NOTE:

[16] Vedasi Dione Cassio l. LIV p. 736 con le note di Reymar. Dal marmo

di Ancira, sul quale Augusto aveva fatto scolpire le sue vittorie, si

ricava che questo imperatore _costrinse_ i Parti a render le insegne di

Crasso.

[17] Strabone l. XVI pag. 780; Plinio Stor. Nat. l. VI c. 32, 35, e

Dione Cassio l. LIII p. 723, e l. LIV p. 734 ci hanno lasciato molte

curiose particolarità intorno a queste guerre. I Romani s'impadronirono

di Mariaba o Merab, città dell'Arabia Felice, ben conosciuta dagli

Orientali (v. Abulfeda, e la Geografia della Nubia p. 52). Essi

penetrarono, dopo una marcia di tre giorni, sino al paese che produce

gli aromati, principale oggetto della loro invasione.

[18] Per la strage di Varo e delle sue tre legioni (v. il primo libro

degli Annali di Tacito, Svetonio vita d'Augusto c. 23, e Vell. Paterc.

l. II c. 117 ec.). Augusto non ricevè la nuova di questa disfatta con

tutta la moderazione e costanza, che si dovea naturalmente aspettare dal

suo carattere.

[19] Tacit. Annal. l. II Dione Cassio l. LVI p. 833 e il discorso di

Augusto stesso nella Satira dei Cesari. Quest'ultima opera è molto

illustrata dalle dotte note del suo traduttor francese Spanheim.

[20] Germanico, Svetonio, Paolino ed Agricola furon traversati e

richiamati nel corso delle loro vittorie. Corbulone fu messo a morte. Il

merito militare, dice mirabilmente Tacito, era, nel più stretto senso

del vocabolo, _imperatoria virtus_.

[21] Cesare non allega quest'ignobil motivo, ma Svetonio ne fa menzione,

c. 47. Del resto le perle della Britannia ebbero poco valore pel

colorito livido e cupo. Osserva Tacito che n'era questo un difetto

inerente. Vita d'Agric. c. 12. _Ego facilius crediderim naturam

margaritis deesse, quam nobis avaritiam._

[22] Sotto i regni di Claudio, di Nerone e di Domiziano. Pomponio Mela,

che scriveva sotto il primo di questi Principi, spera, lib. III c. 6,

che col prospero successo delle armi romane, l'isola ed i suoi selvaggi

abitanti saranno ben presto meglio conosciuti. È cosa molto divertente

il legger ora simili passi in mezzo di Londra.

[23] Vedasi il mirabile compendio che Tacito ne ha dato nella vita di

Agricola. Questo soggetto è ben lungi dall'essere esaurito, non ostante

le ricerche dei nostri dotti antiquarj Camden ed Horsley.

[24] Gli Scrittori irlandesi, gelosi della gloria della lor patria, sono

sommamente irritati su questo articolo contro Tacito ed Agricola.

[25] Ved. _Britannia Romana_ di Horsley l. 1 c. 10.

[26] Il poeta Bucanano celebra con molto spirito ed eleganza (ved. le

sue _Selve_ V.) la libertà di cui han sempre goduto gli antichi

Scozzesi. Ma se la sola asserzione di Riccardo di Cirencester basta per

creare una provincia romana (_Vespasiana_) a settentrione di quella

muraglia, questa indipendenza si trova ristretta da confini molto

angusti.

[27] Ved. Appiano in _proem._ e le uniformi descrizioni dei poemi di

Ossian, i quali, in qualunque ipotesi, furon composti da un natio della

Caledonia.

[28] Ved. il Panegirico di Plinio, che sembra appoggiato a fatti.

[29] Dione Cassio l. LXVII.

[30] Erodoto l. IV c. 94. Giuliano nei Cesari, con le osservazioni di

Spanheim.

[31] Plinio epist. VIII 9.

[32] Dione Cassio l. LXVIII p. 1123, 1131, Giuliano in _Caesaribus_;

Eutropio VIII 2 6. Aurelio Vittore _in Epitom._

[33] Ved. una memoria di M. d'Anville sopra la provincia della Dacia

nella Raccolta dell'Accademia delle iscrizioni Tom. XXVIII p. 444, 458.

[34] I sentimenti di Traiano sono rappresentati al vivo e graziosamente

nei Cesari dell'Imperator Giuliano.

[35] Eutropio e Sesto Rufo han voluto perpetuare questa illusione.

Vedasi una dissertazione molto ingegnosa di M. Freret nelle memorie

dell'Accademia delle iscrizioni Tom. XXI p. 55.

[36] Dione Cassio, l. LXVIII e i Compendiatori.

[37] Ovid. Fast. l. II vers. 667. Ved. Tito Liv. e Dionigi d'Alicarnasso

nel regno di Tarquinio.

[38] S. Agostino si compiace molto nel riportare questa prova della

debolezza del Dio Termine e della vanità degli augurj. Ved. _de Civitate

Dei_ IV 29.

[39] Ved. la Storia August. p. 5, la Cronica di S. Girolamo e tutte le

epitomi. È ben singolare che questo memorabile avvenimento sia stato

omesso da Dione, o per dir meglio da Sifilino.

[40] Dione l. LXIX p. 1158 Stor. August. p. 5. 8. Se tutte le opere

degli storici fosser perdute, le medaglie, le iscrizioni e gli altri

monumenti di questo secolo basterebbero per farci conoscere i viaggi di

Adriano.

[41] Ved. la Stor. August. e le epitomi.

[42] Non bisogna per altro scordarsi, che sotto il regno di Adriano il

fanatismo armò gli Ebrei, e suscitò una violenta ribellione in una

provincia dell'Impero. Pausania l. VIII c. 43 parla di due guerre

necessarie terminate felicemente dai Generali di Antonino Pio; una con i

Mori erranti, i quali furon cacciati nei deserti del monte Atlante;

l'altra contro i Briganti della Britannia, che avevano invasa la

provincia romana. La storia Aug. fa menzione, p. 19 di queste due

guerre, e di molte altre ostilità.

[43] Appiano di Alessandria nella prefazione della sua Storia delle

Guerre Romane.

[44] Dione l. LXXI Stor. Aug. in _Marco_. Le vittorie riportate sui

Parti han fatto nascere una folla di relazioni, e Luciano ha salvati

dall'obblio i loro dispregevoli autori in una satira molto ingegnosa.

[45] Il più povero soldato possedeva più di 1800 _pavoli_, (ved. Dionigi

d'Alicarn. IV 71) somma considerabile in un tempo, in cui sì rara era la

specie, che un'oncia d'argento valeva 70 libbre di rame. La plebaglia,

stata per l'antica costituzione esclusa dal servizio militare, fu senza

riguardo ammessa da Mario. Vedi Sallustio, Guerra di Giugurta c. 91.

[46] Cesare compose una legione detta _Alauda_, Lodola, di Galli e di

stranieri; ma fece questo nei tempi licenziosi delle guerre civili; e

dopo le sue vittorie diè loro per ricompensa il diritto di cittadini

romani.

[47] Ved. Vegezio, _de re militari_, l. I c. 2, 7.

[48] Il giuramento di fedeltà che l'Imperatore esigeva dalle truppe, era

rinnovato ogni anno il primo di gennaio.

[49] Tacito chiama le Aquile romane _Bellorum Deos_. Riposte in una

cappella in mezzo al campo, erano esse adorate dai soldati al pari delle

altre divinità.

[50] Vedi Gronovio _de pecunia vetere_, l. III p. 120 ec. L'Imperator

Domiziano accrebbe l'annua paga dei legionarj sino a dodici pezze d'oro,

circa venti zecchini nostrali. Questa paga si aumentò in appresso

insensibilmente, secondo il progresso del governo militare e della

ricchezza dello Stato. Dopo venti anni di servizio i Veterani ricevevano

tremila danari, dugento zecchini in circa, o una porzione di terra

equivalente a questa somma. La paga delle Guardie era doppia di quella

de' legionarj, ed in generale le Guardie godevano privilegi molto più

considerabili.

[51] _Exercitus ab exercitando_, Varrone _de lingua latina_, l. IV;

Cicerone Tuscul. l. II 37. Sarebbe un'opera molto interessante l'esame

dell'affinità che vi è tra la lingua ed i costumi di una nazione.

[52] Vegezio, l. II e il resto del suo primo libro.

[53] M. le Beau ha illustrato assai bene la danza Pirrica nella Raccolta

dell'Accademia delle iscrizioni, tom. 35, p. 262 ec. Questo dotto

Accademico ha unito in una serie di memorie eccellenti tutti i passi

degli autori antichi concernenti la legione romana.

[54] Giuseppe _de bello Judaico_ l. III c. 5. Noi siamo debitori a

questo scrittore ebreo di alcune particolarità molto curiose sulla

disciplina Romana.

[55] Panegirico di Plinio c. 13 vita di Adriano nella Storia Augusta.

[56] Vedasi nel sesto libro della sua storia una digressione ammirabile

sulla disciplina de' Romani.

[57] Vegezio, _de re militari_, l. II 4 ec. Una parte considerabile del

suo compendio è presa da regolamenti di Traiano, e di Adriano. La

legione, quale ei la descrive, non può convenire ad alcun altro secolo

dell'Impero Romano.

[58] Vegezio, l. I. c. 1. Al tempo di Cicerone e di Cesare la voce

_miles_ non era che per l'infanteria. Nel basso impero e nei secoli

della cavalleria significò particolarmente le persone d'armi che

combattevano a cavallo.

[59] Al tempo di Polibio, di Dionigi d'Alicarnasso l. V cap. 45 la punta

di acciaro del _Pilo_ par che sia stata molto più lunga. Nel secolo in

cui scriveva Vegezio, fu ridotta ad un piede, o ancora a 9 pollici. Io

ho presa la media.

[60] Sulle armi dei legionari ved. Giusto Lipsio, _de militia romana_,

lib. III c. 2 e 7.

[61] Vedasi il bel paragone di Virgilio, Georg. l. II v. 279.

[62] M. Guichard, Memorie militari tom. I c. 4 e nuove Memorie tom. I p.

293, 311, ha trattato questo soggetto da uomo dotto e da uffiziale

esperto.

[63] Ved. la tattica di Arriano. Questo autore greco, appassionato per

le istituzioni patrie, ha voluto piuttosto descrivere la falange a lui

nota solo per gli scritti degli antichi, che le legioni da esso

comandate.

[64] Polib. l. XVII.

[65] Vegezio, _de re militari_, l. II c. 6. La sua positiva

testimonianza, che potrebbe ancora essere avvalorata da circostanze

evidenti, dovrebbe impor silenzio a quei critici che ricusano alla

Legione Imperiale il suo corpo di cavalleria.

[66] Ved. Tito Livio quasi in ogni pagina, e segnatamente l. XLII 6.

[67] Plinio Stor. nat. XXXIII 2. Il vero senso di questo passo molto

curioso è stato trovato e schiarito da M. di Beaufort. _Rep. Romaine_,

l. II 2.

[68] Orazio ed Agricola ce ne danno un esempio. Sembra che questo

costume fosse un vizio nella disciplina romana. Adriano procurò di

rimediarvi, fissando l'età necessaria per esser Tribuno.

[69] Vedasi la tattica di Arriano.

[70] Tale era in particolare lo stato dei Batavi. Vedi Tacito, Costumi

de' Germani, c. 29.

[71] Marco Aurelio, dopo aver vinto i Quadi ed i Marcomanni, li obbligò

a fornirgli un considerabil corpo di truppe, che subito spedì nella

Britannia. Dion. l. LXXI.

[72] Tacito, Annal. IV, 5. Coloro i quali parlano di un certo numero di

pedoni, e del doppio di cavalli, confondono gli ausiliari

degl'Imperatori con gl'Italiani alleati della Repubblica.

[73] Vegezio, II 2. Arriano, nella sua descrizione della marcia, e della

battaglia contro gli Alani.

[74] Il Cav. Folard (nel suo Commentario sopra Polibio, tom. II p. 233,

290) ha trattato delle macchine antiche con molta erudizione e sagacità;

le preferisce perfino in molti conti ai cannoni ed ai mortari che noi

usiamo. Conviene osservare che appresso i Romani l'uso delle macchine

divenne più comune a misura che il valor personale e l'abilità militare

sparvero nell'Impero. Quando non fu più possibile trovar uomini,

convenne supplire a questa mancanza con macchine di specie diversa. Ved.

Vegezio, II 25 ed Arriano.

[75] «Universa quae in quoque belli genere necessaria esse creduntur,

secum legio debet ubique portare, ut in quovis loco fixerit castra,

armatam faciat civitatem». Con queste enfatiche parole termina Vegezio

il suo secondo libro, e la descrizione della legione.

[76] Per la _Castrametazione_ dei Romani ved. Polibio l. VI con Giusto

Lipsio, _De militia romana_; Giuseppe _De bello Judaico_ l. III c. 5

Vegezio 1, 21, 25, III 9 e le Memorie di Guichard tom. I c. 1.

[77] Cicerone Tuscul. II 17 Giuseppe _De bello Judaico_ l. III 5,

Frontino IV 1.

[78] Vegezio I 9. Ved. le Memorie dell'Accademia delle iscrizioni, tom.

XX p. 187.

[79] Queste evoluzioni sono mirabilmente spiegate da M. Guichard nelle

sue Nuove memorie, tom. I p. 141, 234.

[80] Tacito Annal. IV. 5 ci ha dato uno stato delle legioni sotto

Tiberio, e Dione lib. LV p. 794 sotto Alessandro Severo. Io ho procurato

di prendere un giusto mezzo tra questi due periodi. Vedasi ancora Giusto

Lipsio, _De magnitudine romana_ l. I c. 4 5.

[81] I Romani procurarono di nasconder la loro ignoranza, ed il terrore

sotto il velo di un religioso rispetto. V. Tacito, costumi dei Germani,

c. 34.

[82] Plutarco, vita di M. Antonio; e ciò non ostante, se diamo fede ad

Orosio, queste enormi cittadelle non si alzavano più di dieci piedi

sull'acqua VI 19.

[83] Vedi Giusto Lipsio _De magn. rom._ l. I c. 5. Gli ultimi sedici

capitoli di Vegezio hanno rapporto alla marina.

[84] Voltaire, Secolo di Luigi XIV c. 19. Non bisogna dimenticarsi per

altro che la Francia si risente ancora di quello sforzo straordinario.

[85] Ved. Strabone l. II. È molto naturale di supporre che _Aragona_

vien da _Tarraconensis_. Molti autori moderni, che hanno scritto in

latino, si servono di queste due parole come sinonime. È certo per altro

che l'Aragone, picciol fiume, che dai Pirenei cade nell'Ebro, dette da

principio il suo nome a una provincia, e dipoi a un Regno. Ved.

d'Anville, Geografia del _medio evo_, pag. 181.

[86] Si trovano 115 città nella _Notizia_ della Gallia. Si sa che questo

nome era dato non solamente alla Capitale, ma ancora al territorio

intero di ciascheduno Stato. Plutarco ed Appiano fanno ascendere il

numero delle tribù fino a tre o quattrocento.

[87] D'Anville, Notizia della Gallia antica.

[88] Storia di Manchester scritta di Whitaker vol. 1 c. 3.

[89] I Veneti d'Italia, benchè spesso confusi con i Galli, eran

probabilmente Illirici di origine. Ved. M. Freret Memorie dell'Accademia

delle Iscrizioni Tom. XVIII.

[90] Maffei _Verona illustrata_ lib. I.

[91] Il primo contrapposto fu osservato anche dagli antichi (ved. Floro

l. II.) il secondo salta agli occhi d'ogni viaggiatore moderno.

[92] Plinio Stor. Nat. lib. III. Segue la division dell'Italia fatta da

Augusto.

[93] Tournefort, viaggio della Grecia, e dell'Asia minore, lettera

XVIII.

[94] Il nome d'Illiria originariamente apparteneva alle coste del mare

Adriatico. I Romani lo estesero a poco a poco dalle Alpi fino al Ponto

Eusino. Ved. _Severini Pannonia, L. I. c. 3_.

[95] Un viaggiator veneziano, l'Abate Fortis, ha data recentemente una

descrizione di queste oscure contrade. Ma la geografia e le antichità

dell'Illiria occidentale non si possono sperare se non dalla munificenza

dell'Imperatore che n'è il Sovrano.

[96] La Sava nasce vicino al confini dell'Istria. I Greci dei primi

secoli la riguardavano come il ramo principale del Danubio.

[97] Ved. Il Periplo d'Arriano. Questo autore avea esaminate le coste

del Ponto Eusino quando era governatore della Cappadocia.

[98] Il progresso della religione è ben noto. L'uso delle lettere

s'introdusse tra i Selvaggi dell'Europa quindici secoli circa avanti

Gesù Cristo, e gli Europei le portarono in America quindici secoli dopo

la sua nascita. L'alfabeto fenicio fu considerabilmente alterato in un

periodo di tremila anni, passando per le mani dei Greci e dei Romani.

[99] Dion. LXVIII. p. 1131.

[100] Secondo Tolomeo, Strabone e i geografi moderni, l'Istmo di Suez è

il confine dell'Asia e dell'Affrica. Dionigi, Mela, Plinio, Sallustio,

Irzio e Solino, stendendo i limiti dell'Asia sino al ramo occidentale

del Nilo, o anche sino al gran Catabathmus, rinchiudono in questa parte

del mondo non solo l'Egitto, ma ancora parte della Libia.

[101] La lunga estensione, l'altezza moderata, e il dolce declive del

monte Atlante (ved. i viaggi di Shaw pag. 5) non si accordano con l'idea

d'una montagna isolata, che nasconde la sua testa nelle nuvole, e par

che sostenga il cielo. Il Picco di Teneriffa, al contrario, s'innalza

più di 2200 tese sopra il livello del mare; e siccome era molto

conosciuto dai Fenicj, ha forse dato luogo alle finzioni dei poeti

greci. Ved. Buffon Stor. Nat. tom: I p. 312: Stor. dei viaggi, tom. II.

[102] M. de Voltaire Tom. XIV p. 297 dà troppo generosamente le isole

Canarie ai Romani. Non pare che mai ne sieno stati i padroni.

[103] _Quanto alla divisione degli stati moderni sono molto cangiate le

cose dal tempo in che il Gibbon scriveva; ma siffatte differenze si

possono agevolmente riconoscere da ogni lettore dotato di qualche

coltura._

[104] Bergier Stor. delle strade pubbliche l. III c. 1, 2, 3, 4, opera

ripiena di ricerche utilissime.

[105] Ved. la Descrizione del Globo di Templeman. Ma io non mi fido nè

dell'erudizione nè delle carte di questo scrittore.

Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 01 · 第 23 / 45 题