Era una delle più singolari di quelle sciagurate. Alta, bionda, vestita
d'un camice roseo dalle larghe maniche orlate d'un pizzo gialletto che
s'era sciupato e sbrandellato, ella aveva dei braccialetti a' polsi,
e al collo nudo un filo d'oro da cui pendeva una medaglietta. Con la
mano sinistra ora raccoglieva sul fianco la vestaglia, e appariva da
quel lato, fino al polpaccio, la gamba calzata di seta nera; a' piedi
aveva scarpini bianchi, trapunti, d'un taglio elegante, e li trascinava
su pel sudicio selciato del cortile. Certo era stata bella un tempo:
ma adesso faceva paura. La sua voce rauca, alcoolizzata, d'un timbro
maschile, superava tutte le altre: un tremito spasmodico le agitava
di volta in volta le labbra, a' cui umidi angoli si raccoglieva
una lieve e lucente schiuma bavosa. De' grandi occhi azzurrini nei
quali palpitava quell'aura epilettica onde lo sguardo si esprime
singolarmente tra il terrore e lo spasimo, entro gli orli arrossati
delle palpebre ammiccavano di tanto in tanto, come offesi dalla troppa
luce.
— Non parla poichè ha scorno! Noi le facciamo scorno, si capisce! Non è
avvezza la santa donna!
Fece un altro passo. E posò la mano sulle braccia conserte della suora.
Sporse il capo. L'affisava, muta.
— Ti secca non è vero? Hai ragione. Delle suore tra le omicide, le
ladre, le male femmine!..
Incrociò le braccia anche lei. E a una a una, curiosamente, squadrò
le altre monache, immobili. Nessuna di costoro sostenne quello sguardo
sfacciato: le suore abbassarono gli occhi, rabbrividendo.
— Dunque rimarrete con noi, eh? — disse la bionda — Onoratissime!
— Rispondi! — urlò un'altra alla superiora — Rispondi a _Cocotte!_
La superiora mormorò:
— Sì; otto di noi. Le sceglierete voi stesse.
— Come! — disse quella che chiamavano _Cocotte_ — Ma davvero?
— La nostra madre generale vi accorda questa facoltà.
— Ohè! La sentite? Abbiamo il diritto di scegliere!
E _Cocotte_ si voltò a dietro, chiamando con la mano.
Cento voci urlarono:
— Alla scelta! Alla scelta!
L'orribile turba frenetica si riversò sulle suore e le circondò, le
agguantò, se le contese.
Proruppe un assordante vocio.
— Io voglio quella!
— Io questa!
— Io quest'altra!
— La bruna!
— La grassa!
— Quella più modesta!
— Di qua, di qua! Da questa parte!
— Silenzio! La vecchia vuol parlare!
— Ascoltate!..
— Un momento! Bisogna contare le prescelte! — disse una dal viso
sconciamente butterato — Devono essere otto...
Nel sole, davanti al pozzo, la fila delle suore aspettava.
Ora la butterata, con l'indice teso, s'era messa a contare.
— Una, due, tre, quattro...
— Sono sette — la interruppe _Cocotte_ — Ne manca una...
Lievemente una mano le sfiorò il gomito. Una voce le mormorò, piano:
— Prenda me...
_Cocotte_ si volse. La suora che le aveva parlato ora chinava la testa:
le sue braccia, nelle larghe maniche chiuse a' polsi, pendevano, come
abbandonate. Un tremito impercettibile le correva lungo le mani bianche
e nervose, che a un tratto s'afferrarono alla molle sottana azzurrina,
convulsamente, e se ne empirono, come se volessero strapparla.
Gli occhi arrossati della vecchia peccatrice cercarono di spiare tra
quel soggolo e quella cornetta.
Gli urli ricominciavano.
— Alla scelta! Alla scelta!
Disse _Cocotte_:
— Tocca a me. Scelgo io.
Stese la mano: prese il mento della suora tra pollice ed indice e
lentamente le sollevò la testa. Un viso quasi ancor infantile, una
pallida faccia di giovinetta si coperse subitamente di luce. Due grandi
occhi cilestrini s'affisarono sulla reclusa, ansiosi e sbigottiti.
— Ma guarda! — fece _Cocotte_ — È carina! Come ti chiamano?
La suora mormorò:
— Suora Vittoria.
_Cocotte_ le mise la mano sulla spalla, si volse alle compagne e
annunziò:
— Io scelgo questa.