[106] Furono elevati tra Lahor e Deli, quasi in mezzo a queste due
città. Le conquiste di Alessandro nell'Indostan non passarono il Puniab,
paese irrigato dai cinque gran rami dell'Indo.
[107] Ved. M. de Guignes Stor. degli Unni, l. XV. XVI. XVII.
[108] Erodoto è tra gli antichi quegli, che abbia meglio descritta la
vera indole del politeismo. Il miglior commento di ciò ch'egli ci ha
lasciato sopra questo soggetto, si trova nella Storia Naturale della
Religione di Hume; e Bossuet nella sua Storia Universale, ce ne presenta
il contrasto più vivo. Si scorge nella condotta degli Egiziani alcune
deboli tracce d'intolleranza (Ved. Giovenale Sat. XV.) Gli Ebrei ed i
Cristiani che vissero sotto gl'Imperatori, formano una eccezione molto
importante, anzi tanto importante, che a discuterla si richiederà un
capitolo a parte in quest'opera.
[109] I diritti, la potenza, e le pretensioni del Sovrano dell'Olimpo
sono chiarissimamente descritte nel XV libro dell'Iliade. Pope, senza
accorgersene, ha perfezionata la Teologia di Omero.
[110] Ved. per esempio Cesare _de bello Gallico_ VI 17. Nel corso di uno
o due secoli i Galli medesimi dettero alle loro divinità i nomi di
Marte, di Mercurio, d'Apollo ec.
[111] L'ammirabile trattato di Cicerone sulla Natura degli Dei, è la
miglior guida che seguir si possa in mezzo a quelle tenebre, ed in un
abisso così profondo. Questo scrittore espone candidamente, e confuta
sottilmente le opinioni dei filosofi.
[112] Non pretendo assicurare che in quel secolo irreligioso, la
superstizione avesse perduto il suo impero, e che i sogni, i presagi, le
apparizioni ec. non più inspirasser terrore.
[113] Socrate, Epicuro, Cicerone, e Plutarco hanno sempre inculcato il
più gran rispetto per la religione della lor patria e di tutto il genere
umano. Epicuro ne dette egli stesso l'esempio e la sua devozione fu
costante. Diog. Laerzio X 10.
[114] Polibio l. VI c. 53 54. Giovenale si lamenta Sat. XIII, che ai
suoi tempi questo timore non faceva quasi più effetto.
[115] Ved. la sorte di Siracusa, di Taranto, di Ambrachia, di Corinto
ec. la condotta di Verre nell'Azione 2 or. 4 di Cic., e la pratica
ordinaria dei governatori nella VIII Satira di Giovenale.
[116] Svetonio vita di Claudio; Plinio Stor. Nat. XXX I.
[117] Pelloutier Stor. dei Celti, tomo VI, p. 230 252.
[118] Seneca _De consolat. ad Helviam_, pag. 74 edizione di Giusto
Lipsio.
[119] Dionigi d'Alicarnasso, Antich. Rom. l. II.
[120] Nell'anno di Roma 701 il tempio d'Iside, e di Serapide fu demolito
per ordine del Senato. (Dione l. XL p. 252), e dalle mani stesse del
Console, Val. Mass. I. 3. Dopo la morte di Cesare fu riedificato a spese
del pubblico, Dione, l. XLVII. pag. 501. Augusto nella sua dimora in
Egitto rispettò la maestà di Serapide, Dione l. LI. p. 647, ma proibì il
culto dei Numi egiziani nel _Pomerio_ di Roma, e un miglio all'intorno,
Dione l. LIII p. 679 e l. LIV pag. 735. Queste Divinità rimasero per
altro in moda sotto il suo regno. Ovid. _Do art. am._ l. I, e sotto il
suo successore, finchè la giustizia di Tiberio fu tratta ad usare
qualche severità (ved. Tacito, Annal. II 85; Giuseppe Antichità l. XVIII
c. 3.)
[121] Tertulliano _Apolog._ c. 6 p. 74 ediz. Averc. Credo che questo
stabilimento possa attribuirsi alla pietà della famiglia Flavia.
[122] Ved. Tito Livio l. XI e XXIX.
[123] Macrob. _Saturn._ l. III c. 9. Questo autore ci dà una formola di
evocazione.
[124] Minuzio Felice _in Octavio_ p. 54. Arnobio l. VI p. 115.
[125] Tacito annal. XI 24. _Il Mondo Romano_ del dotto Spanheim è una
storia completa della progressiva ammissione del Lazio, dell'Italia e
delle province alla cittadinanza romana.
[126] Erodoto V 97. Questo numero sembra considerabile e par credibile
che l'Autore se ne sia rapportato al rumor popolare.
[127] Ateneo _Deipnosophist._ l. VI p. 172 ediz. di Casaubono; Meursio
_De fortuna Attica_ c. 4.
[128] Ved. in Beaufort _Rep. Rom._ l. IV c. 4 il numero esatto dei
cittadini che ogni censo comprendeva.
[129] Appiano _De bello civili_ l. I. Vallejo Patercolo, l. II c. 15 16
e 17.
[130] Mecenate lo consigliò di dare con un editto il titolo di cittadino
a tutti i suoi sudditi; ma vien giustamente sospettato che Dione Cassio
sia l'autore d'un consiglio così bene adattato alla pratica del suo
secolo, e così poco alla politica di Augusto.
[131] I Senatori erano obbligati di avere il terzo dei loro beni in
Italia. Ved. Plinio l. VI epist. 19. Marco Aurelio permise loro di non
avervi che il quarto. Dopo il regno di Traiano, l'Italia cominciò a non
essere più distinta dalle altre province.
[132] La prima parte della _Verona Illustrata_ del marchese Maffei, dà
la più chiara ed estesa descrizione dello stato della Italia al tempo
dei Cesari.
[133] Ved. Pausania l. II. Quando queste assemblee non furono più
pericolose, i Romani consentirono che se ne stabilissero i nomi.
[134] Cesare ne fa spesso menzione. L'Ab. Dubos non ha potuto provare
che i Galli abbian continuato sotto gl'Imperatori a tenere queste
assemblee. _Stor. dello stabilimento della Monarch. Francese_, l. I, c.
4.
[135] Seneca _De Consol. ad Helviam_, c. 6.
[136] Mennone presso Fozio c. 33. Valerio Mass. IX 2, Plutarco e Dione
Cassio fanno ascender la strage a 150000 cittadini; ma credo che un
numero minore sia più che bastante.
[137] Venticinque colonie furono stabilite nella Spagna. Ved. Plinio
Stor. Nat. II 3, 4; IV 35, e nove nella Britannia, tra le quali Londra,
Colchester, Lincoln, Chester, Glocester, e Bath sono ancora città
considerabili. Ved. Riccardo di Cirencester p. 364 e la Stor. di
Manchester di Whitaker l. I c. 3.
[138] Aulo Gellio _Noctes Atticae_, XVI. 13. L'imperatore Adriano era
sorpreso che le città di Utica, di Cadice e d'Italica, che godevano de'
privilegi annessi alle città municipali, sollecitassero il titolo di
_Colonie_: fu presto però seguito il loro esempio, e l'Impero si trovò
ripieno di colonie onorarie. Ved. Spanheim _De usu numismat._ dissert.
XIII.
[139] Spanheim _Orb. Rom._ c. 8 p. 62.
[140] Aristide, in _Romae encomio_, tom. I. p. 218 edit. Jebb.
[141] Tacito Annal. XI 2 24 _Stor._ IV 74.
[142] Plinio _Stor. Nat._ III 5, S. Agostino _De Civitate Dei_ XIX 7,
Giusto Lipsio _De pronunciatione linguae latinae_ c. 3.
[143] Apuleio e S. Agostino saranno garanti per l'Affrica; Strabone per
la Spagna e la Gallia; Tacito nella vita d'Agricola per la Britannia, e
Velleio Patercolo per la Pannonia. A tutte queste testimonianze noi
possiamo aggiugnere il linguaggio delle Iscrizioni.
[144] La lingua celtica si conservò nei monti del paese di Galles, di
Cornovaglia, e dell'Armorica. Apuleio rimprovera l'uso della lingua
punica a un giovane affricano, che viveva tra gli ultimi del popolo,
mentre avea quasi dimenticata la greca, e che non sapeva o non voleva
parlar latino. _Apolog._ p. 596. S. Agostino non parlò che
rarissimamente in lingua punica ne' suoi Concilj.
[145] La sola Spagna fu madre di Columella, dei due Seneca, di Lucano,
di Marziale e di Quintiliano.
[146] Da Dionigi fino a Libanio, nessun critico greco, che io sappia, fa
menzione di Virgilio, o di Orazio. Sembra che nessuno conoscesse i buoni
Scrittori romani.
[147] Il lettore curioso può vedere nella Biblioteca Ecclesiastica di
Dupin tom. XIX p. I cap. 8 qual cura si aveva per conservare le lingue
siriaca ed egiziana.
[148] Ved. Gioven. Sat. III e XV, Ammiano Marcellino XXII 16.
[149] Dione Cassio l. LXXVII p. 1275. Sotto il regno di Settimio Severo
fu per la prima volta un Egiziano ammesso nel Senato.
[150] Valerio Massimo, l. II c. 2 n. 1. L'Imperatore Claudio degradò un
ragguardevol Greco, perchè non sapeva la lingua latina. Questi avea
forse qualche pubblico impiego. Svet. Vita di Claudio c. 16.
[151] Nel campo di Lucullo un bove fu venduto una dramma, ed uno schiavo
quattro dramme. Plutarco; Vita di Lucullo, p. 580.
[152] Diodoro di Sicilia, in _Eclog. Hist._ l. XXXIV e XXXVI Floro III
19 20.
[153] Ved. un esempio notabile di severità in Cicerone, _in Verrem._ V.
3.
[154] Grutero, e gli altri compilatori riportano un gran numero
d'iscrizioni indirizzate dagli schiavi alle lor mogli, ai figli, ai
compagni, ai padroni ec. e che, secondo tutte le apparenze, sono del
secolo degl'Imperatori.
[155] Ved. la Storia Augusta, ed una Dissert. di M. de Burigny intorno
agli schiavi dei Romani nel XXXV volume dell'Accademia delle Belle
Lettere.
[156] Ved. un'altra Dissert. del suddetto M. de Burigny intorno ai
liberti dei Romani nel XXXVII tomo della stessa Accad.
[157] Spanheim _Orb. Rom._ l. I. c. 16 p. 124 ec.
[158] Seneca, _De Clementia_ l. I. C. 24. L'Originale è molto più forte.
_Quantum periculi immineret, si servi nostri numerare nos coepissent._
[159] Ved. Plinio _Stor. Nat._ l. XXXIII e Ateneo _Deipnos_, l. VI p.
272. Questi asserisce arditamente che ha conosciuto molti Παμπολλοι Romani che possedevano non per uso, ma per ostentazione dieci
ed ancora ventimila schiavi.
[160] In Parigi si contano più di 43700 servitori di ogni sorta, che non
fanno la dodicesima parte de' suoi abitanti. Messanges _Ricerche sulla
popolazione_ p. 186.
[161] Uno schiavo colto si vendeva molte centinaia di zecchini. Attico
ne avea sempre alcuni da educare, ai quali dava lezione egli stesso.
Cornel. Nep. _Vit. Attici_ cap. 13.
[162] La maggior parte dei medici romani erano schiavi. Ved. La Dissert.
e la Difesa del Dott. Middleton.
[163] Pignorio _De servis_ fa una lunghissima enumerazione dei loro
ordini e dei loro impieghi.
[164] Tacito Ann. XIV 43. Furono giustiziati per non aver previsto o
impedito l'assassinio del loro padrone.
[165] Apuleio _in Apolog._ p. 548. Edit. Delph.
[166] Plinio _Stor. Nat._ l. XXXIII 47.
[167] Se si contano 20 milioni di anime in Francia, 22 in Germania, 4 in
Ungheria, 10 in Italia e nell'isole adiacenti, 8 nella Gran-Bretagna e
in Irlanda, 8 in Spagna e in Portogallo, 10 o 12 nella Russia europea, 6
in Polonia, 6 in Grecia ed in Turchia, 4 in Svezia, 3 in Danimarca e
Norvegia, e 4 nei Paesi Bassi; il totale monterà a 105, o 107 milioni.
Ved. la Stor. Gen. di Voltaire. (_I computi della popolazione europea
sono ora diversi d'assai. La sola Italia contiene al presente 12 milioni
d'abitatori._)
[168] _Giuseppe de bello Judaico_ l. II c. 16. Il discorso di Agrippa, o
a dir meglio, quello dello Storico, è una bella descrizione dell'Impero
romano.
[169] Svetonio, vita di Augusto c. 28. Augusto fabbricò in Roma il
tempio e la piazza di Marte Vendicatore; il tempio di Giove Fulminante
nel Campidoglio; quello di Apollo Palatino con pubbliche librerie; il
portico, e la basilica di Caio e Lucio; i portici di Livia e di Ottavia;
ed il teatro di Marcello. L'esempio del Sovrano fu imitato dai Ministri
e dai Generali, ed il suo amico Agrippa fece innalzare il Panteon,
monumento immortale.
[170] Ved. Maffei Ver. Illustr. l. IV pag. 68.
[171] Ved. il l. X delle Lettere di Plinio. Tra le fabbriche intraprese
a spese dei cittadini, quest'Autore parla di quelle che seguono: a
Nicomedia una nuova piazza, un acquedotto e un canale, che uno degli
antichi Re avea lasciato imperfetto; a Nicea un _Ginnasio_ e un Teatro
che era già costato quasi cento ottantamila zecchini; alcuni bagni a
Claudiopoli e Prusa; e un acquedotto lungo cinque leghe ad uso di
Sinope.
[172] Adriano fece in seguito un giustissimo regolamento, che divideva
ogni tesoro tra il proprietario del luogo e l'inventore. Stor. Aug. p.
9.
[173] Filostrato _in vita Sophist._ l. II p. 543.
[174] Aulo Gellio _Noct. Attic._ l. 2 IX, 2 XVIII, 10 XIX 12. Filost, p.
564.
[175] Ved. Filost. l. II pag. 548 566. Pausania l. I, VII 10. La vita di
Erode nel XXX tom. dell'Accademia dell'Iscrizioni.
[176] Questa osservazione è principalmente applicata alla Repubblica
ateniese da Dicearco _De statu Graeciae_, p. 8. _Inter geograph.
minores_ edit. Hudson.
[177] Donato _de Roma vetere_ l. III c. 4 5 6. Nardini Roma antica lib.
III II 12 13 e un manuscritto che contiene una descrizione di Roma
antica fatta da Bernardo Oricellario, o Rucellai, della quale ho
ottenuto una copia dalla libreria del canonico Riccardi a Firenze.
Plinio parla di due celebri quadri di Timante e di Protesene posti, per
quel che sembra, nel tempio della Pace. Il Laocoonte fu trovato nelle
Terme di Tito.
[178] Montfaucon _Antiq. expliq._ tom. IV p. 2 l. I c. 9. Il Fabretti ha
composto un trattato molto erudito sopra gli acquedotti di Roma.
[179] Eliano _Hist. var_. l. IX c. 16. Quest'autore viveva sotto
Alessandro Severo. Ved. il Fabrizio _Biblioth. Graeca_ l. IV. c. 21.
[180] Giuseppe _de bello Judaico_ II 16. Questo numero vi è riferito;
forse non deve esser preso con rigore.
[181] Plin. Stor. Nat. III 5.
[182] Plin. Stor. Nat. III 3, 4 IV 35. La nota pare autentica ed esatta;
la divisione delle province, e la diversa condizione delle città vi sono
minutamente riferite.
[183] Strabon. _Geograph._ l. XVII p. 1189.
[184] Giuseppe _De bello Jud._ II 16 Filostr. _in vit. Sophist._ l. II
p. 548. Edit. Olear.
[185] Tacit. Annal. IV 66. Ho impiegato qualche studio in consultare e
paragonare tra loro i moderni viaggiatori, riguardo al fatto di quelle
undici città dell'Asia; sette o otto sono affatto distrutte; Ipea,
Tralli, Laodicea, Ilione, Alicarnasso, Mileto, Efeso, e possiamo
aggiungere Sardi. Delle tre altre Pergamo è un misero villaggio di due o
tremila abitanti. Magnesia, sotto il nome di Guzel-hissar, è città di
qualche riguardo; e Smirne è una città grande, popolata di centomila
anime. Ma mentre che in Smirne i Franchi hanno conservato il commercio,
i Turchi hanno rovinate le arti.
[186] Ved. una esattissima e curiosa descrizione delle rovine di
Laodicea nei viaggi di Chandler per l'Asia Minore p. 225 ec.
[187] Strabone l. XII. 866. Egli avea studiato in Tralli.
[188] Ved. una Dissertazione di M. de Boze, Mem. dell'Accad. tom. XVIII.
Aristide recitò un'orazione, che ancora esiste, per raccomandare la
concordia alle città rivali.
[189] Gli abitanti dell'Egitto, eccettuata Alessandria, si facevano
ascendere a sette milioni e mezzo. Giuseppe _De bello Jud._ II. Sotto il
governo militare dei Mammalucchi, la Siria si credeva che contenesse
settantamila villaggi. Storia di Timur. Bec. l. V. c. 20.
[190] Il seguente itinerario può servire a dar qualche idea della
direzione del cammino, e della distanza tra le principali città. I.
Dalla muraglia di Antonino fino a York 222 miglia romane. II. A Londra
227. III. A Rhutupia ovvero Sandwich 67. IV. Tragitto fino a Bologna 45.
V. A Rheims 174. VI. A Lione 330. VII. A Milano 324 VIII. A Roma 426.
IX. A Brindisi 360. X. Tragitto fino a Durazzo 40. XI. A Bisanzio 711.
XII. Ad Ancira 283. XIII. A Tarso 301. XIV. Ad Antiochia 141 XV. A Tiro
252 XVI. A Gerusalemme 168 in tutto miglia Romane 4080. Ved.
gl'Itinerarj pubblicati da Wesselling colle sue note; vedasi ancora Gale
e Stukeley per la Britannia, e d'Anville per la Gallia e l'Italia.
[191] Montfaucon. _Antiq. expliq._ tom. IV p. 2 l. I c. 5 ha descritti i
ponti di Narni, di Alcantara, di Nimes ec.
[192] Bergier Storia delle strade maestre dell'Impero rom. l. II c. 128.
[193] Procopio _in Hist. Arcana_ c. 30. Bergier Stor. delle strade
maestre l. IV. _Codic. Theodos._ l. VIII tit. V vol. II p. 506-563 con
il dotto commentario del Gotofredo.
[194] Al tempo di Teodosio, Cesario, magistrato di alto affare, venne
per la posta da Antiochia a Costantinopoli. Cominciò il suo viaggio di
notte; fu la sera dipoi nella Cappadocia a 165 miglia da Antiochia, ed
arrivò a Costantinopoli il sesto giorno verso mezzodì. L'intera distanza
era di miglia 725 romane. Ved. Libanio _Orat._ XXI e gl'Itinerarj p. 572
581.
[195] Plinio, benchè ministro favorito, dovè giustificarsi per aver
fatto dare cavalli di posta alla sua moglie per un affare di gran
premura. Epist. X l. X 121 122.
[196] Bergier luog. cit. l. IV c. 49.
[197] Plinio Stor. Nat. XIX 1.
[198] È probabile che i Greci ed i Fenicj introducessero nuove arti e
nuove produzioni nelle vicinanze di Cadice, e di Marsiglia.
[199] Ved. Omero Odiss. l. IX v. 358.
[200] Plinio Stor. Nat. l. XLV.
[201] Strab. Geog. l. IV p. 223. Il freddo eccessivo di un inverno Gallo
era un proverbio tra gli antichi.
[202] Nel principio del quarto secolo l'Oratore Eumene _Panegir. veter._
VIII 6 _edit. Delph._ parla dei vini di Autun, che avevano perduto la
qualità loro per l'antichità; ed allora s'ignorava affatto il tempo, nel
quale le vigne erano per la prima volta state piantate nel territorio di
quella città. M. d'Anville pone il _Pagus Arebrignus_ nel distretto di
Beaune, celebre ancora adesso per la bontà de' suoi vini.
[203] Plinio Stor. Nat. l. XV.
[204] Plinio Stor. Nat. l. XIX.
[205] Il bel saggio di Harte sull'agricoltura; egli ha unito in
quest'opera tutto ciò che gli antichi e i moderni han detto del
trifoglio.
[206] Tacito _German._ c. 45. Plinio Stor. Nat. XXXVII 11. Osserva egli
graziosamente che la moda stessa non avea ancor potuto insegnare
l'utilità dell'ambra. Nerone mandò un cavaliere romano ne' luoghi ove la
raccoglievano (che sono le coste della Prussia moderna) a comprarne una
gran quantità.
[207] Chiamata Taprobane dai Romani, e Serendib dagli Arabi. Quest'Isola
fu scoperta sotto il regno di Claudio, e divenne insensibilmente la sede
principale del commercio dell'Oriente.
[208] Plinio Stor. Nat. l. VII. Strab. l, XVII.
[209] Stor. Augusta p. 224. Una veste di seta era considerata come un
ornamento femminile ed indegna di un uomo.
[210] Le due gran pesche di perle erano le medesime dei nostri tempi,
Ormuz, e il Capo Comorino. Per quanto noi possiamo paragonare la
Geografia antica colla moderna, Roma ricavava i suoi diamanti dalla
miniera di Jumelpur nel Regno di Bengala; se ne trova una descrizione
nel tom. II. Viaggi di Tavernier pag. 281.
[211] Tacito Annali III 5 in un discorso di Tiberio.
[212] Plin. Stor. Nat. XII 18. In un altro luogo calcola la metà di
questa somma; _quingenties H. S._ per l'India, senza comprender
l'Arabia.
[213] La proporzione che era da uno a dieci, e dodici e mezzo salì a
quattordici e due quinti per una legge di Costantino. Ved. le tavole di
Arbuthnot sopra le monete antiche c. V.
[214] Oltre diversi altri passi ved. Plinio Stor. Nat. III 5 Aristide
_De urbe Roma_, e Tertulliano _De anima_ c. 30.
[215] Erode Attico dette al Sofista Polemone quasi sedicimila zecchini
per tre declamazioni. V. Filostr. l. I p. 558. Gli Antonini fondarono
una scuola in Atene, nella quale si mantenevano a pubbliche spese
professori di grammatica, di rettorica, di politica, e delle quattro
Sette principali della filosofia per istruzione della gioventù. Il
salario di un filosofo era diecimila dramme l'anno Furono fatti
stabilimenti simili nelle altre città dell'Impero. Ved. Luciano
nell'Eunuc. tom. II p. 353 ediz. Reitz Filostrat, l. II p, 566. Storia
Augusta p. 2. Dione Cassio l. LXXI p. 1195.
Lo stesso Giovenale, in una satira piena di mal talento, la quale ad
ogni linea tradisce la sua invidia e il suo scontento, è però obbligato
a soggiugnere
_—— O Juvenes circumspicit, at agitat vos,_
_Materiamque sibi Ducis indulgentia quaerit._
Sat. VII 20.
[216] Longin. _Del sublime_ c. 43 p. 229 ediz. Toll. Qui possiamo dire
di questo grande Scrittore ch'egli unisce l'esempio al precetto. In vece
di proporre arditamente i suoi sentimenti, esso gli insinua colla più
gran riserva, li pone in bocca di un amico, e per quanto se ne può
giudicare da un testo corrotto, mostra di volerli confutare egli stesso.