, le discordie rimasero sospese, le armi

deposte: e gl'inquieti Germani ebbero l'occasione di godere i beni della

pace e della concordia[699]. La _tregua di Dio_, così spesso e così

inutilmente proclamata dal clero dell'undecimo secolo, era un'ovvia

imitazione di quell'antica usanza[700].

Ma l'influenza della religione era molto più capace d'infiammare, che di

moderare le feroci passioni dei Germani. L'interesse ed il fanatismo

spesso mossero i suoi ministri a santificare le più temerarie ed

ingiuste imprese coll'approvazione del Cielo, e colle promesse di un

felice successo. Le sacre insegne lungamente venerate ne' boschi della

superstizione, erano messe alla fronte della battaglia[701]; e

l'esercito nemico veniva consacrato con orribili imprecazioni agli Dei

della guerra e del fulmine[702]. Nella credenza dei soldati (e tali

erano i Germani) la codardia è il più imperdonabile di tutti i peccati.

Un uomo coraggioso era il degno favorito delle loro marziali divinità;

lo sciagurato, che aveva perduto il suo scudo, era bandito dalle

religiose e dalle civili assemblee dei suoi concittadini. Sembra che

alcune Tribù settentrionali avessero abbracciata la dottrina della

trasmigrazione[703], ed altre immaginato un materiale paradiso di

perpetua ubbriachezza[704]. Tutte però convenivano che la vita spesa

nell'armi, ed una gloriosa morte in battaglia erano i migliori

preparativi per un felice avvenire in questo, ed in un altro Mondo.

L'immortalità così vanamente promessa dai sacerdoti, era in qualche modo

conferita dai _Bardi_. Questo ordine singolare d'uomini ha meritamente

occupata l'attenzione di tutti coloro, che hanno tentato d'investigare

le antichità dei Celti, degli Scandinavi, e dei Germani. Il loro genio

ed il loro carattere, come ancora la venerazione portata al loro

importante uffizio, sono state bastantemente illustrate. Ma non si può

con eguale facilità esprimere, e neppur concepire l'entusiasmo di armi e

di gloria, ch'essi accendevano nel petto dei loro uditori. Tra un popolo

culto, il gusto per la poesia è piuttosto un trattenimento della

fantasia, che una passione dell'animo. Pure, quando in un tranquillo

ritiro si rileggono le battaglie descritte da Omero e dal Tasso, siamo

insensibilmente sedotti dalla finzione, e proviamo un momentaneo

trasporto di ardor militare. Ma quanto mai debole, e quanto fredda è mai

la sensazione, che da uno studio solitario può ricevere un animo quieto!

Nel momento della battaglia, o nella allegrezza della vittoria,

celebravano i Bardi la gloria degli antichi Eroi, antenati di quei

bellicosi capitani, che ascoltavano con trasporto le loro semplici, ma

animate canzoni. La vista delle armi o del pericolo ingrandiva gli

effetti del canto militare; e le passioni, che si volevano con quello

eccitare, la sete di gloria, e il disprezzo della morte, erano gli

abituali sentimenti di un animo germano[705].

Tale la condizione, e tali erano i costumi degli antichi Germani. Il

loro clima, la loro ignoranza delle scienze, delle arti e delle leggi,

le loro idee di onore, di valore e di religione, il sentimento di

libertà, l'avversione alla pace, e la sete di nuove imprese, tutto in

somma contribuì a formare un popolo di Eroi militari. Ma nonostante si

vede che per più di dugento cinquanta anni, che passarono dalla disfatta

di Varo al regno di Decio, questi Barbari formidabili fecero pochi

considerabili tentativi, e niuna riguardevole impresa contro le

dissolute o schiave province dell'Impero. Il loro progresso fu impedito

dalla mancanza d'armi e di disciplina, ed il loro furore divertito dalle

intestine discordie dell'antica Germania.

I. È stato ingegnosamente osservato e non senza verità, che una nazione

padrona del ferro, diventa ben presto padrona dell'oro. Ma le selvagge

Tribù della Germania, prive ugualmente d'ambidue questi stimabili

metalli, erano ridotte a lentamente acquistare colla non secondata lor

forza il possesso dell'uno o dell'altro. L'aspetto di un esercito di

Germani mostrava la penuria che avevano di ferro. Di rado poterono far

uso delle spade e delle lance più lunghe. Le loro _framee_ (come essi

nella lor lingua le nominavano) erano lunghe aste, che in cima aveano

un'acuta e stretta punta di ferro, e ch'essi, secondo l'occasione, o

lanciavano da lontano, o maneggiavano combattendo a corpo a corpo. La

loro cavalleria non aveva altre armi, che quest'asta e uno scudo. Una

moltitudine di dardi scagliati con incredibile forza[706] era quel di

più che avesse l'infanteria. L'abito militare, quando pure l'avevano,

altro non era che uno sciolto mantello. Una varietà di colori era

l'unico ornamento dei loro scudi, fatti di legno o di giunco. Pochi tra

i Capi erano distinti dalla corazza, e niuno quasi dall'elmo. Benchè i

cavalli della Germania non fossero nè belli, nè veloci, nè avvezzi alle

artificiose evoluzioni della cavalleria romana, contuttociò parecchie di

quelle nazioni furono rinomate per la loro cavalleria; ma generalmente

la principale forza dei Germani consisteva nell'infanteria[707] che si

ordinava in profonde colonne, secondo la distinzione delle tribù e delle

famiglie. Impazienti della fatica o dell'indugio questi guerrieri mezzo

armati correvano alla battaglia con dissonanti strida e in disordinate

file; e talvolta collo sforzo del valor naturale superavano la forzata e

più artificiale bravura dei mercenarj romani. Ma siccome i Barbari

perdevano tutto il loro vigore nel primo assalto, non sapevano nè come

riordinarsi, nè come ritirarsi. Una resistenza improvvisa cagionava la

loro disfatta; e la disfatta era quasi sempre una total distruzione.

Quando noi riflettiamo all'intera armatura dei soldati romani, alla loro

disciplina, agli esercizj, all'evoluzioni, ai campi fortificati, e alle

macchine militari, restiamo giustamente sorpresi, che il nudo e non

assistito valore dei Barbari osasse incontrare in campo la forza delle

legioni, e delle diverse truppe ausiliarie, che secondavano le loro

operazioni. Troppo fu ineguale il conflitto, finchè il lusso non ebbe

snervato il vigore degli eserciti romani, e lo spirito di disubbidienza

e di sedizione non n'ebbe corrotta la disciplina. L'introduzione dei

Barbari ausiliarj in quelle armate fu un passo accompagnato da molti

ovvj pericoli, giacchè così poterono i Germani a poco a poco istruirsi

nelle arti della guerra e della politica. Benchè vi fossero ammessi in

piccol numero e con le maggiori precauzioni, l'esempio di Civile fu

proprio a convincere i Romani che il pericolo non era immaginario, e che

le loro precauzioni non erano sempre bastanti[708]. Nelle guerre civili,

che seguitarono la morte di Nerone, quell'artificioso ed intrepido

Batavo, che i suoi nemici medesimi paragonarono ad Annibale ed a

Sertorio[709], formò un gran disegno di libertà e di ambizione. Otto

coorti batave, rinomate nelle guerre della Britannia e dell'Italia,

corsero sotto il di lui stendardo. Egli condusse un'armata di Germani

nella Gallia, fece abbracciare il suo partito alle potenti città di

Treveri e di Langres, disfece le legioni, distrusse i loro campi

fortificati, ed impiegò contro i Romani quella scienza militare, ch'egli

aveva acquistata nel loro servizio. Quando finalmente, dopo una ostinata

resistenza, cedè al potere dell'Impero, Civile assicurò sè stesso e la

patria con un trattato onorevole. I Batavi continuarono sempre ad

occupare le isole del Reno[710], come alleati, non come schiavi della

Monarchia romana.

II. La forza dell'antica Germania par formidabile, quando consideriamo

gli effetti che gli uniti sforzi della medesima avrebbero potuto

produrre. Quella vasta estensione di paese potea contenere un milione di

guerrieri, giacchè chiunque v'era in età di portar le armi, era ancora

disposto ad usarle. Ma questa feroce moltitudine, incapace di

concertare, o di eseguire alcun piano di grandezza nazionale, veniva

agitata da diverse e spesso nemiche fazioni. La Germania era divisa in

più di quaranta Stati indipendenti; ed in ciascuno di questi Stati

ancora l'unione delle diverse tribù era assai debole o precaria. Questi

Barbari facilmente si sdegnavano; non sapevano dimenticare un'ingiuria,

e molto meno un insulto; i loro risentimenti erano sanguinosi ed

implacabili. Le casuali contese, che sì spesso insorgevano nelle loro

tumultuose compagnie, o cacciando o bevendo, erano bastanti ad accendere

gli animi d'intere nazioni; la privata nimicizia di due considerabili

capitani si diffondeva tra i loro seguaci ed i loro alleati. Il

castigare gl'insolenti, il saccheggiar gl'indifesi erano eguali motivi

di far la guerra. Gli Stati più formidabili della Germania si studiavano

di circondare i loro territorj con una larga frontiera di solitudine e

di devastazione. Così quella spaventosa distanza gli assicurava dai loro

vicini, attestava il terrore delle loro armi, e in qualche modo li

difendeva dal pericolo d'inaspettate incursioni[711].

«I Bruteri (è Tacito che parla) furono totalmente esterminati dalle

vicine tribù[712], provocate dalla loro insolenza, lusingate dalla

speranza del bottino, e forse inspirate dai Numi tutelari dell'Impero.

Quasi sessantamila Barbari furon distrutti non dall'armi romane, ma

sotto i nostri occhi, e per darci un grato spettacolo. Così le nazioni

nemiche di Roma conservino sempre fra loro questa scambievole

inimicizia. Noi siamo giunti al colmo della prosperità[713], ed altro

non ci resta ad implorare dalla fortuna, che le discordie dei

Barbari[714].» Questi sentimenti men degni dell'umanità, che del

patriottismo di Tacito, mostrano le invariabili massime di politica de'

suoi concittadini. Consideravan eglino più sicuro espediente il

dividere, che il combattere quei Barbari, dalla disfatta dei quali non

potean ritrarre nè onor nè vantaggio. Il danaro e gli artifizj di Roma

penetravano nel cuore della Germania; e col giusto decoro si metteva in

opera ogni seduzione per conciliarsi quei popoli, che la lor vicinanza

al Danubio ed al Reno potea rendere utilissimi amici, o nemici

pericolosissimi. I Capi rinomati e potenti erano adulati co' più frivoli

doni, ch'essi ricevevano o come segni di distinzione, o come strumenti

di lusso. Nelle civili dissensioni la fazione più debole procurava di

avvalorare la sua causa unendosi secretamente coi governatori delle

confinanti province. Ogni discordia fra i Germani era fomentata

dagl'intrighi di Roma; ed ogni disegno di unione e di pubblico bene

veniva sconcertato dalla forza maggiore della gelosia e dell'interesse

privato[715].

La generale congiura, che atterrì i Romani sotto il regno di Marco

Antonino, comprendeva quasi tutte le nazioni della Germania e fino della

Sarmazia, dalla foce del Reno a quella del Danubio[716]. E impossibile

di stabilire se questa precipitosa confederazione fu formata dalla

necessità, dalla ragione, o dalla passione, ma siamo sicuri che i

Barbari non furono allettati dall'indolenza, nè provocati dall'ambizione

del Monarca romano. Questa pericolosa invasione richiese tutta

l'intrepidezza e vigilanza di Marc'Aurelio. Egli pose Generali molto

esperti nei diversi posti d'attacco, e prese in persona il comando

dell'armi nella più importante provincia del Danubio superiore. Dopo un

lungo e dubbioso conflitto il coraggio di quei Barbari fu domato, I

Quadi ed i Marcomanni[717], che si erano fatti i capi della guerra,

furono in quella catastrofe più degli altri severamente puniti. Vennero

costretti a ritirarsi cinque miglia[718] dalle rive del Danubio, ch'essi

abitavano, e a dare in ostaggio il fiore de' loro giovani, i quali

furono immediatamente mandati nella Britannia, isola remota, dove

potessero essere sicuri come ostaggi, ed utili come soldati[719].

Irritato l'Imperatore per le frequenti ribellioni dei Quadi e dei

Marcomanni, si risolvè di ridurre il lor paese in Provincia. La morte

sconcertò i suoi disegni. Questa lega formidabile, la sola che

comparisca nei due primi secoli della Storia Augusta, fu interamente

dissipata, senza lasciare di se traccia veruna nella Germania.

Nel corso di questo capitolo, che servir dee d'introduzione, ci siamo

ristretti ai generali lineamenti dei costumi della Germania, senza

tentar di descrivere o distinguere le varie tribù, che riempivano quel

vasto paese ai tempi di Cesare, di Tacito, o di Tolomeo. A misura che le

antiche o le nuove tribù si presenteranno nel corso di questa Storia,

noi faremo breve menzione delle loro origini, e situazioni, e dei loro

particolari caratteri. Le nazioni moderne sono società fisse e

permanenti, unite tra loro dalle leggi e dal Governo, attaccate al suolo

nativo per le arti e per l'agricoltura. Le tribù della Germania erano

volontarie e fluttuanti associazioni di soldati, quasi direi di

selvaggi. Un medesimo territorio cangiava spesso di abitatori nelle

varie vicende di conquiste e di emigrazioni. Le stesse comunità,

unendosi per formare un piano di difesa o d'invasione, davano un nuovo

nome alla nuova loro confederazione. Lo scioglimento di una antica lega

rendeva alle indipendenti tribù i loro particolari nomi, da lungo tempo

obbliati. Un popolo vittorioso spesso comunicava il suo proprio nome al

vinto. Turme di volontarj correvano talora da tutte le parti sotto le

insegne di un condottier favorito; il suo campo diveniva la loro patria,

e qualche circostanza di quella impresa dava ben presto un nome comune a

quella mista moltitudine. Le distinzioni dei feroci invasori erano

continuamente mutate da loro medesimi, o confuse dagli attoniti sudditi

dell'Impero romano[720].

Le guerre e l'amministrazione dei pubblici affari sono i soggetti

principali della Storia; ma il numero delle persone interessate in

quelle scene di affari è molto diverso secondo che diversa è la

condizione degli uomini. Nelle grandi Monarchie, milioni di sudditi

ubbidienti attendono alle loro utili occupazioni in seno alla pace ed

all'oscurità. L'attenzione dello scrittore e del lettore allora è

solamente ristretta ad una Corte, ad una capitale, ad un esercito

regolare, ed a distretti che accidentalmente divengono teatri di

militari operazioni. Ma uno Stato d'indipendenza e barbarie, il tempo

delle turbolenze civili, o la situazione delle piccole Repubbliche[721],

mette quasi ogni membro della società in azione e per conseguenza in

veduta. Le divisioni irregolari, e le inquiete turbolenze della Germania

abbagliano la nostra immaginazione, e par che moltiplichino il loro

numero. La prolissa enumerazione di tanti Re e di tanti guerrieri, di

eserciti e di nazioni, ci fa quasi dimenticare, che i medesimi oggetti

vengono continuamente ripetuti sotto nomi diversi e che spesso i nomi

più illustri sono stati largamente conceduti agli oggetti meno degni di

considerazione.

Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 01 · 第 38 / 45 题